Get Adobe Flash player

Pace per tutti

Categorie Articoli

Benvenuti

Archivi del sito

Calendario

Giugno: 2019
L M M G V S D
« Mag    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

Login

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Is 55,1-11)

Il profeta, in nome del Signore, si rivolge alle persone deluse, frustrate e defraudate per il fallimento delle loro azioni e il venir meno dei loro investimenti: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?”; da cui le conseguenze drammatiche: la fame, la sete e l’impoverimento.

Egli offre la via d’uscita: “voi tutti assetati venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte” e, nell’intento di ristabilire le condizioni di una vita dignitosa e felice, lega l’ascolto del suo insegnamento alla promessa di soddisfare coloro che sono nelle privazioni, incapaci di poter soddisfare i loro bisogni con i propri mezzi: “Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti”.

Il profeta invita a ritornare e farsi carico dell’alleanza stabilita dal Signore con i padri, attraverso l’avvicinamento e l’ascolto: “Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete”. Non si tratta del semplice udire ma di aprire la mente e il cuore all’evento di bontà e misericordia che genera, nel profondo, l’intelligenza illuminata dal sentirsi amati, e quindi atta a percepire la grandezza, la verità e la profondità di quel che è trasmesso. La nuova vita sosterrà la volontà del Signore nello stabilire "per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide”.

Il ristabilimento dell’alleanza, e la nuova vita, non sono finalizzati semplicemente alla loro individualità personale ma, nella linea della missione conferita a Davide, attraverso la loro testimonianza mira a coinvolgere genti e nazioni. In effetti, ogni intervento del Signore sulle singole persone, o gruppo, ha come termine ultimo tutte le genti. L’elezione personale, e del popolo d’Israele tutto, è l’inizio e il mezzo per il bene dell’umanità.

Porgere l’orecchio, e andare verso il Signore, smuove l’intelligenza e suscita nell’intimo la volontà e la determinazione di assumere le sue specifiche indicazioni; “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino”, in modo da coltivare e mantenere costante il vivo rapporto con Lui, attraverso l’azione corrispondente.

Ciò è particolarmente necessario per sostenere il coraggio e la determinazione, il processo di conversione e la conseguente trasformazione radicale della persona, che fa di essa un soggetto completamente rinnovato e rigenerato; cosicché “L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri”, per intraprendere un nuovo cammino sulla via dell’alleanza, e adeguare tutti i pensieri e le azioni alla sua realizzazione.

Ciò è particolarmente necessario perché si tratta assumere uno nuovo di pensare che vada ben oltre a quello abituale: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie”. La differenza non è di poco conto se il Signore afferma: “Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”.

Si percepisce l’indicazione di un processo che, da un lato richiede grande umiltà e fiducia, dall’altro l’impegno di tutto se stesso nell’elaborare un piano di azione che costituisca l’attiva collaborazione nell’audacia, coraggio e creatività. Tutto per manifestare il compimento della realtà nella quale risalta la gloria del Signore e la consistenza del suo regno, che governa i popoli e realizza pienamente la persona.

Davanti a eventuali timori e perplessità, il profeta assicura il raggiungimento del risultato attraverso l’efficace parabola della pioggia e della neve: “Come, infatti, la pioggia e la neve (…) così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.

Il compimento non è un evento meccanico, automatico, come se dipendesse semplicemente da Dio, perché richiede le disposizioni convenienti di chi sintonizza con il Signore. Perciò l’ascoltare include il lasciarsi coinvolgere pienamente, in modo tale che quel che si ascolta diventi filosofia di vita, criterio di discernimento, e si traduca in stile di vita orientato alla pratica del diritto e della giustizia. Allora, ascoltare e vivere, sono le due facce della stessa medaglia; “ascoltate e vivrete”, per la divinizzazione della condizione umana.

È quello che indica la seconda lettura.

 

2a lettura (1Gv 5,1-9)

 

Giovanni dirà, nel suo vangelo, che la Parola prenderà la condizione umana di Gesù. Con la sua morte e risurrezione il Gesù umano è diventato definitivamente il Cristo. D’ora in poi sarà indicato come Gesù Cristo, ossia l’uomo Gesù unto come Messia con la risurrezione per l’azione dello Spirito, e manifestato come tale a tutti i popoli. Ragion per cui, lui stesso ordinerà: "Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli (…) e insegnando loro (…)“ ( Mt 28,19-20).

Giovanni mette in evidenza la specifica condizione di chi realmente pone la sua piena e incondizionata fiducia in quello che Gesù ha operato a favore di ogni singola persona e dell’umanità con l’evento pasquale; infatti, "Chiunque crede che Gesù sia il Cristo, è stato generato da Dio”.

Si tratta di generazione a nuova vita, in virtù della quale è trasmesso l’amore di Dio che introduce l’eternità nel tempo, e l’incorruttibilità in tutto quello che è soggetto a morte e al decadimento. In questo senso la dignità di figlio di Dio, conferita con la nascita umana, raggiunge il suo apice; infatti, "A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome” (Gv 1,11-12).

Il fatto che l’umanità intera, senza distinzione di razza, cultura e religione, è stata riscattata e redenta, induce e motiva ogni cristiano ad assumere un atteggiamento di fraternità, solidarietà e responsabilità nel sincero amore verso tutti, indistintamente. Tale atteggiamento attesta l’amore a Dio, recepito e vissuto nel credente. Esso racchiude in sé la capacità creativa e audace delle adeguate declinazioni nelle diverse circostanze e situazioni del vissuto umano.

In tal modo, “i suoi comandamenti non sono gravosi”, se accolti e osservati avendo come sfondo questa coscienza e convinzione, altrimenti diventano una pesante fardello che rende impossibile la realizzazione. La giustificazione sta nel fatto che “Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo”. Per mondo, intende tutto quello che si oppone, ostacola e rende difficile stabilire il corretto rapporto con Dio, tramite l’accettazione di quello che Gesù ha realizzato nella Pasqua. In tal caso la persona è rinchiusa in se stessa, nella propria autoreferenzialità, impegnata a soddisfare solo interessi egocentrici.

Questi ostacoli sono vinti dalla volontà umana, necessariamente associata alla fede; infatti, dice Giovanni che “questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede”. Il peccato è farsi empio e iniquo per l’atteggiamento di sfiducia per quello che l’evento pasquale ha operato in ogni persona e nell’umanità, in modo che non ci si appropria del dono offerto.

Risalta, quindi, che il peccato è una realtà teologica, prima che essere un comportamento morale. Evidentemente, dalla prima procede il secondo, nelle sue diverse declinazioni disastrose per la vita personale, della comunità e della società.

Rafforzando il contenuto dell’affermazione,, l’apostolo riprende: "E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?”. Argomenta dicendo che, in ordine alla persona e all’azione di Gesù, tre fattori costituiscono e manifestano la verità riguardo alla sua persona, al suo agire, alla sua missione, culminata con la morte e risurrezione: “sono tre quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue”.

Lo Spirito Santo, che lo ha concepito, è sceso su di lui nel battesimo del Giordano – l’acqua – e lo ha accompagnato fino alla croce – il sangue -, è Dio stesso. È lo Spirito che attesta, “perché lo Spirito è verità”. In tal modo, Dio dà testimonia se stesso, di un amore concreto, visibile e sconcertante, sia nella forma sia negli effetti, riguardo alle persone e all’umanità intera.

Perciò, "Se accettiamo la testimonianza degli uomini (…)”, – in tribunale si accettava come vera la testimonianza di almeno due uomini – “(…) la testimonianza di Dio è superiore”. È come dire: come è possibile che il cristiano non creda in Lui?

Il battesimo nel Giordano, al quale fa riferimento il vangelo, segna l’inizio dell’attività pastorale di Gesù.

 

Vangelo (Mc 1,7-11)

 

Giovanni richiama l’attenzione della gente affermando di non essere degno "di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali” e manifesta, quindi, la sua sconcertante umiltà nei riguardi di chi deve venire. Basta pensare alla consuetudine che proibiva al padrone di uno schiavo ebreo che questi svolgesse tale azione, tanto era ritenuta infamante. Solo rarissime volte il maestro, e in casi molto speciali, permetteva al discepolo di sciogliergli i sandali, e solo come segno di devozione.

In contrapposizione a se stesso, indica il messia ormai prossimo, come colui che "vi battezzerà in Spirito Santo”. Che cosa significhi per Gesù, e per la gente, è manifestato nell’atto del battesimo di Gesù stesso. È noto che la parola “battesimo” significa immersione. Gesù è battezzato, come tutti i peccatori, da Giovanni, pur non essendolo. In tal modo si pone sullo stesso livello, condivide la loro condizione, non la realtà; nel senso che sarà investito dalle conseguenze del peccato in termini di sospetto crescente, allontanamento, sfiducia, rifiuto e, per ultimo, rigetto violento sulla croce.

L’importante, per Gesù, è non il porsi al di sopra, o al di sotto, di loro – i peccatori – ma sullo stesso livello, per intraprendere e testimoniare il processo e il cammino di conversione, affrontando la malizia, la seduzione e la forza del peccato, insidiato dall’interpretazione della legge e la pratica religiosa delle autorità, consolidata dalla tradizione e dalla teologia di allora.

Sullo sfondo di questo quadro, che diventerà evidente nel contenuto con le tentazioni nel deserto, il battesimo di Gesù, il suo porsi per raggiungere la meta della salvezza delle persone e dell’umanità che rappresenta davanti al Padre, riceve l’approvazione dello Spirito. Infatti, “uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba”.

Lo stesso Spirito, che lo ha generato come persona nel seno di Maria, ora si effonde di nuovo su di lui per renderlo capace e sostenerlo nella missione per cui è inviato. Lo Spirito lo accompagnerà fino alla croce, lo sosterrà nell’audacia, coraggio e determinazione nella pratica della carità e, infine, lo farà risorgere, in virtù dell’amore che ha sostenuto e motivato la resistenza al peccato, fino alla fine, con la sua consegna e morte.

Gesù riceve anche l’approvazione del Padre udendo la sua voce proclamare: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. La voce riprende il primo versetto del primo cantico del Servo (nota: i cantici sono quattro, Is 42,1-9; 49,1-9; 50,4-7 e 52,13-53,12 ed è importante conoscerli). La missione sarà quella che poi Gesù svolgerà, legando immediatamente la missione del Servo con la sua, e confermando in lui la coscienza rispetto al proprio destino.

Il motivo di tutto questo processo è l’Amore, la cui dinamica e forza costituiscono ed essenzializzano la realtà trinitaria e la unisce nella diversità del proprio essere Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il battesimo è immersione di Gesù nella missione, la cui finalità è la salvezza del mondo. Il nostro è immersione nella morte e risurrezione di Gesù che, liberandoci dal potere del peccato, stabilendo la nuova ed eterna alleanza e facendoci partecipi della vita eterna, ci rende capaci di continuare la stessa missione, a lode e gloria del Padre.

Cosicché lo svolgimento della missione costituisce l’alimento – vedi: “mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti” della prima lettura – e il cammino nel quale ogni persona, e l’umanità, troveranno la vita in abbondanza, perché tale è la sua finalità giacché, Gesù stesso, disse di essere venuto nel mondo per dare vita in abbondanza (Gv 10,10).

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un Commento