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Archive del 23 Gennaio 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Is 8,23b-9,3)

“In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali”, a causa dell’invasione assira. L’umiliazione si deve al peccato del re e delle autorità per aver abbandonato il cammino dell’Alleanza e, di conseguenza, la fiducia in Dio. La ripercussione è la deportazione e il giogo della schiavitù: “la sbarra sulle spalle, e il bastone del suo aguzzino”. Per il popolo è come un camminare nelle tenebre, senza sapere dove andare, senza futuro né speranza.

Liberato il popolo dalla schiavitù dell’Egitto, il Signore l’ha costituito popolo eletto. Nel deserto, in cammino verso la terra promessa che raggiungerà dopo un lungo e travagliato cammino, stipula per mezzo di Mosè, sul Sinai, l’Alleanza, il patto di mutua fedeltà in virtù del quale Egli sarà il loro Dio ed essi il suo popolo eletto.

Nell’imminenza di entrare nella terra promessa, in Sichem, il popolo e le autorità rinnovano l’impegno dell’Alleanza, affinché nella terra promessa tutti conservino e crescano nella libertà loro donata con la pratica della giustizia e del diritto, con attenzione, soprattutto, alle persone più esposte al sopruso – la vedova, l’orfano e lo straniero – in modo da rendere evidente il regno di Dio nella vita personale e sociale.

Purtroppo, nonostante l’intervento dei profeti, ai quali le autorità non prestarono ascolto, le cose andarono ben diversamente, sino al crollo delle regioni del nord del paese – la Galilea – e l’esilio in terra straniera.

Anche oggi molte persone e comunità vivono da esiliate e straniere nella propria terra, per la prepotenza di chi pratica l’ingiustizia, la discriminazione, il sopruso e la corruzione a vantaggio proprio ed a scapito della collettività. La conseguenza è il sopravvento della sfiducia fra le persone, la perdita di autorevolezza delle autorità, il sospetto dell’inganno verso coloro che ingannano o opprimono invece di servire il popolo e la causa del regno di Dio.

Il desiderio di ricercare di una via d’uscita è frustrato dal sorgere o dal consolidare barriere che isolano l’uno dall’altro, e rendono difficile un autentico rapporto umano e di giustizia sociale. In molti c’è rassegnazione, accompagnata dal sentimento d’impotenza, senza speranza per un futuro migliore. Ad ogni proposta di lottare per uscire da questa situazione prevale il pessimismo e l’immobilismo delle autorità, con il conseguente rifugio nell’individualismo o la chiusura in circoli ristretti di persone, affini per sentimenti e prospettive.

Ebbene, “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”. È il rifulgere della luce che dissolve le tenebre. Non sradica il male né lotta contro di esso, semplicemente prevale nel dissolvere le tenebre del male. È la luce dell’amore, della giustizia, del diritto e della carità, con particolare attenzione verso i più deboli. È l’intervento del Dio liberatore, con il suo amore per la persona e per l’umanità che affascina, stupisce e coinvolge a nuova vita, spingendo a elaborare un nuovo ordine sociale.

In tal modo “ha spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle spalle, il bastone dell’aguzzino, come nel giorno di Madian”. Il giorno di Madian richiama la potenza di Dio per mezzo di Gedeone che, con pochi uomini, organizza la battaglia in modo che i nemici, presi dal panico, si uccidono fra loro. Non sono gli Israeliti a battersi contro i loro nemici, ma la potenza di Dio. È una guerra santa condotta e vinta da Dio (Gdc 7). Il brano può essere letto come la metafora dell’amore di Dio di cui sopra, del potere e della forza di chi si lascia vincere dalla luce.

Per la potenza dell’amore del Signore e la fedeltà alla promessa – all’Alleanza – Egli stesso scende in campo e pone fine all’umiliazione del suo popolo, aprendo un futuro che “renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti”. Per sua iniziativa riabilita Israele alla condizione di popolo eletto – l’impegno dell’Alleanza – e, con essa, inizia una nuova epoca, un tempo rinnovato, una nuova opportunità per raggiungere gli obiettivi che il Signore aveva indicato come meta della fedeltà del popolo all’Alleanza. In tal modo il popolo si riappropria della terra promessa, ritrova la propria identità e rinnova il suo impegno con il Signore, nei termini del patto del Sinai.

Perciò lodano il Signore e Lo ringraziano perché “Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la delizia”; un nuovo avvenire si profila e ritorna l’entusiasmo, la gioia e i propositi di ricominciare, ricostruire e consolidare sentimenti appropriati alla circostanza. 

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