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Nel precedente articolo dal titolo “L'umanità e la terra verso l'autodistruzione” abbiamo parlato degli allarmanti sconvolgimenti climatici in atto nel nostro pianeta, causati da un modello di sviluppo che distrugge anche tutte le risorse naturali.

Il teologo Leonardo Boff, in un suo articolo, che riportiamo sul nostro sito, scritto sul “JORNAL DO BRASIL" e tradotto dal portoghese dalla rivista “Adista” ci fornisce un’interpretazione storica, antropologica, sociologica, economica, spirituale  e teologica di questo processo.

– Sebastiano Sanna 

Homo Sapiens, se verrà

di Leonardo Boff


L'età tirannosaurica della globalizzazione

Milioni di anni fa comparve in Africa, discendente da un primate superiore, l’homo sapiens-demens. Migliaia e migliaia di anni dopo, iniziò la sua espansione, prima in Eurasia, poi nelle Americhe e, infine, in Polinesia e in Oceania. Alla fine del paleolitico superiore, 40mila anni fa, occupava già tutto il pianeta e arrivava a un milione di persone. Creò civiltà e Stati-nazione.

A partire dal XVI secolo cominciò la diaspora. Dal 1492 iniziò un immenso processo di espansione dell’Occidente e di interscambio globale. Cristoforo Colombo (1492) portò alla conoscenza degli europei l’esistenza di altre terre abitate. Ferdinando Magellano (1521) dimostrò che la terra è effettivamente rotonda e qualunque luogo può essere raggiunto da qualunque luogo. Le potenze egemoniche del XVI secolo, Spagna e Portogallo, elaborarono, per la prima volta, il progetto-mondo. Si espansero in Africa, America e Asia. Occidentalizzarono il mondo.

Questo processo si prolungò nel XIX secolo con l’imperialismo occidentale che, a ferro e fuoco, sottomise ai suoi interessi culturali, religiosi e soprattutto commerciali tutto il mondo conosciuto. La carabina e il cannone parlarono più forte della ragione e della religione. L’Occidente europeo si rivelò la iena delle genti. Noi, dell’estremo Occidente, nascemmo già globalizzati e, per esperienza, sappiamo quello che significa la globalizzazione sentita e sofferta come globo-colonizzazione. Questo processo culmina a partire dalla seconda metà del XX secolo con la nuova espansione occidentale, sotto l’egemonia degli Stati Uniti, mediante la tecno-scienza, come strumento di opulenza e arma di dominazione, mediante le corporazioni multilaterali e globali che controllano i mercati, mediante una cultura occidentale, omogeneizzante e sfibrante nei riguardi delle culture regionali, mediante un unico modello di produzione – capitalista – fondato sulla concorrenza che distrugge i legami di socialità e cooperazione, mediante un pensiero unico, neoliberista, che si intende come l’unica forma razionale di organizzare la società.

La cosa più grave, tuttavia, è l’aver fatto della Terra una banca di affari, dove tutto è trasformato in merce e fatto oggetto di lucro. Non si rispetta la sua autonomia e soggettività in quanto Gaia. Si misconoscono le nostre radici telluriche e la nostra origine, poiché, come esseri umani, siamo venuti dalla terra. Le parole uomo e Adamo già lo dicono. Uomo viene da humus (terra fertile) e Adamo viene da Adamah (terra feconda), nel senso di figlio della terra feconda.

Sia come sia, è iniziato il processo di globalizzazione che è ancora in corso. Nella nostra visione, esso possiede tre età che ora analizzeremo: la globalizzazione tirannosaurica, la globalizzazione umana e la globalizzazione ecozoica.

Consideriamo oggi la prima età, egemonica ai nostri giorni. La chiamiamo tirannosaurica perché la sua virulenza presenta un’analogia con i tirannosauri, i più voraci di tutti i dinosauri. In effetti, la logica della competizione, senza una qualunque traccia di cooperazione, conferisce tratti di empietà alla globalizzazione imperante. Esclude circa metà dell’umanità. Succhia il sangue dell’economia dei Paesi deboli e meno avanzati, gettando crudelmente milioni e milioni di persone nella fame e nell’inedia. Richiede costi ecologici di tale portata da mettere a rischio la biosfera, poiché inquina l’aria, avvelena i suoli, contamina le acque e intossica gli alimenti. Non frena la sua voracità tirannosaurica neppure di fronte alla possibilità reale di rendere impossibile il progetto planetario umano. Preferisce il rischio della morte alla riduzione dei suoi guadagni materiali. Questo modello di globalizzazione escludente può creare una biforcazione nella famiglia umana: da un lato, un piccolo gruppo di nazioni opulente che sprofondano nel consumo materiale con una spaventosa povertà spirituale e umana e, dall’altro, le moltitudini imbarbarite, lasciate al proprio destino, materia prima per il funzionamento della macchina produttivista e condannate a morire prima del tempo, vittime della fame, delle malattie dei poveri e della degradazione generale della Terra. Ci sono mille ragioni per opporsi a questo tipo di globalizzazione. Essa non può perpetuarsi al prezzo di distruggere il futuro della specie. Nonostante le contraddizioni, essa ha molto di positivo: ha creato le pre-condizioni dell’età umana ed ecozoica della globalizzazione.

L’età umana della globalizzazione

La globalizzazione tirannosaurica, nonostante le sue contraddizioni interne, crea le condizioni infrastrutturali e materiali per le altre forme di globalizzazione: ha progettato le grandi vie di comunicazione globale, ha costruito la rete di scambi commerciali e finanziari, ha incentivato lo scambio tra tutti i popoli, continenti e nazioni. Senza queste pre-condizioni sarebbe impossibile sognare globalizzazioni di altra natura.

Ora, stabilita la globalizzazione materiale, la globalizzazione umana deve riscattare i suoi guadagni in un quadro più ampio e includente e ricercare l’egemonia. Essa si verifica, simultaneamente, su vari fronti: antropologico, politico, etico e spirituale. Vediamoli.

Si impone sempre più nella coscienza collettiva l’unità della specie umana, sapiens e demens. Per grandi che siano le differenze culturali, esiste un’unità genetica di base, abbiamo la stessa costituzione anatomica, gli stessi meccanismi psicologici, gli stessi impulsi spirituali, gli stessi desideri archetipici. Per quanto mutino i codici di espressione, tutti sono portatori di attenzioni, di emozione, di intelligenza, di libertà, di amorevolezza, di espressione artistica e di esperienza spirituale. Simultaneamente si manifesta anche la nostra capacità di meschinità, di esclusione dell’altro, di violenza contro la natura e di distruzione. Siamo la complessa unità di questi contrari.

Sempre più si diffonde la convinzione che ogni persona è sacra e soggetto di dignità. E’ un fine in se stessa, un progetto infinito, la faccia visibile del Mistero del mondo, un figlio e una figlia di Dio. In nome di questa dignità si sono codificati i diritti umani fondamentali, personali, sociali e dei popoli. Infine, si è elaborata la dignitas Terrae, tradotta nei diritti della Terra come super-organismo vivo, degli ecosistemi, degli animali e di tutto ciò che esiste e vive.

La democrazia come valore universale da vivere in tutte le istanze umane penetra lentamente nelle visioni politiche mondiali. Vale a dire, ogni essere umano ha diritto di partecipare al mondo sociale che aiuta a creare con la sua presenza e il suo lavoro. Il potere deve essere controllato per non trasformarsi in tirannico. La violenza non è il cammino per soluzioni durature, ma lo è il dialogo, la tolleranza e la ricerca permanente di convergenze nella diversità. La pace è simultaneamente metodo e meta, come frutto irrinunciabile della giustizia della società e della cura di tutti per tutti. Le istituzioni devono essere come minimo giuste ed eque.

Un consenso minimo per un’etica globale si concentra nell’humanitas di cui tutti e ciascuno sono portatori. Più che un concetto, l’humanitas è il sentimento profondo che siamo, infine, fratelli e sorelle, abbiamo la stessa origine, possediamo la stessa natura fisico-chimica-bio-socio-culturale-spirituale e partecipiamo di uno stesso destino. Dobbiamo trattare tutti umanamente secondo la legge aurea: "non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te".

La riverenza di fronte alla vita, il rispetto inviolabile per gli innocenti, la difesa dell’integrità fisica e psichica delle persone e di tutto il creato, il riconoscimento del diritto dell’altro ad esistere costituiscono pilastri basilari sui quali si costruiscono la socialità umana, i valori e il senso del nostro breve passaggio su questo Pianeta.

Esperienze spirituali dei popoli originari e delle culture contemporanee si incontrano e scambiano prospettive. Attraverso di esse l’essere umano si ricollega alla Fonte originaria di tutto l’essere, identifica un legame misterioso che attraversa tutto l’universo e riunifica tutte le cose inter-retro-connesse in un tutto dinamico e aperto verso l’alto e in avanti. Sono queste esperienze spirituali che strutturano la nostra soggettività e ci aprono ad orizzonti che trascendono l’universo. È solo in questa dimensione di estrapolazione e di superamento di ogni misura, dello spazio/tempo e di ogni desiderio che l’essere umano si sente realmente umano. Questa lezione ce l’hanno già insegnata i greci.

L’era umana della globalizzazione non ha conquistato ancora l’egemonia. Ma i suoi ingredienti sono identificabili e stanno fermentando la massa della storia e le coscienze. Irromperà, gloriosa, un giorno. Inaugurerà la nuova storia della famiglia umana che ha camminato per tanto tempo in cerca delle sue origini comuni e della sua Casa materna.

L’età ecozoica della globalizzazione

L’espressione "ecozoico" è stata creata da due americani: un cosmologo, Brian Swimme, e un antropologo culturale, Thomas Berry, co-autori della celebre "Storia dell’Universo". È l’era che segue il cenozoico, 65 milioni di anni fa, quando dopo la catastrofe che decimò i dinosauri, i mammiferi conobbero uno sviluppo mai registrato prima. Noi veniamo da loro.

L’età ecozoica rappresenta il culmine dell’età umana della globalizzazione. La caratteristica di base risiede nel nuovo accordo di rispetto, venerazione e mutua collaborazione tra la Terra e l’Umanità. È l’età dell’ecologia integrale, da cui il nome ecozoica.

Prendiamo sempre più coscienza del fatto di essere un istante di un processo di miliardi e miliardi di anni. Ci troviamo ora in una tela di relazioni vitali di cui siamo corresponsabili. Dopo aver operato tanti interventi nei ritmi della natura, senza curarci delle loro conseguenze dannose, ci rendiamo conto che la rivoluzione consiste ora nel preservare più che possiamo l’eredità della natura e nell’usarla in maniera responsabile.

Sta nascendo una nuova benevolenza nei riguardi della Terra. È come una nave spaziale con risorse abbondanti ma limitate. Solo con la solidarietà tra tutti possiamo fare in modo che queste risorse siano sufficienti per tutta la comunità di vita. O ci prendiamo cura gli uni degli altri e insieme della Terra o la nave spaziale cadrà e noi scompariremo.

Da questa ottica sorge una nuova etica. Nascono da tutte le parti gruppi che si lasciano orientare dal nuovo modello di comportamento. Ciò rappresenta quello che Pierre Teilhard de Chardin ha chiamato noosfera, quella sfera in cui le menti e i cuori (il significato greco di noos) entrerebbero in una perfetta sintonia, caratterizzata dalla reciprocità tra tutti, dall’amorevolezza e dalla spiritualizzazione delle intenzionalità collettive. Queste si coordinerebbero per garantire la pace, l’integrità della creazione e il sostrato materiale sufficiente per tutti. Liberi e tranquilli possiamo, allora, vivere la nostra dimensione specifica di con-vivere umanamente, di coniugare lavoro e poesia, efficienza e gratuità e di poter giocare e gioire come fratelli e sorelle, in casa.

Questa coscienza di mutua appartenenza tra la Terra e l’Umanità viene fortemente rafforzata dalla visione che gli astronauti hanno reso possibile. Sigmund Jähn, ritornando sulla Terra, ha espresso così il cambiamento della sua coscienza: "Sono ormai superate le frontiere politiche, superate le frontiere delle nazioni. Siamo un unico popolo e ciascuno è responsabile del mantenimento del fragile equilibrio della Terra. Siamo i suoi guardiani e dobbiamo prenderci cura del nostro futuro comune".

Questa percezione della Terra vista da fuori della Terra dà origine ad una nuova sacralità. Forse il senso segreto dei viaggi nello spazio hanno questo significato profondo, ben espresso da un altro astronauta, J. P. Allen: "Si è discusso molto sui pro e i contro dei viaggi sulla Luna; non ho sentito nessuno argomentare che dovremmo andare sulla Luna per poter vedere la Terra da lì. Dopotutto, questa è stata sicuramente la vera ragione per essere andati sulla Luna".

E dalla Luna non c’è distinzione tra la Terra e l’Umanità. Entrambe formano un unico organismo. L’Umanità non è solo sulla Terra, è la stessa Terra che si commuove, si volge a se stessa, ama, cura e venera.

Trasformare questa coscienza in uno stato permanente, senza aver bisogno di pensare, significa vivere già nell’era ecozoica. La Carta della Terra, pensata per avere lo stesso valore della Carta dei Diritti Umani, viene informata dalla visione ecozoica. Nella sua introduzione dice: "L’umanità è parte di un vasto universo in evoluzione. La Terra, il nostro focolare, è viva con una comunità di vita unica… Lo spirito di solidarietà umana e di parentela con tutta la vita è rafforzato quando viviamo con riverenza il mistero dell’esistenza, con gratitudine per il presente e con umiltà nel considerare il luogo che occupa l’essere umano nella natura… La scelta è nostra: formare un’alleanza globale per prenderci cura della Terra e per prenderci cura gli uni degli altri, o rischiare la nostra distruzione e quella della diversità della vita". Questi cambiamenti, nonostante gli ostacoli creati dall’era tirannosaurica, stanno penetrando nella coscienza collettiva e irradiandosi su tutto il corso della società.

La realizzazione della globalizzazione umana ed ecozoica rappresenterà la fine dell’esilio. Tutte le tribù della Terra a partire da ora si incontreranno nel seno della grande e generosa Madre Terra. Alla fine…

 

Pubblicato sul "JORNAL DO BRASIL"

Tradotto da Adista n.24/2002

 

 

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