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Le parole difficili

Glossario dei termini economici a cura di Vincenzo Comito

(Estratto dall’e-book “Finanza da legare” – Luglio 2011

Pubblicato da: www.sbilanciamoci.info)

 

 

AAA

Nelle valutazioni delle agenzie di rating, la tripla A indica il massimo di affidabilità possibile per un titolo. La gran parte dei titoli costruiti sui mutui subprime, poi rivela­tisi titoli ”spazzatura”, avevano ricevuto dalle agenzie di rating una tale valutazione.

 

ABCP (Asset Backed Commercial Paper)

Si tratta di emissioni di carta commerciale garantite da altre attività finanziarie. Questo tipo di titoli è stato impiegato dai cosiddetti SIV (Structured Investment Vehi­cle), i quali finanziavano con tali strumenti, tipicamente a breve termine, gli acquisti di titoli a lungo termine.

 

ABS (Asset Backed Securities)

Titoli (ad esempio, obbligazioni) collegati a delle attività specifiche, quali crediti immo­biliari ipotecari o crediti commerciali verso imprese. La restituzione del capitale e degli interessi sui titoli è in sostanza garantita dal rendimento di tali attività sottostanti. Uno dei meccanismi che ha scatenato la crisi finanziaria è collegato all’emissione sul mercato di titoli garantiti da mutui subprime.

 

Agenzie di rating (v. Rating)

 

Attività (Assets)

Assets è l’espressione inglese per attività, indicate nel lato sinistro del bilancio di eser­cizio (in Gran Bretagna quello destro); fa riferimento, in termini generali, alle liquidità, ai crediti, al magazzino materie prime e prodotti finiti, agli investimenti tecnici, imma­teriali, finanziari, posseduti da un’impresa, da un’organizzazione o da un privato.

 

Authority finanziarie europee

In seguito alla crisi, l’Unione europea ha deciso di costituire organismi di supervi­sione dei mercati e delle istituzioni finanziarie. Si è avviato un ente di supervisione del rischio sistemico e tre organismi specifici indirizzati al monitoraggio rispettivamente delle banche, delle assicurazioni e dei mercati finanziari. L’intero progetto appare mal concepito: gli organismi avranno scarsi poteri autonomi e i meccanismi di gestione dei vari enti appaiono per ora complessi e confusi.

Azioni privilegiate

Rispetto alle azioni ordinarie, le azioni privilegiate non danno diritto a partecipare alle assemblee ordinarie della società; esse danno però diritto a un dividendo annuo che è di solito maggiore di quello delle azioni ordinarie. Per contribuire a risolvere la crisi attuale, in alcuni paesi, tra i quali gli Stati uniti, lo stato è intervenuto nel capitale di alcune banche in difficoltà sottoscrivendo azioni privilegiate. Questo significa, tra l’al­tro, che all’impiego di denaro non è corrisposto un reale potere di gestione, a meno di accordi diversi con i controllanti.

 

Bad bank

L’istituzione di una bad bank è una possibile via per contribuire a risanare un sistema bancario in difficoltà per la presenza nei suoi bilanci di troppe attività inesigibili o, almeno, di tipo tossico (toxic assets). Si tratta di concentrare in una sola società, chia­mata convenzionalmente bad bank, tutte le attività di dubbia realizzazione. Di solito la costituzione di una bad bank prevede l’intervento finanziario pubblico.

 

Bailout

Letteralmente to bailout significa dare in garanzia; in termini più generali, ha il signi­ficato di salvataggio. Di recente, questa espressione è stata utilizzata in riferimento all’azione del governo americano e di alcuni paesi europei che hanno salvato grandi istituzioni finanziarie in gravi difficoltà.

 

Banca di deposito o banca commerciale

È una banca che raccoglie depositi dai suoi clienti per poi effettuare operazioni di prestito; è il tipo di banca prevalente in Europa.

 

Banche di investimento (Investment banks)

La revisione del sistema finanziario statunitense dopo la crisi del 1929 distingueva nettamente le banche commerciali, che potevano svolgere le normali attività bancarie e le banche di investimento, che potevano svolgere soltanto un’attività di ingegneria e di consulenza finanziaria alle imprese (assistenza nei processi di fusione-acquisi­zione, organizzazione del mercato dei prestiti, aumenti di capitale, collocamento, ecc.). Tale separazione venne codificata nel Glass-Steagall Act del 1933. Sotto la presidenza Clinton tale distinzione è stata abolita. Le banche di investimento hanno cominciato a svolgere la compravendita in proprio di titoli azionari e obbligazionari, di derivati, di creazione di società di private equity e di hedge funds, ecc. Si sono così trovate al centro della tempesta finanziaria: molte di esse hanno perso molto denaro, qualcuna è fallita, qualcun’altra è stata assorbita da grandi banche commerciali.

 

Banca mista o banca universale

Una banca che può svolgere tutti i tipi di operazioni finanziarie sia quelle proprie delle banche commerciali, sia quelle tipiche delle banche di investimento. È un modello messo a punto in Germania e che sembrava trionfante; la crisi ha messo invece in dubbio tale convinzione.

 

Basilea 2 e 3

Basilea è la città svizzera dove si riunisce periodicamente un comitato di rappresen­tanti delle banche centrali per fissare le regole relative al livello minimo di mezzi propri che le istituzioni finanziarie devono detenere; tale livello è fissato, secondo gli accordi di Basilea 2, in relazione al livello delle attività possedute da una banca e al livello di rischio di tali attività. La crisi finanziaria ha mostrato i limiti di tale regolamenta­zione. In particolare, essa è caratterizzata da un effetto pro-ciclico: essa contribuisce a creare una situazione di euforia quando il mercato è in rialzo, mentre deprime i prezzi nei periodi di ribasso. Con Basilea 3 si è proceduto a una rivisitazione degli accordi. Le nuove regole intervengono sul livello di liquidità, oltre al livello dei mezzi propri, mentre affrontano il problema del rischio sistemico. Si trae l’impressione che, pur presentandosi come un passo avanti rilevante rispetto alle normative precedenti, gli accordi di Basilea 3 siano ancora inadeguati a stabilizzare il mercato finanziario.

 

Bestia

”Affamare la bestia” (bestia è qui sinonimo di ”settore pubblico”) è una delle espres­sioni più utilizzate dai repubblicani statunitensi che vogliono ridurre al minimo il ruolo dello stato e le risorse affidate al settore pubblico; con l’incedere della crisi, gli stessi repubblicani sono stati però costretti a immettere ingenti risorse pubbliche nel sistema economico e finanziario.

 

Bolla speculativa (Bubble)

Valutazione a prezzi troppo elevati di un’attività o di un insieme di attività (per esem­pio le azioni) che si gonfiano progressivamente; lo scoppio della bolla porta poi al crollo dei prezzi. L’ultima bolla importante, prima di quella attuale, è stata quella legata ai titoli internet, nei primissimi anni del nuovo millennio. Per molti analisti, il mercato finanziario sembra funzionare, negli ultimi decenni, per bolle successive.

 

Bonus

I manager delle imprese di molti paesi ricevono una parte importante della loro remunerazione sotto forma di bonus, in genere annuale, il cui importo è almeno teori­camente legato ai risultati ottenuti. Si tratta di una leva di gestione complementare o alternativa a quelle delle stock grants e delle stock options.

 

Bretton Woods

Dal nome della località degli Stati uniti dove si riunirono i paesi vincitori della seconda guerra mondiale per definire le strutture economiche e finanziarie internazionali di governo del mondo. Tra le principali decisioni prese in quella sede, oltre alla messa in opera di un sistema di cambi fissi con al centro il dollaro, il varo di una struttura di coordinamento finanziario internazionale centrata sulla creazione della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale.

 

BRIC

Tale acronimo fa riferimento alle iniziali dei quattro principali paesi emergenti, Brasile, Russia, India e Cina. La crisi ha toccato solo marginalmente questi paesi (con l’ecce­zione della Russia) e ha posto le basi per la loro ascesa sulla scena economica e politica internazionale.

 

Broker

Intermediario del mercato finanziario che acquista e vende valori mobiliari (azioni, obbligazioni, derivati, ecc.) o divise per conto di terzi.

 

Capitalizzazione di borsa

La capitalizzazione di borsa di una società esprime, a una certa data, il valore che la borsa attribuisce a quella società; essa si ottiene moltiplicando il numero dei titoli azionari che compongono il capitale di una società per il loro corso unitario in borsa.

 

Carried interests

I promotori dei fondi di private equity vengono in generale retribuiti attraverso delle commissioni di gestione annuali; tuttavia, essi sono principalmente rimunerati attra­verso una quota dei profitti – pari di solito il 20% del totale – ottenuti dai singoli fondi; tale quota prende il nome di carried interest.

 

Carry trade

È la pratica di prendere a prestito dei soldi in una moneta che presenta bassi tassi di interesse per poi investirli in un’altra valuta con rendimenti maggiori, guadagnando sulla differenza; negli scorsi anni si è molto parlato del carry trade sugli yen giappo­nesi; recentemente anche il dollaro è stato interessato da questo tipo di operazioni. Nel carry trade, c’è ovviamente un rischio di cambio rappresentato dalla possibilità che nel periodo del prestito la moneta in cui ci si è indebitati si rivaluti.

Carta commerciale (Commercial paper)

Strumento di finanziamento a breve termine per grandi imprese e istituzioni finan­ziarie; i titoli emessi e collocati sul mercato hanno scadenze entro un numero limitato di mesi. Nel corso della crisi, negli Stati uniti, anche imprese prestigiose hanno avuto difficoltà a raccogliere denaro su tale mercato.

 

Cartolarizzazione o Titolarizzazione (securitisation)

Operazione che consiste nel prendere dei crediti non negoziabili (di solito, ma non sempre, si tratta di più crediti dello stesso tipo) verso degli agenti economici (crediti bancari, mutui immobiliari, crediti commerciali delle imprese, eccetera) e di trasfor­marli in titoli cedibili sul mercato. È quanto è successo su larga scala prima della crisi; i prestiti immobiliari, normali e subprime, sono stati impacchettati in titoli e sono stati ceduti sul mercato. Il fatto che i crediti possano essere ceduti, liberandosi anche dei rischi sottostanti, attraverso le operazioni di cartolarizzazione, ha indotto molti opera­tori a fare prestiti sconsiderati, senza tenere in alcun conto il merito del credito.

 

Casino finance

Con questa espressione si intende una finanza che trascura il sostegno all’economia reale, cioè alla produzione di beni e servizi, e volge la sua attenzione alla speculazione e al raggiungimento di ritorni molto elevati, associati ad alti rischi.

 

CDO (Collateralized Debt Obligation)

Sottospecie dei titoli ABS (Asset Backed Securities), titoli aventi come garanzia un portafoglio di altri titoli. Si distinguono come sottocategorie i CLO, Collateralized Loan Obligation, nei quali la garanzia è costituita da un portafoglio di prestiti alle imprese; CBO, Collateralized Bond Obligation, nei quali la garanzia è costituita da un portafoglio di obbligazioni emesse dalle imprese; CMO, Collateralized Mortgage Obligation, nei quali la garanzia è costituita da un portafoglio di mutui.

 

CDO al quadrato

CDO aventi come garanzia altri CDO.

 

CDO al cubo

CDO aventi come garanzia CDO al quadrato. In pieno delirio finanziario.

 

CDO sintetici

I CDO sintetici hanno reso la crisi dei titoli subprime molto più grave di quello che poteva essere. Un CDO è collegato a delle comuni obbligazioni che garantiscono lo stesso titolo, mentre la versione sintetica è collegata a dei CDS, derivati che fanno riferimento a un gruppo particolare di obbligazioni sui mutui immobiliari. In altre parole, per creare dei CDO sintetici, non era necessario che venissero emessi dei nuovi mutui subprime, ma si poteva creare un numero infinito di titoli sulla base di obbligazioni che esistevano già. Questo ha aumentato a dismisura il volume dei CDO sintetici in circolazione.

 

CDS (Credit Default Swap)

Strumenti della categoria dei derivati che assicurano gli investitori contro il mancato pagamento di un’obbligazione e contro il fallimento di una società o anche di un paese. Essi sono stati emessi in passato in maniera sconsiderata, per fini specula­tivi, sino ad arrivare a un livello complessivo di circa 62.000 miliardi di dollari nel 2007. Negli ultimi anni sono diventati particolarmente importanti come strumento di misura del livello di rischio dei titoli dei paesi in difficoltà di bilancio.

 

Club-Med

Si tratta di un’espressione che fa riferimento ai paesi del sud dell’Europa, Grecia, Porto­gallo, Spagna e Italia. Essi sono considerati a rischio, in quanto portatori di politiche economiche non rigorose, con elevati deficit di bilancio e/o un alto rapporto Debito/Pil.

 

CMBS (Commercial Mortgage Backed Securities)

Obbligazioni della categoria degli ABS (Asset Backed Securities). Gli organismi emit­tenti di questi titoli sono le società veicolo create dalle banche (SIV, Structured Investment Vehicle)

Coco bonds (Contingent convertible bonds)

Speciali obbligazioni che vengono emesse dalle banche e che sono automaticamente trasformate in azioni degli stessi istituti in caso di loro difficoltà rilevanti; gli accordi di Basilea 3 prevedono l’utilizzo di tale strumento per coprire gli istituti dai rischi di solvibilità.

 

Collateral (collaterale)

Un’attività – un bene materiale o un titolo – posta a garanzia di un prestito.

 

Consob

Autorità di vigilanza dei mercati finanziari italiani; durante la recente crisi delle borse, le sue azioni per tenere sotto controllo le vendite allo scoperto sono state nella sostanza lacunose.

 

Credit Crunch

Stretta creditizia, indotta in genere da mancanza di fondi o da timori di difficoltà da parte delle istituzioni creditizie. Essa può anche essere provocata volontariamente dalle stesse banche centrali di un paese, in caso, ad esempio, di una situazione di surriscaldamento dell’economia. Durante la crisi, si temeva che, a causa della crisi in atto, le banche potessero essere spinte a ridurre il credito alle imprese e ai privati, provocando un inasprimento delle condizioni finanziarie; il fatto si è in effetti verifi­cato, in particolare nei confronti delle piccole e medie imprese.

 

Crisi Atlantica

La crisi in atto ormai da diversi anni non ha veramente un nome. Questo riflette, almeno in Occidente, l’incertezza di analisi sull’essenza stessa del fenomeno, sulle sue cause, sulle sue caratteristiche fondamentali; negli ultimi tempi, almeno in Asia, si è cominciato a definirla “crisi atlantica”, in relazione al fatto che essa può segnare il declino di una parte del mondo sino ad allora dominante.

 

Crisi di liquidità

Situazione nella quale una banca, un paese, un privato, non può più far fronte transi­toriamente alle richieste di restituzione di un debito. È la situazione davanti alla quale si sono trovate molte istituzioni finanziarie e sempre di più si trovano ora diversi paesi; la situazione è stata governata, anche attraverso l’intervento delle banche centrali dei vari stati, che hanno inondato il mercato di liquidità, nonché dagli stessi interventi dei governi.

 

Crowding out effect (effetto di spiazzamento)

Si parla di effetto di spiazzamento con riferimento al fatto che un aumento sensi­bile delle emissioni di titoli dello stato può indirizzate le risorse disponibili sul mercato verso l’operatore pubblico, lasciando il sistema delle imprese privo di una parte dei mezzi di cui esso avrebbe bisogno. La realtà appare peraltro più complessa di quanto enunciato da molti teorici: di frequente, l'intervento finanziario dello stato sui mercati finanziari è finalizzato al sostegno dello stesso settore privato.

 

Dealer

Operatore del mercato finanziario che acquista e vende valori mobiliari (azioni, obbli­gazioni, derivati, eccetera) o valute, per conto proprio. Le banche di investimento statunitensi sono entrate in gravi difficoltà anche perché, invece di limitarsi all’atti­vità di brokeraggio, hanno cominciato a operare in conto proprio sui mercati finanziari, perdendo somme rilevanti.

 

Decoupling

Con l’espressione si fa riferimento all’idea, avanzata nelle prime fasi della crisi, che paesi emergenti quali la Cina, l’India o il Brasile, sarebbero stati risparmiati dalle diffi­coltà e avrebbero continuato a svilupparsi (cosa che è poi in effetti avvenuta).

 

Deflazione

Essa consiste in una diminuzione generale e duratura dei prezzi – in Giappone una situazione di questo tipo è durata all’incirca una quindicina d’anni, a partire dal 1990. Da non confondere con il fenomeno di disinflazione, che evoca una situazione sempre di inflazione, ma il cui livello si va riducendo. La deflazione è ancora più pericolosa dell’inflazione ed è ancora più difficile combatterla. Si teme per il futuro prossimo un possibile affermarsi del fenomeno in Europa e soprattutto negli Stati uniti.

 

Default (Insolvenza)

Un debitore si trova in una situazione di default quando non è in grado di far fronte, temporaneamente o strutturalmente, a tutti o anche a una parte dei suoi impegni di pagamento alla scadenza.

 

Deleveraging

Uno dei problemi delle istituzioni finanziarie oggi è quella di un troppo elevato livello di indebitamento (in inglese si parla di leverage elevato). Un deleveraging è appunto una riduzione di questo livello. È possibile ridurre l’indebitamento aumentando il capi­tale sociale, riducendo il livello dei prestiti alla clientela o attraverso l’accumulazione interna – profitti, ammortamenti, etc. La prima operazione appare difficile perché scarseggia il denaro, l’altra comporta qualche difficoltà per l’economia reale; nell’ultimo periodo la terza opzione sembra la più promettente.

 

Depressione

Situazione nella quale si registra una diminuzione importante del Pil di un paese – in genere si fa riferimento a un declino di almeno il 10% – o una diminuzione quantitati­vamente anche ridotta ma la cui durata sia di almeno tre anni. Mentre l’espressione recessione fotografa una situazione in cui il livello del Pil diminuisce in maniera relati­vamente moderata e per un più breve periodo di tempo.

 

Deregolamentazione (Deregulation)

Tendenza a ridurre il peso delle normative e dei controlli pubblici che regolano l’attività dei mercati e l’operare delle imprese; avviata da Margaret Thatcher in Gran Bretagna e da Ronald Reagan negli Stati uniti, essa è stata molto forte negli ultimi venticin­que anni in particolare nei mercati finanziari e valutari dei paesi occidentali. Essa ha contribuito in maniera rilevante allo scoppio dell’attuale crisi.

 

Derivati (Derivatives)

Un prodotto derivato deriva da un prodotto sottostante. Quest’ultimo può essere una valuta, un tasso di interesse, un’azione, un’obbligazione, un credito, una mate­ria prima. Le principali sottocategorie di questa famiglia di prodotti fa riferimento a opzioni, swaps, futures, e alle loro combinazioni, tutte legate a un attivo: avremo così un’opzione su azioni, uno swap sui tassi di interesse o sulle valute, un future sul petrolio. Attraverso tali strumenti si può annullare o ridurre il rischio di una qualche operazione finanziaria pagando in genere un premio relativamente modesto. La crisi è stata anche innescata dal fatto che gli operatori del mercato hanno spesso sottovalu­tato il rischio di tali operazioni, attirati dal miraggio di guadagni elevati.

 

Disinflazione

Situazione nella quale il livello del tasso di inflazione diminuisce.

 

Disintermediazione

Negli ultimi decenni si è diffusa la tendenza dei risparmiatori a ridurre i depositi nelle banche a favore di forme di impiego più differenziate, in particolare verso il settore degli investitori istituzionali – fondi comuni di investimento, fondi pensione, hedge funds, fondi di private equity (soprattutto nei paesi occidentali). La tendenza si mani­festa anche dal lato delle imprese, che tendono a rivolgersi per i loro bisogni di finanziamento, in maggior misura di un tempo, ai mercati finanziari, invece che agli istituti bancari tradizionali.

 

Diversificazione

Nella teoria e nella pratica finanziaria è comune l’idea che si possano ridurre i rischi di investimento non mettendo tutti i soldi disponibili in un unico titolo, ma diversifi­cando gli impieghi in più direzioni, secondo opportune tecniche, avanzate per primo dal premio Nobel per l’economia Harry Markowitz. Se però tutti i protagonisti di un mercato si diversificano più o meno allo stesso modo, si crea un nuovo tipo di rischio, quello di scarsa differenziazione, che introduce una variante pericolosa del rischio sistemico.

 

ECOFIN

Organismo dell’Unione europea costituito dai 27 ministri dell’economia e delle finanze dell’Unione; esso ha avuto un ruolo di qualche rilievo nei provvedimenti che hanno cercato di limitare gli effetti della crisi finanziaria.

 

Euforia irrazionale

Tendenza a cavalcare una bolla speculativa, acquistando titoli a valori molto superiori a quelli che sarebbero ragionevoli. Il termine è stato a suo tempo messo in auge dal presidente della Fed, Alan Greenspan.

 

EURIBOR

Tasso di riferimento del mercato interbancario, mercato sul quale le banche, per far fronte a momentanei scompensi di cassa, possono ottenere prestiti da altri istituti di credito. Durante la crisi finanziaria, l’Euribor ha raggiunto livelli molto elevati. In generale, i tassi si differenziano a seconda della durata del prestito (di solito, da una settimana a dodici mesi). L’Euribor è molto importante anche per gli operatori privati, perché esso viene di frequente utilizzato come parametro di indicizzazione per i mutui ipotecari a tasso variabile.

 

European Financial Stability Facility

Si tratta di un fondo messo in opera dai diciassette stati facenti parte della zona euro, insieme al Fondo monetario internazionale, per far fronte ai possibili problemi finan­ziari degli stati; il fondo ha una durata temporanea e sarà sostituito, a metà 2013, da un’altra struttura di tipo permanente, lo “European Stability Mechanism”.

 

FASB (Financial Accounting Standard Board)

Organismo privato incaricato negli Stati uniti di preparare e di aggiornare le norme contabili sulla base delle quali le imprese devono redigere il bilancio di esercizio.

 

Financial Restructuring

Quando un paese, o anche un’impresa, si trova in una situazione di insolvenza, è possibile mettere in opera un intervento di ristrutturazione del suo debito (ridu­zione dell’importo stesso, allungamento delle scadenze dei pagamenti delle rate di restituzione, diminuzione dei tassi di interesse sul capitale residuo, etc.), collegato normalmente a una serie di obblighi da parte del paese o impresa insolvente.

 

FIRE (finance, insurance, reale estate – finanza assicurazioni, attività immobiliari) Con questo acronimo si indicano i settori che hanno innescato e sostenuto la bolla speculativa che è stata all’origine della crisi.

 

Foreclosure

Significa ”chiudere fuori”. Con l’espressione si fa riferimento al caso in cui si inter­rompe un’operazione di finanziamento immobiliare con ipoteca, chiudendo “fuori di casa” il contraente, perché egli non ha pagato le rate relative al finanziamento stesso. Il bene entra così di fatto in possesso dell’istituto finanziatore. Il fenomeno delle fore­closure è diventato un problema molto grave negli Stati uniti.

 

Fair value (v. Marked to Market)

 

FED (Federal Reserve, Riserva Federale)

È la banca centrale degli Stati uniti. Attualmente il presidente della riserva federale è Ben Bernanke. Il suo predecessore, Alan Greenspan, è stato accusato di avere contri­buito all’origine della crisi, con la sua politica di bassi tassi di interesse e ingente liquidità.

 

Fondi pensione

Una delle conseguenze più rilevanti e drammatiche della crisi finanziaria è quella che i pensionati (attuali e futuri) hanno visto ridimensionate le prospettive di redditi futuri in modo drastico, specialmente in paesi come gli Stati uniti e la Gran Bretagna. Negli Stati uniti i fondi pensione hanno investito in media il 70% circa delle loro risorse in titoli azionari.

 

Fondi sovrani (Sovereign Fund)

Fondi di investimento in cui si concentra una rilevante quota di risparmi di un dato paese; tali risorse sono impiegate principalmente in azioni e obbligazioni. I fondi appartengono agli stati o a alle banche centrali prevalentemente di paesi asiatici e mediorientali. In una prima fase della crisi tali organismi hanno sottoscritto una parte importante degli aumenti di capitale delle banche in difficoltà, ma poi si sono ritirati dal settore per paura delle possibili perdite e per una certa ostilità manifestata verso il loro intervento da parte dei governi dei paesi occidentali.

 

FSA (Financial Services Authority)

Ente britannico incaricato della sorveglianza complessiva del sistema finanziario del paese (i mercati, la borsa, le imprese). Il nuovo governo conservatore vuole chiudere l’ente e passare i suoi poteri alla Banca di Inghilterra.

 

Futures

Contratti appartenenti alla categoria dei derivati. Essi impegnano gli operatori a comprare o a vendere un’attività a un prezzo prefissato a una data futura; essi vengono trattati in borse specializzate.

 

Glass-Steagall Act

Si tratta di una legge, varata dopo la grande crisi del 1929, che separava le attività di banca di deposito da quelle di banca di investimento. La legge è stata poi cancellata per mano del presidente Clinton negli anni ’90, nel pieno dell’euforia finanziaria. Con la crisi molti chiedono a gran voce il ritorno alla situazione precedente.

 

Goldman Sachs

Si tratta della più prestigiosa e più redditizia banca di investimento statunitense. La crisi ha duramente colpito la sua reputazione.

 

Governance

Fa riferimento al sistema di governo di un’organizzazione, in particolare di un’impresa; il nodo principale, ma non il solo, riguarda il rapporto tra il potere posseduto dagli azio­nisti e dai suoi rappresentanti da una parte – nonché il loro meccanismo di nomina – e quello dei manager – nonché i loro meccanismi di remunerazione – dall’altra.

 

G2

Per alcuni il vero organismo informale che oggi governa il mondo e che è rappresen­tato dal binomio Stati Uniti-Cina.

 

G8

Organismo che raccoglie i sette paesi più industrializzati del mondo (Stati uniti, Giap­pone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada) più la Russia. Oggi la gerarchia dei paesi è però profondamente cambiata.

 

G20

Organismo che raccoglie, oltre ai paesi del G8, anche i più importanti paesi emergenti, tra cui Cina, India e Brasile. Esso è nato dalla consapevolezza che i paesi occidentali non sono più in grado di governare il mondo da soli.

 

Green Shot

Nei primi messi del 2009 si era diffusa tra alcuni economisti e operatori la convinzione che stessero spuntando i primi germogli della ripresa economica (i green shot appunto).

 

Hedge fund

Fondi di investimento non quotati in borsa, a vocazione altamente speculativa. Un hedge fund utilizza di solito meccanismi quali un leverage elevato per mobilitare un volume di capitali maggiore di quelli messi in gioco dagli investitori del fondo, nonché il mercato dei derivati. I suoi risultati sono, almeno in teoria, scollegati da quelli dei mercati delle azioni e delle obbligazioni e le società di hedge funds diffondono l’idea che attraverso le loro attività si può guadagnare molto di più che con i normali fondi di investimento. La chiusura forzata di due hedge fund controllati dalla banca di inve­stimento Bear Stearns è stato, nel giugno del 2007, il primo atto della crisi del mercato subprime. Nel 2008 una parte molto consistente del comparto è entrata in crisi e i rendimenti si sono fortemente ridotti; molte strutture del settore hanno chiuso, mentre gli investitori cercavano con difficoltà di ritirare i fondi a suo tempo collocati nel settore. Negli ultimi mesi, dopo una pesante ristrutturazione, il settore sembra in ripresa.

 

High-frequency trading

Si tratta di una tecnica molto sofisticata di compravendita di titoli sul mercato da parte delle grandi organizzazioni finanziarie. Essa consiste nell’individuare in strettis­simo anticipo, mediante sofisticati programmi computerizzati e con la complicità degli organismi di borsa, le tendenze che si vanno delineando su di un mercato e di orien­tare istantaneamente i propri investimenti.

 

IASB (International Accounting Standard Board)

Organismo internazionale incaricato di preparare e di aggiornare le norme conta­bili internazionali (IFRS) che indicano con quali criteri bisogna redigere un bilancio d’esercizio; a tale organismo non aderiscono sino a oggi gli Stati uniti, i quali hanno un proprio organismo specifico (il FASB) che lavora allo stesso obiettivo.

 

IFRS (International Financial Reporting Standards)

Norme contabili internazionali, messe a punto dall’International Accounting Standard Board (IASB) che indicano con quali criteri specifici bisogna valutare le singole voci che compongono un bilancio. Tali norme sono state adottate a partire dal 2006 dall’Unione europea per tutte le società quotate in borsa. In particolare, per le attività finanziarie, esse impongono la regola del marked to market.

 

Index linked

I prodotti finanziari index linked sono assicurazioni sulla vita il cui andamento è corre­lato alle performance di azioni, obbligazioni o panieri di indici.

 

Inflazione

Aumento generalizzato e durevole dei prezzi dei beni e servizi in un paese. Questa situazione corrisponde in genere a una diminuzione del potere d’acquisto di una moneta: con la stessa somma di denaro si possono acquistare meno beni e servizi di prima. La Banca centrale europea ha tenuto a lungo nel 2008 alti tassi di interesse, nonostante le richieste contrarie del mondo produttivo, per il timore di un aumento rilevante dei prezzi. Solo successivamente si è decisa ad abbassarli.

 

Investitore razionale

Investitore le cui decisioni, basate su tutte le informazioni disponibili sul mercato, sono dettate esclusivamente dalle aspettative di rendimento e rischio legate ai singoli titoli. L’ipotesi dell’investitore razionale è alla base di gran parte delle teorie finanzia­rie. La crisi recente ha contribuito a mostrare la sua sostanziale infondatezza.

 

Investitori istituzionali

Sono compresi in questa categoria i fondi comuni di investimento, i fondi pensione, le società di assicurazione, ma anche i fondi di private equity e gli hedge fund. L’ingresso nell’ultimo periodo di queste categorie di investitori nel capitale delle imprese, finan­ziarie e non finanziarie, ha aperto una grande lotta di potere all’interno delle imprese quotate in borsa (governance) e ha spinto i manager, incentivati anche da un sistema retributivo centrato sui risultati economici ottenuti, a prendersi maggiori rischi per aumentare i rendimenti.

 

Ipotesi del mercato efficiente

Secondo tale ipotesi i prezzi dei titoli in borsa riflettono pienamente e istantanea­mente tutte le informazioni disponibili sui titoli stessi. In altri termini, il mercato riesce ad allocare in maniera efficiente le risorse. L’ipotesi è alla base della teoria finanziaria dominante. Anche in questo caso, la crisi ha mostrato la sua infondatezza.

 

Leverage (leva finanziaria)

Utilizzazione del debito al fine di accrescere il livello delle risorse disponibili per svilup­pare un maggior livello di attività. Una delle ragioni per lo scoppio della crisi del subprime, come di molte crisi precedenti – tra cui, quella del 1929 -, è proprio quello che le istituzioni finanziarie hanno fatto ricorso a un troppo alto livello di indebita­mento. In periodi di difficoltà, l’effetto di leva può esercitarsi anche in senso negativo, contribuendo ad ampliare la caduta di un’istituzione.

 

LBO (Leveraged Buy-Out)

Operazione finanziaria che permette l’acquisto di una società grazie a un elevato effetto di leva: i promotori non mettono nella partita che una parte modesta dei capi­tali necessari, mentre la quota più rilevante è assicurata dal ricorso a un prestito; questo è contratto da una società, cosiddetta società veicolo, di solito creata ad hoc dagli acquirenti ed è tale struttura che rimborsa i debiti grazie al flusso dei dividendi della società acquisita. In alternativa, tali debiti vengono scaricati sulla stessa società acquisita, fondendo la società veicolo con l’impresa oggetto della scalata. Tale tecnica è in particolare utilizzata dai fondi di private equity.

 

Liquidità

Capacita di un’impresa, di una banca o di una qualsiasi organizzazione economica, a far fronte ai suoi impegni finanziari di breve termine. Molte banche, durante la crisi, si sono ritrovate con una liquidità scarsa, anche per il contrarsi del mercato interbancario.

 

Living Wills

Tra le misure che sono state proposte per evitare future crisi sistemiche c’è anche quella che prevede che le grandi banche preparino in anticipo i piani e gli strumenti per una loro liquidazione ordinata in caso di crisi.

 

Marked to Market

Metodo di valutazione di un contratto o di un attivo finanziario utilizzando il suo prezzo di mercato. I principi contabili internazionali seguono tale regola, che tende, per sua natura, ad accentuare i movimenti del mercato. La regola, per i molti problemi insorti, è stata sospesa temporaneamente nell’ottobre del 2008 sia negli Stati Uniti che nell’Unione europea.

Mercato interbancario

Mercato sul quale gli istituti di credito possono ottenere dei prestiti, di solito a breve e a brevissimo termine, da altri istituti di credito. Durante la crisi questo mercato si è bloccato per la mancanza assoluta di fiducia tra le varie banche.

 

MBS (Mortgage Based Security)

Titolo, sottocategoria degli ABS (Asset Backed Securities), garantito da crediti ipote­cari. Un titolo di questo genere si costruisce mettendo insieme molti mutui ipotecari e frutta un rendimento che viene finanziato con il pagamento degli interessi da parte dei mutuatari.

 

Minsky Hyman

L’economista statunitense che forse meglio di ogni altro aveva analizzato i mecca­nismi delle crisi finanziarie. Egli aveva in particolare descritto il ruolo delle banche, descritte come destabilizzatori endogeni dei mercati finanziari. Una sua idea di base è quella che, per permettere un tranquillo svolgimento delle attività economiche private, bisognerebbe socializzare il sistema del credito.

 

Minsky moment

È il momento in cui, secondo l’economista Hyman Minsky, una situazione di euforia sui mercati finanziari dà il via a un’ondata di panico.

 

MLBO (Management Leveraged Buy-Out)

È una variante del LBO; nell’MLBO il promotore dell’operazione è costituito da un gruppo di manager della stessa azienda in via di acquisizione.

 

Moral hazard (rischio morale o comportamento opportunistico)

Comportamento di un agente economico, che, essendosi ad esempio assicurato contro il rischio, non prende più delle precauzioni contro la realizzazione dello stesso rischio; in alcuni casi, l’agente nasconde alle controparti la reale consistenza dell’alea. Così, il fatto che il rischio di solvibilità dell’acquirente di un mutuo potesse essere scaricato sul mercato attraverso meccanismi di assicurazione o di cartolarizzazione ha spinto le istituzioni finanziarie a non interessarsi alla capacità di restituzione dei contraenti.

 

Narrow banking

Si tratta dell’idea, avanzata da diversi esperti, secondo la quale per superare la crisi si dovrebbe restringere il campo di attività delle banche ordinarie, riportandolo soltanto ai suoi compiti tradizionali e riducendo molto o cancellando del tutto la possibilità per gli istituti di prendersi dei rischi elevati.

 

Ninjas

La categoria più a rischio dei sottoscrittori di prestiti subprime; fa riferimento a privati che hanno ottenuto in passato dei mutui pur essendo senza reddito, senza lavoro e senza alcun patrimonio a disposizione (la sigla significa no income, no job, no asset).

 

Obbligazione (Bond)

Titolo rappresentativo di un credito, emesso da una società, da un ente pubblico, o da altre organizzazioni. Il proprietario, o portatore del titolo, ha diritto a ricevere perio­dicamente degli interessi (a tasso fisso, a tasso variabile, o indicizzati) durante la vita dell’obbligazione – che di solito è di lungo termine – e a recuperare il capitale alla scadenza. Esistono varie categorie di obbligazioni, tra cui quelle convertibili, cioè even­tualmente trasformabili successivamente in azioni.

 

Offbalance-sheet (Attività e passività fuori bilancio)

Con l’espressione si fa riferimento ad attività e passività che vengono, attraverso vari meccanismi, tenute fuori dal bilancio di un’impresa industriale o di una banca, per non appesantirlo e/o per nascondere al mercato o al fisco la reale situazione di un’im­presa. Attraverso tali meccanismi moltissime banche di molti paesi hanno negli scorsi anni nascosto agli organismi regolatori nazionali la reale consistenza delle loro opera­zioni e il reale livello dei rischi nei quali incorrevano.

 

 

Offshore

Le società o le banche collocano di frequente la loro o una delle loro sedi in un paese offshore, cioè uno stato a bassa imposizione fiscale e/o a bassa trasparenza infor­mativa, per godere dei vantaggi di tale posizione. Lo fanno, ad esempio, quasi tutti gli hedge fund. L’esistenza di questi paradisi fiscali, che raggiungono complessivamente il numero di molte decine, rendono problematico qualsiasi tentativo di nuova e più stringente regolamentazione del sistema finanziario nei vari paesi.

 

Opzione (Option)

Contratto, sottospecie della categoria dei derivati, che dà il diritto, ma non l’obbligo, di vendere o di acquistare una certa attività a uno specifico prezzo durante uno speci­fico periodo o a una certa data.

 

Over the counter (OTC)

Con questa espressione si fa riferimento alla negoziazione di titoli che avviene al di fuori della borsa. Gran parte degli strumenti derivati e di altri tipi di titoli coinvolti pesantemente nella crisi vengono appunto trattati al di fuori dei mercati regolamen­tati, in un far west senza regole.

 

Paracadute d’oro (Golden Parachute)

Clausola inserita nel contratto di lavoro di un alto dirigente d’impresa e che prevede una liquidazione molto elevata in caso di licenziamento. Il tema è venuto alla ribalta con l’uscita di scena di molti manager degli istituti bancari e assicurativi in difficoltà, che hanno incassato in parecchi casi somme di denaro molto grandi, anche diverse decine di milioni di dollari e in qualche caso anche superiori ai 150 milioni, almeno negli Stati uniti.

 

Paradiso fiscale (v. Offshore)

 

Paulson Henry

Il ministro del tesoro statunitense sotto George W. Bush che ha gestito, con compe­tenza tecnica da una parte, ma per altro verso maldestramente, i provvedimenti governativi statunitensi messi in opera per far fronte alla crisi finanziaria.

 

PIIGS

Con l’espressione si fa riferimento ai paesi facenti parte dell’Unione europea che si sono mostrati meno virtuosi sul piano della gestione delle finanze pubbliche; si tratta di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna.

 

Politiche di rientro

Ora che la crisi sembra in via di superamento, si richiede da più parti piani di rientro dai deficit pubblici e dai livelli di indebitamento raggiunti con la crisi. Si scontrano su questo fronte economisti che propongono interventi molto solleciti e quelli invece che, valutando che la ripresa è ancora fragile, vorrebbero attendere che essa si consolidi.

 

Ponzi Scheme (schema di Ponzi)

Esso consiste nel raccogliere denaro tra i risparmiatori promettendo rendimenti molto elevati e versando di volta in volta ai depositanti le somme versate dai nuovi clienti, atti­rati dal trend positivo. Se a un certo punto i clienti chiedono indietro almeno una parte dei loro soldi, la truffa viene allo scoperto. Il nome “schema di Ponzi” deriva dal cognome di un truffatore di origine italiana che, nel periodo tra le due guerre, imperversò negli Stati uniti attraverso questo sistema. Lo schema ha acquisito nuova notorietà con lo scandalo che ha visto protagonista l’affarista Bernard Madoff a fine 2008.

 

Premio per il rischio

La teoria finanziaria afferma che gli investitori sono di norma avversi al rischio e richiedono quindi un rendimento in più, rispetto a quello delle attività prive di rischio – quali sono considerati i titoli di stato – per investire in attività rischiose. Più alto è il rischio, maggiore dovrà essere il premio per il rischio.

 

Prestatore di ultima istanza (Lender of Last resort)

È il ruolo della Banca centrale che, in caso di necessità, presta delle liquidità a una banca commerciale o a un altro ente che è in una situazione di difficoltà di pagamenti. È quanto è successo durante la crisi del subprime, in cui le banche centrali hanno prestato denaro a tassi molto bassi o nulli.

 

Private equity

Attività finanziaria consistente in una presa di partecipazione, molto spesso di controllo, da parte di organismi specializzati, in un’impresa che si pensa abbia un prezzo sottovalutato; tale impresa viene in genere ristrutturata e poi di nuovo ceduta sul mercato, di solito entro pochi anni, in genere con un alto profitto.

 

Prociclica

Una politica monetaria o una regola contabile o finanziaria sono procicliche quando esse accentuano l’andamento normale di un ciclo economico, spingendolo ancora più in alto durante la fase ascendente e accentuando il suo andamento verso il basso durante quella discendente; durante la crisi si è scoperto che le regole contabili, i meccanismi di Basilea 2, il comportamento degli hedge fund e delle stesse banche andavano in tale direzione.

 

Prodotto strutturato

Prodotto finanziario nel quale la natura del rischio sottostante (un’obbligazione d’im­presa, un insieme di crediti, etc.) è stato trasformato.

 

Proprietary trading

Con l’espressione si fa riferimento all’attività di speculazione in proprio sui mercati finanziari e di altro tipo effettuata dai soggetti finanziari. Molti sono convinti della necessità di proibire alle banche di deposito, o almeno di limitare al massimo, tale atti­vità, fonte di una presa di rischi spesso molto elevata (regola di Volcker).

 

Protezionismo finanziario

Con la crisi si è anche manifestata la tendenza da parte degli stati a cercare di limitare le attività delle banche del proprio paese al di fuori dei confini.

Punto base (Basis point)

Unità di misura dei tassi di interesse; essa indica un centesimo di punto percentuale. Un aumento di trenta punti base significa un incremento di 0,30 punti percentuali.

 

Quantitative Easing

Con questa espressione si fa riferimento alla politica delle banche centrali usata normalmente in momenti difficili e che consiste nell’allargare i cordoni della borsa prestando al sistema bancario importi di denaro quantitativamente più rilevanti di quanto accada in tempi normali, principalmente attraverso l’acquisto di titoli posse­duti dalle stesse banche.

 

Rapporto rischio-rendimento

Una delle poche “leggi” della finanza che gode di una rilevante giustificazione reale è quella che il rendimento di un investimento dovrebbe essere correlato al suo livello di rischio: più alto il rendimento ottenuto, più alto il rischio incontrato. Nell’ultimo periodo le istituzioni finanziarie, ma anche moltissimi investitori privati, hanno ricer­cato rendimenti elevati per i loro impieghi di denaro e per ottenerli hanno preso dei rischi spesso molto forti.

 

Rating (Classificazione o Votazione)

Le agenzie di rating forniscono, su richiesta e a pagamento da parte di un’impresa, di un ente pubblico, di un’organizzazione, una valutazione della qualità dei titoli che saranno emessi o sono stati emessi da tali enti; la valutazione può cambiare nel tempo. Prima della crisi, le agenzie hanno dato una valutazione troppo ottimistica dei titoli derivati dai prestiti subprime, contribuendo alla crescita del loro mercato.

Una delle ragioni dei pessimi risultati ottenuti da tali agenzie risiede nel fatto che esse vengono pagate dagli stessi enti che devono sottoporre a giudizio di affida­bilità, trovandosi quindi in un rilevante conflitto di interessi. Nonostante le ripetute dimostrazioni di una mancanza di affidabilità, i loro giudizi continuano a condizionare pesantemente anche le vite degli stati nazionali. Le agenzie di rating che contano sono soltanto tre: Standard & Poor’s, Moody’s, Fitch; esse hanno un monopolio virtuale del mercato. Da qualche tempo è stata anche varata un’agenzia di rating cinese.

 

Recessione

In un ciclo economico la recessione è una fase di diminuzione relativamente passeg­gera dei livelli di attività economica. Secondo una definizione utilizzata ormai da tutti, ci si trova in una situazione di recessione quando si registra una diminuzione, in genere non drammatica, dei livelli del Pil per almeno due trimestri. Si parla invece di depressione se la diminuzione del Pil dura più a lungo ed è più profonda.

 

Ripresa a V, a U, a W, L

Spesso, gli economisti rappresentano l’andamento economico internazionale attra­verso la forma di una lettera. C’è chi pensa a una ripresa rapida, netta e decisa, che assume la forma di una V; chi a un periodo di stagnazione o di ripresa lenta, cui dovrebbe seguire una crescita più decisa (U); chi a una ripresa cui seguirà una ricaduta e successivamente una nuova ripresa (W); chi infine immagina il permanere per molto tempo di una situazione di sostanziale stagnazione (L).

 

Rischio di controparte

Rischio legato al possibile fallimento di una delle due parti in una transazione; tale parte non potrà così più pagare o consegnare all’altra quello che si era impegnata a comprare o a vendere; ci si può coprire da tale rischio ad esempio comprando un CDS.

 

Rischio di credito

Nel mondo finanziario si definisce come rischio di credito la possibilità che chi abbia preso del denaro a prestito sotto una qualche forma non restituisca poi alla scadenza in tutto o in parte il dovuto, producendo così una perdita a chi aveva prestato i fondi.

 

Rischio sistemico

Nell’attuale situazione del sistema bancario internazionale si teme che le difficoltà che sorgono in un punto del sistema, ad esempio la crisi di una banca o di un hedge fund, possano innescare una crisi generale, o di sistema, per le interconnessioni di una singola istituzione o di un tipo di istituzione, con il resto del sistema finanziario.

 

Rischio sovrano

Fa riferimento al rischio che i titoli emessi da uno stato non vengano in tutto o in parte onorati alla scadenza.

 

RMBS (Residential Mortgage-Backed Security)

È una sottospecie degli ABS (Asset Backed Securities), in cui la garanzia del titolo è legata al rendimento di un mutuo immobiliare ipotecario.

 

ROE (Return On Equity)

È un indice finanziario molto usato dalle imprese e dai mercati per misurare il rendimento dei capitali investiti da un privato, da una banca, da una qualsiasi organizzazione, in atti­vità, che possono essere azioni, obbligazioni, materie prime, eccetera. Tale indice misura il rapporto tra l’utile netto ottenuto in un certo periodo – di solito un anno – su di un investi­mento e il capitale proprio impiegato in quell’investimento. All’origine della attuale crisi sta anche la volontà da parte degli investitori di aumentare al massimo il ROE.

 

SEC (Security Exchange Commission)

È l’organismo messo in piedi dopo la crisi del 1929 negli Stati uniti per la vigilanza sulla borsa; a tale organismo si sono poi più o meno ispirati gli altri paesi. Tra questi, molto più tardi, anche l’Italia, con la nostra Consob.

 

Security

Letteralmente titolo; si fa riferimento sia ai titoli azionari che obbligazionari, sia titoli a metà strada tra le due forme, quali obbligazioni convertibili o azioni di risparmio o privile­giate.

 

 

Shadow Financial System

Con la crisi è venuto alla luce il fatto che molte grandi banche nascondevano una parte consistente delle loro attività, specialmente quelle più rischiose, in delle strutture societarie ombra, non inserite nel bilancio consolidato delle stesse banche, attraverso diverse forme giuridiche.

 

Short Selling (Vendita allo scoperto)

La pratica di vendere delle azioni senza averne la proprietà, sperando di ricomprarle più tardi, al momento di consegnarle al compratore, a un prezzo inferiore, realizzando così un profitto. Una variante di questo tipo di operazioni consiste nel farsi prestare titoli per resti­tuirli poi, anche in questo caso, quando i prezzi saranno scesi. A metà settembre del 2008, nel pieno della crisi, la pratica dello short selling è stata limitata sia a Wall Street che a Londra perché essa è stata accusata di contribuire a far crollare i prezzi dei titoli; un operatore, spesso un hedge fund, che avvia un’operazione di short selling, cerca di spingere, in vari modi, il prezzo di mercato del titolo verso il basso e in certi casi può essere tentato anche di diffondere false voci in borsa per far scendere il suo valore.

 

Società veicolo, SIV (Structured Investment Vehicle)

Nel corso degli ultimi anni molte banche hanno ceduto una gran parte dei loro rischi a delle entità non bancarie (sempre peraltro da loro controllate ma non contabilizzate nei loro bilanci) per aumentare il rendimento dei loro mezzi propri (ROE), emettendo delle carto­larizzazioni e collocandole in tali entità. Riducendo così il livello delle loro attività e quello dei rischi di tali attivi, hanno potuto mantenere basso il loro capitale, rispettando formal­mente, anche se non sostanzialmente, le regole imposte dalle autorità monetarie e dagli accordi di Basilea. I SIV si finanziano di solito a breve termine, emettendo carta commerciale. Si è creato così, per altro verso, un gigantesco sistema bancario ombra (Shadow Financial System).

 

Solvibilità

Capacità di un’impresa a far fronte ai suoi impegni finanziari di medio-lungo termine. Essa si misura ad esempio analizzando il rapporto tra il capitale proprio e i debiti; maggiore tale rapporto, maggiore la solvibilità. Le regole di Basilea 2 e Basilea 3 prevedono che le banche debbano possedere un certo rapporto minimo tra mezzi propri e debiti, rapporto collegato al livello di rischio dei loro impieghi di denaro.

 

Sottostante

Viene definita come attività sottostante qualsiasi attività sulla quale è costruito un prodotto derivato. Si può trattare di un’attività finanziaria (azioni, obbligazioni, buoni del tesoro, divise, indici di borsa, etc.) o fisica (materie prime agricole o minerali, etc.).

 

Spread

Si tratta della differenza tra i tassi di interesse di riferimento negoziati in un mercato (ad esempio, l’Euribor sul mercato dei prestiti interbancari) e i tassi pagati da una persona o una società quando prende a prestito del denaro; più alto è considerato il rischio del prenditore, più alto lo spread. Si dice spread anche la differenza tra prezzi di acquisto e di vendita di un bene su di un mercato organizzato.

 

Stagflazione

L’espressione deriva dalla fusione delle parole “stagnazione” e “inflazione” e designa una situazione economica nella quale si verificano una riduzione rilevante nei tassi di crescita dell’economia e un tasso di inflazione elevato. Si tratta di un pericolo a cui oggi sembra potenzialmente esposto il nostro continente.

 

Stock grants

Distribuzione gratuita di azioni ai manager di un’impresa, distribuzione di solito colle­gata, almeno in teoria, all’ottenimento di certi risultati a livello aziendale; si tratta di una leva complementare o alternativa a quella delle stock options e dei bonus.

 

Stock option plans

Piani, complementari o alternativi a quelli delle stock grants e dei bonus, che accor­dano a un manager il diritto ad acquistare in futuro dei titoli azionari della società in cui egli lavora a un prezzo prefissato. Tale meccanismo dovrebbe spingere lo stesso mana­ger ad accrescere con il suo lavoro il valore di tali titoli, ciò che gli dovrebbe permettere di realizzare un guadagno anche importante rivendendoli. È anche per tale via che i mana­ger di un’impresa ricevono alla fine una remunerazione molto elevata, anche quando i risultati ottenuti dalla loro società sono stati in realtà molto modesti, dato che i mecca­nismi di fissazione del prezzo dell’opzione sono spesso addomesticati.

 

Subprime (al di sotto del livello primario)

Il credito subprime fa riferimento a un prestito immobiliare a rischio elevato, perché concesso a delle persone il cui livello di ricchezza e di reddito è scarso e che rischiano dunque di non poterlo restituire. Questo in contrasto invece con i prestiti di livello prime, quelli cioè concessi a persone che hanno ampiamente i mezzi per restituirli. Il caso peggiore è quello che fa riferimento ai cosiddetti prestiti ninjas. Per compen­sare in qualche modo tale livello di rischio, i prestiti subprime sono concessi a dei tassi di interesse elevati, che possono quindi attirare l’attenzione di chi ricerca rendimenti elevati per i suoi investimenti.

 

Swap

Strumento finanziario della categoria dei derivati che permette di ridurre o annullare i rischi di cambio, di tassi di interesse, di credito, attraverso lo scambio, tra due opera­tori con interessi o previsioni diverse, dei flussi posseduti in valute diverse o dei flussi relativi ai tassi di interesse.

 

Tarp (Troubled Assets Relief Program)

È il nome dato al programma di lotta alla crisi finanziaria, per un importo di 700 miliardi di dollari, messo a punto nel settembre 2008 dal ministro del tesoro Usa, Henry Paulson e dal responsabile della Riserva Federale, Ben Bernanke, e che è stato poi approvato dalle due Camere con qualche modifica.

 

TCR (Transfer of Credit Risk)

Trasferimento del rischio di credito attraverso i meccanismi della cartolarizzazione e dell’assicurazione.

 

Texas Ratio

Viene chiamato così un indice che misura il livello di patrimonializzazione delle banche; esso mette in rapporto il livello dei loro mezzi propri con quello dei debiti.

 

Tobin tax

Negli anni ’70 l’economista James Tobin ha proposto l’istituzione di una tassa, sia pure con un’aliquota molto bassa, su tutte le transazioni valutarie, al fine di limitare i movi­menti internazionali speculativi di capitale e di ridurre le fluttuazioni nei rapporti di cambio delle monete. L’ipotesi di una tassa sulle transazioni finanziarie e/o sui bilanci delle banche si sta facendo strada in diversi paesi europei.

 

Too big to fail

Si dice di quelle banche che sono troppo grandi per essere lasciate fallire e che quindi, in caso di crisi, devono essere salvate per evitare che la loro chiusura comporti danni molto rilevanti al resto del sistema finanziario e dell’economia.

 

Toxic assets

Attività che presentano gravi problemi a essere vendute sul mercato senza perdite molto rilevanti; si fa riferimento in particolare, ma non solo, ai titoli legati alla crisi del subprime.

 

Trader

I trader sono negoziatori di valori, titoli o altri beni, assunti da una banca o da una società di borsa per svolgere appunto attività di trading.

 

Trading

Attività di acquisto o di vendita di titoli o di altri beni su di un mercato organizzato con l’evidente obiettivo di ottenere un profitto; è su questo business che si sono concen­trate nell’ultimo periodo le banche di investimento e le stesse banche commerciali.

 

 

Trappola della liquidità (liquidity trap)

Un abbassamento dei tassi di interesse e una politica di denaro facile perseguita dalla banca centrale possono indurre i risparmiatori e le stesse imprese ad aumentare il loro livello di paura per l’immediato futuro e quindi a tesaurizzare il denaro e a evitare di spendere la moneta. Ciò porterà però a un’ulteriore riduzione dell’attività economica.

 

Valore

Parallelamente ai processi di finanziarizzazione dell’economia, si è sviluppata negli ultimi decenni l’idea che le imprese e i manager dovessero tendere esclusivamente a massimizzare il valore dell’impresa per gli azionisti, subordinando a tale obiettivo gli interessi degli altri protagonisti dell’impresa, i dipendenti e i sindacati, le comunità in cui l’impresa opera, i clienti, i fornitori, i depositanti nel caso delle banche, i governi, etc.

 

Volatilità

La volatilità di un titolo, di un fondo di investimento, di una borsa, indica di quanto può variare, in aumento o in diminuzione, il valore dello stesso titolo, fondo, borsa, rispetto al suo valore medio. Più alta la volatilità, più alto il rischio.

 

Volcker rule (regola di Volcker)

La regola fa riferimento a Paul Volcker, già in passato a capo della Federal Reserve e stimatissimo esperto finanziario, che ha proposto, per contribuire a porre il sistema bancario in una situazione più sicura, di limitare i confini di attività delle banche di deposito. In particolare esse: 1) non potrebbero più svolgere attività di trading in proprio, 2) non potrebbero possedere hedge fund o fondi di private equity, né investire in essi o sponsorizzarli in qualche modo, 3) sarebbero obbligate a non superare certe dimensioni complessive delle loro attività, per evitare il problema del too big to fail.

 

Vulture funds

Si tratta di speciali fondi di investimento specializzati nell’acquisto e nella successiva potenziale valorizzazione di imprese in difficoltà gravi o anche in situazione fallimen­tare o anche di crediti ed altre attività comunque di difficile realizzo.

 

ZIRP (zero interest rate policy)

In caso di crisi, la politica monetaria delle banche centrali può arrivare sino a prestare denaro alle istituzioni finanziarie a un tasso di interesse pari a zero, come del resto sta succedendo dalla fine del 2008 in poi negli Stati uniti. La Banca centrale europea applica dei tassi di poco superiori, ma sempre molto ridotti.

 

 

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