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di Paolo Farinella – Sacerdote

fonte: Il Fatto quotidiano del 6/12/2018

 

Il 2 dicembre 2018 è iniziato il nuovo anno liturgico (anno-C) e come ogni anno comincia con la prima domenica di Avvento, che non è preparazione al Natale ma proiezione del tempo e della storia nell’escatologia. In altri termini, il tempo di Avvento ci offre un ampio contesto dentro il quale scrutare, verificare e valutare la nostra vita e quella del mondo. Il Natale del Signore è un passaggio di questo percorso, anzi il punto di partenza, perché determina la possibilità d’instaurare una relazione verificabile con il Figlio di Dio, Gesù di Nazareth. Aver trasformato l’Avvento in preparazione al Natale è un ridimensionamento della sua portata e importanza.

 

Per chi dice di essere credente in questo Gesù e per l’Italia, sede della suprema autorità cattolica (il Vescovo di Roma), il 2018 è un annus horribilis, perché alla vigilia dell’Avvento il Parlamento italiano ha approvato in via definitiva il decreto legge n. 113/2018. Esso è stato diabolicamente pensato per nascondere dietro un titolo chilometrico, appositamente redatto, atrocità incostituzionali, inganni, tradimenti e derive umanitarie: “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del ministero dell’Interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Delega al governo in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle forze di polizia e delle forze armate (C. 1346)”.

Tutto questo coacervo di materie eterogenee e confuse unicamente per nascondere che si tratta di una legge contro gli immigrati, non più considerati come persone e ai quali non solo non vengono riconosciuti i diritti stabiliti da leggi e convenzioni universali, ma addirittura sono tolti e accorciati anche i più ovvi, riducendoli a merce scadente.

Peggio, perché qualsiasi merce viaggia con i documenti di accompagnamento e i dati identificativi, mentre le persone – in questo caso i poveri – non sono nemmeno considerati. Sono nemici per il solo fatto di essere poveri, di essere per lo più neri, di essere in fuga la maggior parte dalla fame e in molti dalle guerre che lo stesso Occidente e l’Italia hanno creato e alimentato, guadagnandoci con la vendita delle armi.

Il decreto Salvini è incostituzionale, ma purtroppo dobbiamo aspettare una dichiarazione della Suprema Corte che potrà esserci solo dopo che un tribunale l’avrà investita del dubbio d’incostituzionalità e questo, a sua volta, potrà avvenire solo se qualcuno, denunciato per un reato connesso al decreto, eccepirà la natura incostituzionale. In termini di tempi significa non meno di uno o due anni. Nel frattempo il diritto langue, la democrazia non sta bene, la Costituzione è in coma e i cristiani inneggiano al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, autore di questo scempio che offende l’umanità in genere e i credenti in modo particolare.

Il successo di questo individuo non ci sarebbe se non avesse anche l’appoggio dei cattolici, degli ex comunisti e degli ex Pd, che così dimostrano di non essere mai stati comunisti o democratici, ma cripto-fascisti senza alcuno dei valori umanitari che dicevano di difendere. Un cristiano in modo particolare dovrebbe tremare di fronte a una norma simile perché, sul piano della fede, è l’espulsione di Gesù di Nazareth dall’Italia. Egli, infatti, fu ed è ebreo, palestinese, mediorientale, dalla pelle scura-olivastra, dichiarato indesiderato dal decreto Salvini se osasse presentarsi alla nostra frontiera per trascorrere il suo Natale con noi.

Perseguitato dalla polizia di Erode e migrante in Egitto, riattraversa il mar Rosso e il deserto, affronta rischi e pericoli propri di un viaggio allucinante, arriva nel Paese del presepe e delle cattedrali che inneggiano il suo Natale, ma alla frontiera trova l’erede di Giussano con in mano un presepe di plastica, nell’altra il rosario, nell’altra ancora il Vangelo e con la quarta mano impone l’alt: “Voi tre non potete passare. Tornate da dove siete venuti e noi vedremo di aiutarvi a casa vostra, se a casa nostra avanza qualcosa, ma non ne sono sicuro”.

Il mondo cattolico assiste zitto e succube all’editto non di Augusto, che si limitò a ordinare un censimento, ma di un uomo esperto in ignoranza. I cattolici che lo esaltano sono complici di lesa umanità e di “deicidio”, perché ogni volta che si fa un torto sul piano del diritto alla persona del povero, lo si fa a lui direttamente, nella carne viva dei migranti.

Con quale diritto i cristiani possono pretendere di celebrare il Natale di quel Gesù che il loro Paese, senza alcuna loro resistenza o protesta, espelle come uomo nel Figlio di Dio? Non dovevano i vescovi con le loro preziose vesti andare alla ricerca del Gesù respinto e votato alla morte? Come è possibile aprire le chiese e baloccarsi con ninne-nanne, “Tu scendi dalle stelle”, canti gregoriani, presepi scellerati, quando fuori il vero Cristo è offeso, torturato, stuprato, vilipeso, venduto, schiaffeggiato, ucciso, come l’”uomo dei dolori” d’Isaia profeta? (Is 53).

La chiesa di San Torpete in Genova per questo Natale resterà chiusa perché è un Natale senza Cristo, un Natale senza Dio perché Natale senza Uomo. Possa la chiesa, chiusa per fallimento, stimolare il pensiero e la riflessione dei credenti e quanti hanno coscienza che Natale sia “Dio-con-noi- Im-ma-nù-el”.

Abbiano il coraggio di fare digiuno eucaristico per sentire nel cuore la distanza tra chi sono e chi dovrebbero essere. Non celebrare l’Eucaristia è l’atto più eucaristico possibile, in segno di obiezione di coscienza contro un decreto disumano e illegittimo, antidemocratico e anticristiano.

La chiesa di San Torpete in Genova resterà chiusa dal 24 dicembre 2018 al 05 gennaio 2019. Riprenderà le celebrazioni con l’Epifania, la “manifestazione del Signore ai popoli del mondo”, festa di universalità senza confini, compiuta da “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” (Apocalisse 7,9). Non celebrate la mia nascita perché Io-Sono da sempre. Celebrate piuttosto la vostra rinascita di creature nuove.

 

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