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Presentiamo un resoconto del discorso del segretario di Stato Vaticano tenuto alla Lumsa in data 15 Novembre 2015 e ripreso dal sito di Rai News.

A seguire alcune riflessioni sul discorso curate dal nostro amico Piero Murineddu

 

 "La politica non di rado in anni recenti ha rinunciato al suo ruolo di mediazione sociale per edificare il bene comune, cedendo all'imprudente tentazione della ricerca di un facile consenso e cavalcando le paure ancestrali della popolazione". Questa la diagnosi del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, intervenuto oggi pomeriggio alla Università Lumsa al convegno della Fondazione Ratzinger sui diritti umani.

"Anche nel contesto internazionale, rincresce constatare – ha denunciato il Segretario di Stato – la minore propensione a collaborare nel ricercare soluzioni condivise fra gli Stati, a fronte del prevalere di nuove forme di nazionalismo". Mentre, ha aggiunto, il suo "impegno nella promozione della dignità dei più deboli, specialmente dei bambini e degli adolescenti che sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d'origine e separati dagli affetti familiari", ha procurato anche a Papa Francesco, "talvolta un sentimento di ostilità specialmente tra quanti hanno visto il proprio territorio fortemente investito dalle recenti migrazioni".

Da parte sua, ha però assicurato il segretario di Stato, "la Santa Sede, attraverso le Missioni Permanenti a New York, per quanto concerne i migranti, e a Ginevra, per quanto riguarda i rifugiati, continua a offrire il proprio contributo attivo alle discussioni e nelle consultazioni preparatorie, promuovendo la visione del Pontefice, incentrata attorno a quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare".

"Ma lo stesso Francesco ha sottolineato che l'accoglienza deve essere ragionevole" Secondo Parolin, "non si deve tuttavia indulgere in fraintendimenti: lo stesso Papa Francesco non ha mancato di sottolineare che l'accoglienza deve essere ragionevole, ovvero deve essere accompagnata dalla capacità di integrare e dalla prudenza dei governanti. Affermare il diritto di chi è debole a ricevere protezione, non significa dunque esentarlo dal dovere di rispettare il luogo che lo accoglie, con la sua cultura e le sue tradizioni". "D'altra parte – ha poi concluso il segretario di Stato vaticano – il dovere degli Stati di intervenire in favore di chi è in pericolo, non significa abdicare al legittimo diritto di tutelare e proteggere i propri cittadini e i propri valori".

"Tali difficoltà – ha assicurato Parolin – non tolgono l'impegno della Santa Sede nel ricercare un dialogo costruttivo con tutti per difendere le vite in pericolo, né lo sforzo della Chiesa e delle sue istituzioni caritative a interagire con la società civile per favorire soluzioni concrete che allevino la sofferenza dei migranti e tutelino la vita e le attività dei cittadini".

Il cardinale Parolin ha pure lamentato "la crescente insofferenza che si avverte da più parti nei confronti delle Organizzazioni internazionali e della diplomazia multilaterale, mette oggi in serio pericolo l'interlocuzione sui diritti umani.

Da parte sua – ha chiarito – la Santa Sede ritiene fondamentale favorire il più ampio confronto possibile con tutti gli uomini di buona volontà e con quelle istituzioni che si adoperano per tutelare i diritti dell'uomo, e promuovere il bene comune e lo sviluppo sociale".

"Papa Francesco – ha dunque concluso il cardinale – ci sprona costantemente a costruire ponti e ponti possono essere costruiti con molteplici interlocutori, sia nel campo multilaterale sia in quello bilaterale, tanto con gli Stati che con le organizzazioni non-governative, con interlocutori religiosi, come pure con soggetti laici e aconfessionali".

 

Le riflessioni di Piero Murineddu

VA BENE, PAROLIN, MA……

Ma si, nell'insieme, le parole del Segretario di Stato Parolin sono condivisibili, equilibrate e di buon senso. Leggetelo a giudicate da voi.

Ma io, come al solito, sono pignoletto, e su alcuni passaggi vorrei dire la mia.

Intanto c'è quel passaggio sulla "ragionevolezza" dell'accoglienza. In se non è sbagliato, ma sappiamo benissimo come viene tradotto da quelli del "prima gl'italiani" (soldi usati per assistere "questi qua" che arrivano chissà da dove, quando in Italia ci sono tantissimi bisognosi…… stanno in giro con moderni smartphone a far niente e chiedere l'elemosina……).

Continua Parolin: "Affermare il diritto di chi è debole a ricevere protezione, non significa dunque esentarlo dal dovere di rispettare il luogo che lo accoglie, con la sua cultura e le sue tradizioni".

Anche questo passaggio può essere strumentalizzato da chi non sopporta la presenza dei "negracci". Certo che chi viene a vivere in mezzo a noi deve rispettare le leggi ecc. Ma perché puntualizzare "cultura e tradizioni"? Sono loro che devono poter vivere in Italia seguendo la loro cultura e le loro tradizioni. Non mi sembra che abbiano mai preteso di cambiare la nostra cultura ed interferire in quelli che sono i nostri "valori", ammesso che siano uguali per tutti gli italiani.

Conclude Parolin:"….. favorire soluzioni concrete che allevino la sofferenza dei migranti e tutelino la vita e le attività dei cittadini".

Ecco, quest"ultimissima frase mi crea non poco fastidio: "….tutelino la vita e le attività dei cittadini". Tutelarli da chi? Dagli immigrati, continuando a considerarli potenziali e molto probabili delinquenti? Potenziali delinquenti si, ma come la maggior parte di noi, caro Parolin. Né più né meno. Certo, se una persona non viene messa in condizioni di vivere dignitosamente, può essere spinto a delinquere, ma questo aldilà del colore della pelle.

Siamo cittadini del mondo. La nostra "patria" è il mondo. Abbiamo il diritto di scegliere il luogo dove condurre la nostra vita individuale e familiare, contando sulla nostra fatica, sulle relazioni pacifiche con gli altri e, naturalmente con diritti e doveri. Tutti nel rispetto reciproco. Re-ci-pro-co!

Quello di Parolin mi sembra ancora uno di quegli interventi preoccupati eccessivamente di stare dentro certi equilibrismi, di quelli che non scontentano nessuno. Paura che le chiese si svuotino ulteriormente, forse, punto fisso di un certo clero da sacrestia, e peggio ancora, di un clericalismo duro a morire. Ma che si svuotino finalmente, e si porti la Lieta e Fastidiosa (intendo Buona) Notizia tra le strade, dove la gente veramente vive. Che si creino liturgie e assemblee "decentrate" dove le persone faticano e son ricoperte da vestiti di vita reale…..

 

 

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