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Fonte: Adista – 12 Dicembre 2018

“Il peso delle armi” è il titolo del VI Rapporto di ricerca sui conflitti “dimenticati”, edito da il Mulino, realizzato da Caritas Italiana in collaborazione con Avvenire, Famiglia Cristiana e Miur (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) e presentato lo scorso 10 dicembre a Roma, in occasione del 70.mo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Sotto la lente dei ricercatori, per questa edizione, la produzione, il commercio e gli effetti sociali, economici, mediatici e culturali delle armi nel mondo, con un'interessante focus sul tema della consapevolezza dell'opinione pubblica e in particolare dei giovani.

Alla presentazione romana hanno preso la parola Marco Tarquinio (direttore di Avvenire), don Antonio Rizzolo (direttore di Famiglia Cristiana), don Francesco Soddu (direttore di Caritas Italiana), Walter Nanni (Ufficio Studi Caritas Italiana) e Paolo Beccegato (vicedirettore Caritas Italiana), curatori della ricerca e Maria Pia Basilicata e Maria Costanza Cipullo (rappresentanti del Ministero).

Il Rapporto di ricerca, che ha già due decenni di esperienza sulle spalle, intende «creare un cono di luce su una serie di eventi bellici che, nonostante la loro evidente letalità, apparivano sostanzialmente trascurati sia dai media mainstream sia dall’opinione pubblica in generale», chiarisce Paolo Beccegato nella sintesi del volume che si può scaricare dal sito della Caritas. Guerre ignorate ma che stravolgono drammaticamente l'esistenza di milioni di persone e catalizzano gli sforzi di associazioni umanitarie, Chiese e Caritas locali. Sono le stesse “fonti” locali che raccontano la vita e le sofferenze dei popoli in guerra, lontani dai riflettori occidentali.

«Il mercato delle armi è mezzo e strumento, ma anche causa scatenante e rafforzante di tante guerre», sottolinea Beccegato entrando nel tema di questa VI edizione. «Anche grazie alla relativa facilità di impadronirsi di veri e propri arsenali, soprattutto di armi leggere, le guerre sono ormai alla portata non solo delle forze armate ufficiali, ma anche e soprattutto di bande armate e di piccoli gruppi militarizzati, protagonisti dei moderni conflitti», che si combattono anche con armi nuove, non convenzionali, improvvisate e poco costose, «strumenti di violenza e di morte difficilmente catalogabili» come «le bombe fai-da-te, le armi chimiche, i barili-bomba, sino all’informatica e agli strumenti della galassia digitale, protagonisti delle cyber guerre».

La questione della sicurezza nel mondo è sempre più allarmante: nell'ultimo decennio si registrano aumenti nelle crisi “violente” mentre diminuiscono quelle “nonviolente”, politiche e diplomatiche.

Nel solo 2017 il Rapporto ha contato ben 378 situazioni di conflittualità nel mondo, tra cui 20 guerre ad alta intensità. Crescono le vittime della violenza e crescono anche gli sfollati costretti ad abbandonare la propria casa (+40% rispetto all'anno precedente) per non soccombere e che, in molti casi, vanno ad unirsi ai grandi flussi migratori che oggi contano quasi 70 milioni di persone. Rispetto alle morti violente, rileva il Rapporto, «alla base di tale incremento vi è senza dubbio la forte diffusione delle armi leggere, grandi protagoniste di uccisioni e ferimenti. Gli armamenti pesanti e tecnologicamente avanzati hanno naturalmente un ruolo e una loro dinamica di diffusione, ma a preoccupare sono anche e soprattutto gli strumenti di guerra alla portata di tutti. E prodotti da tanti paesi occidentali, tra cui l’Italia». Nonostante la nostra Costituzione ripudi la guerra e la normativa vigente proibisca la vendita di armi ai Paesi in guerra o che violano i diritti umani, il commercio di strumenti di morte prospera senza mai segnare consistenti battute d'arresto, portando alla luce una palese contraddizione più volte denunciata dalla Chiesa e dagli organismi di ispirazione cattolica. «Dal “Mai più la guerra!” di papa Montini, pronunciato all’Assemblea generale dell’Onu nel 1965, fino alle recenti denunce di papa Francesco sulla persistenza di una sottaciuta “terza guerra mondiale a pezzi”, la riflessione della Chiesa si è posizionata su chiare raccomandazioni, spesso inascoltate, a favore del disarmo e della pace».

Ma c'è un altro evidente problema, approfondito in questo Rapporto grazie anche all'intervento del Miur, «che ha a che vedere con la dimensione culturale e con la difficoltà dei nostri concittadini a informarsi in modo consapevole e obiettivo sui temi di politica internazionale», a causa anche di un'informazione mainstream provinciale, ripiegata sulle questioni nazionali, che difficilmente mette il naso fuori dai confini italiani o al massimo europei. La ricerca evidenzia la scarsa coscienza dei fenomeni globali, in particolare dei conflitti in atto e delle loro implicazioni, dimostrata anche dai giovani studenti. «L’obiettivo del Rapporto è insomma partecipare a un’azione di contro-cultura, nel senso positivo che è possibile attribuire al termine: di fronte all’invadenza della comunicazione incompetente, aggressiva e violenta, occorre rispondere con un prodotto di qualità, che cerca di basarsi su fatti concreti, su dati scientifici, superando pregiudizi e chiusure verso ciò che appare diverso e lontano».

 

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