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Archive del 6 Febbraio 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Is 58,7-10)

 

Ai tempi del profeta Isaia era consolidata la convinzione sull’importanza della pratica del digiuno. La legge comandava il digiuno nel giorno del perdono dei peccati e gli osservanti scrupolosi, i rigorosi farisei al tempo di Gesù, lo praticavano due volte alla settimana, nella certezza di acquisire meriti che sarebbero stati ricompensati dal Messia facendo loro occupare i primi posti con l’avvento del regno.

Ma, di fatto, il digiuno non accompagnato da opere di giustizia era denunciato dai profeti come una vuota osservanza legale. Il profeta Isaia interviene al riguardo: “Non consiste forse il digiuno che voglio nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?”.

Il digiuno è funzionale alla giustizia, al diritto di ogni persona a disporre del necessario per vivere una vita degna; ed è correttamente finalizzato a rivolgere l’attenzione ai poveri, ai bisognosi che versano in condizioni disumane. È sostenuto dalla misericordia attiva delle necessità individuali e dall’impegno politico nell’applicare leggi del lavoro dignitoso e responsabile, fonte del guadagno necessario per sé e la famiglia senza dover mendicare; in altre parole si parla della giustizia sociale.

“Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto”. Le tenebre avvolgono la persona incentrata su  se stessa, sui propri interessi familiari o di lobby e disattenta, o addirittura indifferente, al bisogno di chi manca del necessario, pur praticando la preghiera e il culto nella convinzione di stare bene con Dio.

Il digiuno praticato con l'intento di acuire l’attenzione e la sollecitudine verso il necessitato è come la luce, come l’aurora che squarcia le tenebre dell’ingiustizia, della malvagità, dell’oppressione, della violenza verbale e fisica e di tutto ciò che ferisce la dignità della persona priva del necessario. Con esso sorge, e si consolida nell’animo, la gioiosa luce dell’aurora, del nuovo radioso giorno dell’amore, dell’avvento della sovranità di Dio nel cuore di chi dona e di chi riceve.

Non solo, ma chi digiuna constata l’attualizzazione delle parole del profeta: “la tua ferita si rimarginerà presto”. Il profeta si riferisce al disagio, al non stare bene con se stesso per l’indifferenza dell’altro, al vuoto interiore, alla mediocrità delle scelte di vita, alla schiavitù da dipendenze di vario tipo.

Ebbene, questa ferita si chiude mentre, ovviamente, la cicatrice rimane, perché non si può cancellare quello che si è fatto, ma non duole, non incomoda più. E si ricompone l’armonia, la serenità e la soddisfazione con  se stesso, nel dono gratuito e disinteressato,  per far sì che altri si riapproprino della loro dignità, di un futuro pieno di speranza: “Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – oracolo del Signore -, progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza” (Ger 29,11).

Allora, “Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà". La pratica di giustizia è quella di Dio, coinvolta e sostenuta dallo stesso amore che caratterizza l’essere e l’agire di Dio. Di conseguenza, nella persona si manifesta la gloria del Signore. Un grande teologo del secondo secolo, S. Ireneo, afferma che la gloria è la vita degli uomini e la vita degli uomini è la lode a Dio, glorificato dallo stesso amore al prossimo con cui sono da Lui amati.

Questa singolare circolarità fa sì che “invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà ‘Eccomi!’”. 

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