Get Adobe Flash player

Pace per tutti

Categorie Articoli

Benvenuti

Archivi del sito

Calendario

Agosto: 2019
L M M G V S D
« Lug    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Login

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Is 40,1-5.9-11)

Il testo è l’inizio del libro della consolazione. “Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio -”, perché sta per terminare l’esilio e la schiavitù nella terra straniera di Babilonia, nella quale il popolo fu deportato.

“Parlate al cuore di Gerusalemme“, perché ferito, angosciato e triste nella condizione in cui si trova, esiliato dalla terra promessa, senza il tempio e i riferimenti della sua appartenenza a Dio come “popolo eletto”, erede della promessa. “gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa é scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati”.

Completamente scontata la sua colpa – tale è il senso del temine “doppio” -. Il parlare al cuore con tutta la forza del proprio essere, riguardo alla fine della tribolazione, manifesta l’intensità dell’affetto del Signore per il suo popolo e la determinazione di riscattarlo, per ricondurlo nella terra promessa, come espressione della sua fedeltà all’Alleanza e ripristino delle condizioni dell’elezione.

Nella lettura d’Israele, la causa della deportazione e la conseguente schiavitù fu il peccato, ossia l’aver deviato e rinnegato l’Alleanza. Lo scontare la colpa non è vendetta ma pedagogia correttiva di Dio, esercitata con la necessaria fermezza e severità per demotivare la trasgressione dell’Alleanza. L’atteggiamento di Dio è quello del padre preoccupato che il figlio non ritorni a commettere gli stessi errori.

L’evento, ormai prossimo, della liberazione richiede che il popolo si disponga convenientemente. Ecco, allora, alcune indicazioni: “Nel deserto preparate la via del Signore (…), spianate (…), Ogni valle sia innalzata (…), il terreno accidentato si trasformi in piano (…)”. Si tratta di un nuovo esodo verso la terra promessa, solo che questa volta è terra già conosciuta, quella che Dio aveva già donato e ha come capitale Gerusalemme.

Il ritornare alla propria terra per ricostruire la nazione è, altresì, un riorganizzarsi nei termini dell’Alleanza, perché si compia in essa la promessa. Allora è necessario, da parte del popolo, lo stesso atteggiamento, lo stesso sforzo e la stessa purificazione di allora. Il deserto e la solitudine, nella tradizione del popolo d’Israele, sono formidabili luoghi e condizioni di purificazione e d’incontro con il Signore.

Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno”, nel compimento delle esigenze dell’Alleanza, nel riscattare la condizione e dignità di popolo eletto, nella trasmissione della convinzione di appartenenza al Signore per il vincolo della fedeltà.

Sarà manifesta la pratica del diritto e della giustizia e, con essa, il farsi del regno di Dio nella fraternità, solidarietà e pace fra i suoi membri, che includeranno nel proprio vissuto gli stranieri provenienti da tutti i popoli della terra.

Non sfugge al credente che il sogno di Dio di allora è anche quello di oggi. Siamo chiamati a pensare alto e assumere con determinazione, coraggio, intelligenza e creatività le sfide dell’integrazione, elaborando criteri e proposte efficaci.

L’Avvento è un momento forte per ravvivare tale impegno, malgrado tutte le difficoltà e forze contrarie, dentro e fuori della Chiesa. “Ecco il vostro Dio! (…) viene con potenza (..); egli ha con se il premio e la sua ricompensa lo precede”. La ricompensa, già presente nel vissuto del popolo, è la pratica del diritto e della giustizia, della solidarietà e della fraternità, e il premio è la partecipazione piena alla gloria di Dio, per la quale Lui sarà tutto in tutti.

La legge, le norme dell’Alleanza, è il riferimento di Dio per pascolare il suo popolo. Infatti, “Come un pastore egli fa pascolare il gregge (…), lo raduna (…), conduce dolcemente pecore madri”. La Legge va compresa, interpretata (non applicata solo alla lettera) per il fine che essa si propone e, soprattutto, vissuta senza secondi fini. L'unico stabilito è il compimento dell’amore, fine ultimo dell’Alleanza.

Non è la legge per la legge che assicura il corretto rapporto di comunione con Dio. È il contrario. La corretta comunione con Dio, per la creativa e coraggiosa pratica dell’amore, molto spesso esige l'andare oltre la lettera della legge. Ciò costituisce il rispetto del suo fine ultimo: trasmettere la vita in abbondanza.

Purtroppo ciò non avverrà. Allora Dio stabilirà una nuova alleanza nella persona di Gesù, argomento della seconda lettura.

 

2a lettura (2Pt 3,8-14)

Le comunità cristiane pensavano che fosse imminente il ritorno del Risorto, il giorno dell’ultimo e definitivo intervento di Dio a favore della sua creazione. In tale giorno “i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta”. Un quadro terrificante e desolante.

Oggi, la prima reazione è: che Dio ce ne liberi! Che non succeda durante la mia vita: meglio morire come tutti. E, ad ogni evento catastrofico della natura, così come lo sconvolgimento climatico, gli interminabili conflitti e guerre, le sempre più drammatiche condizioni di vita di molte persone, sorge nell’animo il dubbio se non tutto non sia segno premonitore di tale fine.

Tornando alla situazione delle prime comunità, il vivere nell’attesa dell’imminente venuta del Risorto è motivo per ridisegnare il senso della propria esistenza, riformulare il progetto di vita, nell'attesa dell'evento che sconvolgerà tutto e tutti.

Il ritardo crea seri problemi e gli apostoli non possono sottrarsi a essi. Pietro affronta il tema e argomenta: “Il giorno del Signore verrà”, fiducioso nella promessa del Risorto. È altresì sicuro che, con la sua venuta, tutto e tutti saranno coinvolti.

Sul corpo massacrato e morto di Gesù, per causa dell’amore – trionfo della giustizia di Dio -, lo Spirito Santo, il fuoco dell’Amore, lo liberò dalla morte, lo rinnovò e lo trasformò. Conseguentemente, quello che è successo in Lui accadrà a tutta l’umanità e non c’è motivo per credere che possa essere diversamente. L’inghippo è sapere quando.

L’apostolo afferma che “verrà come un ladro”, nel momento meno previsto, come una visita non richiesta, anche se non esclusa. Tutto rimane in sospeso.

I tratti terrificanti della sua venuta accadranno veramente? O sono metafore di ben altre situazioni? “Noi, infatti, secondo la promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia”. Non si aspettano un altro cielo, un’altra terra, ossia, una sostituzione di questi elementi, ma lo stesso cielo e la stessa terra, rigenerati e trasformati, per il fatto che in essi “abita la giustizia”. Pertanto, per tutto quello che non si inquadra con la giustizia, “i cieli spariranno (…), si dissolveranno e la terra con tutte le sue opere, sarà distrutta”, ossia sarà bruciato dal fuoco divoratore e purificatore.

Più che eventi naturali apocalittici – la natura ha le sue leggi e il suo destino -, l’evento ultimo e definitivo produrrà un’immersione nello Spirito Santo, il cui effetto sarà come il fuoco cui allude il testo – “consumati dal calore”-, che purifica e trasforma tutto e tutti.

Trasformazione e purificazione già fanno parte del presente di ogni cristiano. Perciò l’apostolo raccomanda: “Una cosa non dovete perdere di vista (…). Il Signore non ritarda (…). Egli è magnanimo (…). Il giorno del Signore verrà (…)". Nell’attesa degli eventi è doveroso aver cura del vissuto coerente: “fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia”.

Questo cammino trova in Giovanni Battista un riferimento molto importante, come indica il Vangelo.

 

Vangelo (Mc 1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”. Non si tratta semplicemente di un riferimento di redazione riguardante la persona, l’attività e la storia di Gesù ma, anche, dell’inizio di un cammino, di un processo, nel quale la buona notizia della salvezza si fa buona realtà in Gesù – con l’evento della Pasqua – e nella vita delle persone e delle comunità che credono in Lui e lo seguono.

“Ecco, dinnanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via”. Il Battista chiama il popolo al deserto, tradizionalmente luogo di conversione e dell’incontro con Dio, ed esorta con enfasi: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”.

I sentieri sono diventati tortuosi e pesanti per il peccato, per l'allontanamento dalla Legge (le esigenze dell’Alleanza), dal cammino retto e piano indicato dal Signore. Come impegno di ravvedimento Giovanni “proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati”.

È urgente e molto importante accogliere l’invito. Il Messia è prossimo e, con il suo arrivo, dividerà chi compie la Legge dagli altri: salvezza per i primi, con l’entrata nel regno, e condanna per i secondi, nel fuoco eterno.

Fondamentalmente si tratta di una conversione etica, di riprendere, cioè, il comportamento dettato dalla legge. Passo importante e inevitabile, giacché “La sapienza non entra in un’anima che compie il male né abita in un corpo oppresso dal peccato” (Sap 1,4), ma non determinante, in virtù di quello che Gesù compirà poi. È solo il primo passo.

Giovanni stesso intravede che qualcosa di molto più importante sta per arrivare: “Viene dopo di me colui che è più forte di me”. È cosciente del suo agire circostanziale, limitato e propedeutico a quello che verrà da parte del Messia. Non percepirà la grandezza e la portata dell’agire di Gesù in termini di superamento della legge, trasformazione della profondità della persona per la fede nella sua persona e insegnamento e dell’universalità degli effetti. Lo dimostra il fatto che, stando in carcere, mandò a chiedergli: “sei tu che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11,3).

È cosciente della propria piccolezza: “io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali", ma non per demotivarsi o rimpicciolirsi davanti ai potenti. Al contrario, è determinato e coraggioso nel fare quello che gli compete, al punto da sfidare Erode e caricarsi delle conseguenze di tutto quello che gli accadrà successivamente.

Percepisce la distanza fra la sua e la missione del Messia: “Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. Giovanni non aveva idea della portata e delle conseguenze del battesimo “in Spirito Santo”; in effetti, solo dopo la risurrezione e la Pentecoste, gli apostoli avranno coscienza di cosa significhi e comporti tutto ciò.

Gesù disse: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sai compiuto!” (Lc 12,49). Egli si riferisce all’immersione – battesimo – nella morte e risurrezione, e al fuoco dovuto all’azione dello Spirito.

Gesù continua il processo di conversione, di trasformazione e purificazione iniziato dal Battista, con il fuoco dello Spirito di cui sopra. Processo in atto anche oggi attraverso la fede, la Parola e i sacramenti, il cui progresso (o regresso) è manifestato dalla pratica della carità. Esso avrà il suo punto d’arrivo con il ritorno del Risorto, motivo specifico dell’Avvento e della speranza di ogni tempo.

È importante prendere coscienza che siamo immersi in questo processo, che partecipiamo di esso, per fare nostro lo stile di vita, la pratica e la missione di Gesù e cosi condividere con Lui l’evento finale, nel quale Dio sarà tutto in tutti.

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un Commento