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Archive del 10 Maggio 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (At 13, 14.43-52)

 

Il brano presenta il grande zelo missionario di Paolo e Bàrnaba. Passano da una città all’altra, da “Perge arrivarono ad Antiochia di Pisìdia”, annunciando il cammino di salvezza offerto da Gesù Cristo per gli effetti della sua morte e risurrezione, da loro stessi sperimentato.

Paolo dirà in un altro brano: “Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato sé stesso per me” (Gal 2,20). È il “per me” che suscita e sollecita l’attività missionaria, percependo e credendo nell’amore per il quale si è resi giusti davanti a Dio Padre, come persona trasformata, rigenerata e purificata.

Egli risponde al dono ricevuto, mosso dalla responsabilità e dall’impulso interiore di trasmetterlo, giacché il dono, fonte di liberazione, di gioia e di pienezza di vita, per sua natura spinge a farne partecipi gli altri, a trasmetterlo a chi ne è privo attraverso la predicazione e la pratica conseguente.

In effetti, per loro – Paolo, Bàrnaba e i primi apostoli – predicare la buona notizia non è solo trasmettere un’informazione, è far sì che gli uditori si coinvolgano in modo che la buona notizia diventi buona realtà per gli effetti della morte e risurrezione di Gesù Cristo, accolti dalla fede nella persona di Gesù e nella causa dell’avvento del regno per la quale ha consegnato sé stesso.

La giustificazione per la fede in Gesù Cristo, e soprattutto nella sua causa, si scontra radicalmente con la teologia del tempo che ritiene giusto chi osserva fedelmente la Legge stabilita dall’alleanza contratta nel Sinai, e poi ampliata e rielaborata dall’istituzione religiosa.

La loro predicazione è come un voltare la pagina della tradizione consacrata da più di mille anni di storia: con essa è in gioco la salvezza e l’entrata nel regno di Dio con l’avvento del Messia. Essi, con coraggio e audacia, testimoniano la loro fede nella sinagoga, riscontrando successo e adesioni; infatti “Molti giudei e proseliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio”. Il successo fu tale che “Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore”. 

Ma per le autorità ciò costituisce l’adesione a una dottrina eretica e blasfema. Di conseguenza si va allo scontro, alla diatriba per la quale questi, “con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo”, per gelosia e per la posta in gioco.

Tuttavia i due apostoli, con la sconvolgente proposta di cui erano portatori, argomentano nel vivo della polemica con determinazione: “Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi – Giudei – la parola di Dio” quali eredi della promessa in modo che, anch’essi, aderissero al suo compimento con la conversione.

Il loro rifiuto ad andare oltre la religione dei padri porta i due apostoli ad affermare con ironia: “poiché la respingete e non vi giudicate degni di vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani”. 

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