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Archive del 3 Ottobre 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Ab 1,2-3; 2,2-4)

È un momento di grande tensione per Abacuc: "Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti”; si sente abbandonato e defraudato da Colui che lo ha chiamato alla missione profetica. Tutto ha un limite di sopportazione e di pazienza, oltre il quale subentra uno stato di esasperazione e di sconforto, proprio di chi è in un vicolo cieco, senza uscita. Lo sconcerto è totale per la mancanza di risposta. E rinnova la supplica chiedendo: “Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?”.

Il profeta descrive la condizione in cui si trova: “…Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese”, nella certezza che tutto passa sotto gli occhi del Signore e non muove un dito! Com’è possibile che ciò accada? Perché non fa niente? Angosciato e al limite della sopportazione il profeta sfoga la sua amarezza: “Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, e a te alzerò il grido: ‘Violenza!’?”, nella speranza di ottenere la risposta.

Il popolo e le autorità non rispettano l’Alleanza stabilita con l’uscita dalla schiavitù dell’Egitto. La liberazione, dono del Signore, non è assunta e vissuta come radice e linfa dei rapporti interpersonali, dell’organizzazione sociale sui binari del diritto e della giustizia, in modo che la terra promessa sia l’ambito di fraternità responsabile e luce per le altre nazioni.

La liberazione finalizzata a fare delle persone soggetti liberi, capaci di coltivare in sé stessi il dono della libertà, per coinvolgere e attrarre nell’avvento del regno i popoli stranieri si sta rivelando un fallimento. Non solo, ma quello che emerge è proprio il contrario: la terra promessa sta configurandosi come un nuovo Egitto – sinonimo di schiavitù e impero del male – tradendo la finalità dell’Alleanza.

Il profeta, chiamato dal Signore a rappresentarlo presso il popolo, avendo rilevato l’allontanamento di esso da Lui e dall’alleanza, si trova in una condizione di particolare disagio e sofferenza, a causa della consistenza e della radicalità della situazione che perdurerà indefinitamente. È il senso della domanda: “Fino a quando?” che, fra l’altro,  manifesta la stanchezza, il peso insopportabile dell’impotenza, della solitudine, la mancanza di percezione di una via d’uscita.

Nell’attualità, situazioni sociali incancrenite, interminabili guerre e conflitti, avvilenti esperienze personali di sofferenza, rovesci professionali, mancanza di lavoro, insuccessi affettivi, solitudini interminabili e altro portano alla stessa domanda: fino a quando? Se Dio esiste perché ciò accade? Perché non interviene? E molti si chiedono: ma allora davvero esiste?

Entra in crisi la fede nella bontà paterna di Dio, tanto è il peso dello sconcerto. Ci sono situazioni nelle quali è difficile trovare la risposta adeguata. Il mistero profondo di Dio si presenta come oscurità, nebbia, perdita di riferimento nel quale risalta tutta la sua incomprensibilità.

Tuttavia, arriva il momento in cui il Signore si fa sentire e si schiera: “Scrivi la visione, incidila bene su tavolette perché si legga speditamente”. Le parole offrono la certezza che, pur nel silenzio, Dio non è assente né ignora quello che sta succedendo. Più ancora, si compromette personalmente nell’intervenire con determinazione e chiarezza. Non stabilisce il momento esatto, perché il quando resta indeterminato: “È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà”.

L’esperienza assicura che il Signore è fedele alla promessa, a quello che dice.

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