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Archivio di Luglio 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Gen 18,20-32)

Il Signore disse: “Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave”. Egli si presenta sotto forma di una persona che vuole rendersi conto di quel che realmente sta succedendo nelle due città e verificare la portata del peccato nel quale sono immerse. E così entrano in scena i tre misteriosi uomini che Abramo accolse alle Querce di Mamre, i quali “partirono di là e andarono verso Sòdoma (vedi la prima lettura della scorsa domenica).

È come se il Signore e l’umanità dovessero prendere coscienza della forza del male e delle conseguenze del peccato.

Le due città sono sinonimo del potere e della forza del peccato, al punto da scambiare il male per il bene. La loro condizione si presenta irreversibile alla comprensione e allo sforzo umano di conversione, tanto grande è il dominio del male su tutti gli abitanti. Di fatto, quando ci si abitua al male, si diventa insensibili al bene e al danno che porta con sé e, anche volendone uscire, non ci sono le forze e le condizioni per farlo. Dirà il profeta Geremia: “Può un etiope cambiare la pelle o un leopardo le sue macchie? Allo stesso modo: potete fare il bene voi, abituati a fare il male?” (Ger 13,23).

In che consiste il grande e molto grave peccato? Per molti secoli è stato identificato con le pratiche omosessuali, basato sulla richiesta degli abitanti Lot: “dove sono gli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi perché possiamo abusarne!” (Gen 19,5). Secondo l’opinione degli studiosi il grave peccato di cui si sono macchiati non è riconducibile alle pratiche omosessuali; l’interpretazione più plausibile consiste nella mancanza di rispetto dei diritti dell’ospite, dello straniero, esattamente il contrario di quella di Abramo verso i tre sconosciuti che accolse alle Querce di Marme.

Abramo percepisce che il destino di Sòdoma e Gomorra è segnato. Chi si allontana da Dio si autodistrugge; chi fa il male diventa vittima dello stesso. Mosso dalla compassione Abramo dice al Signore: “Davvero sterminerai il giusto con l’empio? (…) E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?”. Per la sua compassione e misericordia, Dio ascolta Abramo ed entra in “gioco” con Abramo con un tira e molla sul numero di giusti per i quali intende risparmiare le città dal castigo imminente.

Suscita simpatia e ammirazione il racconto di come i due cercano una via di uscita a favore del trionfo della vita, e la cercano insieme: basterebbe trovare un numero di giusti, sempre più ridotto, addirittura fino al numero dieci, oltre il quale Abramo non osa spingersi,  ormai convinto della risposta negativa.

Al riguardo è opportuno ricordare il bellissimo brano della Sapienza: “Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento. Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta? Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza? Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita” (Sap11,23-26).

Nonostante l’intercessione di Abramo e la buona disposizione del Signore, non c'è niente da fare e, sconsolato, Abramo lascia la città al suo destino.

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a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Gn 18,1-10a)

Abramo, motivato dalla fiducia in Dio, esce dalla sua terra verso una meta sconosciuta che il Signore indicherà a mano a mano. La fiducia è riposta nella promessa di paternità di un popolo numeroso, come il numero delle stelle del cielo e dei grani di sabbia della spiaggia del mare, nonostante l’età avanzata e la sterilità della moglie Sara.

Gli anni passano e il figlio non arriva. Tuttavia, una notte, osservando nel deserto le innumerevoli stelle del firmamento, Dio gli appare e rinnova la promessa e Abramo, “sperando contro ogni speranza” (Rm 4,18), rinnova la sua fiducia. Il che piacque molto al Signore.

Le fede e la speranza caratterizzano i due eventi. Il brano odierno è il terzo segnato dalla carità, in virtù dell’accoglienza di tre misteriosi personaggi. “Il Signore apparve ad Abramo (…) Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui”. E Abramo si rivolge loro come se fossero un solo soggetto, dicendo loro: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo”. E ordina l’attenzione verso di loro propria dell’accoglienza, nel portare l’acqua in modo che, lavati i piedi, si accomodino sotto l’alberoNella tradizione teologica i tre sono ritenuti come se fossero un’anticipazione di quella che poi si rivelerà come la Trinità, ma studi recenti lo escludono. (A essa fa riferimento la famosa icona di Rubliev).

D’altro lato si ritiene che i tre uomini rappresentino tutti i popoli, e in essi si configura la misteriosa presenza del Signore. Accoglierli, offrire loro tutto ciò di cui hanno bisogno per proseguire il viaggio, è il momento culminante della comunione con il Signore.

Ogni giorno è necessario elaborare e offrire all’umanità quello di cui ha bisogno per continuare il cammino verso la pienezza dell’avvento della sovranità di Dio, l’avvento del suo regno, della comunione in e con Lui.

Abramo, appena li vide, “corse loro incontro e si prostrò fino a terra dicendo: ‘Mio signore (…) dopo potete proseguire, perché è ben per questo che siete passati dal vostro servo’”. All’accoglienza essi aderiscono positivamente: “Fa pure come hai detto”.

Abramo attiva una cura considerevole preparando il meglio di cui dispone e un rispetto singolare, come se fosse il loro servo: “Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono”. Non fa nessuna domanda, semplicemente li accoglie con grande disponibilità, attento ai loro bisogni.

L’evento configura la personalità di Abramo nel trascorrere degli anni. Tuttavia, già passarono ventiquattro anni dal giorno della chiamata, rimanendo fiducioso nella promessa umanamente impossibile. Mantenne la fiducia, rinnovando in modo sorprendente la speranza nella promessa e, infine, accoglie in modo così singolare – la carità – degli sconosciuti nei quali percepisce la presenza del suo Signore.

In virtù di cosa avviene ciò? La fiducia e la speranza declinano la carità. È la triade che apre l’evento della presenza e comunione con il Signore nella vita ordinaria.

I tre chiesero della moglie e, alla risposta di Abramo che stava nella tenda, ripresero: “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”.

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a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Dt 30,10-14)

Mosè, dopo aver stabilito l’Alleanza con Dio in nome del popolo liberato dalla schiavitù in terra d’Egitto (Egitto è sinonimo del male e del peccato), e in cammino verso la terra promessa, trasmette e indica loro la Legge come patto dell’Alleanza, affinché esso viva, cresca e consolidi la propria identità e i rapporti interpersonali e sociali nella libertà donata da Dio.

Alla trasmissione segue l’esortazione: “«Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima»”, affinché il popolo sia fedele all’alleanza nel discernere il cammino e, in esso, la corretta pratica di vita, frutto dell’indispensabile conversione.

La conversione che il Signore si aspetta è la pratica dell’amore che ha realizzato nei loro riguardi, liberandoli dalla schiavitù dell’Egitto. La finalità è che si mantengano liberi dal dominio del male e del peccato.

Più che la Legge in sé – i precetti di cui è composta – è lo spirito di essa, o meglio il motivo e la finalità per cui è promulgata, che costituisce il permanente riferimento per il suo compimento, quale griglia di discernimento quotidiano nelle diverse e nuove circostanze,  per vivere e crescere nel dono della libertà.

Rimanere nella pratica dell’amore e crescere in esso è garanzia del compimento della promessa di Dio nel condurre il popolo verso la nuova terra, punto finale del cammino nel deserto. Con esso si instaurerà la nazione come “popolo eletto”, nel testimoniare agli altri popoli l’eccellenza della loro esperienza, affinché vi aderiscano.

La Legge, a prima vista, sembra impossibile da rispettare. Essa proviene da Dio e il popolo ha l’impressione che soddisfarne il compimento richieda l'adozione di comportamenti impossibili per la persona e per il popolo, avendo sperimentato nella traversata del deserto ogni sorta di limiti, paure e difficoltà che, nell’insorgere,  deluderebbero le attese del Signore.

Nell’affrontare nuove situazioni, nell’iniziare un cammino sconosciuto e nel trovarsi in circostanze di pericolo e angustianti, come già era successo nel deserto, compiere la Legge esige una fede più consistente e tenace di quella che già ha fatto cilecca varie volte – prova della fragilità del popolo – al punto da ritenere la presenza e la promessa del Signore non rispondente alle loro attese.

Mosè li rassicura e li esorta a non spaventarsi, né tirarsi indietro: “Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto da te, né troppo lontano da te”. Non è impossibile compierlo come se esso fosse in alto nel cielo o nella profondità del mare e, perciò,  irraggiungibile al punto che il popolo si domanda: “Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo e farlo udire, affinché possiamo eseguirlo?”.

Mosè li rassicura: non è così; anzi, “questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica”. 

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ATTENZIONE: Aggiornamento del 12/07/2019

Rete Restiamo Umani a Manifestazione ed assemblea contro il Decreto Sicurezza Bis

E’ stato da poco confermato che l’inizio della discussione sul Decreto Sicurezza Bis, inizialmente calendarizzata per il 15 luglio, è stata spostata, sotto richiesta del Presidente degli Affari Costituzionali Giuseppe Brescia del M5S, al prossimo 22 luglio.

Questa richiesta è evidentemente un espediente per poter poi, dati i tempi limitati per l’approvazione del Decreto Bis, porre la fiducia in sede di votazione, evitando così il dibattito parlamentare ed eludendo, ancora una volta, il processo democratico.

Nonostante tale cambiamento, confermiamo la nostra presenza lunedì 15 luglio a piazza Montecitorio e invitiamo nuovamente alla più larga e plurale partecipazione.
Facciamo sentire le nostre voci a chi sarà dentro Montecitorio!

Una settimana non cambia i contenuti del Decreto bis né cambia le nostre posizioni!

#RestiamoUmani

 

di Alex Zanotelli – Missionario Comboniano

E’ come missionario che lancio questo appello contro il Decreto Sicurezza bis.

Sono vissuto per dodici anni dentro la baraccopoli di Korogocho (Nairobi) e ho sperimentato nel mio corpo l’immensa sofferenza dei baraccati (oggi sono duecento milioni i baraccati nella sola Africa!). Siamo passati dall’apartheid politica a quella economica: l’1% della popolazione mondiale ha tanto quanto il 99% . E’ questa una delle ragioni fondamentali per le migrazioni, insieme alle guerre e ai cambiamenti climatici. Per questo, come missionario, denuncio il cinismo con cui il governo giallo-verde respinge i “ naufraghi dello sviluppo”.

Non avrei mai pensato che un governo italiano avrebbe potuto regalarci un boccone avvelenato come il Decreto Sicurezza bis , che il 15 luglio verrà presentato in Parlamento per essere trasformato in legge.
Un Decreto le cui clausole violano i principi fondamentali della nostra Costituzione, del diritto e dell’etica.

E’ proprio l’etica ad essere colpita a morte perché questo Decreto dichiara reato salvare vite umane in mare. Ne abbiamo subito visti i vergognosi risultati con la Sea Watch 3 con la capitana Carola Rackete e con il veliero Alex di Mediterranea!
E in commissione Affari costituzionali e Giustizia, la Lega e i Cinque Stelle hanno ulteriormente peggiorato quel testo con nuovi giri di vite contro i migranti.
Infatti il Decreto rimaneggiato prevede lo schieramento delle navi della Marina e Guardia di Finanza in difesa del ‘confine’ delle acque territoriali; l’impiego massiccio di radar e monitoraggi con mezzi aerei e navali sulle coste africane per intercettare le partenze di migranti e segnalarle alle autorità libiche perché li riportino nei lager; il regalo di altre dieci motovedette al governo di Tripoli per riportare i rifugiati nell’inferno libico; infine un incremento delle multe fino a un milione di euro a navi salva-vite in mare, con l’arresto del comandante e sequestro dell’imbarcazione.

Nessun accenno al fatto che in Libia è in atto una spaventosa guerra e che Tripoli non è “ un porto sicuro”!

Questo Decreto Sicurezza bis , che sarà discusso e votato in Parlamento, ad iniziare dal 15 luglio, è un obbrobrio giuridico e etico che viola i dettami costituzionali ed è uno schiaffo al Vangelo. “Sono poliche criminali – afferma giustamente L. Ferrajoli – che provocano ogni giorno decine di migliaia di morti, oltre all’apartheid mondiale di due miliardi di persone.
Verrà un giorno in cui questi atti saranno ricordati come crimini e non potremo dire che non sapevamo, perché sappiamo tutto!”. Trovo vergognoso che i Cinque Stelle si siano allineati e sostengano le posizioni leghiste. Per questo mi appello a quei parlamentari grillini che non condividono le posizioni razziste e criminali della Lega a disobbedire come hanno fatto la storica attivista del Meet-up di Napoli, Paola Nugnes e il comandante G. De Falco. Non si può barare su vite umane, nello specifico, vite dei poveri!

E’ l’ora delle decisioni: se stare dalla parte della vita o della morte. Ma questo vale per ogni cittadino perché è in ballo la nostra democrazia e i suoi valori fondamentali (uguaglianza, solidarietà…), ma vale anche per ogni cristiano perché è in ballo il cuore del Vangelo.

Per questo uniamoci a “Restiamo Umani” che ha indetto un presidio davanti a Montecitorio, il 15 luglio alle ore 16, per dire NO a questo Decreto criminale. Noi ci saremo come “Digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti”, che da un anno, ogni primo mercoledì del mese, digiuniamo davanti al Parlamento contro le politiche migratorie del governo giallo-verde. Anche quel giorno digiuneremo.

Chiedo a tutte le forze sindacali (CGIL,CISL, UIL), a tutto l’associazionismo laico, alle reti, ai comitati di resistenza di scendere in piazza. Ma soprattutto mi appello all’associazionismo cattolico (Azione Cattolica, Caritas, Migrante, Focolarini, ACLI, FOCSIV…) perché si unisca alle forze laiche per dire no all’imbarbarimento della nostra società.
Mi appello ai missionari italiani, che hanno toccato con mano la sofferenza di quest’Africa crocifissa, perché alzino la voce e scendano in piazza contro leggi razziste e disumane.
Chiedo soprattutto ai nostri vescovi perché prendano posizione contro questo Decreto che nega radicalmente l’etica della compassione e della misericordia e propongano alle Parrocchie giornate di digiuno e di preghiera.

Uniamoci, credenti e laici, per difendere quei valori fondamentali negati da questo Decreto che, criminalizzando la solidarietà, disumanizza i migranti e tutti noi.

Restiamo umani e resistiamo!

Alex Zanotelli
Napoli, 11 luglio 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a Lettura (Is 66,10-14c)

 

Il brano è una raccolta di oracoli composta dopo il ritorno dei giudei dall’esilio babilonese. E sono ripresi per annunziare l’inizio di un’era di pace, in cui tutti avranno lunga vita e abbondanza di beni materiali, unitamente al favore divino.

“La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi”. Il tempo futuro (La mano….. si farà conoscere)  segnala che essa ora è inattiva per la vita del popolo, come quando lo era in esilio, in terra straniera, con la deportazione dalla terra promessa e la distruzione del tempio di Gerusalemme. Allora fu come un fulmine a ciel sereno, un grande trauma per Israele, uno sconcerto totale. La certezza della fedeltà di Dio all’Alleanza, e la condizione di popolo eletto, furono dissolti nel nulla ed il popolo fu privato della ragione del proprio essere, come respinto e dimenticato da Dio.

La causa fu il non aver rispettato le esigenze dell’Alleanza. Constatando come la terra promessa era divenuta il contrario di quello che Dio si aspettava, nonostante i profeti ripetutamente avessero messo in guardia il popolo e le autorità sulle conseguenze nefaste. Ma i capi del popolo ritennero che la condizione di “popolo eletto” avrebbe, in ogni caso, assicurato l’incolumità e la protezione da ogni invasione straniera e non considerarono seriamente che potesse avvenire l’invasione e la deportazione in terra pagana.

Ebbene, nell’attualità dei nostri giorni, si ripetono le condizioni di allora; ed ecco il mancato rispetto delle più elementari norme etiche di convivenza e dignità fra persone, culture e nazioni, in nome dell’avidità per il denaro facile, il potere, il dominio e la sottomissione a condizioni disumane, impensabili per chi ha buon senso e dignità. La triste condizione è percepita come “l’assenza della mano del Signore”, e le conseguenze ricadono non solo sulle persone, ma sulle risorse e sull'ambiente necessario alla vita umana e alla bellezza del creato, affidato dal Signore alla cura degli uomini.

Il Signore è privato di ciò che gli appartiene e del rispetto che merita. Lui stesso è come esiliato dalla sua creazione: la sofferenza e il lutto lo accompagnano costantemente. Nel lutto, l’umanità degradata e il Signore sono uniti dalla stessa sofferenza. Ma il Signore è fedele nell’amore per la sua creazione, opera delle sue mani, fra le quali il popolo eletto – Israele – che ama Gerusalemme: “voi che l’amate”. Nell’attualità, l’amore del Signore coinvolge tutti i popoli e l'intero creato.

È in virtù dell’amore che “la mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi”, sperando che Israele e l’umanità, rassicurati dalla promessa, si comportino eticamente e stabiliscano rapporti interpersonali e sociali nello stesso amore con cui sono amati, e ricostruiscano un mondo nuovo nei dettami dell’Alleanza, con l’avvento del regno di Dio.

Una nuova epoca – una rinnovata creazione – ha inizio con l’intervento del Signore. Questi è “come una madre che consola il figlio”, con tale affetto e intensità che “Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saranno rigogliose come erba”. Egli da' inizio a un futuro pieno di speranza, che si apre davanti a loro per la rinnovata fiducia nella promessa,  percependo l’azione del Signore e, con essa, l’attualizzazione della condizione del nuovo popolo di Dio.

Il Signore non abbandona il suo popolo, nonostante l’infedeltà di questi, né si dimentica della sua promessa ma, per l’amore fedele, lo reintegra nel piano divino quale umanità rinnovata e trasformata con l’accoglienza della sua sovranità. Per Israele e l’umanità sarà un’esperienza indimenticabile. Annuncia il profeta: “Esultate (…) sfavillate con essa – Gerusalemme – di gioia (…) sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni; succhierete e vi sazierete al petto della sua gloria”.

“Il petto” si riferisce alla gloria di Dio, alla sua giustizia e al suo amore per il popolo, alimento gioioso e conveniente che sosterrà la fedele osservanza all’Alleanza, in modo che i cittadini delle nazioni manifestino la fraternità, la giustizia e il diritto che Dio trasmette loro.

Tale alimento sarà sorprendente per abbondanza ed efficacia: “Ecco io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace: come un torrente in piena, la gloria delle genti”.

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