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Archive del 1 Febbraio 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Ger 1,4-5.17-19)

Il brano è autobiografico e Geremia racconta il momento della chiamata di Dio al servizio profetico: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto (…) ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni”. La certezza della chiamata, dell’elezione e della familiarità con Dio, segna fortemente l'animo di Geremia e costituirà il punto fermo e stabile di riferimento nello svolgimento della missione, soprattutto nei momenti difficili.

Sarà una missione veramente ardua. Già all'atto del conferimento il profeta lo percepisce: “Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, alzati e dì loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro”. Parole che non costituiscono per nulla motivo d’esultanza e, meno ancora, d'incoraggiamento. Avrà certamente pensato, come succede in questi casi: “Ma perché proprio io?”, pur sapendo dell’insindacabilità della volontà di Dio.

La missione del profeta è richiamare il popolo, e particolarmente le autorità, al compimento dell’Alleanza, cosa che non stanno realizzando. Questi si sono allontanati da essa a causa degli interessi personali, della lobby di potere, per esercitare il dominio con politiche e vantaggi economici per pochi a scapito di molti, ecc.; il tutto non ha niente a che vedere con il fine dell’Alleanza, quale l’instaurazione della convivenza umana nella fraternità, nel diritto e nella giustizia. È anche il dramma, il problema, del vissuto odierno che investe persone e popoli.

Perciò Dio esorta il profeta alla determinazione: “stringi la veste ai fianchi, alzati e dì loro”, confidando sulla sua parola e presenza, che trasmette coraggio e protezione: “Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti”. Lo esorta a “non spaventarti di fronte a loro” perché se ciò dovesse accadere, “sarò io a farti paura davanti a loro”. L’avvertimento fa presagire che dovrà affrontare situazioni molto gravi e di estrema difficoltà.

In tali circostanze è molto facile che la sfiducia prenda il sopravvento, e di conseguenza accada di trovarsi in difficoltà, con un senso di abbandono o di assenza inspiegabile del Signore. È quello che accadrà nello svolgimento della missione, per lo sconcerto intimo e lo sconvolgimento personale così intensi e insopportabili da portare Geremia a maledire di essere nato. Per di più si sentirà come violato dallo stesso Signore. Ma il Signore non lo abbandona, nella prova estrema risponderà al suo lamento affinché riprenda con fiducia il mandato.

L’opposizione, le minacce e la violenza saranno di tale intensità che non permetteranno al profeta di discernere correttamente il da farsi e il Signore interverrà con una dritta fondamentale, di grande importanza: “Se ritornerai, io ti farò ritornare e starai alla mia presenza; se saprai distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile, sarai come la mia bocca. Essi devono tornare a te, non tu a loro, e di fronte a questo popolo io ti renderò come un muro durissimo di bronzo; combatteranno contro di te, ma non potranno prevalere, perché io sarò con te per salvarti e per liberarti” (Ger 15,19-20).

Per ogni persona discernere “ciò che è prezioso da ciò che è vile” è indispensabile in ogni circostanza, ma particolarmente nei momenti critici, quando i “conti non tornano” rispetto a ciò che ci si aspettava.

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