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Archive del 17 Maggio 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a Lettura (At 14,21b-27)

 

Il brano è la parte finale del racconto del primo viaggio missionario di Paolo. L’attività di Paolo e Barnaba a Derbe, ultima tappa del loro percorso, mette in luce la feconda attività,  fatta soprattutto di contatti personali che aggregano un buon numero di persone: “Dopo aver evangelizzato quella città e fatto un numero considerevole di discepoli, ritornano a Listra, Icònio e Antiochia”.

Essi percorrono a ritroso il cammino fatto e incontrano le comunità precedentemente fondate, “confermando i discepoli ed esortandoli a restare fedeli nella fede ‘perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni’”.

La conferma e l’esortazione indicano la fragilità e la vulnerabilità dei convertiti. E non può essere altrimenti, considerata la portata del coinvolgimento nella fede in Gesù Cristo e l’entrata nel regno di Dio con l’accoglienza, l’adesione all’insegnamento e alla pratica di Gesù; e, similmente al supplizio della croce da Lui patito, anche i discepoli “attraverso molte tribolazioni” e partecipano allo stesso martirio, anche se non così estremo.

Tuttavia il processo di conversione in atto merita l’attenzione e la dedicazione di Paolo e Barnaba, per consolidare la struttura della comunità nascente sul lato dell’organizzazione interna, in modo da insegnare, trasmettere il contenuto e sostenere il cammino. A tal fine scelgono persone affidabili: “Designarono quindi in ogni Chiesa alcuni anziani”.

L’assegnazione è preceduta dalla preghiera e dal digiuno, con “l’affidamento al Signore nel quale avevano creduto”, in virtù della promessa di rimanere in mezzo a loro fino alla fine dei tempi. È la fede nella costante presenza del Signore che rende audaci e coraggiosi Paolo e Barnaba nel consegnare il cammino e la crescita delle comunità agli anziani designati.

È la fede nell’azione dello Spirito del Risorto, il vero agente del sostegno della comunità,  che suscita la certezza che non verrà meno, ai designati, il necessario per svolgere il loro servizio, con responsabilità e impegno. Ad essi spetta la responsabilità del cammino della comunità con l’adeguata organizzazione, indispensabile per l’efficace servizio pastorale di crescita nella grazia di Dio.

L’evento Pasquale, culmine dell’insegnamento e della vita di Gesù, ha trasformato la loro vita, sul modello di Paolo e Barnaba, costituendoli messaggeri, annunciatori e testimoni del Regno di Dio, nel quale sono coinvolti e destinatari, assicurando la vita delle comunità. Con Paolo e Barnaba essi, in Gesù Cristo – il Risorto -, hanno percepito il farsi del regno di Dio, il suo significato, il cammino da percorrere, le esigenze, la dinamica per entrare in esso. È ciò che testimoniano e insegnano nella comunità credente.

Il coinvolgimento, per la fede, negli effetti della morte e risurrezione di Gesù Cristo, ha determinato l’immersione nella Trinità e nella realtà del Regno, con lo sconvolgimento del loro mondo interiore e della vita in generale. È la trasformazione radicale che motiva Paolo e Barnaba, e ogni autentico credente, a dedicarsi integralmente all’attività missionaria a favore di popoli e culture diverse dalla loro.

Di conseguenza l’azione pastorale si riveste di coraggio e fermezza nelle molteplici difficoltà nelle quali s’imbattono.

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