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Archive del 7 Giugno 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (At 2,1-11)

L’evento di Pentecoste – cinquanta giorni dopo la Pasqua – segna un momento molto importante e decisivo per l’umanità, con l’invio dello Spirito Santo preannunciato da Gesù stesso ai discepoli il giorno dell’ascensione.

Ogni manifestazione di Dio è improvvisa, senza alcun avvertimento. Essa irrompe in modo sconcertante nell’ambiente, coinvolge e sconvolge la vita delle persone a cui è diretta. I discepoli “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”, a porte chiuse per paura dei giudei. Per loro è difficile raccontare esattamente quello che è successo perché non ci sono parole adeguate e, necessariamente, ricorrono a comparazioni “quasi un vento che si abbatte impetuoso” “apparvero loro lingue come di fuoco”, giacché l’evento va molto oltre la capacità della corretta descrizione, essendo manifestazione dell’insondabile complessità del mistero di Dio.

Le ‘lingue’ si posarono su ciascuno di loro “e tutti furono colmati di Spirito Santo”. Esse sono il segno esterno dell’evento, che inciderà in modo determinate sull’opera di Dio nella storia, orientandola verso il fine da Lui stabilito riguardo alla partecipazione dell’umanità e del creato alla sua gloria con l'instaurazione del suo Regno.

L’essere colmati dallo Spirito che cosa ha significato per i discepoli e per gli apostoli in termini di comprensione dell’evento pasquale? e che ricaduta ha avuto sul loro comportamento riguardo alla missione affidata da Gesù?

Riguardo al primo aspetto, si è dato il rovesciamento dell’idea predominante sulla persona e attività di Gesù che da maledetto da Dio – tale era il significato del crocefisso – è annunciato come Salvatore e il Messia atteso. Nessuno se lo aspettava.

Pur avendolo visto Risorto, il significato pieno dell’evento rimane appannato, un misto tra lo stupore e l’incredulità. Lo Spirito, come un fuoco purificatore, ha fatto comprendere la portata dell’amore di Dio nel Risorto e l’avvento della sovranità di Dio, del regno in loro, fra loro e con tutta l’umanità.

Il rovesciamento riguarda non solo la comprensione della persona e l’attività di Gesù, ma anche degli stessi discepoli, della nuova percezione di sé stessi per il coinvolgimento e l’immersione nella realtà dell’amore di Dio, al punto da sentirsi trasformati, liberi dallo sconcerto e dal dubbio riguardo alla persona di Gesù Risorto.

Riguardo alla ricaduta sul loro comportamento, il coinvolgimento con il Risorto li porta ad annunciare e testimoniare il significato e la portata della risurrezione del Maestro; a donarsi per la causa del regno con lo stesso amore con il quale ognuno di loro è amato dal Signore e declinare tale amore nell’audacia coraggiosa dell’impeto missionario, rivolto alle autorità che condannarono Gesù, e ad  estenderlo a tutto il popolo e alle nazioni.

È l’esperienza “del vento impetuoso” – una forza irresistibile e incontrollabile – generata dalle “lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro” che crea lo spazio nella mente e nel cuore di ognuno, attivando la comprensione dell’evento e il loro coinvolgimento nel continuare la missione di Gesù Cristo a favore dell’umanità.

Come gli apostoli, ogni credente che apre la mente e il cuore allo Spirito trova l’autenticità di sé stesso nel fare propria la dinamica dell’amore di Gesù. In tal modo è reso capace di gestire quello che è caratteristico della propria cultura e del proprio patrimonio personale, nel rapporto simbiotico con sé stesso e altri appartenenti ad altre culture.

È attivata la dinamica della comunione fraterna e solidale e, nello stesso tempo, lo sviluppo, l’approfondimento di quello che di più vero appartiene a ogni soggetto preso singolarmente, con il risultato di rendere sempre più percepibile in ognuno, per la responsabilità a favore della causa del regno, l'immagine di Cristo.

Tale dinamica, nella misura in cui vi aderisce ogni gruppo etnico, senza rinunciare a ciò che è specifico della propria cultura, inclusa la fede religiosa, porta allo stupore, alla meraviglia come per coloro che si rivolgevano agli apostoli: “E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?”.

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