Get Adobe Flash player

Pace per tutti

Categorie Articoli

Benvenuti

Archivi del sito

Calendario

Luglio: 2019
L M M G V S D
« Giu    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Login

 

di Giovanni Sarubbi

La guerra sembra aver già vinto a livello culturale. È questo quello che ho potuto appurare in questi giorni discutendo con una serie di persone per stimolarli a partecipare e a mobilitarsi per la giornata di lotta contro la guerra del 12 marzo prossimo.

Ho faticato moltissimo a spiegare i motivi della mobilitazione anche a persone con le quali, negli anni passati, ho condotto iniziative contro il razzismo e per la pace. Quella che prevale è la paura del “terrorismo islamico”. «Come possiamo fermarli se non con la guerra?» è la domanda che mi è stata più volte rivolta da più persone. Altri, che pure si dichiarano cattolici e che quindi dovrebbero essere attenti a quello che va dicendo in questi anni il loro Papa Francesco, mi hanno dichiarato che loro considerano “l'slam una religione violenta”, citandomi come riferimenti le azioni dell'ISIS o Daesh che dir si voglia. E io a spiegare che Isis non è islam e che uccide, secondo Amnesty, soprattutto musulmani al 94%. E se fosse vero l'equazione islam = terrorismo con riferimento all'ISIS, che viene diffusa quotidianamente da tutti i grandi mass-media, guardando la storia degli ultimi 1700 anni, dovremmo dire che “cristianesimo = guerra, conversioni forzate, genocidi (vedi nativi americani), roghi, schiavismo, antisemitismo”, e chi più ne ha più ne metti.

Difficile spiegare i rapporti dell'ISIS con le economie del mondo occidentale, Stati Uniti, Germania, Francia, Inghilterra e con i loro alleati arabi del Golfo Persico. Difficile spiegare il traffico di armi e di petrolio che avviene con questa entità terroristica che favorisce il mantenimento di uno stato di guerra generale da parte della Coalizione a guida USA, di cui fa parte l'Italia, che è in guerra dall'11 settembre del 2001 contro il resto del mondo. E anche di questo con c'è coscienza. Molti mi hanno chiesto chi siano i responsabili della guerra se non l'ISIS. «Chi ha gli eserciti in giro per il mondo al di fuori del proprio territorio? Quelli sono coloro che fanno la guerra!», ho affermato io. E sono gli USA e la coalizione di paesi che lo sostengono, fra cui l'Italia insieme ad un altra quarantina di paesi. Ma non lo sapevano. La favola che i tanti filmetti spazzatura della la macchina bellica del consenso USA, trasmessi quotidianamente sulle nostre TV, prevale sui fatti e sul ragionamento. E la favola, diffusa ad esempio dai telefilm della serie NCIS, consiste nel dipingere gli USA come i “buoni” e tutto il resto come i “cattivi”, come nei vecchi film western USA che dipingevano gli indiani come cattivi e i coloni americani come buoni e difensori della libertà. E i terroristi hanno tutte fisionomie medio orientali, sono musulmani, parlano arabo e non accettano la “democrazia americana”.

Solo pochi vecchi militanti mi hanno detto subito si, fra questi il segretario provinciale della CGIL di Avellino, a cui ero andato a chiedere l'adesione. «Non c'è bisogno che legga nulla – mi ha detto – , se è per la pace metti pure la firma della CGIL». E così mi ha detto il segretario provinciale della FIOM-CGIL. Altri, fra gli addetti ai lavori della sinistra a cui mi sono rivolto, hanno dovuto chiedere ai loro capi dicendomi “ti farò sapere”, ma poi nulla mi hanno comunicato. Anche sulla questione della guerra ci sono, in quella che ancora ama chiamarsi “sinistra”, tatticismi, paura di non si sa che cosa a schierarsi semplicemente ed incondizionatamente per la pace. Cosa è sinistra senza una lotta intransigente per la pace e contro il razzismo e il fascismo ed il nazismo? Più che Sinistra Italiana, in sigla SI, siamo oramai al Soggetto Ignoto, in sigla sempre SI, che è il modo con il quale i filmetti dell'orrore provenienti dagli USA identificano i serial killer. E qui siamo ai serial killer delle idee, dei valori, della cultura di quella che è stata la sinistra italiana.

È indubbio che ci troviamo di fronte ad una grande mistificazione mediatica sia sul piano della informazione, che è completamente mistificata e finalizzata al sostegno della guerra, sia sul piano semplicemente culturale, vedi i filmetti a cui accennavo prima.

Alcuni giorni fa, il 24 gennaio, l'AGI – Agenzia Giornalistica Italia -Agenzia, ha pubblicato un dispaccio dal titolo:”Amnesty, 94% vittime del terrorismo è musulmano”. L'affermazione è del direttore generale di Amnesty Italia Gianni Rufini, che l'ha pronunciata durante la presentazione del rapporto che identifica nel 2015 l'"anno buio" per i diritti umani, addirittura "il peggiore dai primi anni 90". Questa notizia dice con chiarezza chi siano le vittime del terrorismo che i mass-media si ostinano a chiamare "islamico".

Nella loro quasi totalità si tratta di musulmani. Secondo alcuni noti islamofobi l'islam, attraverso il terrorismo, sarebbe in guerra contro l'occidente e i suoi valori "cristiani", però la quasi totalità delle vittime è musulmana. Secondo costoro l'islam sarebbe in realtà in guerra contro se stesso.  Questa notizia, che avrebbe dovuto campeggiare su tutte le prime pagine dei giornali, è stata ignorata. A livello di carta stampata non è stata ripresa da alcun giornale. Oltre all'AGI che l'ha riportata, è stata ripresa solamente dal nostro giornale. E questo perché la notizia smentisce in modo netto la falsità sulla “guerra dell'Islam” contro l'occidente e quella dello sterminio dei cristiani, che certamente vengono uccisi anch'essi ma in una percentuale decisamente molto minore di quello che viene propagandato in occidente.

È vera questa notizia? Me lo sono chiesto anche di fronte all'attendibilità della fonte che l'ha emessa che è Amnesty International, una organizzazione nota per la sua difesa dei diritti umani, difficilmente accusabile di diffondere falsità su tali temi. Si la notizia è vera e occorre dunque attenersi ai fatti e valutare le cose per quello che sono partendo dall'idea che tutte le uccisioni di qualsiasi essere umano, qualsiasi sia la sua religione, sono esecrabili. Invertire le cifre delle carneficine che si commettono in guerra, trasformare il 6% nel 94%, oltre che una falsità, non aiuta né a comprendere la realtà, né ad impedire ulteriori stragi, ma serve anzi, nella nostra società che queste carneficine non le ha finora subite, a soffiare sul fuoco dell'islamofobia e a favorire proprio quei terroristi che a parole si dice di voler combattere.

Lo sterminio dei cristiani, infatti, viene rilanciato sistematicamente sui nostri mass-media per sostenere la guerra. Che non sia così è evidente partendo dalle realtà nelle quali la galassia terroristica, che non è solo ISIS, opera. Si tratta di paesi a grande maggioranza musulmana come la Siria, l'Afghanistan, l'Iraq, il Libano, la Palestina, e poi Somalia, Eritrea, Nigeria, … dove i cristiani sono spesso piccole minoranze. È evidente che azioni di guerra, che consistono di attentati e bombardamenti continui, uccidono indiscriminatamente la popolazione, senza badare alla loro religione. Ed è evidente che se si bombarda una città composta al 90% di musulmani, i morti saranno al 90% musulmani.

Per noi, lo ripetiamo, anche un solo omicidio in guerra è troppo, chiunque sia ad essere ucciso. Limitarsi a chiedere la difesa dei soli cristiani, ammesso che sia possibile, è una posizione che incita alla guerra. Che significa proteggere i soli cristiani, forse che l'altro 94% può essere ucciso? Non è un problema di tutti che le stragi vengano fermate? Che differenza c'è fra un morto cristiano ed uno musulmano? Nessuno ed è per questo che dal dato rilevato da Amnesty dovremmo essere tutti uniti, cristiani, musulmani o di qualsiasi altra religione, contro la guerra e limitarsi alla contabilità dei morti della propria confessione religiosa che non ci porta alla fine della guerra.

La verità è l'unica medicina che potrà condurre alla pace che non potrà esserci senza giustizia.

Spesso, troppo spesso, si parla delle religioni in modo astratto. Lo fanno a volte gli stessi sociologi delle religioni che pure fanno indagini sociologiche, quindi intervistano persone in carne e ossa cercando di analizzare tendenze e rappresentare la realtà per quello che è. Spesso però la loro comunicazione verso la società non rende bene il senso delle loro analisi, scritte, come avviene in molti altri settori, con un linguaggio per addetti ai lavori, incomprensibile alla grande massa dei cittadini ed ancora meno comprensibili dalla grande massa dei giornalisti che, spesso, sono dei grandi ignoranti, che scrivono di cose di cui non capiscono nulla.

Certe affermazioni portano a generalizzazioni fuori luogo o a dare credito al valore religioso di determinate organizzazioni o alla guerra da esse combattute. C'è chi, in questa dannatissima “terza guerra mondiale a pezzi” che stiamo vivendo, vuole dare ad essa a tutti i costi un valore “religioso”. Il che richiama alla mente il “Dio è con noi” nazista (Got mit uns) e, se Dio è con noi, è obbligatorio combattere e morire. C'è chi continua a parlare di “scontro di civiltà”, intendendo per civiltà la “civiltà cristiana” contrapposta a quella musulmana. Affermare così che “la religione torna nella scena pubblica manifestando una dimensione anche violenta, sanguinosa e brutale che per altro abbiamo già sperimentato nel passato”, sostiene la tesi dello “scontro di civiltà”, perché parla della religione come una entità astratta, che sovrasta l'umanità in carne ed ossa e che opera nella realtà a prescindere dalle persone che si dicono aderenti a questa o quella religione o che la usano per i propri fini. C'è, nella frase citata, l'eguaglianza fra religione e Dio stesso che, come affermazione, a noi sembra una grande sciocchezza perché la religione è certamente una invenzione della umanità ed è figlia dello scontro fra le persone per contendersi il dominio e le ricchezze all'interno della comunità umana.

Chi sostiene il ritorno della religione, come entità, nella scena pubblica, nega così un dato storico oramai acquisito è cioè che tutte le guerre combattute dall'umanità hanno natura economica. Scontri economici condite con motivazioni religiose o con ideologie simil-religiose ma pur sempre motivazioni economiche. Confondere le giustificazioni religiose o pseudo tali con le motivazioni vere e reali, credo sia un grande errore.

Ancora. Continuare ad affermare che sarebbe in atto “uno scontro teologico e politico interno all’Islam, tra un Islam “post-califfale”, aperto al confronto con altri modelli di governo e di organizzazione sociale, e un Islam che pensa di poter ricostruire il mito antico di un popolo e di una forma di governo (il Califfato)” credo sia un errore esiziale perché accredita l'ISIS come entità religiosa islamica, il che viene negato da tutti i sapienti islamici, e perché prescinde da chi concretamente lo ha armato, addestrato, organizzato, facendo confluire nel suo esercito mercenari da tutto il mondo occidentale (i foreing fighters), e lo sta utilizzando. Si da cioè credito alla religione astratta che opera nel mondo e cancella le persone ed i loro interessi che quella religione usano per i propri fini.

Ed è anche per tutti questi motivi che è oggi difficile parlare di pace e chiamare semplicemente alla mobilitazione per la pace. C'è troppa confusione, troppi personalismi ed egoismi individuali che non aiutano e coprono gli interessi che si stanno scontrando, troppe cose da spiegare, troppi ragionamenti da fare, ed oggi, invece, prevale l'usa e getta, il non ragionamento, l'ignoranza diffusa, la mistificazione finalizzata al mantenimento degli interessi di pochi, l'1%, ai danni del 99% della popolazione.

Alla fine della seconda guerra mondiale sembrava che l'umanità avesse imboccato il ripudio della guerra che l'ONU mise nel suo statuto. Oggi l'ONU è diventato un notaio della guerra e siamo punto e a capo ed il mondo è sull'orlo della catastrofe nucleare.

Dobbiamo così operare affinché sia chiaro a tutti che la guerra, da millenni, trova la sua ragione d'essere non in motivi religiosi o in Dio stesso, come ci vogliono ancora oggi far credere, ma nell'interesse di quell'1% di popolazione che possiede oltre il 50% della ricchezza mondiale che usa coscientemente la religione e il nome di Dio per continuare a mantenere il proprio potere. L'unico dio della guerra è “il dio denaro”. Scriviamocelo bene in testa e non lo dimentichiamo mai.

Ed è anche per tutto questo che occorre impegnarsi per la pace e per la manifestazione del 12 marzo.

Fonte: http://www.ildialogo.org

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un Commento