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Archive del 23 Dicembre 2018

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Is 9,1-6)

 

Il popolo camminava nelle tenebre (…) in terra tenebrosa”, e le persone sottomesse al giogo oppressore con la “sbarra sulle spalle” erano minacciate dal “bastone del suo aguzzino”. Parole che descrivono la triste condizione degli esiliati in Assiria. Persone senza futuro, se non quello della dura schiavitù e della sofferenza. Non c’é speranza che possa cambiare in meglio la loro condizione. Quanti popoli, quante persone oggi sono nelle stesse condizioni? Quante di loro si sentono come straniere nella propria terra, nella propria casa, per i motivi più vari?

Teologicamente parlando, la radice è nel peccato personale e sociale. Esso ha il potere di dividere ciò che è unito, di isolare le persone nella loro individualità, di suscitare il sospetto, la sfiducia e l’indifferenza reciproca, rendendo impossibile ogni rapporto ragionevolmente umano. Non per niente le malattie depressive ed affini hanno avuto, negli ultimi tempi, una crescita esponenziale.

Ogni anno il Natale ripropone alla considerazione del credente “lo zelo del Signore degli eserciti”, in virtù del quale Egli esercita “il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e il suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre”.

Sorge la domanda: uno zelo sprecato? Un buon proposito destinato a entrare nella categoria delle illusioni? Per certi aspetti la risposta é affermativa, considerando le diverse forme di degrado umano, morale e sociale che i mezzi di comunicazione presentano costantemente. Ma quel che più colpisce è l’insistenza, la tenacia e la fermezza nel ripresentare l’azione di Colui la cui presenza consolida e rafforza l’avvento del suo Regno,  “con il diritto e la giustizia, ora e sempre”, per l’adesione e la collaborazione del credente nell’oggi (nel presente), nel contesto e nelle molteplici circostanze, scoprendolo come tesoro nascosto o ricercarlo come perla preziosa da trovare, nell’ambiguità della condizione umana.

L’esperienza dell’avvento del Regno è l’affermazione della giustizia e della verità, nella difesa del diritto e della dignità umana, nel resistere ad ogni forma di oppressione e di degrado umano. Essa passa per lo scontro drammatico e violento dell’esperienza di Gedeone (cap 7): “Poiché ha spezzato il giogo che l’opprimeva, la trarrà sulle sue spalle, il bastone del suo aguzzino come nel giorno di Màdian”.

Il regno si esprime nelle scelte, nello stile di vita contrario alla violenza, all’oppressione sopra indicati (resistenza attiva), nell’instaurare e difendere la pratica della giustizia, delle pari opportunità e i valori etici che sostengono la dignità umana e il rispetto delle diversità,  con coraggio e determinazione (resistenza passiva).

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