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Cenni Biografici

Nasco a Lecco (Belledo) nel 1943, e fino al 1969 lavoro alla Badoni come disegnatore, ottenendo nel 1966 il diploma di perito meccanico nell’Istituto Tecnico con lo stesso nome.

Nel ‘69 lascio il lavoro ed entro nei missionari Comboniani: la mia vocazione è ormai maturata, grazie alla lunga militanza nelle ACLI e al contatto con l’esperienza di Ernesto e Rita, due amici volontari laici in Africa.

Compio il percorso di studi sacerdotali prima a Firenze, poi a Venegono ed infine in Spagna, a Valencia e Granada, per poi concludere con un soggiorno a Lima e la licenza in teologia dogmatica, quando già ero stato ordinato Sacerdote, nel ‘74, e destinato ad una missione in Perù.

Dal ‘74 al ‘78 sono inviato sulle Ande peruviane a Cerro de Pasco (4375 s.l.m.). E' un periodo bellissimo, durante il quale il contatto con il mondo “quechua” si rivela per me affascinante e misterioso e l’attività pastorale è intensa e impegnativa, soprattutto perché il territorio in cui mi trovo a operare è vastissimo.

Dal ‘79 all‘85 sono chiamato a Lima per dare inizio alla formazione di giovani peruviani desiderosi di divenire missionari di Cristo nel mondo. Proprio in quell’anno uscì il documento di Puebla, della Conferenza episcopale latino americana, che invitava a “dare dalla propria povertà”.

In America latina e quindi in Perù c’era, e tuttora c’è, grande necessità di missionari; tuttavia, era fondamentale avviare dei giovani preti peruviani all’ordine e alla missione, perché potessero così contribuire, partendo proprio dalla loro povertà, a diffondere il messaggio di Cristo nel resto dell’America e del mondo.

Tre “conversioni” caratterizzano il mio pensiero e la mia attività in questo periodo: innanzitutto l’idea di “dare dalla propria povertà” di cui sopra; quindi l’impellente necessità di elaborare un piano d’azione che, con l’entrata di un’entità cilena nella comunità, permettesse il pieno rispetto della diversità nel comune impegno missionario (è una sfida ancora attuale: l’accoglienza del diverso nella sua integrità e la ricerca di unità nella Comunione).

In terzo luogo è la Teologia della liberazione a colpirmi ed affascinarmi: un nuovo modo di fare teologia, al tempo stesso innovativo e portatore di grande forza sulle ali di un messaggio di uguaglianza, speranza e progresso.

Tale messaggio ritengo sia tutt’ora valido, anche se bisognoso di un ripensamento e di una riformulazione, sia perchè il non raggiungimento delle mete prefissate in ordine alla giustizia ed all'esperienza del Dio della Vita, ha generato, in alcuni casi, un senso di sconfitta tale da comportare l'abbandono dell'impegno stesso ed un atteggiamento di sfiducia che mette in discussione la stessa dinamica del Regno. Inoltre, a partire  dalla caduta del Muro di Berlino, nel mondo globalizzazato si sono affermati nuovi equilibri economici e sociali e si è raggiunta una incredibile facilità di comunicazione che, mettendo a confronto mondi e culture, lancia nuove sfide sul piano teologico e pastorale.

Dal 1985 al 1992 sono a Napoli e mi occupo della formazione di giovani missionari italiani. La società sta cambiando e siamo alla ricerca di un nuovo processo di accompagnamento, esso si concretizzerà in una bellissima esperienza di inserimento e avviamento, stimolante e creativa, quando mi troverò ad abitare con due seminaristi nel quartiere Sanità di Napoli, in un piccolo appartamento offerto dal parroco delle Fontanelle, don Evaristo.

Dal ‘92 fino alla fine del 2010 scorso sono stato in Brasile, in due parrocchie diverse. La prima alla periferia di Vitoria, capitale dello Stato dello Spirito Santo fino al ’99, e poi a Duque de Caxias, alla periferia di Rio de Janeiro.

Altra cultura, altra lingua e altra realtà sociale: tutto da ricominciare.

Come in tutte le periferie delle megalopoli, le sfide umane, culturali, sociali e religiose sono enormi e spesso insormontabili. A ciò si aggiunge la scarsità di sacerdoti e laici impegnati, le diverse provenienze etniche e non solo nazionali, la presenza di diverse religioni e la crescita esponenziale delle comunità evangeliche: tutti problemi e sfide che entrano nella la mia quotidianità.

La formazione personalizzata ha segnato la caratteristica principale del mio impegno. Essa è consistita nel formare laici che, a loro volta, si accompagnavano piccoli gruppi o coppie che avevano disponibilità di tempo in orari e giorni che il lavoro e i ritmi di vita permettevano.

Fondamentale in questo processo è stato il rapporto umano, profondo e sincero, che si instaurava durante il percorso di formazione, diventando base per la permanenza e l’impegno del soggetto nella comunità.

Dal luglio del 2010 fino a metà ottobre del 2011, sono stato parroco di Santa Lucia a Palermo.

E' stato un periodo intenso nel quale ho potuto apprezzare l’accoglienza delle persone, l’interesse ad approfondire il contenuto della nostra fede, cosi come l'esigenza di incentivare le iniziative pastorali rivolte alla legalità ed al disagio sociale.

In questo contesto si è rivelato molto positivo il rapporto instaurato con la comunità di San Saverio e la veglia di preghiera organizzata, assieme a loro, per commemorare le vittime dell'omofobia e superare i pregiudizi ad essa connessi.

Circostanze aliene alla mia volontà mi hanno portato qui, nella comunità comboniana di Rebbio (Como).

Spero di riuscire ad intrecciare un lavoro pastorale in questo nuovo ambiente, signficativo e soddisfacente in ordine all’evangelizzazione, sostenuto dall’esperienza finora acquisita e dalla mia personale disposizione ad imparare ancora meglio e di più… in attesa di poter ritornare in Brasile.

…se Dio vuole, come dicono i brasiliani.

p. Gian Luigi Consonni

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