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Archive del 13 Maggio 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (At 8,5-8.14-17)

Al tempo di Gesù la divisione fra giudei e samaritani era molto profonda e non si prospettava alcuna possibilità di riconciliazione. Se un giudeo avesse voluto insultare un connazionale, il solo apostrofarlo come "samaritano" avrebbe scatenato una violenta lite. Pertanto è particolarmente significativa l’iniziativa di Filippo di evangelizzare in una città della Samaria. All’apostolo non è mancato il coraggio, l’audacia e la determinazione attribuibili, probabilmente, all’esperienza del Risorto e alla Pentecoste.

L’annuncio è puntuale e preciso: “predicava loro il Cristo”. L’iniziativa abbatte barriere che sembravano insuperabili per l’odio consolidato: “Le folle, unanimi, prestavano attenzione (…) da molti indemoniati uscivano spiriti impuri (…) molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città”. Sono gli stessi segnali dell’azione pastorale di Gesù.

Il testo non dice come fu presentata la persona di Gesù, quali i fatti e le parole messe in evidenza, gli argomenti più persuasivi, le resistenze e le difficoltà sorte negli uditori, e altro che sarebbe interessante conoscere. Rileva solo che le “folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo”.

Filippo conosceva già l’ambiente e la vita della gente? Ebbe l’appoggio di conoscenti? C’è stata qualche preparazione previa al suo arrivo? A queste domande non vi è risposta. L’efficacia delle sue parole è confermata “dai segni che egli compiva ” e dai miracoli, evidenti manifestazioni della presenza del Regno. Tutto fa riferimento alla predicazione, allo stile di vita e all’agire di Gesù.

Il successo dell’azione pastorale non poteva passare inosservato alla chiesa madre di Gerusalemme; infatti gli apostoli “seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni”.

La visita è tesa a confermare il legame con la comunità di Gerusalemme. L’ordine di Gesù, di annunciare il Vangelo a tutti i popoli, incontra in Pietro e Giovanni la dovuta attenzione affinché gli effetti della predicazione e le adesioni di nuovi credenti rispecchino la fede e la comunione fraterna, necessaria per la loro integrazione nel nuovo popolo di Dio che stava formandosi e crescendo.

Pietro e Giovanni “scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo (…) imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo”. Il motivo è che “non era ancora disceso su nessuno di loro, ma erano soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù”. Sul contenuto di queste brano (e altri) la Chiesa ha riconosciuto il sacramento della cresima.

Di fatto lo Spirito, nel battesimo, agisce come agente che sigilla nel credente gli effetti della morte e risurrezione di Gesù Cristo, stabilisce la nuova alleanza e la condizione di figlio di Dio adottivo, con tutte le conseguenze che ne derivano.

La predicazione e la testimonianza di Filippo hanno aperto la mente e il cuore in ordine alla determinazione di aderire al dono offerto, come conseguenza alla trasformazione interiore e al cambio di vita.

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