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Ecco il testo di Padre Luigi Consonni dal titolo "Il nuovo Paradigma dell'evangelizzazione", pubblicato il 18 Giugno 2018.

 

NOTA: Può essere liberamente scaricato, divulgato e pubblicato con qualunque mezzo, citando l'Autore e la fonte.

 

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IL PARADIGMA DELL’EVANGELIZZAZIONE

– Dalla Buona Notizia alla Buona Realtà –

 

  • Questo elaborato raccoglie semplicemente una serie di punti e la traccia di un lavoro da completare e approfondire.

 

LA SFIDA ALL’EVANGELIZZAZIONE

Nell’ambito occidentale è più che evidente la crisi dell’evangelizzazione in atto. Viene alla mente la nota e sconcertante affermazione del Card. Martini, poco prima della sua morte, riguardante l’arretratezza di duecento anni della Chiesa. Arretrata rispetto a che cosa? Non credo si riferisse agli studi biblici e teologici che, anzi, fanno passi da gigante. Suppongo riguardi – fra gli altri possibili aspetti – il fatto che la Chiesa sia rimasta come a metà strada nell’attuazione dei dettami del Concilio Vaticano II.

Si è avuto, indubbiamente, il rinnovamento teologico e biblico per una vita di comunione, fraternità e responsabilità di tipo circolare. Al riguardo è rimasta famosa l’immagine del cerchio, in cui tutti interagiscono sullo stesso piano, ma non si è andati oltre. Tutto il resto è, sostanzialmente, rimasto come prima, salvo alcuni aspetti secondari. Mi riferisco particolarmente alla modalità di prendere in considerazione il vissuto complesso, la struttura di potere e di comando, l’organizzazione centralizzata e il processo di evangelizzazione. Si è mantenuta, in sostanza, lo schema della piramide.

In realtà la riforma si è fermata a metà strada e la conseguenza è che si è registrata la consolidazione dell’autoreferenzialità per uscire dalla quale – la chiesa in uscita sollecitata dal Papa – è richiesta l’elaborazione di un nuovo paradigma dell’evangelizzazione, ossia di un nuovo modello da assumere incondizionatamente, ben consapevoli di incontrare, sicuramente, la resistenza di chi si propone di salvare il vecchio paradigma. Ma, prima o poi, giungerà, necessariamente, il momento in cui quest’ultimo modello sarà abbandonato.

Tuttavia, è doveroso prendere atto che tra il nuovo e il vecchio paradigma c’è un rapporto di continuità/discontinuità, in virtù della “riserva” escatologica – l’inesauribile “serbatoio” di amore, bontà, misericordia, giustizia, di vita eterna e altro -. L’evento escatologico della signoria di Dio – l’avvento del Regno nelle circostanze del passato -, conformando il vecchio paradigma, non esaurisce la sua realtà e potenzialità ma rimane una riserva. Ora, nel presente, lo stesso evento attualizza la signoria nelle nuove circostanze personali e sociali che conducono all’elaborazione del nuovo paradigma.

La continuità riguarda l’efficacia del mistero pasquale e la discontinuità attiene all’elaborazione di risposte audaci, creative e coraggiose. “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5) è l’obiettivo della continuità/discontinuità il cui collante è la tensione generata della riserva escatologica tra passato e futuro, come pure tra presente e futuro.

Pertanto, l’elemento determinante è il futuro, l’anima e il senso ultimo del paradigma vecchio e nuovo. Il farsi della Buona Notizia, come Buona Realtà nell’oggi, è realtà penultima, anticipo e tensione verso il futuro escatologico assunto per la fede, “tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12,2), nella fondata intuizione di risposte adeguate alle sfide del presente.

 

INTRODUZIONE.

 Il gioco in atto dell’evangelizzazione.

È proprio dell’attività della Sapienza il gioco: “Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni opera, all’origine (…) io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo” (Pr 8, 23.30-31). Il “gioco” della Sapienza trova in Gesù e nello Spirito Santo – le due mani del Padre (metafora di S. Ireneo) – l’adempimento della volontà Trinitaria.

Il “gioco” coinvolge la persona, l’umanità e il cosmo intero nell’inesauribile mistero nel quale tutto e tutti sono immersi. Ebbene la Sapienza, per lo Spirito Santo, si umanizza nella persona di Gesù. Essa raggiunge il suo apice nel mistero pasquale e il “gioco” produce vino nuovo e la capacità di preparare nuovi otri dove possa essere versato (Mc 2,22), in modo che la delizia di “un cielo nuovo e una terra nuova (…) Ecco, io faccio nuove tutte le cose (Ap. 21,1.5) sia motivo affinché tutti abbiano vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv10,10) e “la vostra gioia sia piena” (Gv 16,24).

A tal fine il “gioco” consiste nel far “conoscere il mistero del suo volere Il volere di Dio), il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra (Ef 1,9-10). Per Dio tutte le cose sono buone; infatti: “Tu ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata (Sap11,24).

 Ma nell’uomo, chiamato a conoscerle e gestirle secondo le direttive di Dio entrando nel “gioco”, si è intromesso il male – il mistero dell’iniquità – la cui seduzione ha effetti devastanti di morte, non di vita.  Il processo di conoscenza delle cose (vedi Thomas Kuhn, storico della scienza, che la rivoluzionato il metodo scientifico) apre l’intelligenza a nuovi contenuti che mandano in crisi e sostituiscono quelli ritenuti, fino ad allora, certi e irriformabili.

Non solo, ma le cose che sembravano semplici, lineari e ovvie, rivelano una complessità insospettata che si presenta come nebbia, come confusione, come incertezza, come incomprensione e irriducibilità (vedi Edgar Morin, la riforma del pensiero e la filosofia della complessità). Le caratteristiche e le dinamiche della complessità, dei sistemi complessi, che la scienza e la filosofia della complessità rilevano nei loro studi, fanno emergere la novità, la nuova conoscenza della realtà.

La scienza, e la filosofia della complessità, gestiscono non solo una epistemologia descrittiva della nuova realtà ma anche una epistemologia costruttiva, e con essa l’elaborazione di un’identità dinamica.

I risultati attendibili costituiscono un contributo non solo necessario, ma imprescindibile,  per l’evangelizzazione. Tommaso d’Aquino afferma che un errore sulle cose di questo mondo ricade in un errore su Dio (basti solo pensare, per esempio, all’idea di Dio Creatore nel sistema Tolemaico comparata con quella di oggi).

Tuttavia, il contributo e la trasposizione nell’ambito teologico-pastorale deve tener conto della singolare specificità di quest’ultimo, per la fede nel compimento della Promessa escatologica.

A questo punto il “gioco” richiede un nuovo paradigma – un nuovo modello di riferimento – perché entra in gioco non solo l’interesse, la comprensione e l’attendibilità dell’opera di Dio oggi, ma anche il senso ultimo e il fine di tutto e di tutti.

 

 

IL NUOVO PARADIGMA

Sono tre gli ambiti del paradigma: LO SCHEMA ESCATOLOGICO, IL METODO E LA STRATEGIA. Esso abbraccia l’ambito estetico (lo schema escatologico), logico (il metodo) e l'ambito pratico (la strategia) (vedi: Josef Wohlmut. Il mistero della trasformazione. Tentativo di una escatologia tridimensionale in dialogo con il pensiero ebraico e la filosofia contemporanea).

Il paradigma è l’insieme organicamente strutturato dei tre ambiti indirizzato al fine dell’evangelizzazione. In generale, e all’interno di un periodo di tempo non quantificabile, il paradigma è la matrice disciplinare che cristallizza una visione globale del mondo su cui indaga ed in cui opera, e fornisce un modello atto ad ottenere soluzioni soddisfacenti.

 

IL FINE DELL’EVANGELIZZAZIONE NELLO SCHEMA ESCATOLOGICO.

In estrema sintesi si tratta di “un cielo nuovo e una terra nuova (…) Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap. 21,1.5), del vino nuovo e di otri nuovi (Mc 2,22), affinché tutti “abbiano vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv10,10) e “perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16,24). Il fine, nello schema, conforma l’ambito estetico di armonia, di pace, che affascina la persona, l’umanità tutta, e costituisce il sogno, la meta, il desiderio profondo del cuore.

Il fine, in primo luogo, riguarda il presente, l’oggi, come esperienza di riscatto dal peccato, di liberazione dal male, di rigenerazione, di gioia, per accogliere la sovranità di Dio – gli effetti del mistero pasquale – il cui simbolo è la categoria biblica del regno di Dio, anticipo di quello futuro, ultimo e definitivo, alla fine dei tempi.

 

  1. La centralità della misericordia nell’orizzonte escatologico.

Paragonando la Trinità ad un distributore di carburante, il combustibile per l’operatività è la compassione e la misericordia. La prima è la partecipazione alla sofferenza dell’altro: Gesù “fu preso da grande compassione” (Lc 7,13). La seconda è l’inclinazione del cuore – l'attenzione intelligente e determinata – per concedergli “un futuro pieno di speranza” (Ger 29,11): Gesù al giovane defunto ordina: “Ragazzo, dico a te, alzati” (Lc 7,14).

  • L’azione della misericordia.

Il cantico di Maria (Lc 1,46-55) e di Zaccaria (Lc 1,67-79), con il quale la Chiesa loda la Trinità nella recita dei Vespri e delle Lodi mattutine, evidenziano l’azione della misericordia di Dio.

Nel "Magnificat" si ringrazia Dio che, come aveva promesso ai padri, ha soccorso Israele e continuerà a soccorrere, di generazione in generazione, quelli che lo temono “ricordandosi della sua misericordia”; in altre parole, attualizzandola in virtù della fedeltà all’alleanza.

Nel cantico di Zaccaria Dio, grazie alla sua tenerezza misericordiosa, ha concesso misericordia ai padri e si è ricordato – ha attualizzato – la sua santa alleanza, per concedere ai destinatari di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i giorni. (Il timore riveste la caratteristica della premurosa attenzione nel servirlo in modo conveniente).

Sinteticamente:

  • Per Dio, la misericordia è l'esercizio della sua tenerezza, della sua fedeltà all'alleanza. È altresì anticipo del compimento della Promessa escatologica alla fine dei tempi quando sarà “tutto in tutti” (1Cor 15,28). 
  • Per il credente è l'evento della liberazione, del soccorso, nel quale ridisegnare un nuovo rapporto di vita con Dio, che lo motiva nel “dar ragione della speranza” (1Pt 3,15), per la fede nel compimento della Promessa.
  • L’effetto della misericordia:
  • A livello individuale il perdono dei peccati, e la rigenerazione a nuova vita, oltre all’impegno sociale motiva l’attenzione personalizzata ai bisogni primari di ogni persona:  “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a visitarmi” (Mt 25,35-36), affinché tutti “abbiano vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv10,10), e “perché la vostra gioia sia piena” (Gv16,24) nel dono di se stesso per la causa dell’avvento del Regno.
  • A livello sociale “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc 1, 51-54). È l'inizio alle operazioni di trasformazione e consistenza di “un cielo nuovo e una terra nuova (…) Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,1.5).
  1.  Gli elementi imprescindibili dello schema.

Sono quelli attinenti al problema specifico, che interpella il fine e l’identità della persona o della comunità coinvolta quali, ad esempio, l’esercizio del potere politico; l’uso o l’accumulo del denaro o dei beni in generale; il dominio del rapporto autorità/autorevolezza nell’ambito delle diversità; ecc.

Gli elementi sono presi dalla Tradizione (con la t maiuscola) di cui la Chiesa è depositaria e dai risultati attendibili dell’indagine scientifica e filosofica aconfessionale; a questi si riferisce il Concilio quando afferma: “la chiesa ha un bisogno particolare di tale aiuto si tratti di credenti o non credenti” (GS 44). In effetti sono i due ambiti dell’azione della Sapienza, della Trinità.

 

IL METODO FLESSIBILE.

Il metodo è il modo specifico di assumere e camminare nel paradigma e costituisce l’ambito logico. È necessariamente flessibile, in attenzione, da un lato, al contesto, alla cultura e alla circostanza delle persone coinvolte e, dall’altro, alla percezione di queste ultime della portata, estensione, contenuto e valore degli elementi dello schema escatologico.

Nel dialogo fra questi elementi la qualità del metodo è rilevata dalla consistenza e adeguatezza del collegamento degli elementi fra loro, in ordine al fine, in modo da formare una griglia per discernere ciò che è da assumere e ciò che va lasciato. Evidentemente ogni griglia di riferimento riguarda il caso specifico e non è trasferibile ad altri, pur se, apparentemente, appare nelle medesime condizioni generali.

Il processo esige l’autonomia dei soggetti e l’attenzione alla realtà specifica in cui sono coinvolti. Si scongiura il pericolo del soggettivismo e del relativismo se il procedere sintonizza con il fine escatologico e non a interessi personali o di lobby e se, ad esso, si accompagna umiltà e volontà di perseguire il bene.

Il metodo permette di raggiungere risultati apprezzabili rispetto a due sfide del vissuto odierno: il rapporto tra le diversità e l’unità – la sfida multietnica, multiculturale e multireligiosa –  e il rapporto soggettività e comunione – la sfida tra l’autonomia personale e comunione ecclesiale nell’orizzonte infinito del mistero di Dio -.

La gestione corretta del metodo, sviluppando le irriducibili diversità e percorrendo diversi sentieri nell’unico cammino, orienta alla finalità del “gioco”, ossia “conoscere il mistero del suo volere – di Dio -, il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef 1,9-10).

Il cui raggiungimento richiede che si ponga attenzione al punto seguente.

 

LA STRATEGIA COSTRUTTIVA.

È l’arte del conflitto inevitabile, della “guerra”, – l’ambito pratico –  tra il “mistero della salvezza” e il “mistero dell’iniquità”, per la crescita simultanea negli avvenimenti, nella vita,  del grano e della zizzania (Mt 13,24-30); per gli errori nel discernimento: “Il comandamento, che doveva servire per la vita, è divenuto per me motivo di morte” (Rm 7,10); per la fragilità verso le seduzioni: “in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Rm 7,18-19).

È una lotta agonica, fino all’ultimo respiro: “Gesù disse: È compiuto! (Gv 19,30) (vedi Miguel de Unamuno – filosofo spagnolo vissuto a cavallo fra il 19° e 20° secolo: l’Agonia del Cristianesimo). È qui che si “gioca” l’incontro con il mistero pasquale e la ricapitolazione in Cristo. L’azione della strategia costruttiva è propria del paradosso cristiano – “chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16,25) – e costituisce la qualità della testimonianza.

 

 

L’INSIEME ORGANICAMENTE STRUTTURATO

 

CONSIDERAZIONI SULLA PRASSI PASTORALE.

Non bisogna perdere di vista che, dal lato pratico, l’insieme è un sistema strutturato in modo organizzato e coerente dei tre ambiti del paradigma. La strutturazione è sul modello del rapporto intra-trinitario, la cui metafora è il “gioco” delle tre persone divine che, solidamente, si danno le mani e, pur essendo sempre unite, avviene che spicca l’una o l’altra persona, secondo la competenza specifica. È l’insieme, il quadro olistico, proprio dell’evento escatologico.

(Fra parentesi nel periodo (anni 1970-80) in cui era in auge la prassi pastorale della teologia della liberazione (TdL) con la polemica se prima si dovesse dare precedenza all’ortodossia e poi all’ortoprassi o viceversa, è venuta meno l’attenzione escatologica, anche se, fin dagli inizi, non è mancato riferimento teologico al Regno di Dio. Tuttavia, l’esposizione cosciente di molti alla persecuzione e alla morte violenta fa ritenere che in essi abbia avuto spazio e accoglienza l’evento escatologico o, meglio, l’avvento del Regno. Con il progresso degli studi teologici, oggi si è in grado di comprendere la deficienza di allora e accantonare la polemica).

Il “gioco” si svolge secondo il principio ologrammatico: “Non solo la parte è nel tutto, ma il tutto nella parte” (vedi Edgar Morin). Questa realtà è sostenuta dall’affermazione di Paolo: “È In lui – Gesù Cristo – che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui” (Col2,9-10). Associando la promessa di Gesù – “In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre” (Gv 14,12) -, il credente ha la possibilità di diventare come un’opera d’arte nel coinvolgimento escatologico; pertanto, a differenza dell'artista che trasmette, nella sua opera, un messaggio di stupore, di totalità che colpisce l'osservatore, nel "gioco" è richiesta, oltre all’accoglienza del dono di Dio, la collaborazione attiva, intelligente e coraggiosa.

 

I CARDINI DELLA PRATICA DEL PARADIGMA.

Per quanto detto finora è evidente che non si tratta di disegnare una formula, uno schema fisso valido per tutti casi, ma di segnalare i cardini di riferimento da collegare fra di loro in ordine al fine. Sinteticamente:

  • Il paradigma è accessibile ad ogni persona, al di là della cultura, della fede o meno che professa, a condizione che sia attratta e affascinata dal mistero della vita, nel quale immergersi e indagarlo per il bene dell’umanità. È l’umano che entra in “gioco”.
  • Il fascino e l’attrazione è soggettiva. È la persona che, affascinata dal mistero, entra nel “gioco” con dedicazione e determinazione, per l’intensità e la profondità del coinvolgimento.
  • Il “gioco” inizia con l'entrare in campo, nel vivo della situazione e della circostanza, ascoltando e prendendo atto dei problemi e delle dinamiche in atto, tenendo conto anche dei risultati attendibili della ricerca scientifica riguardo la specifica complessità e l'esistenza di possibili dinamiche alternative scientifiche auto-rigeneratrici, nonché teologiche.
  • Il “gioco” prosegue con l’intuizione strategica nell’introdurre nuovi elementi, nuove considerazioni, che aprano un varco ad un possibile cammino di speranza. Occorre, in ogni caso, tener conto che l’intuizione strategica può portare a conflitti con l’istituzione, con la struttura sorretta dalla legge e la prassi consuetudinaria.
  • “il gioco” richiede l’audacia, il coraggio e la creatività connessa al rischio di non raggiunge i risultati sperati per il sopraggiungere di eventi imprevisti, per resistenze e opposizioni di vario genere, interne ed esterne, per errori di valutazione e altro.

 

L'AZIONE

Alcune linee guida:

  • Con il proprio bagaglio individuale, in rapporto alla situazione concreta, elaborare l’intuizione strategica e il metodo specifico, pur nella consapevolezza dei propri limiti.
  • Accompagnata dall’autostima, la soggettività fa del dono dello Spirito lo spazio per “interpretare i segni dei tempi” (Mt 16,3) di ordine teologico (da distinguere dai segni dei tempi sociologici, quali ad esempio la globalizzazione, la tecnocrazia, i processi migratori e altro).

Essa non nasconde alcun talento a causa della paura di sbagliare o del timore di non essere ancora pronti ad agire (Mt 25,24-25), ma attinge dallo Spirito audacia, coraggio e creatività. Cedere alla paura o al timore è severamente ripreso da Gesù (Lc 12, 56).

Il “gioco” richiede di assumere la soggettività di Gesù, fatta di preghiera e azione coraggiosa – motivata dalla compassione/misericordia –  nello “sporcarsi le scarpe" e toccare con mano la "carne viva", unico segno di sincera e profonda condivisione con l'altro, pur mettendo in conto lo scontro con possibili opposizioni e resistenze.

  • Assumere con serenità la solitudine per causa delle opposizioni o resistenze che provengono dall’istituzione – o dal gruppo di appartenenza – sebbene, al contrario, dovrebbe fornire appoggio ed felicitarsi, anziché rimanere chiusa nelle proprie consolidate sicurezze, cedendo alla tentazione di non uscire dal tempio e percorrere le strade del mondo… Il nuovo paradigma richiede tempo per essere accolto; il problema è che, a causa delle veloci trasformazioni in atto, esso diviene sempre più breve… e allora il rischio è l’insignificanza o l’indifferenza.
  • Riferirsi alla soggettività di Gesù che usciva dall’ambito e dalle esigenze dell’istituzione per mettersi in gioco nel quotidiano, unendo la vita di preghiera, attraverso il costante rapporto con il Padre nello Spirito, con la causa dell’avvento del regno nella circostanza specifica (vedi, ad esempio, i passi evangelici del servo del centurione (Lc 7, 1-10), l'incontro con la Samaritana (Gv 4,5-42) o l'insegnamento contenuto nella parabola del buon samaritano (Lc 10,29-37)).
  • Oggi viviamo in una società dominata dalla tecnologia, dai media, da internet e dai social network che costituiscono un ottimo strumento per veicolare le idee, i bisogni e le attese del mondo contemporaneo. Tuttavia questi strumenti non possono costituire il mezzo esclusivo per l'agire e per affermare il diritto ad una vita vera e giusta. Il pericolo è di avere la falsa percezione di agire realmente nelle vicende umane ma, in effetti, si rischia di dissipare il proprio impegno relegandolo solamente al campo virtuale o intellettuale. Ancora una volta occorre puntualizzare che è necessario percorrere le strade del mondo "sporcandosi le scarpe" e toccando "la carne viva".

LE VERIFICHE

Superato il pericolo del soggettivismo e del relativismo è doveroso, e necessario, verificare nella Chiesa e con la Chiesa:

  • la “produzione” del vino nuovo e degli otri nuovi in cui versarlo.
  • la prassi nell’orizzonte delle beatitudini. Esse sono come la cartina di tornasole; tre di esse si riferiscono al presente e le altre al futuro, segnando la tensione fra l’avvento del Regno oggi e dell’ultimo e definitivo.
  • il processo di ricapitolazione in Cristo dei diversi sentieri nell’unico cammino dell’unità delle diversità e della soggettività nella comunione.

 

NOTE CONCLUSIVE

 

Questo testo non è esaustivo della materia anzi è aperto ad ulteriori approfondimenti, aggiustamenti o critiche costruttive.

Inoltre, iI paradigma elaborato non esaurisce la sua funzione nell'ambito della persona e dei suoi rapporti con la Chiesa, perché anch'essa, in quanto istituzione umana, è destinataria dell'evangelizzazione e, di conseguenza è interpellata nella prospettiva che la struttura "piramidale" ceda il passo a quella del "cerchio".

In questo senso il "gioco" non è finito, ma continua…

 

 

Rebbio,18 giugno 2018                                                                          P. Luigi Consonni

 

 

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