Get Adobe Flash player

Pace per tutti

Categorie Articoli

Benvenuti

Archivi del sito

Calendario

Agosto: 2019
L M M G V S D
« Lug   Set »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Login

Archive del 15 Agosto 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Is 66,18b-21)

Il brano testimonia come il Signore va oltre l’indignazione e l’ira per l’infedeltà del popolo all’Alleanza, e si propone non solo di riscattarlo dalla condizione ignobile in cui si è posto, ma di ricondurlo sul cammino della fedeltà, in modo da compiere la finalità per la quale è stato eletto, “collaborando” con il Signore per la salvezza universale dei popoli.

“Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria”. È il progetto del Signore di coinvolgere persone di ogni razza e lingua, che suscita grande sconcerto in Israele perché la purezza della discendenza – la cui origine risale ad Abramo e all’Alleanza testimoniata dalla circoncisione – era ritenuta imprescindibile per entrare, a pieno diritto, nel regno di Dio con la venuta del Messia.

Annunciare che tutte le genti “verranno e vedranno la mia gloria” aumenta lo sconcerto e la confusione nel popolo, che riteneva la partecipazione alla gloria di Dio, ricezione della sua santità, fonte di vita piena. E allora che differenza c’è fra il popolo eletto e tutte le genti? Verrà meno l’esclusività, il privilegio di Israele come popolo eletto?

Per di più costoro saranno costituiti missionari, e trasmetteranno il dono per coinvolgere altri che ancora non lo conoscono o sono lontani, in modo che nessuno sia escluso. Dice il Signore al riguardo: “Io in essi porrò un segno”, il segno della fraternità, della solidarietà, della giustizia, della pace e della concordia; in altre parole, la fratellanza e la solidarietà universale.

In tal modo “essi annunceranno la mia gloria alle genti”, suscitando ammirazione, stupore e desiderio di aderirvi per instaurare un nuovo ordine personale e sociale, manifestazione della forza, del potere e della santità di Dio. Essi saranno come una calamita che attrae e “Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari al mio santo monte di Gerusalemme”. L’impatto sarà così forte e sorprendente da muovere, con qualsiasi mezzo a disposizione, un gran numero di persone provenienti da tutte le parti.

Notevole rilevare come la missione di ricondurre al Signore tutte le genti costituisce “l’offerta al Signore”, dello stesso valore di “come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore”. Pertanto la purezza dell’offerta è costituita dalla comunione fraterna fra le genti di ogni razza e nazione, e non più nella qualità pregiata degli oggetti di culto.

Ancora più sconcertante è l’affermazione: “Anche tra loro mi prenderò sacerdoti leviti, dice il Signore”, considerati dal Signore alla stessa stregua dei membri d’Israele, il popolo eletto, formando l’unica famiglia di Dio.

La loro integrazione, allo stesso livello degli israeliti di pura origine, ha sorpreso non poco gli uditori. Basta considerare che ai tempi di Gesù, per essere eletto sacerdote, oltre ad appartenere alla tribù di Levi, si doveva verificare negli archivi del tempio, in Gerusalemme, la purezza razziale fino alla quinta generazione da parte del padre e della madre, senza nessuna mescolanza con altre etnie.

Il fatto che addirittura stranieri, anche se convertiti al giudaismo, saranno “sacerdoti leviti” è il massimo dello sconcerto.

Leggi il resto di questo articolo »

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Ger 38,4-6.8-10)

 

“Quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male”. Parole durissime, pesanti come un macigno che cade sulle spalle del profeta Geremia, con le quali i capi del popolo lo accusano davanti al re. Con l’assedio di Gerusalemme, da parte del re babilonese Nabucodonosor, i capi e le autorità del popolo esortano i cittadini a resistere, fiduciosi per la loro condizione di popolo eletto e nel tempio, quale pedana dove Dio poggia i suoi piedi e che è ritenuto l’ombelico del mondo che collega cielo e terra. Pertanto, nella concezione comune, mai Dio permetterebbe la profanazione né la vittoria dei nemici. Egli è a loro lato per liberare l’assedio.

Geremia invece predica il contrario: che la città che verrà invasa, il tempio distrutto, il popolo deportato in esilio a Babilonia a causa della infedeltà all’alleanza. Gli argomenti e le esortazioni dei capi sono ritenuti dal profeta un terribile e devastante inganno.

Come è ovvio in situazioni del genere, la tensione fra Geremia e le autorità giungono al culmine, al punto che i capi chiedono al re la sentenza di morte: “Si metta a morte Geremia, appunto perché scoraggia i guerrieri (…) e scoraggia tutto il popolo”, perché non vuole il bene del popolo ma il suo male. È l’accusa di tradimento.

Il re non ha la forza politica di opporsi, anche se interiormente non è d’accordo con la condanna. Egli aveva ascoltato Geremia in un incontro segreto e era rimasto  particolarmente impressionato. Tuttavia, non può opporsi agli accusatori e, di conseguenza, decide: “Ecco egli è nelle vostre mani; il re non ha poteri contro di voi "; e costoro lo gettano nella cisterna di fango, condannato a morire di stenti.

È il dramma dei profeti di ogni tempo. Chiamati da Dio, non si comportano da teologi di corte dicendo quel che le autorità e il potere si aspettano. Al contrario, smontano i loro piani e creano sconcerto nelle persone, nel popolo. La solitudine dei veri profeti è radicale, al punto che si domandano perché e che senso abbia la loro chiamata e l’affidamento della missione profetica.

Entra in scena Ebed-Mèlec, l’etiope, un eunuco che era nella reggia al servizio del re. Mosso a compassione e rattristato per quanto accaduto, si avvicina al re fuori della reggia, lontano dagli occhi e dalle orecchie indiscrete e supplica: “quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta (…) morirà di fame, perché non c’è più pane nella città”.

Per mezzo suo, uno straniero e per giunta eunuco (il tipo di persona più disprezzato dal popolo d’Israele), il Signore interviene a favore di Geremia strappandolo dall’inevitabile morte. È sorprendente e sconcertante che Dio agisca in tal modo, ma è proprio della libertà del Signore agire fuori da schemi o canoni ritenuti vincolanti e, pertanto, qualsiasi persona mossa dal senso di giustizia e di rettitudine media la volontà e l’azione del Signore, indipendentemente dalla nazione o dalla religione che professa.

Si profila l’apertura riguardo ai rapporti fra il Signore e le persone che appartengono alle più diverse origini e fedi. In essa si discerne l’azione di Dio nelle circostanze che sviliscono la giustizia e il diritto, in nome della dignità e sacralità della vita ingiustamente ferita o disprezzata. Il re, una volta liberato dalle precedenti pressioni, ordina d’intervenire immediatamente: “Prendi tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia”.

Normalmente l’attività profetica, che non si lascia corrompere da interessi di vario tipo (denaro, prestigio, incarichi di governo, benevolenza delle autorità costituite, ecc.), suscita divisioni, conflitti, tensioni con le istituzioni, i governanti e anche con le persone care legati da affetti sinceri.

Leggi il resto di questo articolo »