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di Robert Hotte, diacono

Tutte le domeniche recitiamo il Credo senza riflettere alle frasi e alle parole che pronunciamo. Non  ci sorprende nulla di quella nomenclatura della nostra fede nata dal desiderio delle prime generazioni cristiane di dirsi l'essenziale della fede che le faceva vivere. Ma oggi, sono molti coloro che faticano ad abbracciare quella professione di fede elaborata in un contesto culturale totalmente diverso. “Più invecchio”, scrive Joan Chittister, “più sono stupita nel vedere che insegniamo ai bambini ciò che gli adulti non comprendono.”

Joan Chittister è benedettina e in un libro intitolato “Ciò che credo”, riprende, ad uno ad uno, gli articoli del Credo per precisare la sua fede. Ne parla a partire dalla sua esperienza di quarant'anni di vita monastica, segnata dalla malattia e dalla sofferenza, dalla scoperta e dall'impegno. Nel libro, passa dai ricordi personali alla meditazione, dagli interrogativi critici alle lezioni di sapienza, per una sorprendente testimonianza di una fede per l'oggi. In altre parole, l'esperienza di una vita umana.

Durante un battesimo, chi presiede la celebrazione pone chiaramente la domanda: “Credete in Dio?”  
Questa domanda si rivolge ad ognuno personalmente e richiede più di una adesione automatica. In occasione di un avvenimento di questo tipo, Joan Chittister chiede a se stessa: “Tu credi? E che cosa credi?” A quel punto, ripetendo le parole del Credo, prende coscienza di credere diversamente. La fede che la abita ora è molto meno sicura di alcuni anni fa, ma è più vigorosa poiché “è una fede molto più reale di quando credevo l'incredibile”. “Credevo, dice, ad ogni affermazione enunciata come a dei “fatti”. Credevo perfino che Dio fosse maschio. Credevo molte cose che non credo più. Allora, ho la fede o no?”

Joan Chittester vede una differenza tra aderire a degli aspetti storici e scientifici della fede e vedere nella fede il mistero della creazione, la lotta permanente della redenzione e la santità nel quotidiano.

I problemi sollevati da Joan Chittister sono relativi ad un'epoca segnata da divergenze etiche fondamentali e da una non-credenza sociale generalizzata. La sua domanda fondamentale riguarda le persone che aderiscono alla fede: “Che cosa si presume che credano le cameriere e gli autisti di taxi, i giovani insegnanti e i vecchi nonni, le segretarie, i ragionieri, i genitori di bambini piccoli, in un mondo in cui i professionisti della fede non riescono a mettersi d'accordo?” Che cos'è credere per le persone “normali”? È giunto il momento, ci dice l'autrice, di dissotterrare la fede sepolta sotto i nostri riti e di rianimare il senso del mistero nascosto sotto risposte che non convincono più. È giunto il momento di valutare su nuove basi il nostro posto nel mondo. È giunto il momento di credere in qualcosa che è oltre noi stessi.

Ma credere in che cosa? E come? Porsi domande non significa negare. Può essere perfino la forma di fede più autentica di cui una persona sia capace. Ciò che accade, di fatto, secondo Joan Chittester, è che degli uomini e delle donne con nuovi interrogativi su vecchi problemi, e con vecchi interrogativi su problemi nuovi, invitano le Chiese, più di quanto sia mai stato fatto prima, a preoccuparsi di spiritualità piuttosto che di catechismo.

Ci fu un tempo in cui lo sciovinismo faceva dell'appartenenza religiosa uno sport d'équipe. Il nostro gruppo aveva la verità; gli altri erano nell'errore. Noi avevamo le risposte. Loro avevano torto.
La fede, avverte Joan Chittister, non è un gioco di prestigio soprannaturale destinato a preservarci dalle esigenze della fede. La fede è ciò che ci permette di valutare le scelte che si offrono a noi in funzione di ciò che è davvero reale e importante nella vita e, in definitiva, di mantenere l'orientamento di fondo.

Dire “credo”, significa che mi affido a ciò che conosco pur senza conoscerlo, a ciò che sento pur senza vederlo, a ciò che voglio pur senza averlo, con tutto il mio cuore, con tutto ciò che ho. Dire “credo” significa dire sì al mistero della vita.

Joan Chittister presenta il suo cammino di fede come un invito a proseguire la nostra riflessione personale.

Riassume la sua fede nel testo che segue:


Credo in un solo Dio (di Joan Chittister)

Credo in un solo Dio che ci ha creati tutti e tutte
e la cui divinità impregna di sacro tutta la vita.
Credo alle molteplici rivelazioni di questo Dio
che è vivo in ogni cuore umano,
che si esprime in tutte le culture,
e si ritrova in tutte le sapienze del mondo.
Credo che Gesù Cristo, unico figlio di Dio,
è il volto di Dio sulla terra,
è colui in cui meglio possiamo vedere la giustizia divina,
la misericordia divina, la compassione divina a cui siamo chiamati.
Credo in Cristo che è una cosa sola con il Creatore,
che ci mostra la presenza di Dio in tutto ciò che esiste
e risveglia in noi il sacro.
Credo in Gesù, il Cristo,
che ci conduce alla pienezza della statura umana,
a cui siamo stati chiamati prima di tutti i tempi
e per tutte le altre cose che sono state fatte.
Tramite Cristo diventiamo esseri nuovi,
chiamati a superare i limiti della nostra fragilità
ed elevati alla pienezza della vita.
Per opera dello Spirito Santo è nato dalla donna Maria,
dall'anima pura e dalla dedizione totale,
segno per tutte le epoche della posizione eminente delle donne
nel progetto divino per la salvezza dell'umanità.
È cresciuto come cresciamo noi
attraverso tutte le fasi della vita.
È vissuto come viviamo noi
soggetto alle pressioni del male e determinato nel bene.
Non ha rotto i rapporti con il mondo a cui era legato.
Non ha peccato.
Non si è mai allontanato dal pensiero di Dio.
Ci ha indicato la Via, l'ha vissuta per noi,
ne ha sofferto ed è morto per questo,
perché potessimo vivere con cuore nuovo,
mentalità nuova e nuova forza,
nonostante tutta la morte a cui siamo quotidianamente soggetti.
Per amore per noi e per amore della Verità eterna
è stato braccato
tormentato
e messo a morte da coloro che si ritenevano essi stessi déi
e non rispettavano il sacro in nessun altro.
Ha sofferto perché noi potessimo
comprendere che lo spirito in noi
non può mai essere ucciso
quale che sia il prezzo che dobbiamo pagare
per restare fedeli allo spirito di Dio.
È morto
ma non è morto

perché continua a vivere in noi.
“Il terzo giorno” nella tomba è risorto
in coloro che aveva lasciato
e anche in ognuno di noi
per vivere in cuori che non soccomberanno ai nemici della vita.
Ha cambiato tutto della vita per tutti noi da allora.
È asceso alla vita di Dio
e là aspetta la nostra ascensione nella vita oltre la vita.
Là aspetta, giudica ciò che è stato
e ciò che sarà in base a valori eterni
e in nome della virtù eterna,
per il tempo in cui ogni vita sarà raccolta in Dio,
piena di vita e di luce, immersa nella verità.
Credo nello Spirito Santo, respiro di Dio sulla terra
che continua a proporre la visione di Cristo
alle anime ancora nell'oscurità,
dà vita anche ai cuori ora ciechi.
Infonde energia negli spiriti ancora affaticati, soli,
confusi e in ricerca.
Lo spirito ha parlato al cuore umano attraverso i profeti
e dà un senso nuovo alla Parola attraverso la storia.
Credo nella chiesa una, santa e universale.
Unita insieme dalla santità della creazione
e dalla santità di cuori eternamente fedeli.
Riconosco il bisogno
di essere liberata dalle pulsioni della mia vita disordinata
e il mio bisogno di perdono di fronte alla mia fragilità.
Cerco la vita eterna in modi che neppure sono in grado di sognare
e credo che la creazione prosegua creando,
in questo mondo ed in noi, per sempre.
Amen.

Amen alla creazione, al Dio che è vita, al coraggio, alla speranza, allo spirito di verità, alla natura, alla felicità, all’integrità, al posto delle donne nel progetto di Dio, a Cristo che ci chiama a superare i nostri limiti, al perdono, a tutto ciò che fa della vita il primo passo nella espansione del nostro cuore alle dimensioni di Dio.
Amen. Amen. Amen.

Possiamo certamente credere in tutto ciò.


*: Joan Chittister, suora benedettina, da oltre trent’anni una voce autorevole nel mondo religioso. Tiene conferenze in vari Paesi ed è autrice di molti libri, fra i quali I dieci comandamenti. Leggi del cuore (Queriniana, 2008) e Segnati dalla lotta, trasformati dalla speranza (San Paolo, 2006).

 

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