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Poesie

 

 

di Pierpaolo Loi

 

Quando tocchi il limite
del tuo umano esistere
e resistere
nel mondo
e tutto sembra sfaldarsi
intorno,
guardare dovresti
oltre l’orizzonte
delle mura domestiche
o delle frontiere nazionali.

Aprirti al più ampio spazio
dell’universo
racchiuso, talvolta,
in uno sguardo benevolo;
più spesso in un implorante
rispetto,
accoglienza sincera.

Non siamo monadi,
ma nodi intrecciati
in reti di fratellanza,
relazioni multiple d’amore.

 

 

 

 

 

 

Io come persona

di Giorgio GaberSandro Luporini

In un tempo di rassegnata decadenza
serpeggia la paura nascosta dall'indifferenza.
In un tempo così caotico e corrotto
in cui da un giorno all'altro ci può succedere di tutto.
In un tempo esasperato e incongruente
con tanta, tanta informazione che alla fine
uno non sa niente.

In un tempo tremendo in ogni parte del mondo.
In un tempo dove il mito occidentale
nel momento in cui stravince è nella crisi più totale.
In un tempo che è forse peggio di una guerra
dove gli ordigni nucleari pian piano invadono la terra.
In un tempo dove milioni di persone
si massacrano tra loro
e non sappiamo la ragione.

Io come persona,
completamente fuori dalla scena
io come donna o uomo
che non avverte più nessun richiamo,
io che non capisco
e che non riesco a valutare e a credere
io che osservo il tutto
con il sospetto di non sceglier mai…

In un tempo sempre più ostile allo straniero
tutti i popoli del mondo stanno premendo sull'Impero.
In un tempo indaffarato e inconcludente
si alza minaccioso il sole rosso dell’oriente.
In un tempo senza ideali né utopia
dove l'unica salvezza è un'onorevole follia. Leggi il resto di questo articolo »

Per sostenere il Progetto di Solidarietà il "Pane della Pace" (maggiori informazioni su Facebook a questo indirizzo: https://www.facebook.com/ProgettoDiSolidarietaIlPaneDellaPace), la nostra amica Agnese Ginocchio, cantautrice per la Pace, ha composto, nella ricorrenza della festa di San Sisto I, Papa e martire, questa splendida lirica che ci richiama a riflettere sulle nostre scelte.

A lui Agnese ha affidato la preghiera di pace che segue il cantico.


Ci sono tempi, e questi sono i tempi …

in cui bisogna scegliere da che parte stare

se continuare a far finta di nulla,

se continuare a farsi guidare da ciechi

se continuare ad accodarsi alla massa

se continuate ostinatamente a pensare che tutto va bene,

che tutto procede normale…

 

Ci sono tempi in cui bisogna smettere

di pensare ancora alle cose passate,

per chi si professa cristiano

di cominciare a leggere e a interpretare il Vangelo

con occhi aperti, svegli, vigili,

con occhi critici e attenti

alle esigenze dei tempi presenti,

di smettere ostinatamente di pensare

che solo le messe, le preghiere, le processioni e i culti esteriori

bastino per salvare il mondo

bastino per aiutare i poveri che chiedono il pane

il “Pane della PACE

e intanto gli ultimi della terra muoiono nella disperazione…

nel dimenticatoio, nell’indifferenza…

schiacciati sotto un peso insormontabile.


Senza il proprio contributo non cambierà nulla

Dare il proprio contributo attivo significa “sporcarsi le mani di terra”,

Rimboccarsi le maniche per il cambiamento di rotta

E partecipare alla vita attiva della società

Significa essere “voci scomode”Oggetto sconosciuto Leggi il resto di questo articolo »

 

Ancora una tragedia nella solitudine e nell’indifferenza, con un permesso di soggiorno ed un certificato di residenza a fare da confine tra la vita e la morte. “Evidentemente anche questa volta la macchina della solidarieta’ sociale e’ stata troppo lenta”: è così, infatti, che l’associazione “Amici di Piazza grande” commenta la morte, domenica, del 21enne indiano trovato senza vita su una panchina di piazza dei Martiri a Bologna.

Si chiamava Ranbir e proprio pochi giorni fa, spiegano i volontari di Piazza grande, “aveva finalmente deciso di reagire e di curarsi dalla dipendenza dall’alcol”.

La famiglia del 21enne “aveva speso migliaia di euro per allontanarlo dalla poverta’ del suo paese d’origine”, racconta Piazza grande. In Italia Ranbir era arrivato due anni fa per lavorare ed aiutare la famiglia ma, ormai da un anno, non riusciva piu’ a trovare lavoro. Cosi’, senza un impiego e senza una casa, “l’alcol era diventato il suo compagno di viaggio e per dodici mesi ha vissuto ai margini della nostra citta’”, continua l’associazione di volontariato. “Nel frattempo il suo permesso di soggiorno e’ scaduto e questo gli ha precluso ogni forma di assistenza da parte dei servizi sociali pubblici, cui si accede solamente se si hanno i documenti in ordine”. Poi, 20 giorni fa, il 21enne si era rivolto ai volontari di Piazza grande per chiedere aiuto. Era stata individuata una comunita’ che poteva accoglierlo, Ranbir avrebbe iniziato a collaborare con il Servizio mobile di Piazza grande e, con l’aiuto dei legali di Avvocato di strada, avrebbe richiesto il permesso di soggiorno.

Due giorni fa, pero’, “Ranbir e’ morto da solo in piazza dei Martiri, nel centro della città”. E se oggi “non servono polemiche”, aggiunge l’associazione di volontariato, “puo’ essere utile fare una riflessione”. Questa morte, scrive Piazza grande, “non deriva da inefficienze nei servizi sociali ma da un problema che riguarda dei principi basilari: gli uomini hanno dei diritti in quanto esseri umani?”. Lo si scrive nei documenti internazionali “e ogni tanto facciamo delle guerre proprio per questi principi- sottolinea Piazza grande- ma i diritti universali non li proteggiamo tra le mura di Bologna”.

Il 21enne indiano “non aveva diritti perche’ straniero, irregolare e senza residenza”, continua la nota. “E’ giusto che una persona che ha bisogno di essere aiutata rimanga da sola su una panchina con due bottiglie di whisky e nemmeno un letto in cui passare la notte? Di questo dovrebbe parlare la nostra città”.

Fonte: www.zic.it


Questa poesia è stata scritta in sua memoria

 

A Ranbir

La sera la tenue luce della luna
domina la fredda sorte della notte
l’inutile tempo vissuto nella triste solitudine
mi avvolge col suo tepore


Lo scorrere fragile
desiderio di una voce amica
ad un gracile giaciglio
sono ormai lontani da giorni

Nulla mi fu donato
se non della vita dall’umile madre
le sue lacrime gridavano gioia
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Il 7 Aprile 2004 la cantautrice Agnese Ginocchio partecipò al presidio promosso dall’Associazione "3 febbraio" di Napoli, organizzato per difendere il rispetto degli immigrati ed il loro diritto alla Vita.

A distanza di sette anni si ripete, a Lampedusa, una situazione esplosiva e vergognosa che carica gli abitanti dell'isola di un peso insopportabile da gestire e, nello stesso tempo, mette a nudo la mancanza di una sincera apertura agli ultimi da parte della nostra nazione.

Mi sembra giusto solidarizzare con i profughi riportando il testo della poesia che la cantautrice scrisse in quella occasione: essa ci prende per mano e ci accompagna a discernere l'UOMO che si cela dietro il termine "immigrato" e, facendoci partecipi delle loro sofferenze e speranze, ci induce a risvegliere le nostre coscienze da troppo tempo assopite…

– Sebastiano Sanna


Lamp2

"Oggi sono andata.. li ho visti…
stesi a terra, accovacciati…
sopra dei cartoni abbandonati a sè …
…mezzi addormentati…
accesi da una sola speranza…
che gli dava tutta la forza e la capacità di reagire…
di resistere alla prova della fame
e della sete:
– Il diritto a VIVERE..! –

Oggi sono andata ..li ho visti…
Volti scuri…come il colore della terra…
I raggi del sole illuminavano quei loro sguardi
vaganti…intensi.. pacati ..
sguardi assenti … e nello stesso tempo presenti
sguardi controcorrenti…
Avevano ancora la forza di sorridere con serenità…
stesi a terra, accovacciati…

Lamp5

Oggi li ho visti.. fissati..
quegli sguardi bruciati dal segno della sofferenza …
Occhi tremendamente espressivi…
chiedevano: AIUTO.. Chiedevano: AMORE
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Una canzone di Roberto Vecchioni che ci racconta il dramma della guerra.

Le angosciose invocazioni del soldato morente, il suo desiderio di vita, ci spronano a ricercare, con tutta la nostra forza, il cammino della PACE, fondato sulla giustizia e solidarietà universale.

– Sebastiano Sanna

 

 

La casa delle farfalle – Roberto Vecchioni

Alla fine della notte
di ogni guerra in ogni tempo
c’è una casa di farfalle in mezzo al vento

c’è una casa che ho sognato
proprio quando mi han colpito
e mi sono detto è tutto qui il dolore.

ma ora sento un grande caldo e un grande gelo
e chissà perchè mi brucia tanto il cuore

Fammi ritornare a casa mia
madre non ricordo più la via.
Fammi ritornare in tempo per Natale
tempo per raccogliere le viole.

Fammi ritornare a casa mia
madre non ricordo più dove sia.
Fammi ritornare in tempo per giocare Leggi il resto di questo articolo »


Noi ci impegniamo…

Ci impegniamo noi, e non gli altri;
unicamente noi, e non gli altri;
né chi sta in alto, né chi sta in basso;
né chi crede, né chi non crede.

Ci impegniamo,
senza pretendere che gli altri si impegnino,
con noi o per conto loro,
con noi o in altro modo.

Ci impegniamo
senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna, Leggi il resto di questo articolo »

 

Riporto un'altro scritto di Don Tonino Bello: è un’ invocazione allo Spirito perchè ci insegni a rispettare, conservare e difendere il creato che ci è stato affidato da Dio.

– Sebastiano Sanna

 

Spirito di Dio, che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi dell’universo, e trasformavi in sorriso di debolezza il grande sbadiglio delle cose, scendi ancora sulla terra e donale il brivido dei cominciamenti.

Questo mondo che invecchia, sfioralo con l’ala della tua gloria, dissipa le sue rughe.

Fascia le ferite che l’egoismo sfrenato degli uomini ha tracciato sulla sua pelle.

Mitiga con l’olio della tenerezza le arsure della sua crosta.
Restituiscile il manto dell’antico splendore, che le nostre violenze le hanno strappato, e riversale sulle carni inaridite anfore di profumi.
Permea tutte le cose, e possiedine il cuore.
Facci percepire la tua dolente presenza nel gemito delle foreste divelte, nell’urlo dei mari inquinati, nel pianto dei torrenti inariditi, nella viscida desolazione delle spiagge di bitume. Leggi il resto di questo articolo »


Ancora una bellissima poesia di Don Tonino Bello.


Solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano le grandi cose della vita:
la conversione, l'amore, il sacrificio.

Quando il sole si eclissa pure per noi,
e il Cielo non risponde al nostro grido,
e la terra rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell'abbandono rischia di farci disperare, Leggi il resto di questo articolo »