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Archive del 12 Marzo 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Es 17,3-7)

Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?”. È un momento intensamente drammatico per Mosè, al punto che grida: “Ancora un poco e mi lapideranno!”. La mancanza d’acqua nel deserto fa sì che il popolo metta in dubbio il senso di quello che ha fatto e, particolarmente, la prospettiva della terra promessa, il fine della liberazione e del cammino verso la meta.

Dopo la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, dopo l’Alleanza stabilita nel Sinai, dopo la garanzia della terra promessa verso la quale sono diretti e dove scorrerà “latte e miele” – metafora delle condizioni ottimali – il popolo s’imbatte nell’imminente prospettiva di morte per la mancanza d’acqua nel deserto. Si diffonde nel popolo il panico e, con esso, la coscienza che tutto quel che è successo finora sia inganno, una tragica illusione, al punto che Mosè percepisce il pericolo per la propria vita.

Per il popolo l’uscita dall’Egitto si sta presentando come una pazzia. Anche Mosè è profondamente scosso: la situazione non è più sotto controllo e lui stesso non sa cosa fare, al punto che non gli resta che gridare “al Signore dicendo: ‘Che cosa farò io per questo popolo?’”.

Nella circostanza il popolo non comprende il senso della liberazione e dell’Alleanza, e ritiene ingannevole, illusoria la promessa del Signore riguardo alla sua costante presenza nel cammino verso la terra promessa, al punto che essi si domandano: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”

In tutti i tempi ci sono circostanze e momenti della vita, personale e sociale, che suscitano lo stesso stato d’animo. Le persone coinvolte hanno lo stesso atteggiamento e si chiedono perché ciò avvenga, dato che sta accadendo il contrario delle legittime attese nelle quali ha investito la fiducia, il comportamento e l’attività.

L'esperienza drammatica spinge persona e comunità in un grande turbamento, che si declina nei rapporti interpersonali, sociali e, particolarmente, verso le autorità responsabili della condizione della vita del popolo. Il dubbio verso quest’ultime è inevitabile. Da parte loro la ricerca di possibili cause o errori, anche involontari, non trovano motivi validi che possano giustificare quello che sta accadendo.

La circostanza della mancanza d’acqua nel deserto è umanamente pesante. Non è difficile immaginare lo stato d’animo di chi si trova in un vicolo cieco, impreparato ad affrontare la circostanza e inadeguato nel trovare risposte e mezzi risolutivi.

Il primo atteggiamento è simile a quello di Mosè: gridare al Signore, chiedergli il perché e cosa fare, dato che la risposta può venire solo da Dio. Il testo racconta dell’intervento del Signore, con parole che ricordano il passaggio del mar Rosso: "Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele (…) prendi il bastone con cui hai percosso il Nilo (…) ecco io starò davanti a te là sulla roccia (…) batterai sulla roccia, ne uscirà acqua e il popolo berrà”.

La risposta di Dio al profeta Geremia, in profonda crisi come Mosè e il popolo, offre una ipotesi del motivo degli accadimenti: “Se ritornerai, io ti farò ritornare e starai alla mia presenza; se saprai distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile, sarai come la mia bocca” (Ger 15,19).

Mosè fece tutto quello indicato dal Signore. Il testo non lo dice ma, probabilmente, il richiamo al passaggio del mar Rosso provocò in lui un impatto molto forte. Probabilmente la memoria dell’evento del mar Rosso, fece emergere nell’intimo, oppresso e angosciato da una fede affievolita, la portata dell’avvenimento e il senso profondo della fedeltà del Signore all’Alleanza e, con essa, la certezza che il Signore provvederà nella circostanza.

In ogni caso, Mosè non è stato all’altezza della fede in altri momenti e, di conseguenza, gli sarà impedito l'ingresso nella terra promessa: la vedrà solo da lontano, dando l'incarico a Giosuè di condurre in essa il popolo.

Il Signore conosce la debolezza strutturale di ogni credente e del popolo che gli appartiene, e fa in modo che nel riaffermare la fedeltà all’alleanza, alla sua presenza e, soprattutto, alla promessa, tutti prendano coscienza della solidità del suo essere e della sua azione, anche in momenti particolarmente critici, in modo che essi consolidino la fiducia nelle difficoltà e prove che non mancheranno in futuro.

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