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Archive del 14 Giugno 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Pr 8,22-31)

Il brano presenta la Sapienza come una persona in rapporto con Dio: “Così parla la Sapienza di Dio”, e rivela la sua origine: “Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra”. Essa è in Dio e con Dio fin dall’eternità, da prima della creazione.

Dio non è un soggetto individuale e solo; la Sapienza è al suo lato, partecipa della sua essenza, della sua esistenza nel testimoniare che il Signore, quando “fissava i cieli, io ero là”, e “quando disponeva le fondamenta della terra io ero con lui come artefice”, coinvolta nella creazione dell’universo quale mistero dell'insieme organicamente strutturato e sintonizzato a favore del progetto di sviluppo e crescita dell'umanità, del bene comune.

L'insieme ha in sé stesso gli elementi e le condizioni di comunione fra le persone e i popoli che lo compongono. Esso si può paragonare agli elementi di un’orchestra nella quale ognuno svolge la parte che gli compete, in sintonia con il progetto di armonia e pace proprio della Sapienza, conforme alla volontà del Signore.

È doveroso non perdere di vista tale aspetto perché ogni persona, ogni gruppo umano, ogni elemento del creato non è casuale né superfluo o senza senso, ma è necessario per il ridere dell’universo, che è l’estasi di Dio, come ben dice un teologo della portata di Moltmann, ovvero l’avvento del suo regno.

Tale estasi aggancia il con ruolo della Sapienza: “ero la sua delizia ogni giorno, giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo”, il cui gioco nell'ambito divino coinvolge gli uomini nell'elaborare e testimoniare l'evento della comunione, nell'orizzonte dell'armonia e della pace.

Cosicché ogni momento è camminare insieme nel dono di uno per l’altro, nel trovarsi l’uno nell’altro nel gioco, nell’allegria sincera, disinteressata, gratuita, senza secondi fini, nella trasparenza dell’autentico rapporto.

Sotto tale profilo un’immagine affine all’esperienza della vita in Dio è offerta da tre bambini in tenera età attratti dal gioco che li accomuna nello stare insieme. Essi vivono il presente con tutto se stessi, con intensità, nella pura gratuità, senza rivalità o competizione, ma totalmente presi e coinvolti nel gioco puro e semplice, il cui fine è la gioia.

È il gioco che in Dio suscita stupore e delizia: “ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno”, e fa sì che la Sapienza lo riversi nella creazione: "giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo”.

Purtroppo gli stessi “figli dell’uomo” non si lasciano coinvolgere, resistono al gioco a causa della distorsione profonda del loro mondo interiore, deviato su altri cammini, spinti dalle loro immediate percezioni e sentimenti, sperando, ma allo stesso tempo illudendosi, di raggiungere gli stessi risultati.

Per loro il gioco ha tutt’altre caratteristiche.

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