Get Adobe Flash player

Pace per tutti

Categorie Articoli

Benvenuti

Archivi del sito

Calendario

Agosto: 2019
L M M G V S D
« Lug    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Login

di Cettina Centonze

“Le sue parole, io l’ho sentite, e non te le saprei ripetere. Le parole dell’iniquo che è forte, penetrano e sfuggono. Può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello di che tu sospetti è certo: può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chieder ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile. Non chieder più in là.” (Alessandro Manzoni ; Promessi sposi, cap. VII)

Come studiosa di filologia e storia noto che i gazzettini e le gazzette – per indicare con i termini più generici i giornali dei nostri giorni – non soltanto sono a corto di argomenti concreti, una volta che abbiano rimescolato i delitti insoluti, gli adulteri, il gossip, ma anche carenti sul piano linguistico.

Creato un neologismo continuano ad imporlo come un tam tam finché esso non viene utilizzato acriticamente.

Infatti per un po’ di mesi gli organi di informazione ci hanno deliziato con la parola neopuritani, oggi, invece, con antipolitica.

Il primo termine, coniato dall’uomo di tutte le certezze, Giuliano Ferrara, intendeva ridicolizzare quanti – tanti, ma fosse anche una sola persona non avrebbe importanza – non condividevano che il premier fosse dedito non soltanto a discutibili pratiche sessuali, ma che tale attività fosse – assieme al Milan e a Kaka – l’oggetto delle sue attenzioni, preoccupazioni e cure, mentre lasciava che il bene comune andasse in malora e che il disprezzo internazionale montasse.

La tattica è consolidata: prima si ridicolizza l’avversario o il semplice oppositore, poi lo si scredita e, quindi, lo si elimina mettendolo a tacere per evitare di passare, in tempi così evoluti, per passatista e bacchettone.

Ma le cose non stanno così: innanzi tutto, mi sembra, che il pensiero unico e i suoi strumenti, tv e stampa di intrattenimento, mostrino un po’ la corda poiché il cervello umano è sì manipolabile, ma ha anche la tendenza a passare dall’assuefazione alla noia cosicché le tecniche della persuasione occulta sono oramai anch’esse soggette a disinganno.

Per quanto riguarda il neopuritanesimo , di cui ho già trattato, mi soffermerò soltanto per dire che i puritani erano persone degne di rispetto giacché il termine, al suo apparire, indicava quanti rifiutavano la chiesa anglicana con la sua struttura dispotica, che replicava le stesse pecche di quella cattolica: ad esempio le decisioni prese dall’alto e non con metodo sinodale.

Soltanto successivamente la parola perse il suo significato denotativo per assumere quello connotativo che ha ancora oggi.

Vorrei invece soffermarmi sul neologismo più recente: antipolitica.

Quest’ultimo è assai disapprovato dai poteri: da una parte lo condanna il Capo dello Stato, dall’altra il Card. Bagnasco!

Da quello che ho compreso il termine designa luoghi e persone che si occupano del bene comune, ma hanno il difetto di non essere i luoghi e, talvolta, le persone deputate per tale attività.

Certamente in tutte le civiltà vi erano luoghi, areopaghi, fori, agorà (i templi laici per intenderci) in cui le assemblee dei prescelti si esprimevano, ma già la definizione di Aristotele “uomo animale sociale” sollecitava la partecipazione di tutti alle attività pubbliche.

Certamente era difficile che il popolo cui veniva negata la soddisfazione dei bisogni primari si interessasse di politica e ne conseguiva che essi si affidassero ai politici di mestiere.

Soltanto l’istruzione e il miglioramento delle condizioni di vita resero lentamente possibile per il “comune” cittadino occuparsi del negotium cosicché, procedendo a volo di uccello, con il passare dei millenni sorse l’opinione pubblica che grande supporto diede alla Rivoluzione Francese.

Ai miei vent’anni, che coincidevano con il ‘68, si diceva che ogni decisione umana è politica: senza arrivare ad abbracciare questa visione che appiattisce le istanze umane, penso che si possa dire che, quando si tratta del bene comune, ciascuno di noi ha il diritto di informarsi per farsi un’opinione e la possibilità di esprimerla, come pure la possibilità di fondare movimenti e partiti politici.

In questi ultimi decenni, e in particolare da quando, con il crollo del muro di Berlino, l’impero americano non ha avuto più alternative, molte cose sono mutate… in peggio: la politica è stata trasformata in una religione misterica su cui i non iniziati non possono aprire bocca; l’economia di mercato arriva ad affermare che l’aumento della speranza di vita è un danno, che il figlio dell’operaio non può avere l’intelligenza del figlio di un imprenditore, che la scuola pubblica deve diventare una sorta di parcheggio per disgraziati, sia insegnanti che discenti, giacché la scuola che vale è quella privata perché, si sa, soltanto ciò che si paga ha un valore; che la pubblica amministrazione è formata da ladri matricolati che si scaldano la sedia senza fare mai nulla e, quindi, sono soggetti da mortificare, punire, eliminare.

E’ naturale che esternazioni di questo tipo ci preoccupano molto, giacché è chiaro che viene messo in discussione il diritto stesso alla vita, ad un lavoro che non sia schiavitù, alla progettazione soprattutto per i giovani.

Gli atterriti siamo noi, i vilipesi siamo noi, i non rappresentati dalle istituzioni siamo noi!

Era consequenziale ed indispensabile che sorgessero dei movimenti e delle personalità che dessero voce al nostro terrore.

Tuttavia accade che chi smaschera interessi imbellettati e si organizza per opporsi a questa ondata di egoismi bestiali, di sperequazioni inaccettabili per rivendicare il diritto alla speranza e ad una vita decorosa, viene additato non come atterrito, ma come terrorista, perché “mina la fiducia nelle istituzioni”, perché deve “abbassare i toni” mentre muore di fame.

Il pastore conosce le sue pecore poiché le conosce per nome, là dove il proprietario le tratta da gregge indistinto perché è più conveniente.

Ebbene questa è ciò che i gazzettini e le gazzette, i conferenzieri titolati, i partiti storici chiamano antipolitica: la voce di chi, chiunque sia ed indipendentemente dai toni che usa, si vede insultato, vilipeso, sfruttato, disperato, e non rappresentato dai politici di professione o, sarebbe meglio dire, di mestiere: mestieranti incancreniti dal potere, incapaci di un minimo afflato umano di condivisione e di immedesimazione; costoro proprio come i kapò di un lager ci vogliono ridurre a numeri, deprivandoci della nostra umanità e , possibilmente, della vita diventata troppo lunga.

Sono tempi in cui disprezzare coloro che fanno la cosiddetta antipolitica è molto pericoloso e potrebbe portare ad ulteriori esasperazioni: infatti nonostante il maltrattamento che subiamo come lavoratori e come persone, nonostante le cifre astronomiche di cui i partiti godono e che inviano nei paradisi fiscali, nonostante manteniamo il lusso e i privilegi della curia romana, non abbiamo imbracciato il mitra, ma continuiamo a cercare il dialogo partecipando attivamente.

Ben venga, quindi, questa voce di chi non ha voce e la chiamino pure antipolitica!

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un Commento