Get Adobe Flash player

Pace per tutti

Categorie Articoli

Benvenuti

Archivi del sito

Calendario

Dicembre: 2018
L M M G V S D
« Nov   Gen »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

Login

Archive del 13 Dicembre 2018

 

"La nascita di Gesù è come impiastricciata in una melassa dolciastra, che rischia di impantanare la verità evangelica in una bella favola che va a toccare le corde dei sentimenti, ma che poco o nulla incide nella vita del credente…".

 

di Alberto Maggi

 

Tanto scarno e asciutto è quel che scrivono i vangeli riguardo al Natale, quanto mielosa è diventata la maniera di presentarlo e di viverlo. La nascita di Gesù è infatti come impiastricciata in una melassa dolciastra, che rischia di impantanare la verità evangelica in una bella favola che va a toccare le corde dei sentimenti, ma che poco o nulla incide nella vita del credente.

Gli evangelisti non hanno avuto alcuna intenzione di descrivere minuziosamente la cronaca del giorno, mese e anno sconosciuti, in cui a Betlemme, è nato un maschietto al quale i genitori hanno posto nome Gesù, l’ebraico Jeshua (“Il Signore salva”).

Quel che viene presentato nei vangeli non è una cronaca, ma un’interpretazione della nascita di Gesù, alla luce della sua morte e risurrezione, dove i sentimenti vengono fatti tacere per lasciare il posto solo ai significati. Per scoprire quali essi siano occorre procedere a un’efficace operazione di pulizia, per giungere al significato profondo della narrazione evangelica facendola riemergere da quel cumulo di leggende, tradizioni, devozioni, folklore, che l’aveva come seppellita. La luce che emerge dopo l’operazione di restauro è l’annuncio della realizzazione del progetto di Dio sull’umanità: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14), avveratosi storicamente in Gesù di Nazareth e proposto, attraverso di lui, a ogni persona: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

Ma chi l’ha accolto? Non i capi religiosi, ma i pastori, i pària di Israele, non i pii farisei, ma i magi, gli impuri pagani. Quelli che erano considerati esclusi dal piano di Dio hanno accolto Gesù; quelli che si ritenevano gli eletti privilegiati hanno rifiutato il disegno del Signore sull’umanità (“ma i suoi non lo hanno accolto”, Gv 1,11).

Ecco allora che quei particolari che gli evangelisti hanno inserito nella loro narrazione, una volta ripuliti da ogni elemento estraneo, acquistano tutta la loro portata, cominciando dai personaggi. Matteo presenta, una ragazza, Maria, che è incinta, viene sospettata di adulterio dal proprio sposo, e per questo rischia di essere lapidata. Il marito, Giuseppe, dilaniato tra l’osservanza della Legge divina, che gli impone di denunciare e uccidere la sposa infedele, e la compassione per la propria moglie, sceglie l’amore. Là dove la ferrea osservanza della Legge, della morale e della tradizione viene incrinata da un sentimento di misericordia, si permette a Dio di farsi strada e manifestarsi nella vita dell’uomo.

L’annuncio della nascita di Gesù, non suscita gioia, ma provoca il panico nella città santa, Gerusalemme. La venuta del “Dio con noi” (Mt 1,23), spaventa tutta Gerusalemme: da Erode, re illegittimo, ai sacerdoti, dagli abitanti ai teologi. Tutti allarmati, sbigottiti, e presi dalla paura di perdere il potere e i propri consolidati privilegi.

Leggi il resto di questo articolo »

 

In quel tempo, Gesù disse:

 

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Mt (11,28-30)

 

di Luciano Locatelli, presbitero

 

Il Vangelo di oggi ci propone questo bellissimo testo: “In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero»”.

L’attenzione di Gesù è rivolta costantemente ai piccoli della storia, a coloro che vivono oppressi dai potenti e spesso sono esclusi anche dalla religione del tempio. La loro vita è dura e la dottrina offerta dagli “esperti”, dai “maestri” la rende ancora più dura e difficile.

In questa situazione Gesù fa loro tre appelli. “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi”, primo appello. E’ diretto a tutte e tutti coloro che sentono la religione come un peso, che vivono oppressi da norme e dottrine che impediscono loro di percepire la gioia della salvezza. Se si incontrano in modo vitale con Gesù, sperimenteranno un ristoro immediato. E’ come uno che sta correndo e deve fermarsi a riprendere fiato: ecco, Gesù diventa il respiro che fa rifiatare, che riempie i polmoni di aria nuova, che fa uscire da quell’aria asfittica, a volte troppo satura di “incensi vari”, che impedisce di respirare.


“Prendete il mio giogo sopra di voi…”. E’ il secondo appello. Bisogna cambiare “giogo”. Abbandonare quello dei “sapienti e dei dotti” e prendere quello del Maestro che, nelle Beatitudini apre una via nuova. Gesù non è meno esigente, anzi, lo è di più. Ma esige in maniera diversa. Esige l’essenziale: l’amore che libera e fa vivere.


“Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Terzo appello.

Leggi il resto di questo articolo »