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Archive del 9 Agosto 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Sap 18,6-9)

Il testo è una riflessione sull’azione di Dio a favore d’Israele e il coinvolgimento di quest’ultimo. L’iniziativa parte da Dio, che annunciò l’intervento di liberazione del popolo dalla schiavitù dell’Egitto (sinonimo del male e del peccato): “La notte della liberazione fu preannunciata ai nostri padri”. In nessun modo il popolo si sarebbe liberato con le proprie forze, tanto era stringente e ferreo il dominio degli oppressori.

Al popolo umiliato, schiacciato dalla schiavitù e senza speranza, l’annuncio dell’intervento del Signore è finalizzato “perché avessero coraggio, sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà”. È il coraggio necessario per una nuova società che gestisce la libertà, che gli è donata con la liberazione, nella pratica del diritto e della giustizia, fondamento della dignità di ogni persona e ambito dell’adeguata convivenza sociale in pace, armonia e pienezza di vita.

“Il tuo popolo, infatti, era in attesa della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici”. Riguardo a questi ultimi, il riferimento è a coloro che imposero la schiavitù. Evidentemente, la liberazione dei giusti – non perché fossero perfetti, anzi, – è conseguenza, frutto dell’azione di Dio, che li rende tali rompendo il progetto e gli interessi degli oppressori, per i quali l’evento è una disgrazia che sfocerà nella vicenda del mar Rosso: “Difatti come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te”. 

La memoria d’Israele ricorderà sempre che il Signore agì in loro favore con mano forte e braccio potente. La liberazione è la nuova chiamata all’alleanza, all’osservanza fedele e fiduciosa del cammino indicato dalla Legge, stipulata da Mosè sul Sinai. L’evento della liberazione e del Sinai è ritenuto manifestazione della gloria di Dio al suo popolo: “così glorificaste noi”, in virtù del suo amore.

Resi liberi dal peccato – dalla dipendenza, dalla schiavitù – e costituiti "figli santi dei giusti,”, coloro che accolsero e perseverarono nel dono della liberazione “offrirono sacrifici in segreto” celebrando il culto, la memoria di quell’evento, con la finalità non solo di ricordare il passato ma di attualizzarne gli effetti, come se in quel momento si ripetesse l’evento della liberazione, perché cova sempre il misterioso impeto di cedere alla seduzione e tentazione del male.

Come antidoto, nella celebrazione “si imposero, concordi questa legge divina: di condividere allo stesso modo successi e pericoli”, e strinsero un patto di solidarietà valido sempre, nelle condizioni favorevoli come in quelle avverse. La solidarietà e la responsabilità hanno un’impronta divina che sostiene e motiva la pratica dell’amore, con cui il Signore ha amato il suo popolo e ogni persona agendo a loro favore, liberandoli dalla schiavitù e conducendoli alla terra promessa.

La solidarietà e responsabilità fraterna non sono altro che la declinazione della familiarità di Dio nei loro confronti, la manifestazione del loro legame di giustizia e rispetto della Legge, espressione della presenza del Signore come loro re.

Essi, intonano “… subito le sacre lodi dei padri”. Qualunque sia la circostanza, favorevole o avversa, intonare “subito” le lodi a Dio manifesta la solidità, consistenza e supremazia della fede, della loro fiducia nel Dio liberatore.

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