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Archive del 15 Novembre 2019

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Ml 3,19-20a)

Nell’approssimarsi della fine dell’anno liturgico, i testi indicano la meta del creato, della storia, dell’umanità e di ogni persona, con un evento umanamente sconcertante: “Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno”. È importante porre attenzione all’evento finale: conoscere la meta è condizione necessaria per individuare il cammino, sul come e cosa investire in modo soddisfacente.

Gesù dirà di sé: “Io sono il cammino” (Gv 10,6), non la meta, il regno di Dio, che va oltre la sua persona. Assumendo il cammino si entra nella dinamica del regno ultimo e definitivo e, con esso, nella comunione con Lui. Procedendo nel cammino si ridisegna la storia, o meglio la nuova storia (non si tratta di un’altra storia, ma la stessa storia trasformata per la gloria di Dio) che non avrà fine, per la partecipazione all’inesauribile dinamica del Suo amore.

Il profeta annuncia che “sta per venire il giorno”. È noto che il fine ultimo è sempre il primo nell’intenzione e l’ultimo nell’esecuzione. Quello che motiva e sostiene l’azione è il fine, senza il quale si procede barcollando, senza sapere dove si va, vagando un passo dopo l’altro nell’incertezza, nel timore e nel disagio proprio di chi cammina nella fitta nebbia.

Dal punto di vista di Dio la storia comincia dal finale, dalla meta, alla cui luce la persona e l’umanità determinano il corretto rapporto con Dio nell’accogliere l’avvento del Regno oggi – il dono della sua sovranità – nella condizione penultima, perché circostanziale ma in tensione verso l’ultimo e definitivo. Tale cammino e processo qualifica ogni attimo del presente, che racchiude in sé la verità della promessa di Dio trasmessa, di generazione in generazione, e il futuro di pienezza di vita con la partecipazione nella Sua gloria.

Quel giorno del compimento atteso sarà “rovente come un forno”. Immagine spaventosa e  motivo di sconcerto, al punto che la persona preferisce rimuoverlo. Cosicché ogni catastrofe naturale suscita l’interrogativo se non sia un segno premonitore della fine.

Tuttavia, l’immagine “rovente come un forno” può evocare altri scenari: il roveto ardente di Mosè; la colonna di fuoco che accompagna e guida il popolo d’Israele, liberato dal male e dalla schiavitù dell’Egitto, verso la terra promessa; la fornace dove il profeta Daniele e i suoi compagni furono gettati per ordine del re e da cui uscirono incolumi.

Oltre all’immagine spaventosa, quindi, c’è anche quella dell’amore liberatore, della purificazione e della glorificazione. È l’esperienza del Gesù storico – dalla nascita alla risurrezione – in virtù della quale è costituito Gesù Cristo, lo Spirito che dà vita.

Il “giorno rovente come un forno” è il giorno di tutti i giorni, acceso dall’evento Gesù Cristo. Il “forno” rimane acceso e attivo nella persona per la fede, tuttavia, la cenere dell’incredulità lo smorza e ne impedisce l’efficacia rigenerativa.

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