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Archive del 3 Maggio 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (At 5,27b-32.40b-41)

Con l’evento della Pentecoste gli apostoli prendono coscienza del significato e dell’importanza della morte e risurrezione di Gesù Cristo. L’evento illumina la loro mente riguardo alla svolta radicale e impensabile del passaggio di Gesù da maledetto da Dio – tale era il significato della morte in croce – a Salvatore, glorificato dal Padre per mezzo dello Spirito Santo.

La nuova coscienza porta con sé la necessità dell'annuncio, della predicazione dell’evento Gesù Cristo in Gerusalemme. Lo scontro degli apostoli con le autorità è inevitabile; il sommo sacerdote e il Sinedrio sono spiazzati, privati della loro autorevolezza e addirittura incolpati dell’ingiusta condanna.

La reazione del sommo sacerdote è categorica: “Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo”. La disobbedienza degli apostoli suscita forte tensione fra il sommo sacerdote, il sinedrio e gli umili sconosciuti seguaci del crocefisso, esposti al pericolo di subire la stessa sorte del maestro.

Pur nella loro insignificanza sociale e religiosa davanti alla massima autorità, Pietro, con agli altri, non s’intimorisce né si lascia prendere dal senso d’inferiorità ma con audacia e coraggio afferma: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”. Per obbedienza a Dio sconfessa la loro autorevolezza e di tutti quelli che intendono proibire la loro predicazione e l’insegnamento ritenendolo eretico, una bestemmia, la negazione della vera fede nel messia e nell’avvento della sovranità di Dio.

Pietro argomenta con grande audacia e coraggio, sapendo del rischio che corre. Motiva loro i motivi del dissenso e annuncia il contenuto fondante dell’insegnamento: “Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù (…) lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati”. In altre parole, Dio ha rovesciato il loro giudizio su Gesù e, tuttavia, anche per costoro il rovesciamento è opportunità di conversione, di perdono della loro incredulità e della sfiducia nei riguardi di Gesù, ora costituito Cristo alla destra di Dio Padre.

Il coraggio e la determinazione emergono dalla convinzione interiore e profonda che “di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono”. L’obbedienza a Dio per la fede – nell’accettare di essere accettati da Gesù Cristo, trasformati dagli effetti della sua morte e risurrezione e continuatori dell’avvento della causa del regno – manifesta la stabilità, la consistenza della comunione con Lui, per l’azione dello Spirito Santo che li rende autentici testimoni nell’assumere la predicazione e l’annuncio anche a costo dello scontro.

Lo scontro è motivato da due idee opposte – quella del sinedrio e la loro – escludenti e irriducibili una con l’altra riguardo a Dio. In nome dello stesso Dio, quelli che condannarono e uccisero Gesù lo fecero con l’intenzione di “salvare” Dio, il popolo, il tempio e la religione, vedendo il Lui il pericolo di sopravvivenza della stessa nazione, come disse Caifa: “è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!” (Gv11,50).

Il Dio di Gesù che gli apostoli annunciano e testimoniano è instaura l’avvento del regno di Dio e, con esso, della rigenerazione di ogni credente e lo strutturarsi della nuova società nei termini dell’Alleanza, rimasta incompiuta perché asservita al mantenimento del potere.

Il sommo sacerdote e le autorità non hanno nessuna intenzione di rivedere le loro convinzioni e, pertanto, agli apostoli hanno “espressamente proibito di insegnare". La risposta di Pietro a chi può condannarlo a morte è ferma e determinata: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”. In tal modo testimonia la forte e consistente identificazione con l’evento pasquale e la persona stessa di Gesù. "La bocca parla di ciò che ha pieno il cuore”, particolarmente in circostanze simili dove è in gioco la propria irrinunciabile identità, anche a costo della vita.

Il coraggio e l’audacia sorgono in chi è solidamente identificato con la causa del regno, in comunione con Gesù Cristo, con fedeltà solida.

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