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In quel tempo, Gesù disse:

 

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Mt (11,28-30)

 

di Luciano Locatelli, presbitero

 

Il Vangelo di oggi ci propone questo bellissimo testo: “In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero»”.

L’attenzione di Gesù è rivolta costantemente ai piccoli della storia, a coloro che vivono oppressi dai potenti e spesso sono esclusi anche dalla religione del tempio. La loro vita è dura e la dottrina offerta dagli “esperti”, dai “maestri” la rende ancora più dura e difficile.

In questa situazione Gesù fa loro tre appelli. “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi”, primo appello. E’ diretto a tutte e tutti coloro che sentono la religione come un peso, che vivono oppressi da norme e dottrine che impediscono loro di percepire la gioia della salvezza. Se si incontrano in modo vitale con Gesù, sperimenteranno un ristoro immediato. E’ come uno che sta correndo e deve fermarsi a riprendere fiato: ecco, Gesù diventa il respiro che fa rifiatare, che riempie i polmoni di aria nuova, che fa uscire da quell’aria asfittica, a volte troppo satura di “incensi vari”, che impedisce di respirare.


“Prendete il mio giogo sopra di voi…”. E’ il secondo appello. Bisogna cambiare “giogo”. Abbandonare quello dei “sapienti e dei dotti” e prendere quello del Maestro che, nelle Beatitudini apre una via nuova. Gesù non è meno esigente, anzi, lo è di più. Ma esige in maniera diversa. Esige l’essenziale: l’amore che libera e fa vivere.


“Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Terzo appello.

Gesù non “complica” la vita inquadrandola in mille precetti che opprimono creando la dannosa certezza che Dio mi ama perché me lo merito. Gesù si fa compagno di strada, apre vie nuove, non opprime, non sta col fiato sul collo. Propone se stesso nel dono della vita e chiede a chi lo vuole di fare altrettanto. Gesù non è preoccupato di de-finire Dio, inquadrarlo in una serie di cornici teologiche che identificano chi sta dentro e chi sta fuori. La via che Gesù apre è la via dell'accostarsi al Mistero con lo stupore di chi non vuole conoscere per possedere ma per amare.

 

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