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Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – oracolo del Signore – progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza” (Ger 29,11)

                          

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La lunga esperienza missionaria, vissuta per 30 anni in Perù e in Brasile, in realtà tanto diverse da Palermo, e la circostanza del positivo incontro di mercoledì mattina fra Sua Eminenza Cardinale Romeo ed il Gruppo Ali d’Aquila, organizzatore della Veglia in Ricordo delle Vittime dell’Omofobia, mi ha spinto ad assumere l’iniziativa di compiere, durante lo svolgimento della preghiera di ieri sera, il gesto simbolico di:

– Illuminare l’interno della Chiesa: essa, per la presenza del Signore, è luce che illumina tutti.

– Spalancare la porte del tempio: perchè la missione della Chiesa è accogliere tutti coloro che credono nell’opera redentrice di Cristo e ad essa affidano le proprie sofferenze e speranze.

– Mantenere chiuso il cancello: considerato che, attualmente, sussistono ancora molti ostacoli da superare.

 

Ma, per i buoni auspici derivanti dall’ultimo incontro di mercoledi mattina, c’è motivo di sperare che, in futuro, questi ostacoli possano essere abbattuti nell’ambito di un dialogo solidale.

 

Veglia3

 

 

 

 

 

 

 

 

L’esposizione di questi segni hanno significato la certezza di un futuro fondato sulla comunione fraterna, in sintonia con le parole del profeta Geremia.

padre Luigi Consonni    

 

Riportiamo il testo integrale (escluso il contenuto dei canti) della Lectio e delle preghiere

che hanno costituito il "percorso" della Veglia celebrata in Piazza della Pace.

 

CANTO 1: Alzati e risplendi

 

Siamo qui riuniti per pregare per le vittime dell’omofobia, per tutte quelle persone che subiscono discriminazione e violenza a causa del loro orientamento sessuale.

L'omofobia può essere definita come una paura e un'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), basata sul pregiudizio ed analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo. Con il termine "omofobia" si indica generalmente un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all'omosessualità o alle persone omosessuali.

"L'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all'obiezione di coscienza."

(Risoluzione del Parlamento Europeo sull'omofobia in Europa, approvata a Strasburgo il 18 gennaio 2006)

 

Noi cristiani possiamo rimanere in silenzio mentre uomini e donne soffrono, vengono picchiati e uccisi solo perché omosessuali? Noi diciamo di no!

Ecco perché anche quest’anno, per la quinta volta, nei giorni che precedono il 17 maggio (Giornata internazionale contro l’omofobia) in Italia e in varie parti del mondo, i gruppi di cristiani omosessuali insieme ad altre comunità cristiane pregheranno per ricordare le vittime dell’omofobia.

Veglieremo insieme per infrangere, con la nostra preghiera e la nostra testimonianza, il muro di silenzio e d'imbarazzo che spesso troviamo nelle chiese e nella società su questo tema.

Cristiani di diverse confessioni religiose (Anglicani, Battisti, Cattolici, Luterani, Metodisti, Valdesi, Veterocattolici, ecc.) si ritrovano insieme con i credenti omosessuali nelle loro chiese, nelle loro comunità, nelle case, nelle piazze, per lanciare il loro grido di speranza, perché la violenza dell'omofobia abbia termine.

Anche quest’anno, diverse comunità pregheranno per gli omosessuali vittime di violenze e rifiuti nella famiglia, nella società e talvolta anche nelle chiese.

I tanti momenti di preghiera che si svolgono in nazioni, città e comunità diverse, sono uniti dal versetto evangelico ‘Dio ha insegnato a non chiamar profano oimpuro alcun uomo’ (Atti 10,28).

(Le veglie di preghiera sono organizzate con il sostegno di Gionata, il progetto italiano su fede e omosessualità (www.gionata.org) e dell'European Forum of lesbian, gay, bisexual & transgender christian groups, Forum Europeo dei gruppi cristiani di Lesbiche, gay, bisessuali & transgender).

 

PREGHIAMO:

Signore,

noi ti ringraziamo

perché ci hai riuniti alla tua presenza

per farci ascoltare la tua Parola:

in essa tu ci riveli il tuo amore

e ci fai conoscere la tua volontà.

Fa' tacere in noi ogni altra voce che non sia la tua

e perché non troviamo condanna nella tua Parola

letta ma non accolta, meditata ma non amata,

pregata ma non custodita, contemplata ma non realizzata,

manda il tuo Spirito Santo

ad aprire le nostre menti e a guarire i nostri cuori.

Solo così il nostro incontro con la tua Parola

sarà rinnovamento dell'alleanza

e comunione con te e il Figlio e lo Spirito Santo,

Dio benedetto nei secoli dei secoli.

Amen.


LETTURA: DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI (At 10, 23b-29)


[23b] “Il giorno seguente Pietro si mise in viaggio con i servitori di Cornelio e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono.

[24] Il giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli ed aveva invitato i congiunti e gli amici intimi. [25] Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo.

[26] Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch'io sono un uomo!».

[27] Poi, continuando a conversare con lui, entrò e trovate riunite molte persone disse loro:

[28] «Voi sapete che non è lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra razza; ma Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo.

[29] Per questo sono venuto senza esitare quando mi avete mandato a chiamare. Vorrei dunque chiedere: per quale ragione mi avete fatto venire?».

Parola di Dio.


LECTIO DIVINA di Atti 10,23-29

a cura della comunità Kairòs – Maurizio Muraglia



PER QUALE RAGIONE MI AVETE FATTO VENIRE?

PER QUALE RAGIONE IL CAPO DELLA COMUNITA’ CRISTIANA VIENE INVITATO A CASA DI UNA FAMIGLIA PAGANA?

DUPLICE ESPERIENZA DI PREGHIERA: LA REGIA DI DIO CHE APPROVA LA FEDE DI CORNELIO E CONVERTE PIETRO

QUESTO STA NEL TESTO DEGLI ATTI CHE STASERA SI FA PAROLA

COS’E’ ATTI? LE ORIGINI DELLA COMUNITA’ CRISTIANA

ATTI: STORIA DELL’ALLARGARSI DELLE BRACCIA DI DIO FINO AD ABBRACCIARE OGNI UOMO SENZA PREFERENZE.

STORIA DELL’OBBEDIENZA DELLA PRIMA COMUNITA’ CRISTIANA A QUESTO IMPERATIVO DI DIO.

IL PERCORSO DI CONVERSIONE E’ DI PIETRO: DIO NON FA PREFERENZE DI PERSONE.

CONVERSIONE DELL’IDENTITA’

IN ATTI 10 PIETRO DIVENTA CRISTIANO IN SENSO PIENO

CORNELIO: UOMO APERTO ALLE QUESTIONI DI SENSO – UOMO CAPACE DI CONDIVISIONE – UOMO IN RICERCA

UOMO ORIENTATO A DIO E SOLIDALE CON GLI UOMINI: PUO’ ENTRARE IN RELAZIONE CON CRISTO, MA NON SENZA MEDIAZIONE

PIETRO E’ INDIVIDUATO COME MEDIATORE

PIETRO INTERCETTATO NON MENTRE PREGA, MA NEL SUO BISOGNO UMANO, NELLA SUA FAME, NELLA SUA DEBOLEZZA, NELLA SUA UMANITA’

LA FRIZIONE TRA PAROLA E IDENTITA’: LA RESISTENZA DI PIETRO

LA RIVELAZIONE: Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano.

1. DIO RIPRISTINA L’ARMONIA ORIGINARIA DEL RAPPORTO TRA L’UOMO E IL CREATO –

2. SCARDINA LA DISTINZIONE SACRO/PROFANO

3. CREA IL PRESUPPOSTO ANTROPOLOGICO DELLA RELAZIONE CON L’ALTRO, COL DIVERSO DA ME – NON COL “DIVERSO”: COL DIVERSO DA ME

SIAMO INTERROGATI SUL NESSO IDENTITA’/UMANITA’: L’UMANO E’ COSA MOLTO BUONA

E’ STATO CREATO IN PIETRO UN NUOVO APRIORI: SONO UN UOMO (PRIMA DI ESSERE UN EBREO)

PIETRO LO VA COMPRENDENDO A CONTATTO CON LA REALTA’: ANCH’IO SONO UN UOMO

DIO NON FA PREFERENZE DI PERSONE

L’UOMO DEL SENSO SOTTOPONE LA SUA ESPERIENZA INTERIORE AL VAGLIO DI PIETRO

PIETRO E’ DIVENTATO CAPACE DI VEDERE L’AGIRE DI DIO IN QUELL’UOMO. LO VEDE RIMANENDO EBREO E RIMANENDO CRISTIANO

MA LO VEDE AVENDO RIMOSSO DA SE’ LA NEBBIA DI UN’IDENTITA’ AVARA

ALL’UOMO DEL SENSO E’ ANNUNZIATA LA PAROLA: QUESTA E’ LA PAROLA.

DI FRONTE ALLA PAROLA LE CHIUSURE IDENTITARIE SVANISCONO: IRROMPE LO SPIRITO SU TUTTI I PRESENTI E CREA UNA NUOVA COMUNITA’ SUGGELLATA DAL BATTESIMO

RACCONTERA’ A CHI GLI CHIEDERA’ CONTO: CHE POTERE AVEVO IO PER IMPEDIRE? QUESTO EGLI CONSEGNA A TUTTI I SUOI SUCCESSORI.

ECCO LA CHIESA DI GESU’ CRISTO:

· IN ASCOLTO

· FEDELE AL VANGELO

· NELLA COMPAGNIA DEGLI UOMINI

· DOCILE ALLO SPIRITO

· SEMPRE CAPACE DI RIVISITARE LA PROPRIA IDENTITA’

DI RICONOSCERE IN OGNI CORNELIO UN UOMO AMATO DA DIO.

(segue momento di silenzio e spazio per preghiere spontanee)

 

CANTO 2: Niente ti turbi (dopo ogni preghiera)

 

Lettera di Desmond Tutu: “l’odio non ha posto nella casa di Dio”

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Oggi prego per le persone in Africa e in tutto il mondo che desiderano la libertà, perché sono lesbiche, gay, bisessuali o transgender. Mi dispiace essere in pensione in questo momento cruciale della storia, così vi scrivo questa lettera aperta, per invitarvi a proseguire il lavoro che resta da fare. Più di 70 paesi ancora imprigionano o puniscono le persone gay e transgender, e il bullismo e gli omicidi sono fin troppo comuni. Questa situazione deve cambiare. Ognuno di voi è chiamato a rispondere all'urgenza di Dio per l'amore e la vita. Quindi, che siate in Sud Africa, negli Stati Uniti o in qualsiasi altro luogo, ovunque l'umanità ha bisogno di accettare la propria diversità come un dono del nostro Creatore. Lesbiche, gay, bisessuali e transgender sono parte della nostra famiglia di Dio.

Ho sempre lottato per realizzare una vita di amore. Molti mi hanno detto di smettere. Mi hanno chiamato comunista o mi hanno detto che sarei stato ucciso. Ora, io ho vissuto a lungo, e una scelta che viene con l'età è come affrontare la nostra mortalità. Dovremmo essere più attenti o essere più audaci? Dobbiamo dormire sugli allori o rispondere all'urgenza della giustizia?
Coraggiosamente, invito tutti i responsabili religiosi e politici a smettere di perseguitare le persone in base al loro orientamento sessuale o identità di genere. Ogni giorno la gente vive nella paura a causa di chi amano. Stiamo parlando di membri della nostra famiglia, la nostra carne e il nostro sangue, la nostra umanità. Persone lesbiche gay bisessuali transessuali sono nei nostri villaggi, paesi, città, nazioni – nel nostro mondo.

Nelle chiese del Sud Africa abbiamo cantato: "Oh, la libertà! La libertà è venuta, oh sì, lo so." Abbiamo cantato questo coro al punto più basso del nostro cammino verso la libertà contro il sistema razzista e colonialista di apartheid, e noi continuiamo a cantarlo in questo giorno. La libertà è venuta – e quelli di noi che hanno la libertà devono parlare per coloro la cui libertà è sotto attacco. Possiamo e dobbiamo fare la differenza.

(Desmond Tutu, Vescovo della Chiesa Anglicana dell'Africa meridionale, 25 ottobre 2010)


CANTO 3: Il Signor è la mia forza – El Senyor és la meva força


TESTIMONIANZA DI OMOFOBIA

David Kato, ugandese in lotta contro la violenza dell’omofobia

(Articolo originale tratto da “The Economist” del 10 Febbraio 2011 tradotto in www.gionata.org)

 

David Kato Kisule è morto all’età di 46 anni, picchiato a morte nella sua casa di Kampala (Uganda) il 26 gennaio 2011.

I giornali scandalistici, come Red Pepper e Rolling Stone, lo descrivevano come un mostro. Per i sostenitori del disegno di legge contro l’omosessualità del 2009, che propone la pena di morte per i recidivi, era un deviato e un corruttore di ragazzi innocenti. Nei sermoni dei pastori cristiani evangelici che giravano per le città ugandesi, era un cane, un maiale posseduto dal demonio. I suoi vicini di Nansana e Mukono, dove ha vissuto in vari periodi, ammettono che sapeva essere generoso e gentile. Aveva pagato lui l’installazione dei cavi elettrici locali, saldava le fatture ospedaliere di altre persone, accoglieva in casa vagabondi senzatetto.

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Ma tutte queste cose, hanno dichiarato ai giornali scandalistici, le faceva perché era “pieno da far schifo” di soldi stranieri, che per la maggior parte gli venivano donati perché propagasse il male occidentale in Uganda e un sacco di soldi gli venivano in pagamento di favori sessuali.

Nella mente di Kato c’erano solo due modi per affrontare l’essere gay in Uganda: il primo era nascondersi e cercare nel buio; il secondo, invece, era di esporsi ed essere orgoglioso. Quest’ultimo modo era ciò che preferiva, nonostante i rischi. Nel 1998, appena tornato da alcuni anni di insegnamento in Sud Africa – dove aveva visto crollare l’apartheid, e con esso le vecchie leggi contro la sodomia, e aveva finalmente deciso di ammettere la propria omosessualità – tenne una conferenza stampa in televisione con cui cominciò ad esercitare pressioni per i diritti dei gay nel suo paese. La polizia lo picchiò subito dopo, il primo di una serie di pestaggi, e lo arrestò, il primo di tre arresti. Per nulla scoraggiato, nel 2004 divenne il co-fondatore di Sexual Minorities Uganda e lanciò campagne contro il disegno di legge anti-omosessualità e i pregiudizi generali. Quando, nell’ottobre 2010, Rolling Stone uscì con un articolo in prima pagina sugli “omo” che “reclutavano proseliti” nelle scuole, promettendo di smascherare 100 di loro e chiedendo che venissero impiccati, Kato fu uno dei tre che citò in giudizio la rivista. Fu l’unico a presentarsi davanti alla corte per esporre la sua tesi che omosessuali si nasce, non si diventa, e quindi non si poteva essere “reclutati”. Lui si era reso conto di essere diverso fin da quando era un bambino che viveva a Nakawala, il villaggio dei suoi antenati. Il 3 gennaio 2011 un giudice condannò Rolling Stone, mentre era stato sospeso il dibattito sul disegno di legge anti-omosessualità, in parte a causa della pressione mondiale che Kato aveva contribuito a suscitare. Ma ciò non ha fermato le violenze contro gli omosessuali. Il pomeriggio del 26 gennaio Kato è stato ucciso a martellate.

Le associazioni omosessuali hanno accusato i giornali scandalistici per aver incitato alla violenza. I vicini, dando un’occhiata, hanno notato con sorpresa che il suo sangue sul muro sembrava proprio dello stesso colore del loro.


PREGHIERA

In ogni Stato, in ogni gruppo sociale, in ogni comunità, sia essa civile o religiosa, occorre garantire e tutelare i diritti della persona umana, la sua dignità, la sua identità:

“Dio non fa preferenze di persone” (Atti 10,34; Cfr. Romani. 2,11; Galati 2,6; Efesini 6,9), poiché tutti gli uomini hanno la stessa dignità di creature in quanto fatte a Sua immagine e somiglianza. L’incarnazione del Figlio di Dio manifesta una eguale dignità di tutte le persone, poiché “non c’è più giudeo, ne greco; non c’è più schiavo ne libero; non c’è più uomo ne donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”. (Galati 3,28; Cfr. Romani 10,12; 1Corinzi 12,13; Colossesi 3,11).

Poiché sul volto di ogni uomo risplende qualcosa della gloria di Dio, la dignità di ogni uomo davanti a Dio sta a fondamento della dignità dell’uomo davanti agli altri uomini. Soprattutto noi cristiani, dunque, siamo chiamati a far riconoscere il valore delle dignità umana, a lottare per tale riconoscimento che costituisce condizione necessaria per rendere possibile la crescita comune e personale di tutti.

La testimonianza di taluni uomini, come quella di David, deve spronarci perché i diritti universali, inviolabili e inalienabili della persona umana vengano difesi sempre, in ogni tempo ed in ogni luogo, e ciò perché tali diritti trovano la loro fonte nell’uomo stesso e in Dio suo creatore..

Signore Iddio, molte volte noi cristiani e le nostre Chiese non consideriamo e non tuteliamo appieno la Dignità dell’uomo, la necessità che tale dignità venga vissuta da ciascun individuo in modo pieno ed intenso così da evitare anche quelle discriminazioni legate al sesso e alle diverse tendenze affettive.

«Gloria Dei vivens homo»: l'uomo che vive in pienezza la sua dignità rende gloria a Dio, che gliel'ha donata.

Signore Iddio molte volte noi cristiani, le nostre Chiese, dimentichiamo che siamo uomini resi nuovi dall’amore di Dio e che, in quanto tali, dobbiamo essere in grado di cambiare le regole e la qualità delle relazioni che non considerano la dignità umana o la violano: così tanti fratelli discriminati sul piano sessuale o per le loro tendenze omoaffettive attendono aiuto, tanti uomini oppressi per l’impossibilità di manifestare il proprio amore verso l’altro dello stesso sesso attendono di essere liberati e soprattutto attendono rispetto.

Solo l'amore è capace di trasformare in modo radicale i rapporti che gli esseri umani intrattengono tra loro e spinge alla denuncia, alla proposta, ad una fattiva operosità.

Solo se ci lasciamo partecipare dall’amore divino, noi uomini di buona volontà potremo intravedere i vasti orizzonti della giustizia e dello sviluppo umano nella verità e nel bene, potremo guardare verso i «nuovi cieli» e la «terra nuova» (2 Pt 3,13), e indicarli a ciascun uomo, per aiutarlo a vivere la sua vita nella dimensione sessuale ed affettiva che gli è stata donata.

Amen.


CANTO 3: Il Signor è la mia forza – El Senyor és la meva força


TESTIMONIANZA DI OMOFOBIA

Piera e Marta, una storia di ordinaria lesbofobia

Non abbiamo mai fatto parte di alcuna associazione o gruppo né frequentato locali particolari. Abbiamo sempre avuto la sensazione che fossero dei ghetti… non ci piace nemmeno la parola “lesbica”. Siamo state abbastanza fortunate lo ammetto, dice Piera, la mia prima storia con una donna è durata quindici anni e la seconda, con Marta, dura da otto. Quando si sta bene con una persona non si ha bisogno di altro.

Circa due anni fa ci siamo trasferite, per lavoro, nel nord-est. Precisione e pulizia questo il primo impatto piacevole e rassicurante. Ci siamo sistemate bene. Dopo un anno, abbiamo cominciato a ricevere le prime telefonate mute, poi le lettere anonime, qualche danno all’auto, altri dispetti. Non riusciamo a spiegarci come abbiano fatto a scoprirlo, non lo sa quasi nessuno e tanto meno le nostre famiglie. All’inizio cercammo di sdrammatizzare poi la cosa si è fatta minacciosa, ricattatoria. Abbiamo cominciato a guardarci attorno, il senso di paura è cresciuto. Le notizie provenienti da altre città, le intimidazioni e le aggressioni contro i gay, le lesbiche ed i transessuali alle quali non avevamo mai prestato attenzione hanno cominciato a saltarci all’occhio. Non andiamo più al cinema o almeno cerchiamo di non uscire da sole, ci muoviamo di giorno e solo se necessario. È impressionante: c’è un mare di gente che se ne va in giro senza avere paura di far capire come la pensa sui gay, sugli immigrati… e ci sono circoli, bar sedi di certe organizzazioni, molto frequentati, non solo da giovani maschi, ci sono anche adulti e donne…

Abbiamo parlato con un nostro amico avvocato e lui ci ha detto che non abbiamo alternative, dobbiamo denunciare anche se questo ci esporrebbe e non garantirebbe la nostra incolumità. Altrimenti aspettiamo, sperando che la smettano, che non succeda niente… oppure ce ne andiamo, che è appunto quello che vogliono.

Nelle lettere c’è scritto che non meritiamo alcun rispetto, perché essendo lesbiche ci schieriamo “contro l’uomo” e quindi contro la vita e l’ordine, un crimine contro natura, come l’aborto. Ogni donna che rinuncia a fare il suo dovere, a sposarsi e a procreare, preferendo vivere con un’altra donna, va combattuta, è un pericolo per la società e andrebbe punita ed umiliata per questo, perché impari qual è il suo posto… Dicono anche che non abbiamo nessun diritto a fare il nostro mestiere, che faranno di tutto per impedire che gente come noi possa essere presa ad esempio…

Potremmo denunciarli e se lo facessimo prima o poi lo verrebbero a sapere tutti compreso i nostri familiari, i colleghi… non possiamo permettercelo! Aspetteremo ancora un po’ e se la situazione dovesse peggiorare, ricominceremo da un’altra parte.

Scappare non risolverà il problema di Piera e Marta, potrà forse spostarlo avanti nel tempo.

Il loro isolamento, la loro invisibilità rischia qualcosa in più che qualche insulto o minaccia.


PREGHIERA

Signore, ti vogliamo pregare perché tu possa donarci il coraggio e la determinazione per esprimere il nostro "no" a simili atti di violenza; aiutaci a fare scelte di giustizia e solidarietà.

Signore, rendici tuoi collaboratori responsabili in un progetto di lotta contro ogni forma di omofobia.

Amen.


CANTO 3: Il Signor è la mia forza – El Senyor és la meva força


TESTIMONIANZA DI OMOFOBIA

Storia di Kameron Jacobsen, vittima del bullismo omofobico

(fonti: www.queerblog.it e www.gay.tv)

Orange Country, New York, 18 Gennaio 2011 – Il 14enne Kameron Jacobsen non ce l'ha fatta: ha pensato che la sua vita fosse troppo dolorosa e ha deciso di uccidersi. Si è suicidato, lasciando i suoi compagni della Monroe Woodbury High School spiazzati e devastati. Gli stessi compagni che a scuola e su Facebook lo insultavano pensando che fosse gay. A loro la sua omosessualità faceva ridere. On e off line. Sulla propria pagina di Facebook Kameron leggeva gli insulti delle persone che già lo deridevano a scuola. Il bullismo omofobico avrebbe spinto Kameron verso questo gesto estremo. Kameron è il secondo ragazzo che in poche settimane ha deciso di togliersi la vita proprio alla Monroe Woodbury High School. Poco tempo prima, un altro studente del primo anno e giocatore nella squadra di football, si era suicidato.

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Lettera di Kevin Jacobsen Sr, padre di Kameron

(liberamente tradotta dalla lettera originale pubblicata nel sito www.kindnessabovemalice.org)

Scrivere sulla vita di mio figlio è un processo molto difficile, ma la mia speranza è che tu diventi un po’ più familiare con lui e ti accorgi che lui è uguale a qualsiasi altro ragazzo. Sono tutti amati, sono tutti nostri figli. Tutti hanno dei sogni, tutti hanno paura. A volte piangono, a volte nascondono le loro lacrime.

Nell'autunno del 2010 Kameron e io abbiamo parlato del percorso che pensava di scegliere arrivando l'inizio della scuola e la prospettiva di considerare i college e le scelte di lavoro erano in un futuro non così lontano. Mentre parlavamo, gli ho detto che non importava quale strada avesse scelto, sapevo nel mio cuore che un giorno avrebbe avuto un effetto positivo sul mondo.

Gli ho spiegato che entrambi non potevamo sapere quello che doveva essere sin d'ora, ma non avevo dubbi che avrebbe fatto grandi cose. Gli ho detto che avrebbe potuto essere qualsiasi cosa, come una scoperta importante da una soluzione semplice. Forse i più recenti progressi nella tecnologia o nella scienza avrebbero tratto vantaggio dalla sua esperienza. L’arte, la musica o un servizio alla nazione avrebbe potuto essere la sua chiamata che lo distingueva. Potrebbe anche essere stato così semplice, come accade un giorno con la conoscenza di una persona con un'altra, mettendo così in moto una catena di eventi che avrebbe effettivamente cambiato il mondo grazie a lui. Sapevo che in qualche modo la vita di Kameron aveva uno scopo e un obiettivo e noi come società ne avremmo tratto beneficio. Io non credevo che sarebbe scomparso a 14 anni, solo un paio di mesi prima di compierne 15.

Questa tragedia è un fatto che fa riflettere sulla vita, la prova che nessuno di noi ha una garanzia di longevità. Non avevo motivo di aspettarmi che in così poco tempo tante persone sarebbero state colpite dalla sua morte e ora così tante altre saranno cambiate a causa di essa.

Kameron era il classico bravo ragazzo che potrebbe illuminare una stanza con la sua dolcezza e portare risate e gioia alla sua famiglia e agli amici. Era il più giovane di tre figli – Kevin Jr, è il più grande di nove anni e sua sorella maggiore Kiersten aveva sei anni il giorno in cui Kam è nato. Kameron, così come il fratello e la sorella, era un bambino che ogni genitore dovrebbe benedire e volerli propri. In un giorno di primavera del 1996 la madre, Wanda, e io l’abbiamo avuto, che onore. Una famiglia di cinque persone. Abbiamo avuto tutto.

(…) Kameron, dal peso di soli 33 chili, è diventato la vittima di una brutale aggressione da parte di un bullo. (…) Perciò voleva studiare arti marziali. Sapeva che era piccolo e voleva crescere per essere in grado di difendersi contro i vigliacchi e fermare i commenti e gli insulti a scuola. Le sue pagelle attestano 'il piacere di stare in classe' con un paio di 'compiti a casa mancanti' per migliorare il suo studio. Kameron voleva essere perfetto al liceo e guardava avanti come fa una matricola, ma poi è diventato riluttante ad andare a scuola e attendeva i giorni di chiusura per la neve, piuttosto che essere vittima nei corridoi o nei self-service. Ha iniziato lentamente a ritirarsi da noi e per il mio compleanno, nel 2010, esplose e ci disse che era vittima di bullismo a scuola e su internet. L’una era intrecciata con l’altra, come ora sappiamo.

Oggi la nostra famiglia intraprende un viaggio terribile per scoprire e condividere con voi il fenomeno del bullismo prepotente e le sue ripercussioni terribili su un adolescente in via di sviluppo. È la nostra sfida e l’eredità di Kameron per fermare questa piaga del bullismo prima che causi danni irreparabili a un altro e per trovare il modo di prevenire le cause di morte per bullismo. In tal modo, la nostra speranza è di risparmiare una persona giovane e una famiglia di più a questo dolore senza fine.

Kameron era un figlio del Dio Altissimo e per l'eternità promessa che non cambierà mai.

Io credo che Dio ha uno scopo e un piano per tutti noi, e quando la nostra vita terrena sarà finita saremo tutti riuniti nella gloria di Dio.

Nel frattempo è la nostra promessa a tutti voi, che faremo tutto quanto siamo in grado per salvare una sola vita, se non di più. Quando noi raggiungeremo questo nobile obiettivo, poi ci sarà quello che sapevamo Kameron doveva essere.

Insieme potremo cambiare il mondo. Un bambino alla volta.


PREGHIERA

“Chi di voi darebbe una pietra al figlio che gli chiede un pane? Chi gli darebbe un serpente se chiede un pesce? Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, a maggior ragione il Padre vostro che è in cielo darà cose buone a quelli che gliele chiedono!” (Matteo 7, 9-11)

O Dio, Padre misericordioso,

tu conosci ed ami tutte le tue creature,

tu sei Padre e Madre, tu sei vita e consolazione,

per mezzo del tuo Figlio accogliesti la debolezza dell'umanità per liberarci da ogni schiavitù, da ogni peccato, da ogni intolleranza.

Concedi ai tuoi figli di poter camminare nella libertà della loro essenza, essenza da te concepita, voluta e creata.

Illumina il tuo popolo, perché ne comprenda il pieno significato.

Infondi il tuo Spirito in tutte le famiglie, nei padri, nelle madri, nei fratelli, perché ricolmi del tuo amore, possano operare per la felicità di chi, non per errore, non per difetto, non per peccato, ma per la propria essenza è ingiustamente discriminato, maltrattato ed incompreso.

Padre misericordioso, concedi la pienezza della gioia promessa a tutti i tuoi figli, senza esclusione alcuna, e non permettere che nessuna delle tue creature sia costretta a sopportare il dolore inflitto da chi è accecato da false dottrine, pericolose ideologie, dilagante ignoranza.

Rendi la tua umanità “luce del mondo” capace di splendere nelle tenebre del peccato, della violenza e della ipocrisia, per brillare secondo la tua volontà.

Amen.

CANTO 3: Il Signor è la mia forza – El Senyor és la meva força


TESTIMONIANZA DI OMOFOBIA

Triangoli rosa. La persecuzione degli omosessuali nel nazismo

(Testo originale tratto da www.taringa.net del febbraio 2008 e tradotto su www.gionata.org)

Giallo per gli ebrei, verde per i criminali comuni, marrone per gli zingari, rosa per gli omosessuali.

I nazisti classificavano le vittime del loro sterminio con distintivi triangolari colorati che riflettevano i "reati commessi". Nel 1936 il regime nazista creò l’Ufficio Centrale del Reich per la lotta all’omosessualità. Decine di migliaia di omosessuali furono deportati dai nazisti. L'origine di questa persecuzione ha un legame con il razzismo: l'omosessualità era un reato perché impediva la riproduzione della presunta "razza ariana". Per questo migliaia di gay furono massacrati nei campi di concentramento. Il Paragrafo 175, applicato con rigore dopo la Notte dei Lunghi Coltelli, non lasciava adito a dubbi: non solo la relazione sessuale, ma anche un bacio, un abbraccio e addirittura le fantasie omosessuali erano punite molto duramente.

Così racconta Pierre Seel, sopravvissuto al campo di concentramento di Schirmeck: "Nei campi gli omosessuali erano sottoposti alle stesse privazioni, brutalità, lavori forzati, esperimenti medici… però in aggiunta portavano un triangolo rosa a causa del quale erano costretti ad umiliazioni ancora più pesanti. Alcuni furono lasciati in pasto ai cani delle SS perché fossero sbranati prima degli altri deportati. Gli omosessuali erano raccolti in gruppi da eliminare e sottoposti ad un triplo campo forzato. Questo significava meno cibo, più lavoro e sorveglianza stretta. Se un prigioniero con un triangolo rosa si ammalava, la probabilità che aveva di morire aumentava. L'accesso in ospedale era proibito. Come in qualsiasi prigione dei nostri tempi, la presenza dei triangoli rosa provocava la stessa reazione nel resto degli internati: i gay erano brutalmente aggrediti e violentati.”

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La fine degli omosessuali nei campi di concentramento nazista è un capitolo contraddittorio della storia, recentemente rivendicato da alcuni e minimizzato da altri. Lo stesso Pierre Seel si decise a scendere in campo solo quando nel 1982 il vescovo di Strasburgo pronunciò un arrogante sermone contro "i gay, persone malate". Provocato da questa clamorosa ingiustizia, Seel raccolse il coraggio e decise di raccontare la sua storia. Sua moglie ed i suoi figli lo appoggiarono. Benché Seel sia sopravvissuto allo sterminio, gli toccò vedere brutalmente ucciso davanti ai suoi occhi il suo amato Jo in un’esecuzione pubblica. Sono stati davvero pochi gli omosessuali che, come Seel, hanno avuto la forza di raccontare le loro disgrazie. Come afferma James Steakley (in "The Body Politic"): "I pochi omosessuali che si ingegnarono per sopravvivere, tendenzialmente nascosero il fatto, maggiormente perché l'omosessualità continuava ad essere un crimine nella Germania Occidentale del dopoguerra".

Ancora oggi molte persone che si considerano "civilizzate" sottoscriverebbero nel più profondo del loro essere l'essenza dei terribili paragrafi del discorso di Hitler:

"Se ammetto che ci sono uno o due milioni di omosessuali, questo significa che un 7 o 8% degli uomini sono omosessuali. E se la situazione non cambia, significa che il nostro popolo sarà infettato da questa malattia contagiosa. A lungo termine, nessun popolo potrebbe resistere a questo disordine di vita ed equilibrio sessuale… un popolo di razza nobile che ha pochissimi bambini, ha in mano un biglietto per l'aldilà: in cinquanta o cento anni non avrà nessuna rilevanza ed entro duecento o cinquecento anni sarà estinto. L'omosessualità rende vano qualsiasi risultato, distrugge tutto il sistema basato sul rendimento. E a questo si aggiunge il fatto che un omosessuale è un uomo completamente malato sul piano psichico. E' debole e si dimostra codardo in tutte le situazioni importanti… Noi dobbiamo capire che se questo vizio continua a crescere in Germania senza che lo contrastiamo, sarà la fine della Germania e la fine del mondo ariano (…) Bisogna eliminare questa peste con la morte."

(Adolf Hitler, 18 febbraio 1937)


LETTURA DELLE DIVERSE ESPIAZIONI DELL’OMOSESSUALITÀ NELLA STORIA

impalato

arso vivo

squartato

decapitato

impiccato

lapidato

accecato

evirato

deportato nei lager e marchiato col triangolo rosa

deportato nei gulag

esiliato

confinato

ricoverato in manicomio e curato con elettrochoc

incarcerato

stuprato per punizione

torturato

perseguitato in ogni luogo ed in ogni tempo della storia umana,

violato nella sua dignità e nei suoi diritti nel nome del costume, della religione, della ideologia, dell’ordine pubblico, dell’etica.

(da “Vieni via con me” di Fabio Fazio e Roberto Saviano, Rai Tre, 8 novembre 2010)


Canto: “ANDREA” DI FABRIZIO DE ANDRE’

«Questa canzone la dedichiamo a quelli che Platone chiamava, in modo addirittura poetico,

i "figli della luna"; quelle persone che noi continuiamo a chiamare gay oppure, per una strana forma di compiacimento, diversi, se non addirittura culi. Ecco, mi fa piacere cantare questa canzone, che per altro è stata scritta per loro una dozzina di anni fa, così a luci accese, anche a dimostrare che oggi, almeno in Europa, si può essere semplicemente se stessi senza più bisogno di vergognarsene»

(Fabrizio De André durante il concerto tenuto al Teatro Smeraldo di Milano il 19 dicembre 1992)


PREGHIERA CONCLUSIVA

Signore, questa sera abbiamo ascoltato delle parole che spiegavano, delle voci che informavano, delle grida che raccontavano tutta la disperazione, l'angoscia, la solitudine di chi è considerato, da altri, diverso/a perché omosessuale, lesbica, trans… È qui il problema! Noi oggi non dovevamo essere qui, non doveva essercene bisogno. Così come non dovrebbe esserci bisogno di dover spiegare, informare, gridare tutta la propria solitudine, la propria rabbia, la propria sofferenza perché gli altri capiscano la propria condizione di umanità e di affettività, quella condizione che tu stesso hai rivolto come dono e come vocazione a ciascun essere umano. Non doveva essercene bisogno perché tu ci hai creati liberi e ci permetti di nascere come esseri umani che portano dentro di sé la tua immagine affinché, come tu ti prendi cura di tutti noi, con il tuo amore, anche noi ci prendessimo cura reciprocamente, a partire dall'amore con cui tu ci ami.

Eppure siamo qui, Signore, siamo qui per renderci conto, sempre di più, quanto orrendo possa diventare il rifiuto del tuo amore che schiavizza, opprime e uccide, mentre, se accolto, permette vita, comunione intensa, condivisione vera e una fede più ricca e autentica, non inquadrata dentro rigidi schemi convenzionali e culturali che, sempre più spesso, si oppongono alla tua buona volontà, ostacolandola e frenando il percorso dell'amore sulla terra.

Perdonaci quando imponiamo i nostri schemi mentali senza aspettare i tempi degli altri, quando vogliamo che tutti capiscano subito, quando manchiamo l’obiettivo che Gesù stesso si è posto di raggiungere, quello della riconciliazione, della concordia e del rispetto reciproco, nell’umiltà e nell’amore.

Tu, o Signore, oggi hai permesso che la tua luce illuminasse anche il nostro cammino. Il nostro cuore è ferito da tanta spaventosa opposizione che discrimina e sentenzia contro altri, talvolta per ignoranza, altre volte per cattiva coscienza, e ti chiediamo di darci la speranza perché ogni violenza cessi, violenza fisica, verbale, culturale e perfino teologica. Solo tu lo puoi!

Tu ci hai fatti tutti diversi: ci hai dato la diversità delle lingue, la diversità dei volti, del colore della pelle, dell'altezza, della sessualità, dell'affettività perché accogliendoci, così come siamo, potessimo accogliere te che sei così diverso da noi. Tu che sei luce, che porti luce, una luce che ha in sé i diversi colori dell'arcobaleno, permetti al mondo intero di saperti accogliere nella diversità dei colori presenti nell'altro fratello, nell'altra sorella.

Insegnaci, o Signore, a essere fedeli e pazienti testimoni del tuo amore, che rende possibile il nostro amore, affinché tutti possano imparare a riconoscerti nel volto del prossimo, degli altri, di tutti gli altri. Per Gesù Cristo nostro Signore che ci ha insegnato a pregarti e a dirti:

Padre nostro che sei nei cieli; sia santificato il tuo nome; venga il tuo Regno; sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria, nei secoli dei secoli. Amen!

CANTO 4: Ali d'aquila

Grazie per aver partecipato alla veglia di preghiera in ricordo delle vittime dell’omofobia

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a cura di

Comunità San Francesco Saverio – via Vesalio 1, Palermo – http://www.comunitasansaverio.it

Chiesa Evangelica Luterana – http://www.sicilialuterana.altervista.org – palermo@chiesaluterana.it

Chiesa Valdese di Via dello Spezio – Via dello Spezio 43, Palermo – http://www.chiesavaldesepalermo.it – gficara@chiesavaldese.org

Ali d’aquila, lesbiche e gay cristiani – presso Rettoria San Francesco Saverio, Via Vesalio 1, Palermo – http://blog.libero.it/gruppoalidaquila – gruppoalidaquila@libero.it

Comunità Kairòs – http://www.comunitakairos.com – ckairos@libero.it



 

    

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Un Commento a “Quelle luci accese, le porte aperte, il cancello chiuso…”

  • Sebastiano Sanna:

    Desidero esprimere la mia solidarietà a tutti coloro che sono riusciti a far celebrare questa veglia e che si impegnano ad affermare la fratellanza che supera ogni diffidenza, pregiudizio ed emarginazione.
    GRAZIE.