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Economia

di Diego Fusaro – Filosofo

E adesso ci insegnano che la religione è nemica dell’altruismo. Uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology su un campione di 1.170 bambini, d’età compresa tra i cinque e i 12 anni, di sei Paesi (Canada, Cina, Giordania, Stati Uniti, Turchia, Sudafrica) rivela che “i bambini atei sono più altruisti di quelli religiosi”.

Non voglio entrare nel merito di queste statistiche che, naturalmente, si basano su dati, ossia su quel mito dell’oggettività e del numero dietro cui troppo spesso si nascondono l’arbitrio e la massima discrezionalità. Voglio, invece, svolgere alcune considerazioni più generali e rilevare che la religione (cristiana come islamica) è oggi sotto assedio.

Per quale ragione? Semplice: nel mondo post-1989, ossia nel tempo del comunismo defunto, la religione rimane l’ultimo baluardo concreto contro il dilagare della mercificazione totale e del mercato reale e simbolico. Per questo, il capitale deve dichiarare guerra alla religione in ogni modo: presentando mediaticamente i preti come indistintamente pedofili, favorendo l’irriflessa identità tra religione e terrorismo, e ora demonizzando la religione come nociva per la formazione dei bambini.

L’obiettivo del fanatismo economico – l’unica religione oggi consentita e anzi promossa ubiquitariamente – è quello di accelerare il processo di “sdivinizzazione” (Heidegger), di modo che l’individuo senza identità, senza famiglia, senza valori e anche senza religione sia integralmente plasmato dal capitale e dalla sua fantasmagorica macchina dei desideri.

Altro che “altruismo”! L’integralismo dell’economia e dei consumi persegue l’obiettivo opposto, l’isolamento e l’individualismo ebete, di modo che si adempia la profezia per cui “la società non esiste”: nessuna comunità, solo atomi disaggregati e in competizione, connessi dall’insocievole socievolezza dello scambio mercantile di matrice utilitaristica.

Ovviamente il ceto degli intellettuali – che non crede in nulla e parla di tutto – è saldamente dalla parte della sdivinizzazione. Si pensi anche solo alle omelie atee di Scalfari su “Repubblica” o al fanatismo antireligioso di Odifreddi.

L’armata Brancaleone dei cosiddetti “laicisti” si illude che il gesto più emancipativo che possa darsi sia la ridicolizzazione del Dio cristiano (o, alternativamente, la soppressione del crocifisso dalle scuole).

Essi non cessano di contrastare tutti gli Assoluti che non siano quello immanente della produzione capitalistica, il monoteismo idolatrico del mercato: il laicismo integralista, in ogni sua gradazione, si pone come il completamento ideologico ideale del fanatismo del mercato;

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di Damiano Rizzi – Presidente Soleterre ONG

Scrive la sociologa Fatima Mernissi che “il confine è una linea invisibile nella mente dei guerrieri. Tutto quello che serve sono soldati che costringano la gente a crederci. Il confine sta nella mente di chi ha potere”.

Sono quasi 60 milioni i migranti forzati secondo il rapporto global trends 2014 dell’Unhcr (Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati). Si muovono prevalentemente perché, negli ultimi cinque anni, sono scoppiati o si sono riattivati almeno 15 conflitti: otto in Africa (Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nord-est della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e quest’anno Burundi); tre in Medio Oriente (Siria, Iraq e Yemen); uno in Europa (Ucraina) e tre in Asia (Kirghizistan, e diverse aree del Myanmar e del Pakistan).

Ho visto, condiviso giorni di vita e più semplicemente lavoro con Soleterre in 5 di questi Paesi citati dal rapporto. Pochi sono i fondi investiti dai governi (e in trend decrescente quindi non interessa politicamente) e per fortuna non mancano (ma sono insufficienti) i fondi che raccogliamo da privati (aziende e individui) che vogliono investire perché le persone non siano costrette a scappare. Perché possano restare “a casa loro” senza fuggire dalla loro terra e dai loro affetti.

In tutto il mondo, una persona ogni 122 è attualmente un rifugiato, uno sfollato interno o un richiedente asilo. Se i 59,5 milioni migranti forzati nel mondo componessero una nazione, sarebbe la ventiquattresima al mondo per numero di abitanti. Lo dice sempre l’Unhcr e chiede, e concordo, un cambio di paradigma sulle politiche migratorie.

Aggiungo io, occorre un cambio di paradigma nella visione delle politiche distributive. L’attuale sistema economico mondiale è strutturato in modo tale da garantire il costante saccheggio delle risorse dei paesi del Sud del mondo (in termini di materie prime, risorse naturali, risorse finanziarie e risorse umane formate e qualificate) da parte dei paesi dell’area Ocse (ed ora, sempre di più, anche da parte della Rep. Popolare Cinese).

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UDIENZA GENERALE

19 agosto 2015

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Dopo aver riflettuto sul valore della festa nella vita della famiglia, oggi ci soffermiamo sull’elemento complementare, che è quello del lavoro. Entrambi fanno parte del disegno creatore di Dio, la festa e il lavoro.

Il lavoro, si dice comunemente, è necessario per mantenere la famiglia, per crescere i figli, per assicurare ai propri cari una vita dignitosa. Di una persona seria, onesta, la cosa più bella che si possa dire è: “E’ un lavoratore”, è proprio uno che lavora, è uno che nella comunità non vive alle spalle degli altri. Ci sono tanti argentini oggi, ho visto, e dirò come diciamo noi: «No vive de arriba».

E in effetti il lavoro, nelle sue mille forme, a partire da quello casalingo, ha cura anche del bene comune. E dove si impara questo stile di vita laborioso? Prima di tutto si impara in famiglia. La famiglia educa al lavoro con l’esempio dei genitori: il papà e la mamma che lavorano per il bene della famiglia e della società.

Nel Vangelo, la Santa Famiglia di Nazaret appare come una famiglia di lavoratori, e Gesù stesso viene chiamato «figlio del falegname» (Mt 13,55) o addirittura «il falegname» (Mc 6,3). E san Paolo non mancherà di ammonire i cristiani: «Chi non vuole lavorare, neppure mangi» (2 Ts 3,10). – È una bella ricetta per dimagrire questa, non lavori, non mangi! – L’Apostolo si riferisce esplicitamente al falso spiritualismo di alcuni che, di fatto, vivono alle spalle dei loro fratelli e sorelle «senza far nulla» (2 Ts 3,11). L’impegno del lavoro e la vita dello spirito, nella concezione cristiana, non sono affatto in contrasto tra loro. E’ importante capire bene questo! Preghiera e lavoro possono e devono stare insieme in armonia, come insegna san Benedetto. La mancanza di lavoro danneggia anche lo spirito, come la mancanza di preghiera danneggia anche l’attività pratica.

lavorare – ripeto, in mille forme – è proprio della persona umana. Esprime la sua dignità di essere creata a immagine di Dio. Perciò si dice che il lavoro è sacro. E perciò la gestione dell’occupazione è una grande responsabilità umana e sociale, che non può essere lasciata nelle mani di pochi o scaricata su un “mercato” divinizzato. Causare una perdita di posti di lavoro significa causare un grave danno sociale. Io mi rattristo quando vedo che c’è gente senza lavoro, che non trova lavoro e non ha la dignità di portare il pane a casa. E mi rallegro tanto quando vedo che i governanti fanno tanti sforzi per trovare posti di lavoro e per cercare che tutti abbiano un lavoro. Il lavoro è sacro, il lavoro dà dignità a una famiglia. Dobbiamo pregare perché non manchi il lavoro in una famiglia.

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di Fabio Marcelli – Giurista internazionale

Il Messico è certamente il paradiso di chi non gradisce la stampa indipendente (compresi certi politici nostrani che vorrebbero poter erogare ossigeno solo a chi è loro gradito). Basti pensare che nel solo Stato di Vera Cruz sono stati uccisi 14 giornalisti nel corso del governo di Javier Duarte de Ochoa, e che il 31 luglio, meno di due settimane fa, sono stati torturati e uccisi a Città del Messico il fotogiornalista Rubén Espinosa, unitamente all’attivista Nadia Vera, alla studentessa Yesenia Quiroz Alfaro e ad altre due donne, Nicole Simon e Alejandra. Secondo le organizzazioni che si occupano di libertà di stampa la maggior parte delle uccisioni di giornalisti sono dovute a organi dello Stato.

Nel mirino di questi organi e dei poteri criminali che prosperano in combutta con loro vi sono del resto tutti i cittadini che osino in qualche modo alzare la testa, reclamando i loro legittimi diritti. Basti pensare che sono ben 164mila i civili uccisi nel Paese negli ultimi sette anni e che dal 2006 ad oggi sono sparite, secondo i dati del governo, oltre 30mila persone. Ventidue studenti sono stati fucilati in base a un ordine scritto dell’Alto comando militare, il 30 giugno 2014. Altri 43 sono spariti ad Iguala il 26 settembre 2014 e mai più ritrovati. Questa la risposta delle istituzioni messicane a chi osa mettere in questione l’ordine neoliberale.

Questi ed altri dati sono contenuti in un appello, firmato fra gli altri da Dario Fo e da Don Ciotti, che chiede all’Unione europea di interrompere le relazioni con il Messico, sulla base della cosiddetta clausola democratica contenuta nell’Accordo commerciale tra l’Unione e il Messico, che resta a tutt’oggi inapplicata.

Gli interessi economici delle multinazionali europee impegnate a sfruttare le risorse messicane sono evidentemente più importanti della vita di decine di migliaia di persone, per non parlare degli oltre due milioni di sfollati interni e delle decine di milioni di persone assoggettate alla dittatura della criminalità.

Il governo messicano, si sia trattato del Pri (Partito rivoluzionario istituzionale) o del Pan (Partito azione nazionale), ha sempre del resto dimostrato di seguire alla lettera le indicazioni degli organismi che governano il pianeta per conto della finanza. E il NAFTA, accordo di libero commercio con gli Stati uniti che ha trasformato il Paese nel regno delle multinazionali e del lavoro nero, è con ogni evidenza l’antesignano e il modello di altri trattati, quelli mai stipulati con molti Stati latinoamericani e quello che il capitale internazionale vorrebbe imporre all’Europa, il cosiddetto TTIP.

E’ quindi improbabile che l’Unione europea, che costituisce sempre di più un’organizzazione a servizio di questo stesso capitale, prenda un qualsiasi provvedimento per chiedere il rispetto dei diritti umani elementari oggi violati in Messico.

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di Diego Fusaro – Filosofo

Pare che oggi l’unico dissenso consentito e, di più, promosso sia quello contro il dissenso, ossia contro il pensiero non allineato: come nella caverna di Platone, gli schiavi lottano in difesa delle loro catene e sono pronti a battersi contro chiunque voglia proporre vie di fuga dalla caverna, subito bersagliato dal pensiero unico come fascista, omofobo, stalinista, ecc.

Il pensiero unico politicamente corretto è ovunque dominante: esso silenzia, diffama e delegittima chiunque osi pensare diversamente. In politica, diffama come fascista chiunque non sia allineato. Nell’ambito dei costumi, demonizza come omofobo chiunque osi deviare dal percorso prestabilito dal pensiero unico. Per questa via, ogni pensiero non allineato è preventivamente reso impossibile, perché aprioricamente identificato con il manganello fascista o con la persecuzione dei gusti sessuali.

Antifascismo e lotta contro l’omofobia diventano, in questo modo, categorie persecutorie con cui silenziare, diffamare e discriminare chiunque non si attenga all’ortodossia, cioè a quel recinto chiuso dettato dal pensiero unico stesso, “sovrastruttura” ideale – direbbe Marx – per santificare i reali rapporti di forza e la “struttura” economica del fanatismo del mercato planetario. Si potrebbe dire – e già Pasolini l’aveva lucidamente colto – che vi è anche un uso fascista della categoria dell’antifascismo, quando essa – peraltro oggi in palese assenza di fascismo – viene impiegata per mettere a tacere chi abbia opinioni divergenti.

Emanazione diretta delle oligarchie transnazionali che dominano il pianeta, il pensiero unico politicamente corretto non è né di destra, né di sinistra, né di centro. Proprio in quanto “totale”, occupa ogni spazio e, di conseguenza, è di destra in economia (la “destra del denaro”, che tutto privatizza), di centro in politica (estremismo di centro, con annessa rimozione delle ali estreme non allineate) e di sinistra in cultura (abbattimento dei retaggi della cultura borghese, mito del progresso e della modernizzazione capitalistica, culto della crescita e di tutte le forme antiborghesi e ultracapitalistiche, ecc.).

Il segreto dell’odierna società di mercato sta nel non imporre con la violenza l’accettazione delle regole del funzionamento sistemico, secondo il modus operandi delle tradizionali formazioni totalitarie, bensì nel far sì che i cittadini le desiderino essi stessi, incapaci di percepirne il carattere vincolante e indotti dalla manipolazione organizzata a concepirle come compimento della sola libertà possibile, secondo il motto orwelliano freedom is slavery.

Se, nelle sue forme tradizionali, il potere disciplinava i corpi non potendo mai completamente sorvegliare la sfera inaccessibile dell’anima, oggi si è, invece, impadronito delle teste dei suoi sudditi.

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di Furio Colombo – Giornalista e scrittore

Le riforme. Ci dicono che sono necessarie, ma anche immediate. La trovata di questo governo italiano, che nessuno ha scelto o votato, è stata di gridare ininterrottamente due ordini: correre. E non discutere. Ogni discussione fa male all’Italia. Piagnisteo. Fare, non dire, ti ripetono.

Eppure i cittadini continuano a non capire che cosa sta accadendo e per chi, continuano a non vedere, nella loro vita quotidiana, i cambiamenti che vengono prima annunciati, poi, in pochi giorni e senza dibattiti, approvati, e subito celebrati come l’inizio del nuovo mondo.

Eppure ci sono molte cose che non sappiamo. Non sappiamo chi è Renzi e chi lo ha mandato, non sappiamo da dove venga, e preparata con chi, o da chi, la lista che ogni tanto estrae per dirci che cosa è fatto e che cosa c’è da fare. Non sappiamo le cifre giuste di nulla perché, come ci ha avvertito l’Istat, ci dicono i numeri che hanno previsto, non quelli che hanno ottenuto. Elenchi di persone sconosciute passano sui video e in Rete con l’assicurazione che si tratta del meglio del meglio e vanno a occupare posti che non sono stati riformati, come la Rai, e dove quindi non possono cambiare nulla, ma possono allargare il potere. Nascono i titolari di strani compiti, come quello di responsabile unico della spesa di tutto il Paese, dalla Polizia Forestale (abolita) alla tac e alla risonanza magnetica, riservata a pochi morenti.

Infatti non tocca più al medico prescrivere. Tocca al contabile, che è un politico. Ma prendiamo la riforma della Sanità, e guardiamoci dentro per capire. Primo, non l’ha fatta il ministro della Sanità, competente o non competente che sia. L’ha fatta l’esperto di tagli. Secondo, la riforma ha un fine, che non è migliorare la tua e la mia assistenza medica pubblica in caso di necessità.

È fare tagli immensi (2 miliardi subito, e di più il prossimo anno) che non hanno niente a che fare con i malati, ma con una esigenza del presidente del Consiglio: vuole per sé il merito di aver tagliato le tasse, e ha bisogno di fondi. Li prende dai malati.

La riduzione delle tasse riguarda poco chi vive di lavoro e di pensioni. Ma è un grande passo per gli abbienti, un passo gigantesco per i ricchi. È tutta gente che sa dire grazie e possiede strumenti per farlo. Per questo, per la prima volta, sentiamo annunciare, nell’Italia della corruzione dilagante, che se un medico prescrive una tac “non appropriata in base alla documentazione scientifica”, sarà punito.

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di Chems Eddine Chitour*

Globalizzazione: Processo mediante il quale un massimo di ricchezza è concentrato in un minimo di mani, a discapito di un massimo di persone. Globalizzare è ingrandire la torta piuttosto che condividere le ricchezze. In seguito alla globalizzazione il ricco ha diritto a due grandi cucchiaiate di caviale invece di una, il povero a due bucce di patata invece che a una di carota. (1)
Il fine di questa riflessione è dimostrare come la globalizzazione e il neoliberismo organizzano non solo il pensiero della gente comune  ma anche, ed è la faccenda più delicata, quello degli organismi dirigenti, che presentano come verità dogmatiche un certo numero di concetti, come quello sulla necessità di integrare la globalizzazione (la mafarra minha, essa è ineluttabile).

Tuttavia, come enunciato in maniera divertente, la globalizzazione è la libertà della volpe neoliberista nel pollaio delle classi vulnerabili. La conseguenza è che le società contemporanee diventano sempre più interdipendenti e che il mondo è sottoposto a formidabili processi di standardizzazione a favore di una oligarchia.

Cosa possono fare i deboli in un mondo in cui la ricchezza di 6 miliardari è più grande di quella di 1,2 miliardi di persone? È morale che il reddito medio annuale di un Africano sia uguale al reddito giornaliero di uno Svizzero? La globalizzazione è un veleno ideologico che ha intossicato il cervello dei responsabili invischiati nella resa ai dogmi liberisti. Un fatalismo del politico che si è instillato nell’opinione pubblica, aiutato in questo da ripetitori mediatici più preoccupati a formattare il pensiero che a spiegare ai cittadini la necessaria cooperazione da adottare nel commercio internazionale.
 

Una OMC (WTO) virtuosa: la Carta dell’Avana nata morta.
Ricordiamo la Carta dell’Avana, attuata nel 1948 e firmata da 53 nazioni, ma mai applicata. Essa prevedeva la creazione di una Organizzazione Internazionale del Commercio (OIC) totalmente integrata all’Onu. Non fu mai ratificata dal congresso americano. Fu abbandonata e sostituita dalla creazione dell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio).
Cosa prevedeva questa Carta? In breve, poneva le fondamenta di una società basata su un commercio internazionale impostato non sul libero scambio distruttore ma su una vera cooperazione tra i popoli. La sua linea direttiva era imperniata sull’equilibrio della bilancia dei pagamenti, che vuole che un paese non possa impostare la sua economia su un eccedente strutturale della bilancia dei pagamenti a spese del deficit strutturale degli altri paesi (art. 3 e 4 della Carta). L’autorizzazione delle sovvenzioni in determinate circostanze (art. 18). La Carta dell’Avana impediva il dumping sociale. Essa introduceva un protezionismo sociale ed ecologico per creare, con accordi bilaterali, relazioni commerciali realmente rispettose del nostro ambiente: una logica cooperativa, non come l’attuale logica dell’OMC che elegge a dogma assoluto la politica di esportazione, in una competizione spietata tra le nazioni a profitto di una minoranza e a scapito della maggioranza.

In Algeria, dopo il completo disastro dell’Accordo con l’Unione Europea che si è rivelato un inganno e una concessione unilaterale, ecco che si rinnova la telenovela OMC che dura da più di dieci anni. Faremmo bene a non ripetere gli stessi errori, ricordando che quelli che ci ‘’accolgono’’ vedono in noi un ‘’mercato’’ per il loro surplus, e non dei partner con scambi equilibrati, che non hanno niente da esportare oltre e all’infuori degli idrocarburi.

Le vittime collaterali della Globalizzazione
Ci sembra che la dichiarazione seguente riassuma meglio di cento discorsi la realtà della globalizzazione felice, secondo l’economista francese Alain Minc. Leggiamo: ‘’Cosa significa per voi la parola ‘’Globalizzazione’’?

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di Raniero La Valle

Ci sono delle cose che papa Bergoglio ha detto fin dal principio, che sul momento non vennero capite, ma si sono capite dopo, o si stanno comprendendo solo ora.

Per esempio quando, presentandosi la prima sera al popolo sul balcone di san Pietro aveva detto: «Adesso vi benedico, ma prima chiedo a voi di benedirmi» non si poteva capire, come adesso invece è chiaro, che lì c’era già l’idea di una riforma del papato: il papa non solo rientrava tra i vescovi, come aveva detto il Concilio Vaticano II, ma tornava in mezzo al popolo come uno dei fedeli, come un pastore che non solo sta in testa al gregge, ma anche sta in mezzo e dietro al gregge, perché le pecore hanno il fiuto per capire la strada e per indicare il cammino.

E così il gregge diventava un popolo, e il papa si riconosceva ministro di questo popolo, insieme agli altri ministri e primo tra loro, un papa non solo uscito dal conclave ma papa benedetto dal popolo.

Un’altra cosa che non si era capita era quella parola «misericordiare», che non esiste né in italiano né in spagnolo e che il papa usava come un neologismo, tratto dal suo motto episcopale, per definire il suo compito. Sicché alla domanda: «Chi è Francesco?», «Che cosa è venuto a fare?» che risuona anche in un mio libro uscito ora per Ponte alle grazie, la risposta era: «Sono venuto a misericordiare».
E ora si capisce che cosa volesse dire. «Fare misericordia» è il programma del suo pontificato. Certo, ha intrapreso la riforma del papato, tanto che mai si era visto un papa così. Certo, ha intrapreso la riforma della Chiesa, che senza cominciare dal papato non si può fare. Certo, ha posto mano a una revisione e a un ripensamento della Curia a cui ha chiesto di conformarsi a un modello alto di Chiesa, e di non apparire, o essere, l’ultima Corte europea. Ma ancora più importante di tutto ciò è l’intento di rimettere nel mondo, che con la modernità l’ha rimossa, la misericordia di Dio. È Dio infatti, e non la Chiesa, che papa Francesco annuncia, il proselitismo gli sembra «una sciocchezza», mentre la misericordia gli sembra l’unica e ultima risorsa per la quale il mondo possa salvarsi e vivere. Nella persuasione che se si ritrova la misericordia di Dio, si può far nascere la misericordia anche nostra.

Perciò, a cinquant’anni dal Concilio e come suo prolungamento dopo tanto deserto, egli indice il Giubileo, che vuol dire esattamente il tempo della misericordia, l’anno della misericordia.
Non si tratta di incentivare i pellegrinaggi a Roma. Dove sarebbe la novità? Si tratta di proporre al mondo un nuovo paradigma. Intanto è chiaro che con i paradigmi in atto si va alla rovina, e in tempi brevi (c’è poco tempo, sembra dire il papa anche di sé); proviamo allora con un altro paradigma, quello della misericordia, che significa riconoscere il male, proprio ed altrui, chiedere perdono e perdonare, significa la riconciliazione. Ma la misericordia non sta solo nel perdono e nella remissione dei peccati, sta anche nella remissione dei debiti. Nell’antico Israele il Giubileo voleva dire anche la pacificazione del debitore, il rientrare in possesso delle terre perdute, riscattare beni dati in pegno o espropriati, voleva dire la liberazione degli schiavi.

Nel giudicare il mondo in cui viviamo papa Francesco usa il criterio della misericordia. E per questo lancia il Giubileo. L’economia che uccide, la società dell’esclusione, la globalizzazione dell’indifferenza, i poveri che invece di essere solamente sfruttati ed oppressi, oggi sono anche scartati e messi fuori perfino dalle periferie, sono tutti giudizi che papa Bergoglio dà di un mondo che è senza misericordia.

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Di questa sigla sconosciuta ai più abbiamo già parlato ampiamente su questo sito, spiegando i contenuti di questo misterioso trattato. Vedi i link seguenti:

 

Ora, attraverso il sito http://www.informarexresistere.fr apprendiamo che vi sono nuovi sviluppi.

Venti europarlamentari di quattro gruppi diversi hanno costituito una sorta di sottogruppo di lavoro per coordinare le azioni contro il Trattato per il libero commercio e investimento (conosciuto anche con l’acronimo inglese TTIP) in corso di elaborazione tra Unione europea e Stati Uniti.

Scopo del trattato è quello di liberalizzare il più possibile gli scambi tra le due potenze commerciali e abbattere le barriere doganali, ma fin dagli inizi il TTIP ha trovato molti detrattori perché le tutele a favore degli investitori americani rischiano di provocare gravissimi danni ad alcune economie europee, a cominciare dal Made in Italy. Una delle parti più oscure del TTIP è la possibilità in caso di controversie che possano sorgere (ad esempio regole o etichette a protezione della qualità dei prodotti) di rivolgersi non ai tribunali del Paese che vuole tutelarsi, ma ad arbitrati internazionali. E questo è uno dei tanti motivi per cui gruppi come i Verdi, Podemos o il Movimento 5 Stelle, avversano il trattato. Ieri Beppe Grillo ha ospitato nel suo blog una clamorosa denuncia lanciata dall’europarlamentare verde, lo spagnolo Ernest Urtasun, sul quotidiano El Pais: «La Commissione europea tratta in segreto con gli Usa i punti più spinosi e di fatto impedisce ai parlamentari di consultare le carte».

Accuse durissime rivolte soprattutto alla commissaria per il commercio Cecilia Malmström e al presidente della commissione Jean-Claude Juncker. Urtasun ha raccontato la sua esperienza surreale di parlamentare che tenta di documentarsi sullo stato dell’arte del TTIP e viene ammesso alla cosiddetta “reading room”, una stanza di 6 metri quadrati in cui ciascun eurodeputato avrebbe la teorica possibilità di accedere alle carte, ma dove di fatto viene negata ogni trasparenza.

«L’esperienza è stata molto negativa – ha denunciato Urtasun al quotidiano di Madrid – . Mi hanno tolto la penna, mi hanno tolto la carta dove avrei potuto scrivere e mi hanno reso inservibile il telefono.

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Sapevate che le case farmaceutiche spendono 35-40 mila dollari l’anno per ciascun medico in attività con lo scopo di convincerli a prescrivere i loro prodotti? Sapevate che i cosiddetti opinion leader, grandi scienziati e medici qualificati, vengono corrotti con viaggi costosi, regali o più semplicemente con soldi perché recensiscano positivamente i medicinali? Sapevate che il 75% dei maggiori scienziati in ambito medico sono sul libro paga delle industrie farmaceutiche? E che le industrie inventano malattie e le pubblicizzano con campagne di marketing mirate per espandere il mercato dei propri prodotti?

Molte di queste cose non sono risapute dalla maggior parte delle persone e il motivo è semplice: le lobbies non vogliono che si sappiano…

Un libro-denuncia scritto da John Virapen, manager pentito delle grandi multinazionali, rompe il muro di silenzio e omertà e porta un po’ di luce nell’ombra.

Virapen è il classico self made man: nato nella colonia britannica “La Guyana” ha iniziato dai lavori più umili per giungere come General Manager ai vertici di una delle più potenti e influenti multinazionali del mondo: Eli Lilly Inc.

Il suo libro “Effetti collaterali: morte” è una pesantissima denuncia che non lascia spazio a nessun dubbio. Questo suo pentimento però non arriva a caso: la nascita di un figlio e la conseguente paura che questo possa finire in uno di quegli ingranaggi da lui creati e oliati per anni…

Ad aiutare la stesura del libro, ci sono anche i rimorsi di coscienza per quello che ha contribuito a fare: «Notte dopo notte, ombre e fantasmi si danno appuntamento accanto al mio letto. Di solito si manifestano alle prime ore del mattino. Mi sveglio fradicio di sudore. Indirettamente ho contribuito alla morte di tante persone, i loro fantasmi oggi mi perseguitano».

Si tratta di una denuncia che mostra il volto più inquietante di un potere profondamente radicato nella nostra società, un potere enorme il cui unico scopo è vendere, vendere e ancora vendere droghe. E non vogliono venderle solo ai malati, ma anche alle persone sane.

Come Jules Romains nel 1923 fece dire al dottor Knock nel suo capolavoro letterario, Il dr. Knock e il trionfo della medicina: «Un sano è un malato che non sa di esserlo». Quindile lobbies gentilmente ce lo ricordano!

Virapen con la sua esperienza diretta nelle sale che contano, smonta pezzo dopo pezzo tante certezze, compresa la stessa struttura portante della scienza ortodossa basata sugli studi clinici.

«Puoi ottenere quello che vuoi, lavorare sodo e aggirare ogni limite legale, se sai qual è il prezzo giusto e se sei disposto a pagarlo».

E’ tutta una questione di soldi

«Le autorità statali non sono in grado di salvare te o il mio bambino dalle organizzazioni criminali radicate nell’industria farmaceutica. I funzionari sono corruttibili, gli specialisti sono corruttibili e anche i medici lo sono. Tutti possono essere corrotti, in un certo senso».

Questo è l’incipit del libro…

Il ruolo degli opinion leader

Nel mondo scientifico esiste una precisa scala gerarchica.

I cosiddetti opinion maker o opinion leader sono importanti ricercatori, medici, luminari, baroni universitari che le industrie osannano e cercano in tutte le maniere di coinvolgere.

Dietro enormi pagamenti, spacciati per consulenze, questi personaggi mettono il proprio nome su ricerche, pubblicazioni e studi. In pratica firmano, avallandoli scientificamente, studi sfornati dalle industrie, che spesso e volentieri non hanno neppure letto.

Il valore di un opinion maker è incalcolabile: sono loro i veri poteri forti. Tutto quello che dicono viene preso come oro colato, anche se i fatti e i risultati scientifici dimostrano il contrario.

Le informazioni dispensate dagli opinion leader vengono seguite ciecamente da tutti i medici, per così dire meno quotati. Sono i veri trascinatori.

Corrompere i medici

Il budget messo a disposizione dalle aziende per conquistare (cioè corrompere e convincere) un medico è enorme. Una volta si regalavano fiori, ricettari, penne, ecc. ma questo ormai rappresenta il passato; adesso ci sono gioielli, liquori e vini pregiatissimi, profumi di marca, opere d’arte e dulcis in fundo i viaggi (chiamati corsi di formazione). Viaggiare può far perdere i freni inibitori, in particolare se il medico viaggia senza la sua dolce metà…

Perché i medici sono così importanti per l’industria farmaceutica? Semplice: la maggior parte dei farmaci devono essere venduti dietro prescrizione medica.

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