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di Raffaelle Zordan

 

 

La Carovana missionaria della pace 2012 chiede un impegno concreto e duraturo ai singoli e alle comunità. Per il recupero della legalità, per fermare la compravendita di persone, per salvaguardare il creato. Tappe finali in Campania dal 25 al 30 settembre.

«La carovana missionaria della pace punta a lasciare traccia del proprio passaggio, innescando un cambiamento nella chiesa e nella società». Un programma mica male. Un programma da gente entusiasta. Da giovani. A sintetizzare così l'obiettivo della Carovana 2012 è Alex Zappalà, responsabile di Missio Giovani, organismo della Conferenza episcopale italiana che si occupa di animazione missionaria.

Questo meccanismo di mobilitazione delle coscienze, denominato Carovana, è iniziato nel 2000, l'anno del Giubileo, su iniziativa dei missionari comboniani. Si chiamava "Giubileo degli oppressi": otto tappe in giro per l'Italia, da Molfetta a Verona, per mettere l'accento sulle ingiustizie e sulle distorsioni politiche ed economiche sull'asse nord-sud del mondo.

Da allora si sono susseguite altre quattro carovane (2002, 2003, 2004, 2008), cercando sempre di ampliare la platea dei promotori. E non a caso la Carovana di quest'anno, che avrà il suo culmine in Campania dal 25 al 30 settembre (per il programma: www.carovanadellapace. org), viene proposta dalla Commissione "Giustizia e pace" della Conferenza degli istituti missionari italiani (Cimi), da Missio Giovani, dalla Rete interdiocesana dei Nuovi stili di vita, dai Centri missionari diocesani (Cdm) e dal Segretariato unitario di animazione missionaria della Campania, in collaborazione con realtà quali Pax Christi, Focsiv (cooperazione internazionale), Aifo, Banca Etica…

I temi che la Carovana 2012 va ad agitare sono "leggeri", come al solito: il potere delle mafie, la tratta degli esseri umani, il disastro ambientale… Puntualizza padre Fernando Zolli, del coordinamento nazionale della Carovana: «Si tratta di rifiutare ogni sistema mafioso che penetra il tessuto della convivenza in Italia e in molte altre parti del mondo. Si tratta di abolire la tratta degli esseri umani da una regione all'altra del nostro paese e da un continente all'altro, come forza lavorativa a basso costo, sfruttata in agricoltura, nell'edilizia e anche in famiglia (in Italia operano 500mila badanti, molte delle quali dall'Est europeo). E occorre opporsi allo sfruttamento sessuale che attinge soprattutto a donne e bambini dell'Africa e dell'Asia. Infine, la Carovana, assieme a tanti altri movimenti locali, regionali e nazionali, si batte per la salvaguardia della Terra e propone l'impegno a lottare contro il disastro ambientale, l'uso indiscriminato di prodotti chimici, l'accaparramento delle terre e delle fonti idriche (soprattutto nei paesi del sud del mondo), l'emissione di gas tossici, lo sfruttamento dei paesi poveri e delle loro risorse minerarie».

Temi che esigono consapevolezza, impegno che dura nel tempo e anche un po' di coraggio. Vediamo di capire meglio con Alex Zappalà.

Come nasce la scelta di tenere le tappe finali della Carovana in Campania?
Questa regione è finita – e finisce spesso – sulle prime pagine dei giornali e nelle aperture dei telegiornali proprio in relazione a questi tre punti critici. Ma non c'è solo questo in Campania. E la Carovana vuole ribadirlo, percorrendo luoghi di speranza dove si lavora per la legalità, si rispetta ogni essere umano, si vuole salvaguardare il creato. Si sono attivate la società civile e anche alcune amministrazioni comunali, cercando risposte e dando segni di speranza.

I 50 carovanieri sono giovani, soprattutto di Centri missionari diocesani (Cmd) dell'Italia del nord, e avranno modo di incontrare i giovani campani e scambiarsi esperienze di lavoro sul territorio. Lo scambio sarà il tratto forte della Carovana di quest'anno. I 27 Cmd della Campania sono stati molto stimolati. Qualcuno è più attivo di altri. Tuttavia, possiamo dire che il territorio ha reagito. E lo ha fatto soprattutto perché ha costatato che la Carovana non vuole raccontare solo gli aspetti negativi – o, peggio, piangersi addosso – ma anche guardare al positivo che c'è.

Che cosa succede nel resto d'Italia prima della settimana campana?

Sulle tre tematiche si sono mossi i Cmd con convegni e incontri di sensibilizzazione. A fine aprile, nel Lazio, a Frascati e Velletri. All'inizio dell'anno, in Emilia Romagna, a Bologna, Modena e Reggio Emilia. Nel Veneto, a Verona, si sta lavorando per creare un'iniziativa. Anche la Sicilia si è attivata: la regione ha vissuto il passaggio della Carovana 2008, che ha lasciato il segno. In particolare, si sta muovendo la diocesi di Agrigento con un percorso specifico incentrato sui nuovi stili di vita.

A proposito dei nuovi stili di vita, vi rivolgete non solo ai credenti, ma anche a tutti coloro che vogliono cambiare questo modo di stare al mondo. Mi può esemplificare uno stile di vita proposto dalla Carovana?

Proponiamo che ciascuno viva la propria quotidianità, abbracciando scelte nuove e concrete. Riguardo all'ambiente si può partire dalla cosa più semplice: fare la raccolta differenziata dei rifiuti. Poi si deve cercare di utilizzare il più possibile i mezzi di trasporto pubblici, non pochi dei quali sono elettrici. I mezzi a benzina inquinano e il petrolio è una risorsa energetica che andrà a finire e va, comunque, rimpiazzata. Bisogna cominciare a cambiare prospettiva, senza pigrizie e indecisioni.

Così, dal mutare dei comportamenti di ognuno di noi, di ogni piccola comunità, possiamo indurre cambiamenti anche a livello di scelte politiche che le istituzioni sono chiamate a fare.

Intendiamoci: oggi, a livello di Cmd, c'è chi, davanti a questi argomenti, si tira indietro oppure organizza unconvegno e tutto finisce lì. Noi vogliamo che questa Carovana smuova prima di tutti i carovanieri e che questi, a loro volta, trovino la forza di coinvolgere le parrocchie, le università e i centri missionari a compiere passi concreti.

Nella settimana conclusiva, quali personalità sono chiamate a dialogare con i carovanieri e con i cittadini che seguiranno l'evento?

Sulla tratta delle donne, dovremmo avere Isoke Aikpitanyi, una giovane donna nigeriana che dodici anni fa arrivò in Europa alla ricerca di un lavoro e fu vittima di un'organizzazione che aiuta le donne a migrare per poi costringerle a prostituirsi per ripagare il debito. Lei è uscita da questa trappola. Oggi è sposata e da tempo si dedica, qui in Italia, alle donne che hanno subito la stessa violenza. Una testimonianza importante. Sempre per la tratta, ascolteremo Cécile Kashetu Nkenge, medico dell'Rd Congo e portavoce della rete Primo Marzo.

E ancora il missionario saveriano Adriano Sella per i nuovi stili di vita, la giornalista e scrittrice Stefania Ragusa sulle mafie e Fred Kuwornu, di origine ghaneana, che si occupa di formazione sul tema delle diversità.

Fonte: Nigrizia – 04/07/2012

 

 

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