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Archive del 18 Ottobre 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Es 17,8-13)

Dopo la liberazione dal male e dalla schiavitù dell’Egitto, Israele è in cammino verso la terra promessa. Nel percorso deve affrontare l’ostilità: “Amalèk venne a combattere Israele a Refidìm”. Non è possibile evitare o aggirare il confronto né fuggire o tornare indietro, sarebbe rinnegare il dono della liberazione operata dal Signore, perdere fiducia nella sua presenza e nella promessa riguardo alla nuova terra, meta della liberazione definitiva e luogo dell’avvento del regno aperto a tutte le nazioni. Pertanto Mosè disse a Giosuè: “Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amelèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio”.

Il vissuto odierno, nel mondo globalizzato, ripropone circostanze simili. Coloro che per la fede negli effetti della morte e risurrezione di Gesù Cristo sono liberi dalla forza del male, della schiavitù del peccato e in cammino verso nuovi orizzonti di giustizia, diritto e pace – il tesoro del regno di Dio, perla preziosa per la quale vale la pena vendere tutto – si imbattono in numerosi “amaleciti” nella comunità credente e nella società, che si frappongono come ostacoli e deviazione verso altri progetti.

È doveroso non soccombere e affrontare con determinazione il conflitto, sulla scia di Giosuè che "eseguì quanto aveva ordinato Mosè per combattere Amelèk”. È fondamentale, per mantenersi liberi dal male, crescere nel dono della libertà e consolidarla in vista di ostacoli che richiederanno maggiore impegno, immergendosi nell’amore e nella libertà sostenuti dallo Spirito di Dio.

Nel cammino e nel conflitto non si è soli. Come avvenne per il popolo d’Israele, si può contare ogni giorno sulla presenza, sull’aiuto e la forza del Signore, implorata nella preghiera di intercessione.

Mentre Giosuè combatteva, “Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle”. Il colle è il luogo dell’incontro con Dio, lo spazio dove percepire la familiarità con Lui che sostiene e motiva la pratica della giustizia e del diritto in ordine all’avvento del regno. Oggi, questo luogo è il cuore della persona – il suo pensiero, il progetto, l’assimilazione e l’adesione alle condizioni dell’avvento del Regno – lo spazio di accoglienza, dell’azione e forza dello Spirito.

La necessità e il potere dell’intercessione sono simbolizzate dal fatto che “Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amelèk”. L’orazione è l’anello di comunione fra Dio e il popolo: con essa Dio è riconosciuto e invocato come Signore che, guida sicura, cammina con il suo popolo.

La causa di Dio e quella del popolo sono la stessa realtà che sostiene lo stretto rapporto nel quale Dio e il popolo crescono nella qualità di vita per la comunione nell’amore che si stabilisce.

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