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Archive del 1 Marzo 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Sir 27,4-8)

Il Siracide (precedentemente indicato con il titolo di Ecclesiastico – libro da leggere nell’assemblea e, infatti, l’opera era molto letta nella comunità ecclesiale – N.B.: da non confondere con l'Ecclesiaste o Qoelet) è un libro sapienziale ricco di insegnamenti rivolti a ogni categoria di persone, e valido per diverse situazioni di vita.

Abbraccia aspetti positivi e negativi dell’esistenza umana e presenta una visione serena del mondo e della vita, sorretta dalla presenza di Dio e dalla bontà della sua provvidenza. Profondamente radicato nella tradizione religiosa dei padri, vede nella legge del Signore il fondamento e la fonte prima della vera sapienza data a Israele.

Il testo considera, in generale, l’attività intellettuale della persona e, specificamente, la comunicazione attraverso la parola, la conversazione, la manifestazione del pensiero e afferma: “Quando si agita un setaccio, restano i rifiuti; così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti.

Vagliare l’uso della parola – riferimento in senso lato ad ogni mezzo e forma di comunicazione – con intelligenza e umiltà riguardo alla ricezione, all’incomprensione o al rifiuto del contenuto da parte dei destinatari è come agitare il vaglio e discernere la reale efficacia e opportunità o meno di essa.

Riflettere, ritornare su sé stessi e attivare il discernimento è motivo di crescita sotto tutti gli aspetti o di chiusura in sé stessi, nel proprio ambito, nel proprio mondo interiore, rendendo impossibile, in tal caso la crescita di nuovi e positivi sviluppi. È quello che, normalmente,  succede quando prevale la paura, l’orgoglio, l’invidia o la gelosia.

“La prova dell’uomo si ha nella sua conversazione”, nella quale affiora la qualità umana, psicologica e spiritale della stessa. Qualità che disvela l’adeguata e competente argomentazione, o meno, del tema di cui si parla, per la capacità di ascolto e di accoglienza di opinioni diverse, per l’esposizione di argomenti contrari ma opportuni che aprono nuovi orizzonti, per la pazienza e l’equilibrio psicologico nelle eventuali incomprensioni, provocazioni pungenti o anche frasi o parole inopportune o, addirittura,  offensive. Un consiglio saggio è “non tanto dire quello che si pensa, quanto pensare quello che si dice…”.

Un aspetto di fondamentale importanza è l’ascolto. Il libro del Deuteronomio – l’ultimo dei cinque che costituiscono la Legge dell’Antico Testamento – esorta, con insistenza, il popolo eletto: “Ascolta Israele…”, nel senso di porre tutta l’attenzione e la disposizione interiore per discernere, nel contenuto della comunicazione, gli elementi di novità che sostengono il progetto di vita e il cammino in sintonia alle esigenze dell’Alleanza, stipulata da Mosè nel Sinai.

La Parola di Dio è registrata nei testi biblici, ma non solo. È anche la storia – gli eventi dell’attività umana – che, nella loro globalità, sono sostenuti dalla presenza e dall’azione Trinitaria. Solo che il progresso umano, frutto dell’indagine in tutti i campi del mistero della vita, non è scevro da ambiguità e, di conseguenza, portatore di bene e di male per le persone e l’umanità; più specificamente, di bene per pochi, escludendo il bisogno di uscire dalla sofferenza e dal disagio umano di molti.

“Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela il sentimento dell’uomo”. Vale specificare che per la bibbia la parola non è solo quella pronunciata della persona, ma ogni azione della stessa che ha senso e significato, e incide nel rapporto interpersonale e sociale a vantaggio o danno di sé, dell’interlocutore, della società o del creato.

Qui l’etica ha un ruolo fondamentale nel dimostrare in che modo è coltivata la vita individuale, sociale ed ecologica.

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