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Archive del 9 Gennaio 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Is 42,1-4.6-7)

Con il ritorno del “resto” d’Israele – fedele nel timore di Dio e desideroso di tornare nella terra promessa – dopo l’umiliante esilio a Babilonia causata dal peccato per aver abbandonato l’Alleanza – il Signore interviene indicando un soggetto, non meglio identificato, con il termine di servo: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio”, col proposito di ricostruire la nazione.

Ebbene, di lui dice il Signore: “Ti ho chiamato (…) ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni”. Il servo si avvale dello speciale rapporto con il Signore, al punto da rappresentare davanti a Lui il popolo eletto e tutte le nazioni. È incaricato di stabilire, di espandere e coinvolgere tutte le nazioni nell’Alleanza stabilita nel Sinai, con l’uscita di Israele dalla schiavitù dell’Egitto.

Per lo svolgimento del compito il Signore afferma: “ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni”. Lo spirito è la forza, la dinamica di Dio per l’esecuzione della missione. Solo così il servo raggiungerà l’obiettivo, sempre che i destinatari ne comprendano il progetto, la portata, l’importanza, e abbiano fiducia nel compimento della promessa, nella sovranità del Signore accogliendo e praticando i termini dell’Alleanza. Il servo indicherà loro cosa e, soprattutto, come fare per impiantare la giustizia, la responsabilità e la fraternità, nel rispetto delle diversità di ogni singolo popolo e nazione,  per l’avvento del regno di Dio.

Per raggiungere lo scopo il Signore lo istruisce sul come procedere: “Non griderà né alzerà la voce”. Il servo instaurerà il dialogo, la conversazione fraterna, come si fa con le persone che si pongono sullo stesso livello e sono interessate a capire la proposta in tutti i suoi aspetti, in modo da aderire per convinzione e non per costrizione.

Alzare il tono, gridare e usare la piazza è proprio di chi non ha rispetto e fiducia nella capacità di ascolto e comprensione degli uditori. Per di più, costui presume di avere autorità e potere in nome di una “superiorità” che deve essere riconosciuta e accettata da parte degli ascoltatori, senza alcuna obiezione o domanda.

Di maggiore importanza è che il servo “non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta, proclamerà il diritto con verità”. In primo luogo sarà attento a chi, agli estremi della fragilità umana o al limite della speranza, sta per cadere nell’irrimediabile. La sensibilità, la compassione per il disagio e la sofferenza lo muoverà nella prospettiva di aiuto, sostegno e stimolo per ristabilire la vita nelle sue diverse espressioni, in modo degno e soddisfacente. È proclamare non solo a parole ma con opere “il diritto con verità”.

Il Signore indirizza la finalità della missione del servo: “ti ho chiamato per la giustizia (…); ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni”. Verità e giustizia camminano assieme nell’offrire i requisiti affinché le persone, e la società tutta, dispongano delle condizioni per rinvigorirsi, rinfrancarsi, riaccendere ed approfondire la speranza e il senso della vita in ordine alla sovranità di Dio, riconosciuta nel vissuto giornaliero e nei diversi ambiti. È la finalità del diritto.

Al riguardo il Signore segnala gli effetti del corretto svolgimento della missione: “perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre”. In senso metaforico questi termini indicano il successo della reintegrazione nei rapporti interpersonali e nell’ambito sociale dell’escluso, del marginalizzato, del peccatore ritenuto, erroneamente, castigato per le sue colpe e privato di futuro, di soddisfazione e di gioia.

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