Get Adobe Flash player

Pace per tutti

Categorie Articoli

Benvenuti

Archivi del sito

Calendario

Novembre: 2019
L M M G V S D
« Ott    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Login

Archive del 7 Novembre 2019

 

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (2Mac 7,1-2.9-14)

Il brano narra il tragico racconto del martirio di sette fratelli e della madre per opera di Antioco Epifane che, nel II secolo prima di Cristo, invase Israele e volle sottomettere la popolazione ai costumi e alla religione dei greci. A tutti i costi – anche con la tortura fino alla morte – gli Israeliti dovevano rinnegare la religione dei padri. Di conseguenza sorge la reazione guidata dai Maccabei e il brano mostra le conseguenze estreme dei resistenti.

Le risposte dei martiri al torturatore offrono delle considerazioni che meritano rilievo: “Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri”. Il coraggio e la determinazione di opporsi alla trasgressione dei precetti manifestano la fermezza e la consistenza dell’identità, della filosofia di vita e dell’osservanza della Legge.

Essa è ritenuta un dono, più importante della stessa vita. Dirà il salmo 63: “la tua grazia vale più della vita”, e si riferisce al dono della Legge. Come abbiano acquisito tale identità non è detto, ma si può ben intuire che proviene dall’educazione familiare, dal vissuto sociale cui appartengono e, soprattutto, dalla pratica stessa della Legge.

Infatti essa non è intesa come un dovere o un obbligo da compiere, perché proviene da Dio e manifesta la sua volontà. Il motivo della fedeltà non consiste nell'evitare la condanna e il castigo, ma, in positivo, nella certezza della vita eterna – “dopo che saremo morti per le sue leggi – di Dio – ci risusciterà a vita nuova ed eterna” -. La fedeltà all’Alleanza, con l’intelligente e audace pratica di essa in ordine all’avvento del Regno di Dio, è la finalità della missione d’Israele.

La risurrezione, nell’Antico Testamento, ha una portata e un significato diverso da quella cui siamo abituati a pensare riguardo a Gesù Cristo. Essa ha come sfondo la certezza che nessuno potrà sottrarsi al compimento della Legge, neanche dopo la morte. Se qualcuno dovesse pensare che la Legge vale per questa vita e gabbarla, perché dopo la morte non ha più senso, è in errore. Sarà risorto, giudicato secondo la Legge e non potrà sfuggire al giudizio di condanna eterna. La risurrezione è il trionfo della Legge.

D’altro lato è doveroso affermare che, non solo la prospettiva del merito, ma soprattutto il misterioso rapporto d’amore con il Signore, sostiene la forza e la determinazione di sopportare il martirio e conformare la certezza della speranza. Il merito fine a sé stesso non ha la forza necessaria per sostenere la fedeltà in circostanze del genere.

Perciò, “È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere di nuovo risuscitati”. Cosicché, “Dal cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero riaverle di nuovo”.

La speranza nella risurrezione si fonda e prende consistenza nell’osservanza della Legge che, con il passare del tempo, sarà ritenuta il mezzo per acquisire meriti, come se il Signore non potesse esimersi dal concedere la risurrezione in virtù della scrupolosa e fedele osservanza.

Rimanere nell’orizzonte del merito fa sì che la preoccupazione del credente sia accumularne quanto più possibile, con osservanza sempre più rigorosa.

Leggi il resto di questo articolo »