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Il nostro amico Gianliborio Mazzola ci ha inviato questa lucida analisi sul governo della Regione Sicilia nelle scorse legislature, sulla crisi della politica e sul bilancio fallimentare della gestione dell’autonomia in a questa regione.

In questo testo ci spiega anche gli schieramenti che si contenderanno il suffragio degli elettori e le prospettive del voto stesso.


Le elezioni speciali della Regione Siciliana

di Gianliborio Mazzola

Quando nel 2001 per la prima volta si votò in Sicilia per l’elezione diretta del Presidente della Regione nessuno pensava che questa forma di governo sarebbe “ fallita” nell’Isola . In quella tornata fu eletto Presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, dopo uno scontro elettorale con Leoluca Orlando; la legislatura durò cinque anni e si concluse regolarmente nel 2006.

Finita quella prima esperienza, le legislature regionali non hanno più raggiunta la “fatidica soglia” del quinquennio. La successiva “ resse” appena due anni dal 2006 al 2008 e si interruppe per le dimissioni del Presidente della Regione, onorevole Salvatore Cuffaro, per vicende giudiziarie . Il processo a Cuffaro si è concluso negli anni successivi con la condanna definitiva dell’ex- Presidente della Regione e la conseguente detenzione .

Alle elezioni regionali del 2008, su indicazione di Cuffaro , fu eletto Presidente della Regione l’autonomista Raffaele Lombardo con uno schiacciante 62% e con una maggioranza di centro-destra al Parlamento siciliano comprendente deputati del Popolo delle libertà, dell’Udc e del Movimento per l’autonomia fondato dallo stesso Lombardo.

Nonostante questa maggioranza “bulgara”, la legislatura regionale è durata appena quattro anni circa e le nuove elezioni regionali si terranno anticipatamente il prossimo 28 Ottobre 2012.

La principale causa del nuovo scioglimento anticipato risiede nel continuo “ cambio” di maggioranze parlamentari del Presidente Lombardo.

Alla fine del 2009 “ scaricò” il Pdl ed aprì a nuove formazioni politiche ( esempio Pdl – Sicilia di Gianfranco Miccichè) formatesi all’interno dell’Assemblea Regionale Siciliana per “ scissione” dagli originari partiti.

Dopo quella prima crisi, il Presidente Lombardo ha “ varato” altri quattro Governi con maggioranze diverse con partiti e gruppi parlamentari ( compreso il Partito Democratico coinvolto in un interminabile dibattito interno sul sostegno a Lombardo) che si “componevano e scomponevano” con continue baruffe politiche e personali all’interno e fuori dal Parlamento siciliano.

Pur di ribadire la centralità del proprio ruolo, il Presidente Lombardo non ha esitato a “balcanizzare” la vita politica siciliana; qualche commentatore ha sostenuto che sia stato il più abile “ distruttore di maggioranze che la storia della Sicilia abbia conosciuto”.

Insieme ad alcune significative riforme come quella sanitaria (l’unica che sia stata attuata anche per ridurre il deficit sanitario della Regione siciliana), sulla raccolta dei rifiuti, sulla semplificazione amministrativa, sulla riduzione delle aziende a partecipazione regionale e dei relativi consigli di amministrazione, l’ultima gestione del governo regionale si è caratterizzata per un’occupazione di quasi tutti i vertici politici ed amministrativi con personalità politicamente vicine al Presidente Lombardo ; in questo modo il Presidente uscente ha cercato di controllare l’intera “macchina regionale” anche con la nomina di una “pletora” di consulenti.

Nel frattempo sono esplose diverse crisi sociali (esempio la Sicilia di Termini Imerese) con un incremento della disoccupazione cui il Governo regionale ha cercato di fare fronte con tentativi di stabilizzazione di migliaia di precari, provocando un ulteriore aumento del notevole deficit del bilancio regionale.

La spesa regionale, soprattutto dei fondi comunitari, tranne alcuni settori di carattere clientelare, è rimasta “ sostanzialmente” ferma; risulta che siano stati spesi soltanto il 12% dei fondi che la Sicilia avrebbe potuto utilizzare per il proprio sviluppo.

Nel Marzo del 2010 si è saputo che il Governatore Lombardo sarebbe stato incriminato per collusioni con la mafia . Il “ tormentone” è durato a lungo ed alla fine effettivamente Lombardo dovrà rispondere di collusioni con ambienti mafiosi nella ricerca del consenso elettorale nelle ultime elezioni.

Come è successo per l’ex Presidente Cuffaro, le storie politiche degli ultimi Presidenti della Regione si sono “incrociate” con le loro personali vicende giudiziarie.

All’inizio dell’estate 2012 il Presidente Monti, preoccupato delle condizioni della finanza regionale, ha inviato una dura lettera al Governatore siciliano invitandolo a fornire chiarimenti sullo stato del bilancio della Regione siciliana.

Le agenzie di rating internazionali, insieme ad alcuni commentatori, “ hanno paventato una situazione di default” per la Sicilia con gravi ripercussioni per l’intero Paese.

A conclusione di questa “ tormentata” vicenda, il Presidente Lombardo si è dimesso il 31 Luglio e, dopo qualche giorno di esitazione, ha indetto le elezioni regionali per il prossimo 28 Ottobre.

Ci si è chiesto come mai siano state convocate anticipatamente rispetto alle nazionali che si terranno nella prossima primavera. Lo stesso Lombardo ne ha dato “una nobile giustificazione”, sostenendo che ha inteso “garantire l’Autonomia politica della Sicilia” rispetto alle prossime scelte politiche nazionali; molti però ritengono che in realtà abbia “ confezionato ”l’ ultima “ polpetta avvelenata” alle forze politiche siciliane.

I partiti politici risultano sostanzialmente impreparati al nuovo appuntamento elettorale; sembra peraltro che Lombardo, pur non presentandosi come candidato, speri di rappresentare “l’ago della bilancia” per le prossime consultazioni politiche nazionali.

La situazione di incertezza si sta evidenziando nella presentazione delle candidature a Presidente della Regione. I poli di centro-destra e centro-sinistra si stanno scomponendo e ciascuno di essi presenterà differenti esponenti politici.

Il centro- destra si dovrebbe dividere fra Nello Musumeci (precedentemente indicato da Gianfranco Miccichè) appoggiato dal Pdl , dai transfughi dell’ Udc e dalla Destra-Nazionale cui appartiene lo stesso Musumeci e Gianfranco Miccichè, sostenuto (nonostante i furibondi scontri avvenuti fra i due leaders in questi ultimi anni) dal Movimento di Lombardo (Mpa ), da Grande Sud, fondato dal medesimo ex-sottosegretario e da una parte di Fli con un programma autonomistico.

E’ bene ricordare che Miccichè era stato indicato da Berlusconi come Presidente della Regione per il centro-destra ma non ha ottenuto il gradimento di gran parte degli esponenti del Pdl per i suoi recenti scontri con molti esponenti dell’ex Forza Italia.

Il centro- sinistra non sta meglio. Si dovrebbe presentare diviso fra Crocetta, deputato europeo ed ex-sindaco di Gela, appoggiato dal Pd e dall’Udc ufficiale, e Claudio Fava, figlio del giornalista Giuseppe Fava ucciso dalla mafia, sostenuto da Sel , Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, Federazione dei Verdi ed altri gruppi della Sinistra alternativa.

E’ opportuno notare come fra le principali candidature soltanto una sia di un’esponente politico palermitano, confermando la novità della precedente legislatura con la Presidenza della Regione attribuita possibilmente ad un politico della Sicilia orientale.

A queste candidature se ne dovrebbero aggiungere della altre fra cui spicca quella dell’esponente del Movimento 5 Stelle, per complessivi dodici aspiranti alla carica di Presidente della Regione.

E’ chiaro che il grado di confusione è totale ed è probabile che nella prossima consultazione regionale siciliana si registri un tasso di astensione record. Oltre alla tradizionale disaffezione dell’elettore siciliano, c’è da registrare questo stato di confusione che non favorisce la partecipazione degli elettori, essendo venuti peraltro a mancare i tradizionali partiti politici che facevano anche da riferimento.

A tutto ciò si aggiunge che la crisi economica non permette più di considerare la Regione Sicilia “la mamma” dei siciliani per l’occupazione, anche precaria, dei propri figli o parenti.

Bisognerà vedere come reagiranno elettoralmente le migliaia di precari (si dovrebbero aggirare sulle 130.000 unità) che, in qualche modo, ruotano intorno alla Regione e che costituivano sicuri bacini elettorali, soprattutto nei piccoli centri; potrebbero rappresentare delle novità in termini elettorali anche (si ipotizza che siano circa 20.000) i dipendenti regionali che, recentemente, sono stati “ attaccati” dai politici oltre che dalla stampa nazionale e regionale.

Sarà altresì da verificare il comportamento elettorale degli operatori costretti dalla crisi a chiudere molte attività economiche e commerciali o, ancora, quello dei giovani privi di prospettive, con tassi di disoccupazione da record per qualsiasi paese industrializzato.

La situazione economica, come peraltro quella del Paese e del Meridione in particolare, è drammatica ma, nonostante ciò, i rappresentanti delle forze politiche sono impegnati in “giochi di palazzo”. E’ un continuo “ cambio di casacche” con “ricongiungimenti” anche fra esponenti politici che fino a qualche giorno prima si erano scambiate accuse pesanti; il vero motivo di questi continui movimenti appare comunque quello di “posizionarsi al meglio” per la futura elezione al Parlamento siciliano.

Le liste elettorali di prossima presentazione sembrano comunque essere, prevalentemente, espressione di rappresentanti del “ceto politico” con scarsa apertura alla società civile ed alle professioni (qualche deputato regionale cerca di candidarsi per la sesta volta “in barba” a qualsiasi rinnovamento della politica!).

Come affermava il famoso storico siciliano, Francesco Renda, in una recente intervista, ormai l’Autonomia non può più servire a difendere i siciliani; anzi è ricominciato il dibattito sull’utilità dello strumento autonomistico che, per alcuni politici e studiosi, ha prodotto soltanto danni per i siciliani.

Da quasi tutti i sondaggi effettuati, il futuro Presidente della Regione non dovrebbe godere di una maggioranza all’interno dell’Assemblea regionale siciliana; nonostante i meccanismi elettorali favoriscano il Governatore eletto e la relativa maggioranza, pare che tutti i candidati si divideranno i voti senza ottenere quorum particolarmente significativi.

E’ evidente che se un tale risultato si dimostrasse veritiero, si aprirebbe al Parlamento siciliano il “mercato delle vacche” dei deputati nell’intento di dare una maggioranza al neo Presidente. Una parte degli elettori sarebbe “ingannata”: pur avendo votato per uno schieramento, si troverebbero ad appoggiare maggioranze differenti.

Tale situazione “farebbe impallidire” la legislatura testé conclusa che ha visto “cambiare casacca” in appena 4 anni a ben 34 deputati su 90, senza alcun rispetto per gli elettori che li hanno votati nelle liste di appartenenza, e dimostrando la “crisi verticale” dei partiti politici a livello regionale.

Un risultato elettorale così incerto non dovrebbe permettere al Presidente della Regione eletto di adottare quelle scelte coraggiose in tema di bilancio che appaiono necessarie.

E’ bene ricordare che in Sicilia vi è un disavanzo fra uscite ed entrate aggirantesi sui 2.000 milioni di euro annui e che, spesso, è stato “ coperto” con il ricorso ai mutui i cui interessi gravano pesantemente sulle finanze regionali.

La gran parte della spesa regionale serve a pagare stipendi, pensioni, contributi, etc. senza un programma organico di sviluppo che potrebbe essere finanziato anche con i fondi comunitari; spesso tali somme non vengono spese per mancanza di progetti e per inefficienze politico-burocratiche.

Le prossime elezioni regionali siciliane del 28 Ottobre difficilmente, per l’eccessiva frammentazione delle forze politiche, potranno rappresentare un test valido per le prossime elezioni politiche nazionali, se si eccettua l’incerto quadro politico che ne uscirà.

Comunque un risultato elettorale di questo tipo potrebbe essere la causa di un’altra fine anticipata anche della prossima legislatura, con il definitivo fallimento dell’elezione diretta del Presidente della Regione; tale sistema di governo doveva portare una stabilità politica necessaria per forti scelte di governo della società siciliana mentre, sino ad ora, ha generato instabilità e rinvio di qualsiasi efficace programma di sviluppo economico dell’Isola.

 

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