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di Nello Scavo

Dovevano allo Stato 98 miliardi. Poi, pur di chiudere la partita e metterci una pietra sopra, un tribunale decise che un paio di miliardi potevano bastare. Ma per loro, che pure vantano un giro d’affari medio di 80 miliardi all’anno, erano comunque troppi. Abituati a vincere sempre, hanno puntato tutto sulla ruota del fisco all’italiana. Se la caveranno con poche decine di milioni.

Lo conferma la Corte dei conti che nelle relazioni per l’inaugurazione dell’anno giudiziario spiega che dai concessionari del gioco d’azzardo non ci si deve aspettare molto di più. Commi e cavilli sono dalla loro parte.

Il procuratore generale Salvatore Nottola lo ha messo nero su bianco. «Le società concessionarie del servizio pubblico di attivazione e conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito con vincite in denaro mediante apparecchi, sono state condannate – ricorda il magistrato nella sua relazione – per un ammontare di oltre 2,7 miliardi di euro per il danno erariale cagionato in ragione della violazione degli obblighi della concessione». Per mesi le macchinette non dialogavano con il centralone unico, ma questo non fermò le scommesse e meno che mai fermò gli introiti.

Di quei quasi 3 miliardi, una parte è oggetto di esame in sede di appello, «l’altra parte è stata oggetto di definizione agevolata a seguito di applicazione della normativa sul condono contabile» sul «nuovo condono» disposto nel 2013 all’interno del decreto Imu.

L’andirivieni di norme di cui hanno beneficiato i concessionari pone molte domande.

A cominciare da quella che più interessa alla ragioneria dello Stato: quanti soldi incasserà l’erario dopo le condanne dei concessionari? «Una valutazione realistica del rapporto esecuzioni/condanne, quindi, può essere effettuata – sostiene il procuratore generale – depurando il riferimento numerico delle sentenze di condanna in primo grado dagli effetti di tale decisione e, quindi, giungendo a tale relazione più concreta di 208 milioni di euro di esecuzioni su circa 983 milioni per condanne coperte da giudicato o esecutive». In altre parole: «Un valore pari a circa il 21% di introiti sull’ammontare delle condanne».

Alzi la mano chi sia riuscito a ottenere da Equitalia o da altri enti di riscossione una simile benevolenza. Difficile attendersi molto di più. Ed anche se quanti non hanno aderito alla "conciliazione" venissero definitivamente condannati, alla fine si sarebbe ben lontani dai 2,3 miliardi inizialmente pretesi dalla Corte dei Conti. Ad oggi «i soggetti che non hanno optato per la definizione agevolata, pongono ancora sub iudice il consistente importo di circa 1,5 miliardi di euro». Come andrà a finire è presto per saperlo, «ma su parte degli importi per i quali vi è condanna in primo grado e che non sono stati oggetto del “nuovo condono contabile”, la procura generale ha richiesto sequestro conservativo per 79 milioni circa».

La contabilità, a questo punto, è concentrata sul futuro. Secondo le "Sezioni riunite in sede di controllo", le prospettive della finanza pubblica dopo la legge di stabilità dovrebbero portare un aumento delle entrate dai «giochi, per un importo complessivo di circa 900 milioni per quest’anno, 800 per il 2016 e 650 per il 2017. In particolare, oltre ai maggiori effetti associati all’emersione di gioco irregolare, contano la riduzione, a decorrere dal 2015, dei compensi riconosciuti ai concessionari ed ai soggetti che operano nella gestione e nella raccolta dei giochi mediante apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro e l’assegnazione di una nuova concessione per la raccolta e la gestione del gioco del Lotto».

Fonte: Avvenire – 4 Marzo 2015

 

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