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Archive del 5 Marzo 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Gen 12,1-4)

 

Dio prende l’iniziativa rivolgendosi ad Abramo e gli ordina di lasciare casa e parenti per andare verso una terra che indicherà durante tragitto: “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò”. Il motivo risiede nella promessa che farà di lui il capostipite di un nuovo popolo: “Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione”.

Tre sono le promesse che Dio fa ad Abramo: la numerosa discendenza; la benedizione, tramite lui, per tutti i popoli della Terra; la promessa di un territorio per la sua discendenza.

Abramo, a 75 anni, è senza figli a causa della sterilità della moglie Sara. La promessa, inaudita e sconcertante, per una coppia sterile e in età avanzata, riguarda non solo il nuovo popolo di cui sarà capostipite ma “in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”. La prospettiva è il coinvolgimento di tutta l’umanità e, con la promessa, Dio chiama Abramo a farsi carico della responsabilità del genere umano.

Abramo potrà contare sulla la fedeltà di Dio, non solo riguardo al compimento della promessa; infatti, nel percorso verso la nuova terra – “ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa esse tu una benedizione” -, ma anche riguardo al necessario sostegno nelle avversità: “Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò”.

L’autorivelazione di Dio evidenzia il singolare rapporto della singola persona con l’umanità, fra l’uno e il tutto, che l’individualismo dominante non percepisce o non vuole percepire, ossia che ogni singola persona è parte dell’umanità, così come l’umanità intera è in ogni persona.

Occorre porre attenzione al fatto che il rapporto fra la parte e il tutto non è solo comunicazione ma osmosi, per la quale si stabilisce la circolarità permanente e l’avvento della crescita esponenziale, sul modello di una spirale in continua espansione, in virtù della dinamica interna auto-regolatrice e auto-rigeneratrice, per la quale il tutto è nella parte e, viceversa, la parte nel tutto.

È ciò che si riscontra nella persona, nell’insegnamento e nella pratica di Gesù, quale nuovo Adamo, per la risurrezione, in virtù della quale stabilisce il rapporto con il credente e con l’umanità nell’ambito della dinamica auto-regolatrice e auto-rigeneratrice della Trinità.

Di conseguenza il brano odierno rivela la struttura radicale di ogni essere umano. La vocazione non è un di più o qualcosa di speciale riservato ad alcuni eletti, ma l’essenza e l’esistenza di ogni persona in cammino verso la pienezza di vita.

In tale contesto e prospettiva, Dio chiama ogni persona, e l’umanità intera, al corretto rapporto con Lui, attivando la responsabilità verso sé stesso e l’umanità, nella libera e fiduciosa adesione alla promessa di poter mettersi in cammino con Lui senza desistere nelle avversità. La vocazione di Abramo è quella di ogni persona: “Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga” (At 10,35).

Tra il timore e lo stupore, “Abramo partì, come gli aveva ordinato il Signore”, senza altra garanzia che la promessa e la fiducia che Dio non verrà meno. Successivamente Abramo sarà messo alla prova in diverse circostanze, e non c’è alcun racconto che parli di momenti di sfiducia nella promessa. Al riguardo è nota la risposta al figlio quando questi chiede dell’agnello per l’olocausto, ignaro che lui stesso è il destinato al sacrificio: “Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!” (Gen 22,7-8).

C’è come una sorta di “gioco” di Dio con ogni persona cosciente della sua vocazione universale, tra promessa e compimento, tra il cammino e la meta: “Io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo” (Pr 8,30-31). È il “gioco” della pura gratuità, dell’amore non utile, perché fine a sé stesso.

L’autenticità della vocazione è segnata dai tre aspetti evidenziati nel brano: la promessa, il cammino e le avversità.

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