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di Gianliborio Mazzola

Quando fu eletto Papa Francesco molti ambienti ecclesiastici e laici furono colti di sorpresa. Sconoscevano l’esistenza del Cardinale di Buenos Aires, Bergoglio, nonostante nell’ultimo concistoro fosse stato il più votato dopo il Cardinale Ratzinger, diventato successivamente Papa Benedetto XVI. Lo stesso Bergoglio si stupì dell’investitura papale; come confermano molte testimonianze dirette, pensava al suo prossimo "pensionamento” e ad un immediato ritorno, a conclusione del concistoro, in Argentina.

Fin dal primo discorso pubblico, "spiazzò” tutti : essendo un Gesuita, scelse Francesco come nome per il suo Pontificato. Pur essendo un rappresentante dell’Ordine che ha “sfornato” molte classi dirigenti nei diversi Paesi del mondo, volle ispirare la sua attività pastorale a Francesco d’Assisi, esempio di povertà e di attenzione agli ultimi della società.

Le prime azioni e dichiarazioni di Papa Bergoglio raccolsero consensi unanimi anche da parte dei conservatori. Probabilmente furono tutti "trascinati” anche dall’originalità del messaggio di un Papa “venuto da lontano”. Dopo le "incresciose vicende” verificatesi nell’ultimo periodo del Pontificato di Benedetto XVI che portarono alle dimissioni dello stesso Pontefice, all’opinione pubblica, soprattutto di natura ecclesiastica, sembrò che Papa Francesco potesse immettere nella Chiesa e nel mondo quell’aria fresca e nuova di cui si sentiva tanto bisogno.

E’ bene ricordare che le prime azioni del nuovo pontificato (es: rinunzia a molti “privilegi” sia per quanto concerne la vita quotidiana sia per quanto attiene la vita pubblica) avranno “insospettito” gli ambienti più tradizionalisti; tuttavia il clima di “euforia collettivo”, probabilmente, sconsigliò di esprimere le proprie perplessità sia in materia pastorale che dottrinale. Papa Francesco, pur dimostrando una solida base teologica discendente anche dalla formazione gesuitica, fece subito intendere che la sua predicazione si sarebbe “meno occupata della difesa dei sacri Principi” e si sarebbe principalmente concentrata sull’attualità del messaggio evangelico per l’uomo moderno di qualsiasi razza, religione o colore. Chiarì, comunque, che avrebbe avuto – come peraltro Francesco d’Assisi – una particolare attenzione per i poveri, per gli ultimi, per gli emarginati e, più in generale, per "le periferie del mondo”.

La visione di Papa Bergoglio apparve privilegiare la Chiesa come comunità mondiale dei fedeli rispetto alla Chiesa istituzione "arroccata” in Vaticano. Pur conservando il dovuto rispetto per l’attività della gerarchia ecclesiastica, non “mancò”, fin dall’inizio, di denunziarne, quando occorreva, determinati limiti e, soprattutto, talvolta la mancanza di coerenza rispetto ai principi evangelici. Oltre ad aprire alla collaborazione di tutti gli episcopati dispersi per il mondo, dimostrando una visione del Pontificato collegiale anziché monocratica, Papa Francesco, immediatamente, si è dimostrato un “uomo di governo” della struttura vaticana, operando quelle scelte che erano sembrate “indilazionabili” nell’ultimo periodo del Pontificato di Benedetto XVI (es.: rivoluzione nello IOR e, più in generale, nelle finanze vaticane, anche in tema di trasparenza bancaria; sostituzione di alcuni vertici della Curia vaticana la cui azione, talvolta anche di carattere politico, aveva destato perplessità nell’opinione pubblica).

L’azione di Bergoglio ha ricevuto un’accoglienza “entusiasta” da parte di grandi masse di cattolici, ma anche di appartenenti ad altre religioni e soprattutto di atei (ad esempio, alle udienze pontificie hanno cominciato a partecipare centinaia di migliaia di fedeli e nei viaggi intercontinentali vi sono state adunanze pubbliche oceaniche nei diversi continenti del mondo). E’ sembrato che l’uomo moderno attendesse “ansiosamente” un nuovo annunzio evangelico tramite il vertice della Chiesa ed il successore di Pietro.

Papa Francesco non ha mai utilizzato questa sua popolarità per contrapporsi (come ad esempio fa qualche giovane leader politico italiano!) ai suoi predecessori e soprattutto a Benedetto XVI, cui ha chiesto costantemente collaborazione e consigli, senza “marcarne” le differenze di impostazione pastorale pur esistenti.

Dopo l’iniziale generale euforia, gli ambienti conservatori, sia ecclesiastici che laici, hanno cominciato ad evidenziare “dissenso” rispetto alle indicazioni pastorali e teologiche di Papa Francesco.

Papa Bergoglio ha ripetutamente detto che: "La Chiesa deve guardare alla realtà concreta, chinarsi sui fatti del mondo con tenerezza ed accoglienza. I dottori della legge, gli scribi, i farisei parlavano bene e insegnavano la legge. Ma erano lontani. Mancava la compassione, ossia patire con il popolo. Il Signore non è mai stanco di perdonare; siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli il perdono”. In altre occasioni ha aggiunto: "La Chiesa non può dare l’impressione d’essere un castello con il ponte levatoio tirato su, le porte serrate, postazioni e sentinelle dovunque”.

Quest’impostazione è stata alla base dell'azione pastorale di Bergoglio, fin da quando era Arcivescovo di Buenos Aires; si recava frequentemente in autobus nelle periferie povere della metropoli argentina e cercava di “condividere” le difficoltà e le miserie di uomini e donne emarginati dalla società.

Nel corso del primo anno di Pontificato alcune riserve sono rimaste “allo stato latente”. Non esponendosi apertamente, molti critici accusavano Papa Francesco di "pauperismo” per questa continua attenzione ai poveri; di "populismo” per il desiderio di “piacere” alle masse con una predicazione priva di "profondi” principi teologici; infine, di “scarsa attenzione” alla Tradizione della Chiesa sviluppatasi nel corso dei secoli.

Anche coloro che esprimevano perplessità sull’azione di Papa Bergoglio erano comunque, "rassicurati” dai suoi comportamenti “bonari” e, soprattutto, si auguravano che rimanesse un buon "curato di campagna” che frequentemente “ammoniva” i fedeli con i suoi sermoni dalla cappella di Santa Marta .

Senza dichiararlo apertamente, speravano che i fedeli e l’uomo contemporaneo si "abituassero” alla predicazione di Papa Francesco, lasciando inalterate le loro convinzioni religiose e, soprattutto, i loro comportamenti quotidiani.

Smentendo tali aspettative, il Papa ha intensificato, in quest’ultimo periodo, gli "elementi di rottura” della sua predicazione. I temi su cui si è soffermato sono innumerevoli, ed in particolare è opportuno prestare attenzione a quanto espresso in tema di condanna della mafia, della pedofilia, dello sviluppo della famiglia contemporanea e delle distorsioni del sistema economico mondiale con i conseguenti flussi migratori.

La Chiesa aveva spesso avuto “parole di condanna” per la criminalità mafiosa. In tal senso vi erano stati, fra l’altro, gli interventi di Giovanni Paolo II nel Maggio 1993 ad Agrigento e di Benedetto XVI nell’Ottobre 2010 a Palermo. Nonostante ciò, la denunzia di Papa Francesco, nella Piana di Sibari del 21 Giugno 2014, contro la ndrangheta e più in generale contro la criminalità mafiosa ha provocato reazioni violente. Il Papa ha sostenuto: "… quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro, si apre la strada al peccato, all'interesse personale, alla sopraffazione…. come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza … Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati”.

La reazione mafiosa a questo intervento papale è stata insolitamente “dura e pronta”, quasi a volere “lanciare messaggi” anche all’interno delle medesime organizzazioni criminali. E’ opportuno ricordare, ad esempio, che quasi 200 detenuti della sezione di alta sicurezza del penitenziario di Larino, in provincia di Campobasso, hanno deciso di rifiutarsi di partecipare alla messa in carcere del 6 Luglio, in segno di “aperta ribellione” contro la scomunica papale.

E’ probabile che tale “inusuale rivolta” sia stata dettata anche dalle “dure parole” espresse dal Papa nei confronti di alcune espressioni della religiosità popolare (ad esempio: processioni, confraternite religiose, etc. ) che spesso nascondono comportamenti e soggetti mafiosi. L’ordinario di Palmi, in Calabria, il 10 Agosto scorso fu costretto a sospendere le processioni nella sua diocesi, dopo che il corteo di una manifestazione religiosa “aveva sostato per un inchino” davanti all’abitazione di un boss. Episodi di questo genere non sono rimasti isolati. E’ proprio di questi giorni la notizia che un giovane parroco di Bagheria, grosso centro del palermitano, dopo avere sciolto una confraternita religiosa per sospette infiltrazioni mafiose, ha subito “pesanti messaggi intimidatori”.

Probabilmente gli ambienti criminali temono che questa volta la Chiesa di Papa Francesco faccia “sul serio” la lotta alla mafia, ed in generale ai poteri criminali. E’ probabilmente vero quanto affermato da qualche commentatore secondo cui "da una Chiesa autenticamente povera e fraterna i criminali si autoescluderebbero autenticamente; in una Chiesa potente, verticistica, ritualistica, essi si trovano a proprio agio, perché vi rinvengono non poche analogie con i codici mafiosi”.

Un altro tema su cui si sono concentrate la predicazione e l’azione di Papa Bergoglio è stato certamente quella della lotta alla pedofilia, anche all'interno della Chiesa. Il Papa aveva usato espressioni molto dure contro la pedofilia ed aveva aggiunto che: "… la corruzione di un fanciullo è quanto di più terribile e immondo si possa immaginare e questi fatti, purtroppo, succedono anche in famiglia … la Chiesa lotta perché il vizio sia debellato e l’educazione recuperata.. ma anche noi abbiamo questa lebbra in casa e.. pare che il fenomeno all’interno della Chiesa coinvolga il due per cento fra sacerdoti, vescovi e cardinali …"; inoltre precisava: “.. Io trovo questo stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede..”.

E’ chiaro che nessuno ha potuto accusare di “incoerenza” Papa Bergoglio quando, recentemente, ha autorizzato gli arresti domiciliari all’interno del Vaticano per l’arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, accusato di gravi episodi di pedofilia durante il periodo in cui era nunzio apostolico a Santo Domingo. Tale “coerenza” è stata certamente apprezzata da credenti e laici, ma ritengo che in Curia tale comportamento papale abbia “spiazzato” molti; erano abituati alla secolare prassi delle gerarchie ecclesiastiche di insabbiare, edulcorare o inventare soluzioni per evitare il rigore assoluto della legge per gli uomini in toga. E’ facile prevedere una reazione “rabbiosa” di ben determinati ambienti ecclesiastici contro il pontefice argentino, accusato di essere “eccessivamente profetico” e demagogico. Analoghe scelte “decise” sta adottando Papa Francesco nei confronti di altri porporati accusati di pedofilia.

Altro tema fondamentale della pastorale di Papa Bergoglio è stato, indubbiamente, quello della famiglia e dei temi etici più in generale. Come ha ripetutamente affermato, è sua intenzione aprire una riflessione profonda nella Chiesa sulla famiglia contemporanea nel mondo; intenderebbe individuare, insieme ai rappresentanti degli episcopati del mondo, senza mettere in discussione i principi fondamentali, soluzioni pastorali nuove che aiutino le famiglie, soprattutto quelle in difficoltà.

Per realizzare tutto ciò ha addirittura convocato un Sinodo straordinario che si sta svolgendo a Roma dal 5 al 19 Ottobre; a tale Sinodo parteciperanno circa 250 persone tra cardinali, vescovi e personalità laiche di tutti i diversi continenti (fra essi 106 vescovi provengono dall’Asia, dall’America Latina, dall’Africa e dall'Oceania). E’ opportuno premettere che in molte aree del pianeta la famiglia presenta realtà diverse dall’Europa: ad esempio in alcune regioni africane esistono matrimoni combinati tra bambine di dieci anni e uomini di sessanta, mentre in altri Paesi africani (es: Niger e Ciad) il 70% delle donne comprese fra 20 e 24 anni si sono sposate prima di averne compiuti 15!).

Il Sinodo straordinario di Roma è stato introdotto circa un anno fa da una riflessione del cardinale Kasper sulla condizione della famiglia nel mondo attuale e, più in generale, sui temi etici dell’uomo contemporaneo; all'incontro romano seguirà un Sinodo ordinario, che si terrà l’anno prossimo a Filadelfia, sugli stessi temi, cui parteciperanno i rappresentanti di tutte le Chiese del mondo per concludere la riflessione sviluppata a Roma ed elaborare un documento che costituirà il fondamento dell’azione pastorale del Papa.

Nell'introduzione di Kasper erano, fra l’altro, contenute alcune aperture nei confronti dei divorziati e si avanzava la possibilità che, a certe condizioni, si potesse somministrare la comunione anche a chi si è rifatto una famiglia. Dopo un anno di dibattito, improvvisamente, a pochi giorni dall’apertura del Sinodo di Roma, cinque fra cardinali di curia e responsabili di importanti diocesi, hanno pubblicato un libro in cui si "attaccano” violentemente le tesi di Kasper; a tutto ciò si sono aggiunti articoli su riviste specializzate di alcuni cardinali (fra cui l’Arcivescovo di Milano Angelo Scola) in cui si è ribadita la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio, escludendo qualsiasi possibilità di concessione dei sacramenti ai divorziati ed ai separati conviventi. I critici hanno sostenuto che non si può parlare di una "nuova pastorale” della famiglia quando tutto ciò discende da una "violazione di una legge divina”.

L’attacco di questi porporati è stato così “violento” che lo stesso Kasper ha sostenuto in un’intervista: ”Se i cardinali che sono i più vicini collaboratori del Papa intervengono in questo modo, siamo in presenza di una situazione inedita…. Alcuni, al prossimo Sinodo, vogliono una guerra teologica. La dottrina della Chiesa è aperta, loro vogliono una verità cristallizzata. Il bersaglio delle polemiche non sono io, ma il Papa”.

Papa Francesco, dato questo “scontro” fra fazioni teologiche, ha precisato, con molta chiarezza, che nella prossima assemblea sinodale si debbono confrontare, liberamente, esperienze e sensibilità diverse sulle condizioni della famiglia e sui temi etici del mondo contemporaneo.

Interpretare le parole e le decisioni del Papa all’interno del vecchio schema dello scontro tra progressisti e conservatori è “sbagliato”. Il messaggio papale, ripetutamente espresso nelle omelie di Santa Marta, è quello di ascoltare la Parola di Dio e di metterla in pratica. Certamente fare tutto ciò può essere destabilizzante …

Molti osservatori ritengono, però, che il tema dei sacramenti ai divorziati sia soltanto un “pretesto": il vero motivo del contrasto è da ricercare soprattutto nella differenti visioni dei rapporti fra Chiesa Istituzione (anche intesa come Curia) e popolo dei fedeli.

In quest’ultimo periodo, comunque, l’attenzione di Papa Francesco si è concentrata anche sull’evangelizzazione del sociale; in particolare sui pericoli della globalizzazione, quando quest’ultima non è orientata al bene dei popoli. L’attuale “versione” della globalizzazione, se ha prodotto un incremento di ricchezza per singoli Stati e per un ben ristretto numero di persone, ha provocato l’aumento delle differenze sociali nelle nazioni ed ha creato nuove disuguaglianze anche negli Stati più ricchi.

Uno dei cardini dell’attuale sistema mondiale globalizzato è certamente lo sfruttamento della manodopera più a basso prezzo. I capitali si trasferiscono nelle regioni più povere, dove i lavoratori sono pagati di meno (si parla di miliardi di persone che vivono con meno di due dollari al giorno!) e si produce disoccupazione nei Paesi più ricchi, distruggendo tradizionali fonti di lavoro.

L’economia si è trasformata da industriale a finanziaria e monetaria, con movimenti quotidiani di capitali sui mercati di tutto il mondo, privi di qualsiasi controllo da parte degli Stati, intesi sia come Governi che come Parlamenti. L’unico criterio economico prevalente è quello della redditività, restringendo il mercato del lavoro e generando nuove e vecchie povertà.

Il Pontefice è spesso ritornato sul dramma dell’immigrazione, ricordando che gli enormi flussi migratori sono la conseguenza di questo sviluppo “distorto” dell’economia mondiale. Masse sempre più vaste di uomini si trasferiscono dai loro Paesi d'origine per sfuggire alla miseria, cercando una vita più dignitosa, anche se talvolta trovano la morte. In presenza di tali fenomeni, pur riconoscendo le legittime esigenze di sicurezza degli Stati più avanzati, è inutile alzare barriere: è indispensabile intervenire nei Paesi d’origine, modificando gli attuali meccanismi di distribuzione economica che creano “nuovi ricchi” e grandi quantità di poveri.

Papa Bergoglio ha sottolineato con forza che lo sviluppo caotico dell’emigrazione è anche direttamente collegato all’intensificarsi delle guerre nelle diverse aree del mondo; di ritorno dal viaggio in Corea ha ipotizzato che: ”… forse si può parlare di una Terza guerra mondiale combattuta a pezzi..”. Tuttavia non si è limitato a denunziare la situazione ma ha "attaccato”, con insolita violenza e passione, i mercanti di armi. Ha aggiunto: "… Come è possibile questo? Perché dietro le quinte ci sono interessi, piani geo-politici, avidità di denaro e potere. E c’è l’industria delle armi che sembra tanto importante. Gli affaristi della guerra forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere”.

Tali espressioni, certamente, non saranno risultate gradite alle diplomazie di tutto il mondo, perché da un lato cercano di spegnere i tanti focolai di guerra ma, nel frattempo, nulla di serio fanno contro l’esportazione di armi che avanza come sempre. E’ opportuno ricordare che l’industria bellica degli Stati Uniti è la prima esportatrice di armi pesanti nel mondo, occupando il 29% del mercato seguita, a ruota, dalla Russia con il 27%, e successivamente dalla Germania con il 7%, dalla Cina con il 6%, dalla Francia con il 5%, dal Regno Unito con il 4%, dalla Spagna, dall’Ucraina e dall’Italia con il 3% e da Israele con il 2%.

Le spese mondiali in armamenti oggi rappresentano un giro d’affari di 1.750 miliardi di dollari!

Tutto ciò non ha impedito al Papa di condannare con forza, come ha fatto attraverso il Segretario di Stato Parolin alle Nazioni Unite, le violenze dell’Isis, affermando con nettezza che "non si può uccidere nel nome di Dio”.

Altro tema importante della pastorale papale è certamente quello della necessità di rivedere profondamente il rapporto fra l’uomo e l’ambiente. Una crescente ideologia “consumistica” sta distruggendo il creato, sia negli ambienti rurali che cittadini; l’influenza della predicazione di S. Francesco d’Assisi è evidente negli interventi papali. D’altronde le conseguenze di un uso “sconsiderato” delle risorse naturali, anche da parte di potenze economiche di nuova formazione (es: Cina ed India) sono evidenti: fra l’altro producono livelli di inquinamento insostenibili quali l’incremento della temperatura mondiale con desertificazione di interi territori e fenomeni metereologici imprevedibili (es: Ninõ, temperature tropicali diffuse nel mondo, etc.) ed aumento delle malattie derivanti dalle condizioni ambientali.

Il Papa ha inoltre ribadito che lo Stato sociale non bisogna “smantellarlo” né tanto meno il diritto fondamentale al lavoro; quest’ultimo “… non può essere considerato una variabile dipendente dai mercati finanziari e monetari”. Ha recentemente aggiunto: “… E’ necessario tenere viva la preoccupazione per i poveri e la giustizia sociale. Tutto ciò esige, da una parte profonde riforme che prevedano la ridistribuzione della ricchezza prodotta e l’universalizzazione di mercati liberi a servizio delle famiglie, e dall’altra la ridistribuzione della sovranità sia sul piano nazionale sia sul piano sovranazionale …”

Per queste considerazioni piuttosto "impietose”, spesso i potenti della terra non citano le parole di Papa Francesco con la frequenza con cui facevano riferimento a quelle dei suoi predecessori. Tale "disattenzione” non si sa se sia voluta o inconscia; tuttavia gli attuali governanti corrono il rischio di non accorgersi che, in un momento prolungato di crisi delle ideologie, il Papa “venuto da lontano” sta delineando (pur non rientrando espressamente nei suoi compiti!) le prospettive ed i valori per una nuova organizzazione politico-sociale del mondo alternativa all’attuale, causa di notevoli disastri. La rivoluzione di Bergoglio si presenta assai lontana dalle “frasi ad effetto” di qualche leader italiano che, forse per la giovane età, ritiene che la società contemporanea si possa ”cambiare” con semplici “aggiustamenti”, intrisi di continui conflitti fra persone, fra gruppi sociali e generazioni, senza intaccare “le scelte di fondo” dell’economia.

In conclusione, anche in presenza delle resistenze cui si è accennato, non si può non concordare con Papa Francesco quando, in occasione del "ringraziamento” per i duecento anni della ricostituzione dei Gesuiti, ha concluso: "La nave della Compagnia è stata sballottata e non c’è da meravigliarsi di questo. Anche la barca di Pietro lo può essere oggi. La notte ed il potere delle tenebre sono sempre vicini. Costa fatica remare”.

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Un Commento a “Il coraggio di Papa Francesco e le resistenze palesi ed occulte”

  • Fabrizio Di Maio:

    Articolo molto interessante, da laico è la prima volta che "sento" un Papa. Spero non lo "facciano fuori" perché immagino abbia tanti "nemici" potenti….

     

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