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Archive del 26 Aprile 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (At 5,12-16)

Il testo è un breve riassunto dell’attività pastorale degli apostoli: “Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli”. Essi agiscono con gli stessi poteri di Gesù Cristo il quale ha affermato, durante la sua vita pubblica, che chi crede in lui compirà le sue stesse opere, anzi ne farà ancora più grandi delle sue.

L’inciso in cui si riferisce che la gente pone gli ammalati stesi su lettucci e barelle, “perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro”, trasmette l’idea che Gesù continua ad agire e a compiere la sua missione per mezzo degli apostoli. È la testimonianza della loro identificazione con il Risorto e la certezza che la missione continua.

La loro predicazione non è accolta da tutti: lo indica il fatto che, nel portico di Salomone,  “nessuno degli altri osava associarsi a loro”. Non è spiegato il motivo per cui chi era presente nel portico mantenesse la distanza, tuttavia può essere attribuito all’incomprensione del messaggio o alla volontà di non scontrarsi con l’ostilità delle autorità alla predicazione nel constatare la crescita del numero di aderenti.

Si può ipotizzare che, per la loro vita personale, sociale e formazione religiosa, non abbiano ritenuto convincente la predicazione e l’annuncio del regno nei termini proposti dagli apostoli. Un giustiziato sulla croce – quindi maledetto da Dio – annunciato come il Messia atteso e salvatore è un salto gigantesco, rompe con tutti gli schemi ben consolidati.

Porre come centro il mistero pasquale era qualcosa di sconvolgente, incomprensibile, fuori dai loro orizzonti, che non li riguardava o ritenevano di non aver bisogno, per cui viene meno la motivazione per osare di fare un passo in avanti, avvicinandosi alla cerchia dei credenti.

Al contrario, invece, “il popolo li esaltava (…). Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva”; quindi, “sempre più venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e donne”. La guarigione degli ammalati e di “persone tormentate da spiriti impuri” era ritenuta segno della presenza del Messia, o per lo meno di un profeta, un inviato da Dio.

L’adesione entusiasta del popolo è più che giustificata, non solo per il beneficio della salute, il recupero delle forze e delle condizioni psicologiche e morali, ma anche per la vita che rifiorisce con la riammissione, a pieno diritto, nella comunità e nella convivenza sociale.

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