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Archive del 19 Marzo 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (1Sam 16,1b.4.6-7. 10-13)

 

Il brano racconta la consacrazione di Davide come re, in sostituzione di Saul in quanto quest'ultimo aveva rigettato la parola del Signore (15,23). Il profeta Samuele, scosso interiormente da tale decisione, è incaricato dal Signore di compiere la missione, con l'esortazione di non indugiare e guardare in avanti: “Fino a quando piangerai su Saul (…) ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re”.

Al profeta è presentato il primogenito Eliàb. Colpito dall’aspetto fisico, poiché è il primogenito, ritiene che sia il prescelto: “Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!”. Ma la risposta del Signore è diversa: “Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura”; e il motivo è “perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore”.

Per la bibbia, il cuore indica l’interiorità della persona, ovvero la coscienza dell’uomo dotato di intelligenza e spiritualità. È la sede dei pensieri, delle intenzioni, delle scelte decisive. In altre parole, il centro motore della persona che determina la motivazione, il progetto di vita e le azioni corrispondenti. (Nella nostra cultura invece è la sede degli affetti, delle emozioni, dei sentimenti e delle passioni).

In esso sono posti gli occhi del Signore. L’uomo non ha condizione né capacità e, a volte, neppure la volontà di penetrare nel profondo del suo cuore, affascinato e attratto dall’esteriorità, dalle apparenze. Di conseguenza è rivolto a guadagnare il consenso e l’ammirazione di altri. Ma il “vedere” del Signore è ben su altro versante!

Solo l’attenta osservazione del rapporto fra parole e azioni, il contenuto e il comportamento (soprattutto nei momenti della prova) permette di comprendere la qualità del cuore, salvo la perversione occultata dall’ipocrisia di porre una maschera in modo da nascondere quel che è realmente o far apparire quello che non è. Fra l’altro è ciò che Gesù non tollera e respinge con fermezza.

Di tutti i figli, Davide è colui che riceve la minore considerazione da parte del padre. Alla domanda di Samuele sulla richiesta di sapere se ci sono altri figli, Iesse risponde: “Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge”. Ma sarà proprio costui il prescelto da Dio e, infatti, ordina a Samuele di ungerlo: “… è lui (…) e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi”.

Iesse, probabilmente rimase molto sorpreso e sconcertato dalla scelta. La differenza di discernimento fra lui e il Signore, anche ora mette in guardia rispetto ai criteri di autenticità o meno della persona. Gli aspetti da prendere in considerazione vanno ben oltre le proprie idee, progetti, punti di vista (sono sempre la vista di un punto!) o dell’esteriorità, della superficialità delle apparenze. Occorre porre attenzione alla sincerità, alla coerenza del proprio mondo interiore con il vissuto e le scelte del proprio essere e agire.

Per discernere l’autenticità e la verità dei sentimenti, delle parole e degli atti, propri e altrui, è necessario verificare la sincera e umile conoscenza di sé stessi. E, particolarmente, all’ambiguità presente nel proprio cuore segnata, da un lato, dalla qualità dell’amore nei rapporti interpersonali e sociali per la presenza dello Spirito di Dio e, dall’altro, dal suo contrario, ossia l’involuzione egocentrica ed egoista in sé stesso, fonte di ogni male.

Il processo non è semplice né facile ma pieno d’insidie ingannevoli e illusioni.

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