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a cura di P. Luigi Consonni

 

1a Lettura (Is 40,1-5.9-11)

Il popolo si trova in esilio a Babilonia per aver voltato le spalle – colpevolmente – all’alleanza del Sinai. Liberato dalla schiavitù dell’Egitto, attraversato il deserto, entra nella terra promessa ma non rispetta l’alleanza, lo spirito della Legge, riferimento e cammino per consolidare in esso la libertà e la giustizia.

La missione affidatagli era quella di organizzare la nuova società, nella quale il diritto e la giustizia fossero espressione di solidarietà, responsabilità fraterna e manifestazione della sovranità di Dio, riassunta nel simbolo dell’“avvento del regno di Dio”. Ma il popolo va in tutt'altra direzione: fa della terra promessa un nuovo Egitto per molti poveri ed esclusi dal convivio umano e sociale e, in effetti, instaura una nuova forma schiavitù.

Gli eventi fanno sì che l’esercito di Babilonia occupi la terra promessa, saccheggi Gerusalemme, distrugga il tempio e deporti il popolo nella propria terra. È un colpo durissimo e sconcertante per il “popolo eletto” in quanto si riteneva sicuro che Dio non avrebbe mai permesso che ciò accadesse. È vero che i profeti avevano espresso i loro ammonimenti sulla possibilità e sui pericoli incombenti, ma non li avevano ascoltati, anzi li avevano ignorati e osteggiati duramente, fino a quando, nello sconcerto generale, il peggio si avverò.

La conseguenza fu la deportazione in Babilonia, lo stato di desolazione, smarrimento e tribolazione.

La triste condizione arriva alla conclusione attraverso la voce del profeta: “Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio – Parlate al cuore di Gerusalemme (…). Ecco il vostro Dio! (…) Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri”.

Le parole esprimono la sorprendente portata della compassione e misericordia di Dio verso il suo popolo. La sua sofferenza è anche la sofferenza di Dio, quantunque questi fosse stato molto severo: "gridatele – a Gerusalemme – che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio di tutti i suoi peccati”. L’esperienza della tribolazione insegna le conseguenze del peccato e imprime nella coscienza gli effetti della stoltezza e della gravità del loro comportamento auto-distruttivo.

Viene da chiedersi se l’umanità continua oggi nello stesso processo. Saranno ascoltati dalle autorità mondiali i profeti che mettono in guardia sulle cause del pericolo economico, sociale, ecologico e culturale cui è esposto il pianeta? Saranno seguiti i consigli e gli orientamenti, di persone sagge e competenti, riguardo il corretto uso, intelligente e critico, dei mezzi di comunicazione sociale, per non svilire la qualità dei rapporti interpersonali a favore esclusivo della comunicazione virtuale? La globalizzazione sarà vissuta come un'opportunità, previo un impegno dialogico intelligente e appropriato?

Tornando al testo, è la compassione e la misericordia del Signore che toglierà il popolo da una situazione irreversibile per le proprie capacità e forze.

Lo farà per amore, lo stesso per il quale ha stabilito l’Alleanza e promesso assoluta fedeltà ad essa.

Ecco il vostro Dio! (…), egli ha con sé il premio e la ricompensa lo precede”. Il premio consiste nell’instaurazione del regno di Dio, delle condizioni, una volta accolto, di espansione e crescita che coinvolga tutte le nazioni e l’umanità intera. La ricompensa è la pace, l'armonia fra i popoli e la piena realizzazione della vita personale, in modo che le persone e il popolo stesso si integrino nell’identità trasmessa loro dal patrimonio di vita e di fede dell'Alleanza.

È doveroso da parte del popolo rispondere all’evento, ormai prossimo, accogliendo l’esortazione: “Nel deserto preparate la via del Signore, spianate nella steppa (…)”, in modo che "Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno”. La gloria del Signore è la vita degli uomini, è la sua manifestazione piena in sintonia con la sua volontà.

Dio stesso agisce con fermezza e determinazione: “Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio”; potenza e dominio dell'amore, della misericordia, della bontà, di una nuova opportunità riguardo la responsabilità e libertà individuale e sociale.

La salvezza della collettività – dell’umanità – e dei singoli individui da parte dell’azione di Dio è manifesta ed efficace per la collaborazione degli stessi, come si rileva dalla seconda lettura.

 

2a lettura (Tt 2,11-14; 3,4-7)

Rivolgendosi a Tito, Paolo afferma che “è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini”. Essa consiste nell’adesione alla persona di Gesù Cristo e, ancor più, al dono scaturito dal fatto che “ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone”.

L'adesione è salvezza perché in Gesù, l’umanità e ogni singola persona, ha un rapporto inscindibile: “tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Gv 1,3). Gesù rappresenta davanti al Padre tutta l’umanità e ogni singola persona,  di ogni tempo e di ogni luogo.

La risurrezione per la quale il Gesù storico diventa definitivamente il Cristo – l’unto di Dio – testimonia la bontà e verità della sua proposta di vita, della sua filosofia, della sua azione e consegna di sé stesso. Gli effetti della sua esperienza sono trasmessi a chi crede, e creano un’unione singolarissima messa bene in evidenza dallo stesso Paolo: “non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). È come l’unione per la quale l’amante e l’amata si uniscono nell'amore reciproco: io in lei e lei in me.

Sul piano etico, e del rispettivo comportamento, la salvezza “ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà”. Perciò non è per il corretto comportamento l'acquisizione del merito o il raggiungimento della salvezza ma, al contrario, la qualità del comportamento manifesta la salvezza già attiva e operosa nella persona.

Paolo afferma che Cristo, per amore agli uomini, nell’assumere la causa dell’avvento in loro della sovranità di Dio – il regno – con la sua vita, morte e risurrezione, "ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia". Ogni uomo che crede in Lui, nel suo amore e nell’effetto da esso prodotto, sperimenta il dono della salvezza, della rigenerazione a nuova vita.

Questo è il senso del battesimo al quale Paolo fa riferimento, all’acqua “che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo”. L’accettazione del dono richiama, immediatamente, il coinvolgimento; e il battesimo è il momento decisivo e importante in tal senso. È appunto lasciarsi coinvolgere in modo che la vita, e tutta l’esistenza, si rigenerino e si rinnovino, avendo come riferimento centrale la persona di Gesù Cristo e la causa per la quale ha consegnato sé stesso.

Perciò la trasformazione interiore, e la rigenerazione dell’essere, sono una rinascita che va sempre più prendendo il sopravvento sulla nascita dalla carne e dal sangue, fino a porre quest’ultima nella condizione di redenta, purificata e trasformata, in modo tale che il corpo umano esprima il divino. Si comprende, allora, l’evento della giustificazione. Come afferma Paolo: giustificati e “salvati, non per le opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia”.

Prendere coscienza, entrare nella dinamica e negli effetti del dono, sostiene e motiva l’etica cristiana che insegna il corretto comportamento umano – la morale – “a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà”. Quindi è possibile, nel credente, percepire che le trasformazioni dei rapporti interpersonali e sociali sono atti che rendono visibile la sovranità di Dio sulla terra, il suo regno.

Non solo, ma la fedeltà etica in circostanze avverse, e il rispettivo comportamento,  consolidano nell’animo umano la certezza che la grazia della giustificazione consolida "nella speranza l’eredità della vita eterna”. La trasformazione è, altresì, un anticipo della vita eterna che svela la presenza del Risorto, quando Dio si manifesterà “tutto in tutti” (1Cor 15,18).

L’avvento del regno di Dio è lo sfondo e la finalità della missione di Gesù, che inizia con il battesimo nel Giordano.

 

Vangelo (Lc 3,15-16. 21-22)

Il testo riporta l’inizio dell’attività pastorale di Gesù, che culminerà negli eventi della Settimana Santa. Nella gente era molto generalizzata e sentita l’attesa del Messia; infatti, “il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo – il Messia -”.

Giovanni rispose a tutti dicendo: ‘Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di sciogliere i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco’”. Con grande onestà e sincerità definisce la sua posizione riguardo al Messia.

L’affermazione della sua indegnità non è espressione di umiltà, ma riconoscimento che non è lui il destinato dal Padre a fecondare lo sterile Israele. Infatti, secondo la legge dell'epoca, la donna vedova e senza figli doveva essere fecondata dal cognato: se questi rinunciava il successivo designato doveva sciogliergli il sandalo in segno di trasmissione del diritto.

Inoltre, il Battista evidenzia la differenza fra il suo battesimo e quello di chi annuncia ormai come prossimo, e mette in guardia sul salto qualitativo che avverrà, che non sarà da poco.

Probabilmente la portata di tale affermazione non è percepita neanche dallo stesso Giovanni; essa sarà compresa dopo la morte e risurrezione di Gesù, il quale farà riferimento al battesimo e al fuoco che desidera sentir ardere quanto prima, alludendo all’evento della sua morte e risurrezione.

Per Gesù, essere battezzato è la consegna, è la crocefissione. E il fuoco purificatore è la purezza dell’amore – senza nessuna contaminazione, nella pura e totale gratuità fino alla fine – che motiva e sostiene la sua consegna. Si tratta dello stesso amore che sarà motivo e forza della risurrezione. L’amore che lo porta alla consegna è lo stesso che lo risuscita. Amore identificato come Spirito Santo, ossia, spazio incondizionato dell’accoglienza del peccatore che si lascia redimere dalla consegna di Gesù.

Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato”, Gesù riceve battesimo, come uno del popolo, come un peccatore comune che desidera riavvicinarsi a Dio. Mettersi sullo stesso livello, come uno di loro, e poi nella missione elaborare riferimenti e criteri che sconcertano e sconvolgono la teologia e la spiritualità consolidata, nonché la pratica della conversione (vedi il discorso della montagna: “fu detto (…) ma io vi dico”), stravolgendo un mondo stabilizzato sulla tradizione teologica, gli costerà molto caro.

E invece di ottenere adesione, elogio e benevolenza, si imbatte nel rifiuto, nel disprezzo e nella maledizione. Di conseguenza carica su di sé il loro peccato – la sfiducia, la svalutazione, l’indifferenza, la superficialità – proprio del cuore indurito e l’accusa di ateo, di bestemmiatore e il supplizio della croce.

La determinazione e la forza di porsi sullo stesso livello dei peccatori si deve alla “potenza di una vita indistruttibile” (Eb 7,16), propria della fedeltà alla causa del regno di Dio.

La solidarietà con i peccatori non essendo peccatore, le conseguenze distruttive del peccato stesso da un lato, e la fedeltà alla causa del Regno come ambito della salvezza  dall'altro,stanno alla base del Credo, che recita: "per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo”.

Gesù nel battesimo riceve l’approvazione del Padre e l’unzione dello Spirito, l’avallo della missione: "… ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo (…) e venne una voce dal cielo: ‘Tu sei il Figlio amato: in te ho posto il mio compiacimento’”.

Le parole del Padre sono prese dall’inizio del primo cantico del Servo sofferente (primo di quattro cantici molto importanti per capire la missione e il martirio a cui andrà incontro Gesù), che consegnerà la propria vita in riscatto del popolo e dell’umanità. Gesù, con tali parole, comprende la portata e l’esito della sua missione.

Come dovrà svolgere la missione, gli ostacoli da vincere e i trabocchetti da evitare, che incontrerà lungo il suo cammino, saranno messi in luce dal vangelo delle tentazioni, chiave di lettura di tutta l’attività missionaria di Gesù.

 

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