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di Pier Luigi Fornari

Anche Franco Battiato ha cantato Il Carmelo di Echt, ma il monastero dove Edith Stein (Teresa Benedetta della Croce il suo nome da religiosa) ha vissuto gli ultimi tre anni e mezzo di vita, nei fatti è dimenticato da molti.

«Abbiamo chiesto fondi per rinnovare la nostra cappella, la cappella di Edith Stein, perché possa diventare un luogo di accoglienza degno, ma questi fondi non sono arrivati», dice suor Paula, la priora. Il monastero, situato al centro della cittadina, può passare inosservato: non svetta tra gli edifici, né si distingue per il colore dei mattoni. A ricordare la santa, alla destra dell’ingresso, un bassorilievo con il suo volto e una croce sullo sfondo, le date della sua permanenza a Echt, della canonizzazione e della proclamazione a compatrona d’Europa. Nell’insieme il convento, che porta un grande messaggio, appare nascosto, reso povero dall’usura del tempo e dimenticato da chi potrebbe aiutarlo.

È un fatto emblematico dell’Europa odierna. La santa filosofa, di cui lo scorso 9 agosto è stata la memoria liturgica, è a volte ricordata nel sentimento, ma rimossa dalle élite. Eppure ha lasciato un grande patrimonio: 27 volumi nella edizione originale tedesca. Il fatto è che si sta rimuovendo il «nucleo profondo della tragedia del continente europeo», culminata in due guerre devastanti, tragedia che la carmelitana di origine ebraica «incarna», come scrisse san Giovanni Paolo II.
«Un’Europa che scambiasse il valore della tolleranza e del rispetto universale con l’indifferentismo etico e lo scetticismo sui valori irrinunciabili» vedrebbe «riapparire sotto nuove forme gli spettri più paurosi della sua storia», ammonì Wojtyla nel motu proprio Spes aedificandi con cui la proclamò compatrona d’Europa con santa Caterina da Siena e santa Brigida. Se fosse ancora su questa Terra, Teresa Benedetta della Croce, fiera di essere tedesca e amante della grecità, soffrirebbe dei contrasti nella Ue sulla crisi ellenica.
Ma oggi una visita a Echt può aiutare a raccogliere «la grande sfida» lanciata dal santo Pontefice in nome delle tre protettrici d’Europa: «costruire una cultura e un’etica dell’unità», senza cui le politiche dell’unità del Vecchio Continente sono destinati a «naufragare».

Suor Paula, la priora del convento, interrompe il silenzio della clausura per «dare coraggio». Di questo «hanno bisogno gli uomini di questa generazione, nascosti dietro la superficialità della vita per evitare le domande fondamentali, le uniche che possono portare alla vera realizzazione di se stessi.

Quelle domande che consentono a Dio di darci una risposta. Non una risposta sentimentale, ma un incontro profondo con il Signore che cambia l’esistenza. “Cercate e troverete” dice il Vangelo. Edith ha percorso un lungo cammino, con diverse tappe, ma il punto di svolta è stato quando nella vita di santa Teresa d’Avila ha trovato quella verità che cercava».
«La filosofa divenuta carmelitana era convinta – aggiunge suor Paula – che nella solitudine e nel nascondimento della clausura, in un’unione profonda con Dio, poteva realizzare il suo desiderio: donarsi per il suo popolo e per il tutto il mondo. Perciò non erano necessari l’insegnamento o nuovi studi, ma la grazia di essere la sposa dell’agnello».

La priora racconta che proprio in quel parlatorio, il 2 agosto 1942 la Stein fu arrestata dai nazisti per essere deportata, in un calvario di cinque giorni, ad Auschwitz, dove il 9 fu uccisa nelle camere a gas con la sorella Rosa, che come lei aveva abbracciato Cristo. Dopo la comunicazione dell’imminente deportazione, entrò un attimo nel coro per dire: «Sorelle per favore pregate», poi si allontanò attraverso la porta posteriore per andare a raccogliere poche cose. All’uscita del convento l’aspettavano le SS. Disse a Rosa piangente: «Andiamo per il nostro popolo». La retata degli ebrei convertiti al cattolicesimo fu una ritorsione nazista alla denuncia dei vescovi olandesi contro le deportazioni degli ebrei.
La Stein è stata anche olandese. Si parlava tedesco ad Echt, fondato per le carmelitane cacciate nel 1875 da St. Gereon (Colonia) per la persecuzione anticattolica. Ma all’arrivo di 4 novizie del luogo, il provinciale ordinò che si parlasse l’olandese. Edith rapidamente ne acquisì piena padronanza.

Fonte: Avvenire – 13 Agosto 2015

 

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