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Archive del 1 novembre 2018

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Dt 6,2-6)

Il brano fa riferimento all'intervento e alle raccomandazioni di Mosè al popolo nell'imminenza dell'entrata nella terra promessa, dopo la liberazione dalla schiavitù d'Egitto e la traversata nel deserto. Si sta compiendo la promessa del Signore di introdurre il popolo in una terra di “latte e miele”, metafora usata per indicare una condizione di benessere, armonia e pace.

La nuova condizione di persone libere dalla schiavitù, rigenerate nella dignità di popolo eletto dal Signore, deve essere non solo mantenuta, ma sviluppata con le indicazioni che Mosè trasmette :”Questi sono i comandi, le leggi e le norme che il Signore, vostro Dio, ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica nella terra in cui state entrando per prenderne possesso”.

La motivazione è: “perché tu tema il Signore tuo Dio”, coinvolga tuo figlio, la discendenza,  e si prolunghino i tuoi giorni. In altri testi si afferma che il timore di Dio è il principio della sapienza; essa consiste nell'accogliere, con intelligenza e opportuna disposizione, la conoscenza delle azioni del Signore lungo la storia, e farne un tesoro irrinunciabile.

Di conseguenza, la fiducia nel Signore, e nel suo agire nel presente, motiva la volontà di assumere il senso ultimo e profondo della legge e dei comandamenti, con quel rispetto, quella dedicazione reverenziale e quella gratitudine che costituiscono l'essenza del timore.

Il timore non corrisponde, in prima istanza, con qualsiasi forma di paura, di castigo o di rimprovero. Certamente il Signore non resterà indifferente alla trasgressione, all'indifferenza, alla superficialità rispetto ad essa, ma non è rapportabile con il senso ultimo del timore richiesto.

Il corretto timore, tradotto nella pratica, farà sì che il popolo d'Israele, e ogni membro, “sia felice e diventiate molto numerosi – segno di benedizione – nella terra dove scorrono latte e miele, come il Signore, Dio dei vostri padri, ti ha detto”. Verrà formata, in sostanza, una società di persone libere, che coltivano la libertà nella pratica del diritto e della giustizia, l'opposto di quello che era stata la condizione vissuta in Egitto.

La fedeltà all'obiettivo richiede un atteggiamento di fondo sostenuto e motivato dall'esortazione che, fra l'altro, costituisce l'asse del credo d'Israele. Sono parole molto impegnative, che il buon Israelita recita tre volte al giorno: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le tue forze”.

Ascoltare è molto più che udire, o percepire una semplice informazione.

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