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Archive del 27 Giugno 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (1Re 19,16b. 19-21)

 

Elia riceve da Dio l’incarico di ungere Eliseo come profeta e suo successore. Per lui è arrivato il momento di dare le consegne. Che cosa abbia provato nel suo animo il brano non lo dice, ma l’esperienza insegna che la fine di una tappa o di una missione è un momento di crisi, di giudizio, di valutazione del compito svolto e di apprensione per il nuovo, il futuro prossimo.

Semplicemente il redattore del testo riferisce la prontezza nel compiere l’ordine di Dio. È un segnale positivo di docilità alla volontà divina: “Partito da lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi”. 

Con sorpresa Elia irrompe nella vita di Eliseo; infatti “passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello” senza alcuna conversazione previa, più ancora, senza chiedere un esplicito consenso. Tuttavia Eliseo accoglie l’investitura giacché il mantello è simbolo della personalità e dei diritti di chi lo indossa; con il gesto di Elia gli è trasmessa la condizione di profeta per continuare la missione.

Elia compie l’ordine del Signore: “Ungerai Eliseo (…) come profeta al tuo posto”, ed Eliseo, probabilmente molto sorpreso e sconcertato, di punto in bianco è coinvolto nella missione che cambia la sua vita radicalmente.

Questo modo libero e sovrano dell’agire di Dio sorprende e sconvolge qualsiasi persona. È ben lontano dal modo di procedere umano fra persone, in dialogo e discernimento di ciò che è giusto e conveniente riguardo l’idoneità, la convenienza, la verifica delle attitudini e il grado di convinzione e determinazione per il corretto svolgimento del compito.

Nel caso specifico, la riconosciuta competenza e fama del profeta probabilmente ha attutito gli effetti sconcertanti dell’investitura, e facilitato Eliseo a disporsi alla volontà divina. Il testo registra semplicemente che “lasciò i buoi e corse dietro a Elia”, senza specificarne lo stato d’animo o aggiungere altro commento.

Il fatto rivela la sicurezza e la determinazione di Elia nel trasmettere la missione profetica,  senza attendere risposta alcuna di assenso o dissenso. Alla fermezza Eliseo risponde prontamente: “lasciò i buoi e corse dietro a Elia”.

Questi, cosciente delle conseguenze nei riguardi della famiglia, chiede ad Elia il consenso per il commiato: “Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò”.

Normalmente, in casi simili, la separazione, l’uscire da casa è un colpo molto forte, probabilmente lo è stato anche per Eliseo. Elia percepisce lo stato d’animo e la difficoltà, e risponde prontamente: “Và e torna, perché sai che cosa ho fatto per te”. È come se mettesse Eliseo in guardia dal non lasciarsi sopraffare dal sentimento verso i genitori o dal timore del futuro nei loro riguardi o verso di sé. La coscienza dell’investitura – “cosa ho fatto per te” – è anche appello al coraggio, e trova sostegno nella fiducia nel Signore che lo chiama alla missione.

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