Get Adobe Flash player

Pace per tutti

Categorie Articoli

Benvenuti

Archivi del sito

Calendario

Maggio: 2020
L M M G V S D
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Login

Archivio di Maggio 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (At 2,1-11)

La Pentecoste (che significa cinquanta giorni dopo la Pasqua) è l’evento decisivo per l’umanità di tutti i tempi, che si estende sino al “ritorno” del Risorto, da lui stesso promesso il giorno dell’Ascensione. Ogni manifestazione di Dio accade in modo imprevisto, di sorpresa, senza alcun avviso previo; essa irrompe nella vita delle persone, lasciandole sconcertate e confuse, senza sapere, in un primo momento, cosa pensare, dire e fare.

Nella circostanza i discepoli “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo” e, per paura dei giudei, stavano a porte chiuse, giacché la condanna a morte del maestro era valida anche per loro. Ed ecco, all’improvviso, la discesa dello Spirito su di loro: "Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso (…) Apparvero lingue come di fuoco”.

L’evento è difficile da descrivere esattamente perché non ci sono parole adeguate; è possibile solo fare comparazioni con accadimenti di vario genere, giacché l’evento va molto oltre la loro capacità di comprensione. Pertanto è doveroso sottolineare che non si tratta né di vento né di lingue di fuoco, ma di qualcosa che potrebbe assomigliare a ciò.

Gesù promise l’invio dello Spirito Santo ed è quello che avviene. I discepoli sono ben lontani dal pensare che avvenisse in quel modo e in quella circostanza. Di fatto, “tutti furono colmati di Spirito Santo (…)”.

(…) cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”. Lo fecero riguardo “alle grandi opere di Dio”, nel prendere coscienza della portata e del significato della morte e risurrezione di Gesù che, sino ad allora, era in parte incomprensibile e indecifrabile, soprattutto per quanto riguarda la ricaduta sulle persone e sull’umanità intera.

La Pentecoste suscita la nuova comprensione di sé stessi, in virtù degli effetti dell’evento pasquale, e motiva l’atteggiamento con le autorità, il popolo e le persone di altre origini e culture. Con essa i discepoli prendono coscienza che la discesa dello Spirito non è solamente per loro e per il popolo giudeo, ma per l’umanità di tutti i tempi. La lista dei popoli indica, appunto, le nazioni del mondo intero allora conosciuto.

La presenza dello Spirito in tutti i popoli della terra fa sì che essi comprendano, nella loro lingua, le "grandi opere di Dio” a loro favore, senza rinnegare la propria cultura o il modo di vivere. Le “grandi opere di Dio” permeano il loro vissuto e rendono comprensibile, in esso, la dinamica dell’amore, discernendo ciò da preservare da quello da lasciare, in virtù dell’insegnamento e della pratica di Gesù, avallata dalla morte e risurrezione per la causa del Regno di Dio.

Con la missione di Gesù non è nata una nuova religione, in conflitto con le altre esistenti, per imporsi come unica su tutta la faccia della terra. Egli ha svelato il modo di rapportarsi con sé stessi, con gli altri e con l’ambiente, la dinamica, il metodo e la strategia accessibile a tutte le religioni nella misura in cui esse fanno riferimento alla trascendenza del mistero della vita, il cui culmine è la legge dell’amore.

Gesù invia i discepoli per il mondo intero a insegnare e testimoniare alle genti la legge dell’amore a favore di tutti, come Lui l’ha vissuta. Essa costituisce il dono della salvezza nella comunione con Dio, Padre di tutte le religioni. In un certo senso, Egli ha purificato, rinnovato e rigenerato tutti i comportamenti – anche quelli dell’agnostico e dell’ateo pratico – nel rispetto delle specifiche caratteristiche culturali, organizzative e sociali.

Gesù ha fatto lo stesso nel suo rapporto con i pagani, colpito dalla loro fede in virtù della quale operò il miracolo di guarigione al servo del centurione (Mt 8,5-13). Egli non ha chiesto al centurione la conversione alla religione giudaica né, in seguito, ad un’altra forma religiosa che prenderà, successivamente, il nome di “cristianesimo” che, a sua volta, nell’espandersi per il mondo intero avrebbe soppiantato, o peggio ancora, sarebbe divenuta motivo di conflitto con le altre religioni.

Paradossalmente, proprio la religione scaturita dall’auto-intervento di Dio sul popolo d’Israele diventa omicida nei confronti di Dio stesso, nella persona di Gesù.

Leggi il resto di questo articolo »

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (At 1,1-11)

Il libro degli Atti degli Apostoli è la continuazione del Vangelo di Luca – “Nel primo racconto” – e testimonia l’azione dello Spirito Santo nella diffusione del vangelo in Israele e nel resto del mondo allora conosciuto e, con esso, la conseguente nascita e crescita delle comunità cristiane.

L’introduzione del libro presenta Gesù nel periodo che va dalla risurrezione all’ascensione – simbolicamente quaranta giorni, un periodo esteso -, durante i quali parlava "… delle cose riguardanti il regno di Dio”. Non parla di  sé stesso, della grande ingiustizia e violenza di cui fu vittima, del tradimento e abbandono degli apostoli, ma solo della finalità della missione: l’avvento del regno di Dio.

Gesù testimonia un distacco da sé stesso sorprendente, dagli eventi tragici della crocifissione. È come se parlasse senza che nulla di particolare lo avesse coinvolto. La sua tensione e le sue preoccupazioni riguardano la missione, il raggiungimento del fine per il quale è entrato nel mondo e nella storia. Non ritiene conclusa la sua missione, anche se l’evento pasquale costituisce l’evento determinante e decisivo al riguardo.

Come ha potuto mantenere il distacco dalle sue dolorosissime vicende? Il brano non riferisce alcuna parola di critica o di lamento riguardo all’ingratitudine del popolo, alla debolezza degli apostoli e non c’è rivalsa verso chi l’ha esplicitamente condannato, ma porta l'attenzione, nella conversazione con i discepoli, sull’avvento del Regno di Dio.

In quei momenti, l’evento pasquale non è adeguatamente compreso dagli apostoli che domandano: “Signore, è questo il tempo nel quale ricostruirai il regno d’Israele?”.Essi , infatti, aspettano la realizzazione del regno, in sintonia con le attese del popolo e di Giovanni Battista, con l’espulsione degli invasori romani e la purificazione del popolo che non osserva la Legge mosaica. Non hanno capito la portata e l’importanza dell’evento, nonostante la presenza del Risorto.

Gesù non si sorprende, né riprende la spiegazione perché sa che non sono ancora in grado di capire, ma segnala quel che avverrà, affinché non perdano il senso e la finalità della missione. Avranno piena comprensione solo con l’invio dello Spirito Santo e, pertanto, afferma: “Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere”, e motiva la successiva azione del Padre, che avverrà sicuramente.

Aggiunge ancora: “riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra”. Lo Spirito li farà coscienti della portata e del valore della Sua morte e risurrezione, per loro stessi e per l’umanità intera. Di conseguenza sono coinvolti negli effetti di questi avvenimenti continuando, in suo nome, la missione riguardo l’avvento del Regno di Dio.

Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato e una nube lo sottrasse ai loro occhi”. La nube raffigura la presenza dello Spirito Santo. Con l’ultima apparizione, la persona di Gesù Cristo entra definitivamente con il suo corpo nell’ambito trinitario, nell’ambito del divino, dopo aver universalizzato la missione e conferito la responsabilità agli apostoli.

Attraverso i due messaggeri –“due uomini in bianche vesti” – Dio esorta gli apostoli a non rimanere semplicemente stupefatti dell’evento, paralizzati a guardare il cielo.

Leggi il resto di questo articolo »

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (At 8,5-8.14-17)

Al tempo di Gesù la divisione fra giudei e samaritani era molto profonda e non si prospettava alcuna possibilità di riconciliazione. Se un giudeo avesse voluto insultare un connazionale, il solo apostrofarlo come "samaritano" avrebbe scatenato una violenta lite. Pertanto è particolarmente significativa l’iniziativa di Filippo di evangelizzare in una città della Samaria. All’apostolo non è mancato il coraggio, l’audacia e la determinazione attribuibili, probabilmente, all’esperienza del Risorto e alla Pentecoste.

L’annuncio è puntuale e preciso: “predicava loro il Cristo”. L’iniziativa abbatte barriere che sembravano insuperabili per l’odio consolidato: “Le folle, unanimi, prestavano attenzione (…) da molti indemoniati uscivano spiriti impuri (…) molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città”. Sono gli stessi segnali dell’azione pastorale di Gesù.

Il testo non dice come fu presentata la persona di Gesù, quali i fatti e le parole messe in evidenza, gli argomenti più persuasivi, le resistenze e le difficoltà sorte negli uditori, e altro che sarebbe interessante conoscere. Rileva solo che le “folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo”.

Filippo conosceva già l’ambiente e la vita della gente? Ebbe l’appoggio di conoscenti? C’è stata qualche preparazione previa al suo arrivo? A queste domande non vi è risposta. L’efficacia delle sue parole è confermata “dai segni che egli compiva ” e dai miracoli, evidenti manifestazioni della presenza del Regno. Tutto fa riferimento alla predicazione, allo stile di vita e all’agire di Gesù.

Il successo dell’azione pastorale non poteva passare inosservato alla chiesa madre di Gerusalemme; infatti gli apostoli “seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni”.

La visita è tesa a confermare il legame con la comunità di Gerusalemme. L’ordine di Gesù, di annunciare il Vangelo a tutti i popoli, incontra in Pietro e Giovanni la dovuta attenzione affinché gli effetti della predicazione e le adesioni di nuovi credenti rispecchino la fede e la comunione fraterna, necessaria per la loro integrazione nel nuovo popolo di Dio che stava formandosi e crescendo.

Pietro e Giovanni “scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo (…) imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo”. Il motivo è che “non era ancora disceso su nessuno di loro, ma erano soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù”. Sul contenuto di queste brano (e altri) la Chiesa ha riconosciuto il sacramento della cresima.

Di fatto lo Spirito, nel battesimo, agisce come agente che sigilla nel credente gli effetti della morte e risurrezione di Gesù Cristo, stabilisce la nuova alleanza e la condizione di figlio di Dio adottivo, con tutte le conseguenze che ne derivano.

La predicazione e la testimonianza di Filippo hanno aperto la mente e il cuore in ordine alla determinazione di aderire al dono offerto, come conseguenza alla trasformazione interiore e al cambio di vita.

Leggi il resto di questo articolo »

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (At 6,1-7)

Nessun gruppo sociale, compresa la comunità dei credenti – la Chiesa -, è scevro da lacune o difetti che generano malessere, scontento e critiche da parte dei componenti e, di conseguenza, formulano richieste ai responsabili affinché provvedano a risolverle in modo adeguato. È quello che evidenzia il brano: i convertiti “di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove”.

Il brano non riferisce la causa o il motivo della trascuratezza, ma registra solo il malcontento. Le autorità – i Dodici – quali responsabili della comunità si fanno carico del disagio e convocano il gruppo dei discepoli per risolvere il problema. Punto di partenza è che “Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense”. Con buon senso gli apostoli, quali testimoni dell’evento Gesù Cristo, provvedono a distribuire i compiti, riservandosi l’aspetto specifico del loro servizio.

Lo svolgersi della salvezza lungo la storia "comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia, finalizzate al riscatto, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verità (…) risplende per noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta l’intera Rivelazione” (Conc. Vat.II, Costituzione sulla divina Rivelazione n.2). La citazione è centrata su Gesù che disse: "chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste” (Gv 14,12), coinvolgendo i discepoli nelle opere.

Non si tratta di divisione di compiti quanto del buon senso di complementarietà, perché il servizio alla mensa, con giustizia e carità fraterna, non è meno importante di quello della parola comunemente intesa. Tuttavia, è necessario dedicarsi al servizio della parola per la specifica competenza al riguardo al corretto orientamento della comunità, in sintonia con l'organizzazione delle attività dell’avvento del regno di Dio, nella pratica del diritto, delle pari opportunità, della giustizia e della fraternità.

Gli effetti dell’evento Gesù Cristo sono individuali e sociali. Essi generano la rigenerazione individuale, associata allo stile di vita fraterno e corresponsabile, nell’affermare e consolidare i valori etici e spirituali del regno di Dio, avvicinandosi sempre più al sogno di Dio, coincidente con la finalità della missione di Gesù.

La risposta al disagio, dunque, è: “cercate fra di voi sette uomini di buona reputazione pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico”. Gli apostoli danno incarico alla comunità di scegliere e presentare le persone adeguate. Essi, semplicemente, confermano la scelta e conferiscono il mandato in nome del Signore: “Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani”.

Gli apostoli si riservano lo svolgimento di aspetti di propria competenza per la vita e il mantenimento della comunità e affermano: “Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola”. Dalla qualità del servizio della Parola – da intendere non solo come istruzione, insegnamento, ma anche stile di vita, discernimento e pratica corrispondente nello stabilire il corretto rapporto interpersonale e sociale.

La formazione intellettuale, la pratica della carità, la qualità dell’organizzazione comunitaria e sociale, il processo di evangelizzazione organicamente strutturato nell’insieme delle esigenze formano la qualità, o meno, della testimonianza.

L’annuncio e la testimonianza delle persone e della comunità sono sconvolgenti per la novità e la qualità della proposta, mediata dal discepolo attento al discernimento. A tale riguardo per quest’ultimo è imprescindibile la formazione di base e il costante approfondimento per elaborare la necessaria, creativa e coraggiosa sintesi, in attenzione alla singolarità del contesto e alla specificità della circostanza.

Leggi il resto di questo articolo »