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Archive del 22 Febbraio 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (1 Sam 26,2.7-9.12-13.22-23)

 

Il brano riferisce la forte tensione e disagio di Saul nei confronti di Davide, quest’ultimo chiamato dal Signore e unto dal profeta per sostituirlo nel condurre Israele. Saul non accetta l’evento e cerca di sopprimere Davide che, d’altro lato conta sull’amicizia di suo figlio, Gionata, che lo mette in guardia dalle intenzioni e del progetto del Padre, salvandogli la vita col rifugio nel deserto.

È in esso che Saul persegue il suo intento, con determinazione e impiego di un numero considerevole di uomini: “Saul si mosse e scese nel deserto di Zif conducendo con sé tremila uomini scelti d’Israele per ricercare Davide”.

Alla mossa del re, Davide e Abisài abilmente si intrufolano nell’accampamento, si impadroniscono della lancia e della brocca d’acqua del re che stava dormendo. Quest’ultimo legge la circostanza come disegno di Dio da assumere con determinazione: “ti ha messo nelle mani il nemico. Lascia dunque che io lo inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo”.

Ma Davide si oppone: “Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?”. L’unzione che Saul ha ricevuto merita rispetto e l’eventuale trasgressione, pur motivata dalla necessità di proteggersi dal pericolo e dall’eventualità di soccombere, sarebbe foriera di disgrazia per lui stesso, pur avendola ricevuta per sostituirlo.

Ebbene, sempre, alla luce della fede – e anche nell’orizzonte più ampio della dignità umana – ogni persona è unta, cioè è sacra, perché creata a immagine e somiglianza di Dio e, ancor più, perché redenta dalla missione e consegna di Gesù Cristo per la causa del regno, della sovranità di Dio in essa e nell’umanità intera.

Il non rispetto della dignità umana, a causa dello sfruttamento, della violenza di ogni tipo e di tutto ciò che la diminuisce, o addirittura la sopprime, è un’offesa alla sacralità della persona, del gruppo o dell’etnia alla quale appartiene. Innesca non la punizione di Dio – che sempre ricompone nella persona la vita di chi si rivolge a lui con cuore sincero – ma processi di distruzione della vita altrui e, allo stesso tempo, della propria, nel senso di essere precipitati nella disumanità e in tutto ciò che di male essa porta con sé.

Ebbene, tornando al brano, Davide si limita a dimostrare la reale possibilità di eliminare Saul ma non vuole macchiarsi le mani del suo sangue.

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